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Uso personale di cocaina, spaccio, calunnia e ritrattazione

22 Giugno 2019
Uso personale di cocaina, spaccio, calunnia e ritrattazione

Pochi giorni fa dopo aver pattuito un incontro con due amiche escort ho fatto uso di cocaina (solo io) che mi ha indotto in uno stato confusionale tale per cui sono stati avvisati i Carabinieri. Intervenuti, hanno trovato in casa 0.27 grammi di cocaina che ho dichiarato essere mia. Portato in caserma mi hanno costretto a fare il nome di chi me l’avesse fornita. Io in realtà l’avevo acquistata presso la stazione ferroviaria, perché su internet si indicava questo tra i posti in cui era facile reperire la droga. Non mi hanno creduto e così messo alle strette ho fatto un nome, che però non c’entra nulla. Come posso fare a ritrattare?  Cosa rischia questa persona innocente?

Premesso che l’uso personale di sostanze stupefacenti non costituisce reato, il rischio che il lettore corre nell’accusare falsamente taluno di aver commesso un crimine costituisce calunnia. Secondo il codice penale (art. 368), chiunque con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, è punito con la reclusione da due a sei anni. 

La pena è aumentata se s’incolpa taluno di un reato per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave; la reclusione, poi, è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo. 

Secondo la giurisprudenza, «ai fini della configurabilità del delitto di calunnia non occorre una denuncia in senso formale, essendo sufficiente che taluno, rivolgendosi in qualsiasi forma all’autorità giudiziaria ovvero ad altra autorità avente l’obbligo di riferire alla prima, esponga fatti concretanti gli estremi di un reato, addebitandoli a carico di persona di cui conosce l’innocenza» (Cass., sent. n. 44594 del 29.11.2008; fattispecie relativa a sommarie informazioni rese ai carabinieri nel corso delle indagini preliminari). 

Ancora, secondo la Corte di Cassazione, la falsa notizia di reato può essere tratta anche dalle dichiarazioni della persona sottoposta ad indagini preliminari, perfino se inutilizzabili per la mancanza degli avvertimenti di rito che l’autorità deve fare all’indagato (Cass., sent. n. 45016 del 22.12.2010). 

La calunnia ricorre perfino in sede di formale interrogatorio, quando l’imputato, al fine di scagionarsi, accusa ingiustamente un’altra persone (Cass., sent. n. 378 del 08.07.1966). 

Nel caso specifico, dunque, vi è da dire che si tratta proprio di calunnia, visto che il lettore ha attribuito un reato ad una persona che sa essere totalmente estranea ai fatti; la volontà di discolparsi (se così si può dire, visto che il lettore non aveva commesso nessun crimine) non giustificherebbe la falsa accusa, la quale rimarrebbe calunnia anche in sede di informazioni assunte dalla p.g. 

Purtroppo il codice penale non ammette la ritrattazione (art. 376 codice penale) della calunnia, la quale potrebbe costituire, al massimo, un elemento da valutare al fine della concessione delle attenuanti; in questo senso la giurisprudenza maggioritaria: «In tema di calunnia è ipotizzabile l’applicazione dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 6 c.p. solo se il ravvedimento operoso, consistente nella ritrattazione dell’accusa, intervenga prima che l’autorità procedente acquisisca la prova della falsità dell’incolpazione» (Cass. Pen., sentenza n. 5574 del 13 maggio 1998); «La spontanea “ritrattazione” della denuncia non esclude la punibilità del reato di calunnia, integrando un “post factum” irrilevante rispetto all’avvenuto perfezionamento del reato, eventualmente valutabile quale circostanza attenuante ai sensi dell’art. 62 n. 6 cod. pen., purché effettuata prima che l’autorità giudiziaria acquisisca la prova della falsità dell’ incolpazione» (Tribunale penale Nola, sentenza del 27 marzo 2013). 

In parole povere, la ritrattazione in senso giuridico, cioè quella che garantirebbe l’impunità al lettore, non è ammissibile nel caso di calunnia, la quale si deve ritenere oramai integrata; questo non significa, però, che il lettore non possa tornare sui suoi passi e dire la verità, in modo tale da scagionare un innocente. 

Per quanto riguarda la persona che ha ingiustamente accusato, il rischio che corre è quello di essere indagato per spaccio di droga (art. 73, D.P.R. 309/90), le cui pene variano a seconda della gravità della condotta: si può andare dall’ipotesi più seria, punita dai sei ai venti anni di reclusione, a quella che per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze può essere definita di lieve entità, punita con la reclusione da sei mesi a quattro anni. 

Ora, non è facile ipotizzare quello che potrà succedere: è verosimile pensare che i carabinieri si rechino dalla persona indicata dal lettore, oppure che la sorveglino per monitorare eventuali movimenti sospetti riconducibili alla cessione di droga. Tuttavia, se questa persona non c’entra davvero nulla, è molto probabile che riuscirà a dimostrare la propria innocenza, e il lettore rimarrebbe comunque perseguibile per il delitto di calunnia. Una persona totalmente estranea ai fatti potrà provare di essere innocente e, a quel punto, si capirebbe chiaramente che il lettore ha mentito. 

Il consiglio è quello di ritrattare, cioè di dire la verità, anche se ciò significherebbe assumersi la responsabilità della calunnia. Il lettore potrà perciò recarsi dalle autorità e fornire la vera versione dei fatti, consapevole del fatto che la sua condotta (quella, cioè, riconducibile all’assunzione di cocaina) non costituisce reato, poiché ne stava facendo un uso personale: questi stesso afferma che è accertato che l’ha assunta solamente lui. Pertanto, in tutto quello che il lettore ha raccontato, si intravede solamente la calunnia. Il trattamento punitivo nei suoi confronti dovrebbe essere benevolo, visto che, a distanza di pochi giorni, ha cercato di riparare alla propria condotta. 

Se il lettore deciderà di ritrattare, a sua difesa può porre l’accento sul fatto che la falsa accusa è stata mossa non per fare del male gratuito, ma per cercare di difendere se stesso in un momento di difficoltà. 

Si consiglia altresì al lettore di farsi seguire sin da subito da un avvocato penalista, eventualmente anche per farsi assistere nella possibile ritrattazione e per tutto ciò che dovrà fare successivamente. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 



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