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Di chi sono i diritti sull’invenzione se l’inventore è un dipendente?

22 Giugno 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Di chi sono i diritti sull’invenzione se l’inventore è un dipendente?

Invenzioni di servizio, di azienda e occasionali: una casistica da conoscere perché diversi sono i diritti e i doveri per l’inventore e il datore di lavoro.

La necessità aguzza l’ingegno si è soliti dire e d’ingegno ne deve aver avuto anche lo statunitense Earle Dickson, ideatore di un ritrovato utilissimo pure ai giorni nostri. “Di cosa si sta parlando?”, direte voi. Del cerotto! Un’invenzione nata per un’impellente necessità e di cui a breve si celebrerà il centenario. Ma andiamo per gradi e vediamo come si arrivò alla nascita del cerotto. Il creativo di cui sopra, negli anni ’20, era dipendente presso la Johnson & Johnson, specializzata, come ben si sa, in prodotti di medicazione e sanitari. Ebbene, sembra che Dickson fosse coniugato con una signora che andava di frequente incontro a ferite e scottature domestiche. Per cui, visto che le garze che venivano applicate sulla pelle si staccavano, Dickson provò con una variante: inserì cioè uno strato di garza solo al centro del nastro, consentendo ai lembi esterni adesivi di aderire alla cute, coprì poi il tutto con crinolina per ragioni di sterilità e sicurezza e vide che la cosa funzionava, con gran sollievo della sua signora.

Quando la voce arrivò ai vertici dell’azienda, gli venne chiesta una dimostrazione pubblica con applausi e riconoscimenti generalizzati al punto che poi fu la stessa società a decidere di produrre il nuovo ritrovato che richiese, ben presto, l’installazione di macchinari per la produzione di massa delle bende sanitarie. Un colpaccio di fortuna dunque per la società statunitense, ma per l’inventore tutto finì in tarallucci e vino? No. Infatti, in seguito al successo commerciale della sua invenzione, Dickson fece una brillante carriera fino alla promozione alla carica di vicepresidente della società. Questo però accadeva nel 1921 negli Stati Uniti d’America. Come la mettiamo ai nostri giorni ad esempio qui in Italia? Di chi sono i diritti sull’invenzione se l’inventore è un dipendente? Se anche tu vuoi saperne di più in fatto di tutela brevettuale delle invenzioni, continua a seguirci. La legge parla chiaro e opera anche una netta distinzione tra i vari casi che legano lavoratore e datore di lavoro.

Invenzione di servizio: cos’è?

Il primo caso che andremo ad analizzare e che attiene al settore privato va sotto il nome di “invenzione di servizio”, prevista da un apposito articolo di legge [1] che ricorre in caso di sussistenza dei seguenti elementi:

  • l’invenzione deve cioè essere creata dal dipendente nell’adempimento di un contratto, o di un rapporto di lavoro o d’impiego;
  • l’attività inventiva deve essere prevista come specifico oggetto del contratto e del rapporto;
  • l’attività inventiva deve essere già considerata nell’oggetto della retribuzione.

È questo, ad esempio, il caso dell’inventore appositamente assunto e pagato affinché inventi, cioè metta a disposizione del datore di lavoro la sua attività inventiva. Casi come questi sono forse i più facili da individuare perché l’attività inventiva è già contenuta nel contratto che lega il lavoratore al suo datore di lavoro con conseguenti effetti a cascata anche sulla titolarità dei diritti patrimoniali connessi allo sfruttamento dell’invenzione, di cui al paragrafo che segue.

A chi appartengono i diritti in caso d’invenzione di servizio?

La legge [2] stabilisce espressamente che i diritti derivanti dall’invenzione di servizio appartengono al datore di lavoro, senza se e senza ma. Resta inteso che in capo all’inventore rimane sempre il diritto ad essere riconosciuto autore dell’opera inventata. Per cui l’autore dell’invenzione resterà sempre il medesimo, mentre potranno variare i soggetti titolari dei diritti di sfruttamento economico connessi all’invenzione. Si pensi ad esempio al caso in cui il datore di lavoro decida di cedere ad altri la proprietà del brevetto o di concederne l’uso dietro corresponsione di royalties, vale a dire compensi commisurati agli utili realizzati con l’uso del brevetto.

Invenzione di azienda: cos’è?

