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Opposizione alla richiesta di archiviazione

26 Ottobre 2019 | Autore:
Opposizione alla richiesta di archiviazione

Archiviazione: cos’è e quando viene chiesta? Come funziona l’opposizione all’archiviazione e quando è possibile farla? Imputazione coatta: cos’è? Cosa fa il gip?

Se sei vittima di un reato sicuramente sai cosa devi fare: devi recarti presso le autorità e sporgere immediatamente denuncia. Solo così potrai ottenere che gli organi inquirenti si mettano sulle tracce del responsabile al fine di assicurarlo alla giustizia: dal momento in cui tu effettui la segnalazione, infatti, cominciano le indagini preliminari che, nel caso di esito positivo, condurranno al rinvio a giudizio del presunto autore del reato. Cosa accade, però, se le indagini si rivelano un buco nell’acqua? Si procederà ugualmente oppure no? Può essere utile proporre opposizione alla richiesta di archiviazione?

Devi sapere che la Procura della Repubblica non è infallibile: nonostante i mezzi di cui sia munita, potrebbe non essere in grado di risalire al colpevole. In altri casi, poi, il fatto segnalato in denuncia potrebbe non costituire reato: pensiamo a colui che denuncia ai carabinieri la persona che l’ha tamponato con la macchina, non sapendo che un sinistro stradale (in genere) è un illecito civile, non penale. In tutti questi casi il magistrato del pubblico ministero non potrà rinviare a giudizio l’indagato, ma dovrà avanzare richiesta di archiviazione. Cosa significa? Cosa può fare la persona offesa in questa evenienza? Come bisogna comportarsi? Se cerchi risposte a queste domande, le hai trovate. Prosegui nella lettura se vuoi sapere cos’è e come funziona l’opposizione alle richiesta di archiviazione.

Indagini: quando cominciano?

Per capire in cosa consiste l’archiviazione e l’opposizione alla stessa occorre procedere con ordine e partire dall’inizio, cioè dall’apertura delle indagini preliminari. Abbiamo detto nell’introduzione che le indagini dell’autorità cominciano con la segnalazione, mediante denuncia o querela, del fatto costituente reato. In realtà, non è proprio così.

Secondo la legge, le indagini preliminari cominciano ufficialmente nel momento in cui il magistrato del pubblico ministero provvede ad iscrivere la notizia di reato presso il proprio registro (cosiddetto registro degli indagati).

Il codice di procedura penale [1] dice infatti che il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato. Da ciò si desume che l’inizio formale delle indagini preliminari coincide con l’iscrizione del nominativo dell’indagato all’interno dell’apposito registro.

Quando si procede contro ignoti, il termine per le indagini preliminari decorre dalla data di iscrizione della notizia di reato nell’apposito registro (cosiddetto modello 44).  Entro il termine di sei mesi il magistrato del pubblico ministero deve chiedere alternativamente l’archiviazione perché è ignoto l’autore del reato, ovvero la proroga per poter proseguire le indagini. Ma procediamo con ordine.

Indagini preliminari: quando terminano?

La fase delle indagini preliminari prende il via con l’iscrizione del nome dell’indagato nell’apposito registro (o, in caso di ignoti, dall’iscrizione del fatto illecito); da questo momento, la Procura ha un limite di tempo preciso entro cui terminare le indagini.

Come anticipato, il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato; il termine è di un anno se si procede per delitti particolarmente gravi, come quello di associazione per delinquere di stampo mafioso oppure di omicidio.

I termini anzidetti (sei mesi e un anno) sono prorogabili, rispettivamente fino a diciotto mesi e due anni, nel caso in cui il magistrato del pubblico ministero non abbia potuto portare a termine le indagini e ritiene che una proroga possa essere utile a questo scopo.

Tuttavia, nel caso in cui le indagini non abbiano fornito alcun elemento utile all’accusa oppure dimostrino l’infondatezza della notizia di reato denunciata, oppure ancora l’autore sia rimasto ignoto, allora il p.m. è obbligato a chiedere al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione, cioè la fine delle investigazioni senza che esse possano sfociare in un processo penale.

In estrema sintesi, quindi, le indagini preliminari possono terminare:

  • con la richiesta di rinvio a giudizio;
  • con la richiesta di archiviazione.

