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Editoriali Il Parlamento UE ribadisce il principio di neutralità dell’intermediario

Editoriali Pubblicato il 1 dicembre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 1 dicembre 2011

Dopo la Corte di Giustizia, anche il Parlamento Europeo si schiera a difesa del principio di neutralità dell’intermediario.

Dopo la storica sentenza della Corte di Giustizia di cui si è appena parlato, anche il Parlamento Europeo, evidentemente preoccupato dell’andamento delle legislazioni degli Stati membri e delle ultime pronunce giurisprudenziali, ha emanato una risoluzione [1] con cui ha ribadito la neutralità della rete in Europa.

La meglio nota net neutrality o anche “principio di neutralità dell’intermediario” altro non è che l’affermazione di un principio che intende escludere una responsabilità oggettiva in capo all’Internet Service Provider per i comportamenti illeciti posti dai suoi utenti.

Così come il gestore di una compagnia telefonica non può essere responsabile degli scherzi fatti, alla cornetta, dai propri utenti, allo stesso modo l’intermediario della rete non può rispondere dell’eventuale condotta lesiva del copyright posta in essere dai suoi utenti (che eventualmente scarichino dalla rete opere protette dal diritto d’autore).

Si finirebbe, altrimenti, per imporre all’ISP l’applicazione di una serie di filtri sul web, che però comprometterebbero la privacy di chi naviga e l’idea di una rete libera come la conosciamo oggi.

Entro il 25 maggio 2011, gli stati membri dell’U.E. dovevano conformarsi al pacchetto di riforme sulle telecomunicazioni (cosiddetto “Pacchetto Telecom” [2] previsto dalla direttiva n. 2000/31) ed evidentemente non lo hanno fatto in modo completo.

Così il Parlamento ha ricordato ai Paesi alcuni punti fermi di Internet, primo tra tutti come il carattere aperto del web abbia rappresentato un incentivo determinante per la competitività, la crescita economica, lo sviluppo sociale e l’innovazione, portando a livelli di sviluppo straordinari. Internet ha impresso un’accelerazione fondamentale alla libera circolazione di conoscenze, idee e informazioni, anche nei paesi in cui l’accesso a mezzi di comunicazione indipendenti è limitato.

Nello stesso tempo, il Parlamento, preoccupato di garantire che i fornitori di servizi Internet non pongano in essere blocchi, discriminazioni o limitazioni a danno della capacità di ciascun individuo di navigare sul web, ha chiesto alla Commissione di controllare le scelte legislative dei singoli stati membri riguardanti la neutralità della rete e le ripercussioni che esse potrebbero comportare sul mercato comune.

L’organo elettivo della U.E. ha richiamato l’attenzione sui gravi rischi derivanti dall’abbandono della neutralità della rete, come il comportamento anticoncorrenziale, il blocco dell’innovazione, le restrizioni della libertà di espressione e del pluralismo dei mezzi di comunicazione, la violazione del diritto alla vita privata, a danno delle imprese, dei consumatori e della società democratica nel complesso.

La risoluzione termina con un passaggio fondamentale. La neutralità della rete è un requisito essenziale per garantire la parità di condizioni per i cittadini e gli imprenditori europei e, pertanto, è necessario che gli interventi di gestione del traffico posti dai singoli Paesi non comportino discriminazioni anticoncorrenziali o dannose, pregiudicando uno stabile accesso a Internet.

 

 

note

[1] Risoluzione B7-0572/2011.

[2] Adottato il 23-26 novembre 2009, che ha dichiarato l’accesso a Internet come un diritto fondamentale. In esso si precisa che qualunque provvedimento che restringa l’accetto alla rete potrà essere imposto solo se ritenuto “appropriato, proporzionato e necessario”, purché sempre “nel rispetto del principio della presunzione d’innocenza e del diritto alla privacy”, e purché venga garantita “una procedura preliminare equa ed imparziale, compresi il diritto della persona o delle persone interessate di essere ascoltate”. Deve essere inoltre garantito “il diritto ad un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo”.


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