Questo secondo caso ricalca in buona sostanza l’ipotesi sopramenzionata, per quel che concerne il primo punto; vale a dire che anche in tale evenienza l’invenzione deve essere realizzata nell’esecuzione di un rapporto di lavoro, o d’impiego, ma questa volta senza che sia stabilita e prevista una retribuzione come compenso dell’attività inventiva. Per dirla più semplicemente, ricorre questa situazione quando l’invenzione è stata un frutto occasionale della prestazione lavorativa.

Ad esempio, un creativo che lavora presso una realtà privata dedita alla realizzazione di prodotti in plastica, mentre esegue la sua prestazione lavorativa che consiste nel creare nuove forme, s’imbatte casualmente in una forma che non ha solo valore estetico, ma che può essere funzionale ad un determinato scopo utile alla risoluzione di un problema. Che dice la legge al riguardo quanto ai diritti connessi alla scoperta di questo nuovo prodotto? Lo scoprirai nel paragrafo che segue.

Di chi sono i diritti patrimoniali in caso d’invenzione d’azienda?

I diritti derivanti dall’invenzione d’azienda è sempre la legge [3] a dire che “appartengono al datore di lavoro”, ma all’inventore oltre al diritto di esserne riconosciuto autore spetta, questa volta, anche un “equo premio”. Tale premio spetta al lavoratore al verificarsi delle seguenti evenienze in via alternativa:

  • il datore di lavoro o altri soggetti ottengono il brevetto dall’invenzione del dipendente;
  • il datore di lavoro o altri soggetti utilizzano l’invenzione in regime di segretezza industriale.

Questo più semplicemente sta a significare che il lavoratore e inventore ha diritto ad essere premiato in base ai criteri che si vedranno qui di seguito, sia nel caso in cui il datore di lavoro decida di brevettare l’invenzione, ma anche nel caso in cui, per strategia imprenditoriale, il datore opti per l’utilizzo dell’invenzione in forma segreta con conseguente vantaggio economico indipendentemente dalla brevettazione. Quest’ultimo caso è stato introdotto a partire dall’agosto del 2010 proprio per estendere i diritti del dipendente inventore. Per cui è sufficiente un utilizzo dell’invenzione con ritorno economico in capo al datore di lavoro per far scattare in capo al dipendente il diritto al premio.

Quindi, attenzione inventori che ci state leggendo! Se vi riconoscete in qualcuna di queste ipotesi tenete bene d’occhio l’uso che il datore di lavoro farà della vostra invenzione ben consapevoli che il premio a vostro beneficio scatta anche in assenza di procedura di brevettazione, essendo sufficiente un altrui sfruttamento commerciale della vostra opera dell’ingegno.

Come si determina l’equo premio per il dipendente inventore?

Questo è un punto nodale dell’intera questione che richiede di tenere nel debito conto quanto segue:

  • l’importanza dell’invenzione;
  • le mansioni svolte dal dipendente inventore;
  • la retribuzione percepita dall’inventore;
  • il contributo che il dipendente ha ricevuto dall’organizzazione del datore di lavoro.

Come combinare tra loro queste diverse voci ai fini della determinazione di una somma valevole come premio per l’inventore dipendente? Molto genericamente, si può affermare che il premio economico va commisurato all’importanza dell’invenzione, che non deve essere confusa con il prezzo dell’invenzione.

È importante la scoperta di un vaccino contro la malattia del secolo anche se, ad esempio, l’invenzione ha richiesto una copertura economica molto esigua e un prezzo relativamente ridotto. Quanto al parametro della retribuzione percepita dal dipendente, questa ai fini del premio va considerata in relazione al tempo impiegato per conseguire il risultato inventivo. A titolo di esempio e giusto per dare qualche dritta sul significato dell’aggettivo “equo” in riferimento a premio, si potrebbe dire, riportando un esempio oggetto di studi che laddove il valore dell’invenzione dovesse aggirarsi attorno ai 3 milioni di euro, il valore dell’equo premio potrebbe andare da un minimo di 60.000 euro fino a raggiungere quasi l’intero valore dell’invenzione. Questo per dire che l’inventore non può essere liquidato con una sorta di “contentino”. Va da sé che la determinazione di un premio da considerarsi equo andrà vista caso per caso, ben consapevoli però che il legislatore ha già fissato nei punti sopramenzionati i parametri guida a cui fare riferimento.

Invenzione occasionale o libera: quando si verifica?