Archiviazione: cos’è?

La richiesta di archiviazione rappresenta la possibile fine delle indagini preliminari ogni volta che:

  • dalle indagini sia emersa l’innocenza dell’indagato;
  • dalle indagini non siano emersi elementi concreti di colpevolezza, ma solamente deboli indizi che non reggerebbero l’urto di un processo nel contraddittorio delle parti (in altre parole, elementi che sarebbero facilmente smontabili dalla difesa dell’imputato);
  • l’autore del reato sia rimasto ignoto;
  • il reato sia già estinto, ad esempio per prescrizione;
  • il fatto non costituisca (più) reato, ad esempio perché depenalizzato (com’è accaduto per l’ingiuria);
  • il fatto criminoso, seppur commesso, sia particolarmente tenue e non valga la pena intraprendere un procedimento penale.

L’archiviazione consiste nella richiesta che il pubblico ministero incaricato delle indagini avanza al g.i.p.; in questa istanza c’è la proposta di archiviazione motivata alla luce dei risultati investigativi. In pratica, il p.m. passa l’intero fascicolo al giudice, dimostrandogli che non è possibile sostenere l’ipotesi accusatoria. È la stessa legge a dire che, entro i termini previsti, il pubblico ministero, se la notizia di reato è infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari.

Sulla richiesta spetta al giudice per le indagini preliminari l’ultima parola. è proprio qui che si inserisce il discorso concernente l’opposizione alla richiesta di archiviazione.

Archiviazione: come si fa opposizione alla richiesta?

Di fronte alla richiesta di archiviazione avanzata dal magistrato del pubblico ministero la persona offesa, cioè la vittima del reato a cui sicuramente non sta bene che le indagini terminino senza processo, può fare opposizione, chiedendo così al giudice che le indagini proseguano al fine di assicurare il responsabile alla giustizia.

Secondo la legge [2], con l’opposizione alla richiesta di archiviazione la persona offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova.

In pratica, l’ordinamento giuridico italiano offre alla persona offesa la possibilità di dire la propria sulla determinazione del pubblico ministero e di contestarne la richiesta; perché tale contestazione abbia effetto, però, occorre che essa sia motivata e che vengano indicate le ulteriori indagini da compiere.

Facciamo un esempio. Hai denunciato Tizio per furto in abitazione: anche se non eri in casa, Caio e Mevio l’hanno visto forzare la serratura della porta ed entrare nella tua abitazione. La Procura procede alle indagini e sente solamente Caio, il cui racconto non convince del tutto le autorità. Il p.m. decide dunque di avanzare richiesta di archiviazione, nei confronti della quale potrai opporti dicendo che la Procura non ha sentito a sommarie informazioni il sig. Mevio, persona che ha assistito al fatto e che può riferire su di esso.

Quando si può fare opposizione all’archiviazione?

L’opposizione all’archiviazione è possibile solamente ad una condizione: dice la legge [3] che l’avviso della richiesta di archiviazione è notificato, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa che, nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere essere informata circa l’eventuale archiviazione.

In altre parole, per poter proporre opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero c’è bisogno che la persona offesa, direttamente nella denuncia/querela oppure in un successivo atto, abbia espressamente chiesto di essere informata nel caso in  cui il p.m. si orientasse per l’archiviazione. Solo in questo caso il magistrato del pubblico ministero è tenuto ad avvertire la vittima di aver chiesto l’archiviazione al giudice; in caso contrario, non si ha diritto a questa comunicazione.

Nell’avviso è precisato che, nel termine di venti giorni, la persona offesa può prendere visione degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari.

Fa eccezione a questo principio, e pertanto la persona offesa ha sempre diritto alla notifica della richiesta di archiviazione, quando si procede per i delitti commessi con violenza alla persona e per il reato di furto con strappo o furto in abitazione: in queste ipotesi l’avviso della richiesta di archiviazione è sempre notificato alla persona offesa ed il termine per presentare opposizione è elevata a trenta giorni.

Cosa succede dopo l’opposizione all’archiviazione?

