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Sequestro prima casa: è possibile?

24 Maggio 2019
Sequestro prima casa: è possibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Maggio 2019



Le norme del decreto del fare sul divieto di pignoramento prima casa si possono applicare anche in caso di reato di evasione fiscale.

Una persona che bluffa col fisco per non pagare le tasse e, così facendo, commette un reato può essere soggetta al sequestro degli immobili. Ma è possibile il sequestro prima casa? Che succede a chi subisce un processo penale per evasione fiscale, per emissione di fatture false, per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o per dichiarazione mendace e fraudolenta?

Come a tutti noto il famoso decreto del fare del 2013 [1] ha previsto il divieto di pignoramento della prima casa. Ci si è chiesto se tale divieto valga anche nel caso del sequestro penale ossia possa agevolare non solo chi non ha voluto/potuto pagare le tasse ma anche chi commette un reato in materia tributaria ed è stato raggiunto da un rinvio a giudizio.

Questa domanda è stata posta, proprio di recente, alla Cassazione. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in questa interessante vicenda [2].

Sequestro e pignoramento: che differenza c’è?

Prima di spiegarti se è possibile il sequestro prima casa è necessario fare una distinzione fondamentale per inquadrare con precisione l’argomento di cui stiamo parlando: dobbiamo cioè chiarire che differenza c’è tra pignoramento e sequestro.

Pignoramento e sequestro penale sono due procedure completamente diverse che differiscono sia per presupposti che per finalità. 

Da un lato, il pignoramento è una forma di esecuzione forzata volta a vendere l’immobile del debitore tramite l’asta giudiziaria e a ricavarne del denaro; tale denaro sarà poi assegnato al creditore che ha azionato la procedura onde soddisfare il suo diritto. 

Il sequestro, invece, è una misura che può essere attuata solo in presenza di un reato anche di tipo fiscale; in particolare, nel caso dell’evasione fiscale oltre una soglia predeterminata, il sequestro preventivo serve ad evitare che il denaro – accumulato proprio grazie all’illecito – possa essere impiegato e speso dal responsabile. Esso quindi mira ad anticipare la stessa confisca definitiva del bene al patrimonio dello Stato. 

Divieto pignoramento prima casa

Come noto, la legge vieta il pignoramento prima casa da parte dell’Agente della Riscossione esattoriale tutte le volte in cui il contribuente non ha pagato le cartelle esattoriali, a prescindere dall’importo del debito. Per beneficiare di questa sorta di agevolazione, volta a tutelare il diritto a un tetto, è necessario che sussistano tutti i seguenti requisiti:

  • il contribuente non deve avere nessun altro immobile oltre a quello ove vive;
  • l’immobile in questione deve essere adibito a civile abitazione;
  • nell’immobile il contribuente deve aver fissato la propria residenza;
  • l’immobile non deve essere di lusso (categorie catastali A/8 e A/9).

Se, ad esempio, il contribuente ha più di un immobile (magari anche solo in quote), sono pignorabili entrambi e non solo quello che è stato acquisito successivamente. Per beneficiare quindi del divieto di pignoramento della prima casa è necessario non acquistare alcun immobile oltre alla propria abitazione, né accettare eredità o donazioni immobiliari, anche per semplici quote.

Esiste il divieto di sequestro della prima casa? 

La legge parla espressamente di divieto di pignoramento della prima casa e non di «divieto di sequestro della prima casa». Questo significa che, a rigore, la misura si applica solo a chi, pur non pagando le tasse, rimane nell’ambito delle soglie dell’illecito tributario. Se però il contribuente commette un reato fiscale – cosa che avviene quando l’evasione è superiore a una certa soglia – allora scatta il procedimento penale e, con esso, eventualmente anche il sequestro preventivo. Risultato: la prima casa può anche essere confiscata.

Il ragionamento che fa la Corte muove proprio da questa premessa: la legge si riferisce solo al divieto di pignoramento e non al sequestro. Tuttavia i giudici fanno un ulteriore ragionamento. Ricordano che, proprio in queste ultime settimane, sono state emesse due importanti sentenze dalla stessa Cassazione: la prima si riferisce al sequestro dello stipendio [3], mentre la seconda al sequestro della pensione [4]. In entrambi i casi si è detto che le norme del «decreto del fare» sui limiti al pignoramento dell’Agente della Riscossione si possono applicare anche ai sequestri preventivi. Così come è stata bocciata la possibilità del sequestro dell’intero conto corrente bancario su cui viene accreditato lo stipendio o dell’intera pensione (oltre i limiti del quinto), ora la Corte ammette che possano esservi margini per riconoscere gli stessi benefici anche in materia immobiliare: con la conseguenza che non si potrebbe più sequestrare la prima casa. Insomma i giudici vedono la possibilità di un “ripensamento” (ripensamento che, però, nella vicenda concreta portata all’attenzione della Corte, non si poteva fare per ragioni di carattere processuale).

Dunque, è probabile che, nelle prossime sentenze, la Cassazione boccerà il sequestro prima casa perché in contrasto con la normativa che, sebbene dettata per il pignoramento, può essere estesa anche al processo penale.

Quando l’evasione diventa reato?

Terminiamo questa mini guida ricordando che non pagare le tasse non è sempre reato. Lo diventa solo se vengono superate determinati limiti fissati per ciascun anno d’imposta. Ne abbiamo parlato più dettagliatamente nell’articolo Quando l’evasione fiscale diventa reato a cui ti rinviamo per una più esaustiva trattazione. Qui ti basterà solo ricordare che la dichiarazione infedele (quando nella dichiarazione non vengono riportati alcuni proventi ricevuti) scatta quando si sottraggono al fisco oltre 150mila euro e i redditi non dichiarati superano il 10% di quelli totali o ammontano a 3 milioni di euro. Per chi invece non presenta la dichiarazione dei redditi il reato scatta quando le tasse sottratte allo Stato sono superiori a 50mila euro. Invece per l’Iva bisogna superare un’evasione di 250mila euro. Per quanto infine riguarda l’emissione di fatture false questo comportamento è sempre reato.

note

[1] Art. 52 dl n. 69/2013.

[2] Cass. sent. n. 22581/19 del 23.05.2019.

[3] Cass. sent. n. 14606/2019.

[4] Cass. sent. n. 17386 del 23.04.2019.


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