Quest’ultima evenienza è stata considerata dal legislatore in negativo in altro apposito articolo di legge [4], ma non nel senso di attribuzione di una connotazione negativa, ma nel senso che ricorre tale ipotesi quando in via residuale non sia possibile far rientrare la fattispecie né nell’invenzione di servizio né in quella d’azienda. Ciò premesso vediamo di dettagliare meglio il tutto.

A chi spettano i diritti patrimoniali in caso d’invenzione libera?

In questo terzo caso il diritto al rilascio del brevetto spetta al lavoratore, ma il datore di lavoro ha un diritto cosiddetto “di opzione” per:

  • l’acquisto del brevetto;
  • la concessione di una licenza esclusiva o non esclusiva sull’uso del brevetto;
  • l’acquisto del diritto al rilascio dei brevetti stranieri per la stessa invenzione.

Il quantum che il datore di lavoro dovrà pagare al lavoratore, sia esso sotto forma di prezzo in caso di acquisto del brevetto o del canone in caso di licenza d’uso dell’altrui brevetto, dovrà sempre tenere conto degli aiuti che il lavoratore abbia precedentemente ricevuto dal datore di lavoro. Che vuol dire in parole povere? Che dal prezzo o dal canone dovuto dal datore all’inventore dovrà essere dedotta la somma corrispondente agli aiuti per pervenire all’invenzione, erogati dal datore di lavoro verso il lavoratore in costanza di rapporto di lavoro. Tale opzione può inoltre essere esercitata dal datore di lavoro entro un tempo limite, vale a dire entro tre mesi dal ricevimento della comunicazione di avvenuto deposito della domanda di brevetto da parte del lavoratore.

Invenzioni in ambiente universitario o ente pubblico: di chi sono i diritti?

Terminata la disamina dei casi che si possono verificare quando l’inventore lavora nel settore privato, resta da analizzare cosa succede quando il rapporto di lavoro intercorre con una università o con una pubblica amministrazione. Come si vedrà, qui si verifica un radicale capovolgimento della titolarità dei proventi economici.

La legge [5] innanzitutto stabilisce espressamente gli oneri che ricadono sul ricercatore, vale a dire:

  • il deposito della domanda di brevetto per l’invenzione di cui è autore;
  • l’accollo dei costi in toto per l’attività di deposito del brevetto;
  • l’obbligo d’informare l’ente per cui lavora del suo ritrovato.

Ciò detto, i diritti derivanti dall’invenzione sono di titolarità esclusiva del ricercatore. Nel caso poi in cui gli inventori siano più di uno e tutti dipendenti delle università o delle pubbliche amministrazioni, i diritti derivanti dall’invenzione appartengono a tutti in parti uguali, salva diversa pattuizione. Cosa spetta allora all’ateneo o alla pubblica amministrazione? Il datore di lavoro ha comunque il diritto di percepire una congrua parte del ricavato derivante dallo sfruttamento del brevetto, vale a dire il 30% come minimo dei proventi connessi all’uso dell’invenzione, questo significa che l’esatta distribuzione dei proventi viene, quindi, lasciata alla regolamentazione contrattuale tra ricercatore e datore di lavoro.

Infine, nel caso di ricerche finanziate da soggetti privati o realizzate nell’ambito di specifici progetti finanziati da soggetti pubblici terzi, i datori di lavoro possono disporre delle invenzioni realizzate dai ricercatori. Un’eccezione quest’ultima che riconosce una preminenza al datore di lavoro sul ricercatore. Una casistica molto varia di cui è bene essere a conoscenza per orientarsi correttamente quando si ha che fare con invenzioni realizzate in ambiente di lavoro.


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Art.64 co.1 D. Lgs. n. 30 del 10.02.2005, novellato con D. Lgs n.131 del 13.08.2010.

[2] Art.64 co.1 D. Lgs. n. 30 del 10.02.2005, novellato con D. Lgs n.131 del 13.08.2010.

[3] Art. 64 co.2 D. Lgs. n. 30 del 10.02.2005, novellato con D. Lgs n.131 del 13.08.2010.

[4] Art. 64 co 3 D. Lgs. n. 30 del 10.02.2005, novellato con D. Lgs n.131 del 13.08.2010.

[5] Art.65 D. Lgs. n. 30 del 10.02.2005, novellato con D. Lgs n.131 del 13.08.2010.

Autore immagine: 123rf com.


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