Abbiamo detto che il pubblico ministero deve dare notizia della richiesta di archiviazione alla persona offesa, dimodoché quest’ultima possa esercitare il proprio diritto a proporre opposizione, nel termine di venti giorni oppure trenta, nel caso di delitti commessi con violenza alla persona (lesioni, percosse, rapina, ecc.) e di furto in abitazione o con strappo.

L’avviso della richiesta di archiviazione è dovuto alla vittima solamente se questa ha manifestato espressamente la propria volontà di essere informata a riguardo: tale determinazione può essere espressa direttamente nel momento in cui si sporge denuncia/querela, oppure successivamente, rendendo apposita dichiarazione (scritta od orale) innanzi alle autorità.

L’avviso della richiesta di archiviazione è invece sempre dovuto, a prescindere da formale volontà della vittima, se si procede per delitti commessi con violenza alla persona (lesioni, percosse, rapina, ecc.) e di furto in abitazione o con strappo.

Abbiamo anche detto che la persona offesa che propone opposizione all’archiviazione deve, a pena di inammissibilità, indicare le indagini suppletive che, a suo parere, la Procura dovrebbe compiere.

Fatto tutto ciò, cosa accade? Ce lo dice la legge [4]: davanti all’opposizione alla richiesta di archiviazione, sempre che questa non sia inammissibile, entro tre mesi il giudice fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa dal reato.

In pratica, quindi, a seguito dell’opposizione all’archiviazione il giudice deve fissare un’udienza durante la quale si “fronteggeranno” il p.m. e l’indagato da un lato, la persona offesa dall’altra: mentre i primi insisteranno per l’archiviazione, la vittima chiederà al giudice di disporre la prosecuzione delle indagini fissando un termine per il loro espletamento o, in alternativa, di determinare egli stesso il capo di imputazione, se questo emerge già dalle indagini compiute.

Opposizione all’archiviazione: esiti

L’opposizione all’archiviazione obbliga il giudice a fissare un’udienza da svolgersi nel contraddittorio tra le parti: il giudice dovrà quindi valutare cosa fare sulla scorta delle indicazioni fornite da tutti coloro che sono intervenuti durante l’udienza, e cioè il p.m., l’indagato e la persona offesa.

Il giudizio camerale sorto a seguito di opposizione all’archiviazione può avere diversi esiti:

  • il giudice, se ritiene necessarie ulteriori indagini, le indica con ordinanza al pubblico ministero, fissando il termine indispensabile per il compimento di esse. Al termine delle ulteriori indagini, viene fissata una nuova udienza ove valutare le stesse;
  • il giudice dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il pubblico ministero formuli l’imputazione (cosiddetta imputazione coatta). Entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare;
  • il giudice dispone definitivamente l’archiviazione della notizia di reato se ritiene che le indagini non possano proseguire utilmente.

L’opposizione all’archiviazione per particolare tenuità

Una procedura particolare è prevista quando il magistrato del pubblico ministero chieda l’archiviazione per particolare tenuità del fatto [5]. In questa ipotesi, il pm deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. Il giudice, se l’opposizione non è inammissibile, procede come abbiamo visto nei paragrafi superiori, cioè fissando un’apposita udienza ove sentire le ragioni di tutte le parti..

La particolarità di questa forma di archiviazione sta nel fatto che è concesso anche all’indagato di potersi opporre. Ma perché? L’archiviazione non è sempre favorevole all’indagato? Devi sapere che l’archiviazione per particolare tenuità presenta una particolarità: essa viene iscritta nel casellario giudiziale.

In pratica, ciò significa che il giudice potrà vedere se, in passato, hai beneficiato di questa speciale forma di archiviazione, impedendoti così di poterne usufruire nuovamente in futuro.

Le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno comunque stabilito che tale iscrizione è visibile solo ai giudici e a nessun altro; in pratica, il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto deve essere iscritto nel casellario giudiziale, ma non ne deve essere fatta menzione nei certificati rilasciati a richiesta dell’interessato, del datore di lavoro e della pubblica amministrazione [6].


note

[1] Art. 405 cod. proc. pen.

[2] Art. 410 cod. proc. pen.

[3] Art. 408 cod. proc. pen.

[4] Art. 409 cod. proc. pen.

[5] Art. 411 cod. proc. pen.

[6] Cass., sez. un., sent. n. 38954 depositata il 24 settembre 2019.

Autore immagine: Unsplash.com


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