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Casa inagibile per incendio nel palazzo: cosa fare

22 Giugno 2019
Casa inagibile per incendio nel palazzo: cosa fare

Pochi mesi fa, insieme ad un’altra decina di famiglie sono stato vittima dell’incendio del complesso in cui io e la mia compagna vivevamo. Tutti i media ne hanno parlato, sia le reti nazionali che alcuni giornali, anche on line. Io e la mia compagna, siamo in affitto nell’appartamento al secondo piano, dell’ala dichiarata inagibile da quella sera. Attualmente siamo alloggiati presso un Hotel nel comune adiacente. L’amministratore non aggiorna né noi né i nostri proprietari di casa sulla situazione, se non sollecitato da noi. Inoltre, il nostro box auto è stato allagato per via di una riparazione ad una tubatura che vi passava e abbiamo perso ormai tutto il contenuto.  La mia compagna è incinta di 6 settimane e la situazione per lei sta diventando molto stressante. Come possiamo tutelarci? 

Innanzitutto, il lettore può fare istanza al suo Comune affinché possa erogare eventuali contributi per le situazioni di emergenza: diversi Enti mettono a disposizione alloggi oppure pagano l’albergo a favore di chi è vittima di calamità. 

Se questa soluzione sembra al lettore inattuabile e ritiene che dovrà trascorrere molto altro tempo prima che si possa rientrare nell’abitazione, quanto accaduto può costituire una giusta causa di recesso dal contratto di locazione: potrebbe cominciare, pertanto, a trovare una nuova abitazione ove vivere con la sua compagna. Ovviamente il lettore dovrà recuperare i suoi beni. Non si è ben compreso dal quesito in esame se quelli che erano nel box siano andati persi sempre per la stessa motivazione oppure per altra causa: in quest’ultimo caso, cioè se c’è stato un errore durante la riparazione della tubatura, il lettore potrà chiaramente chiedere il risarcimento dei danni all’impresa che ha effettuato i lavori. 

Per quanto riguarda l’amministratore di condominio, egli deve sollecitare l’intervento dell’assicurazione, se esistente. La giurisprudenza ha stabilito che non esiste un vero e proprio obbligo in capo all’amministratore di stipulare una polizza assicurativa: «L’amministratore non è legittimato a concludere il contratto di assicurazione del fabbricato se non abbia ricevuto l’autorizzazione da una deliberazione dell’assemblea dei partecipanti alla comunione» (Cass., sent. n.15872 del 06.07.2010). 

Pertanto, se una polizza assicurativa era stata contratta, essa va fatta valere immediatamente, in modo tale da poter ricevere il giusto indennizzo. 

Se le cause dell’incendio sono state accertate ed esse dipendono dalla negligenza dell’amministratore nella custodia e nel controllo delle cose comuni, allora gli è imputabile una precisa responsabilità che legittimerebbe ogni condomino a chiederne la revoca giudiziale (art. 1129 cod. civ.), oltre che il risarcimento dei danni: il vincolo tra inquilini e amministratore, infatti, è retto dalle stesse norme di quelle del mandato e, per tale ragione, l’amministratore/mandatario che non svolge bene il suo dovere è tenuto a risponderne. 

Dagli artt. 1130 nr. 3 e 4 e 1135 cod. civ. origina una sorta di posizione di garanzia che obbliga l’amministratore a vigilare e compiere atti conservativi sulle parti comuni, soprattutto nei casi di urgenza, adottando ogni misura idonea a prevenire pericoli per l’incolumità delle persone. 

In alcuni casi, la giurisprudenza ha ritenuto l’amministratore responsabile per non aver eliminato determinate condizioni di pericolo capaci di provocare danni a persone, come nel caso di omessa manutenzione in presenza di minaccia di rovina da parti comuni del fabbricato condominiale. 

L’amministratore potrebbe liberarsi della sua responsabilità solamente dimostrando il caso fortuito, cioè l’inevitabilità dell’evento, il quale sarebbe imputabile a cause esterne. 

Se non sussistono tali presupposti di responsabilità, l’amministratore è comunque tenuto ad adoperarsi nell’interesse di tutti i condòmini affinché i lavori di risistemazione terminino; la durata di questi ultimi, però, non gli è imputabile, e pertanto non può risponderne direttamente. Resta il fatto che l’amministratore è tenuto a mantenere un comportamento diligente e, quindi, ad informare il lettore circa la situazione del fabbricato. 

Se ritiene che egli stia venendo meno a tale obbligo, il lettore può diffidarlo formalmente attraverso invio di raccomandata con avviso di ricevimento; se nulla cambia, potrebbe chiedere la convocazione di un’assemblea straordinaria (con sede da stabilirsi) al fine di stabilire le sorti dell’amministratore il quale, così come è stato nominato, può essere revocato. 

Si ribadisce che, nel caso in cui l’incendio sia in qualche modo imputabile ad una sua negligenza, oltre al risarcimento si può chiedere la sua revoca giudiziale, cioè la revoca disposta dal giudice. 

Con esclusivo riferimento all’amministratore condominiale, quindi, il consiglio è di diffidarlo, attesa la precarietà e delicatezza della situazione, ricordando che il suo silenzio e il venir meno ai suoi doveri di diligenza possono causare la sua revoca e l’eventuale obbligo di risarcire i danni. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 



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