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Esenzione lavoro notturno per ipertensione

28 Maggio 2019
Esenzione lavoro notturno per ipertensione

Sono moltissime le aziende che richiedono ai propri dipendenti di lavorare anche in orario notturno. Il lavoro notturno, però, a volte è incompatibile con lo stato di salute del lavoratore.

Si è portati a pensare che il lavoro notturno sia una caratteristica delle sole industrie che producono a ciclo continuo. Tuttavia, la realtà dei fatti è molto diversa in quanto in moltissimi settori, anche legati ai servizi, si fa uso del lavoro notturno poiché viene richiesto ai lavoratori di svolgere le proprie mansioni anche di notte.

In alcune circostanze, però, il lavoro notturno non è conciliabile con lo stato di salute del lavoratore. Sono molte le patologie che consentono al dipendente di non fare le notti e, tra queste, in alcuni casi, può esserci anche l’esenzione lavoro notturno per ipertensione.

Non è possibile stabilire una regola generale valida sempre e comunque in tutti i casi. Solo il medico del lavoro può, infatti, valutare, nel caso specifico, se le condizioni complessive di salute del lavoratore consentono o meno lo svolgimento del lavoro notturno.

Lavoro notturno: cos’è?

E’ direttamente la legge [1] a definire il lavoro notturno intendendo, con questa locuzione, il periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino.

Sulla base di questa definizione di legge si può dunque affermare che il lavoro notturno è quello svolto tra le:

  • 24 e le 7;
  • ovvero tra le 23 e le 6;
  • ovvero tra le 22 e le 5.

Oltre al lavoro notturno, la legge definisce anche il lavoratore notturno che può essere alternativamente:

  • qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;
  • qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno una parte del suo orario di lavoro, per almeno tre ore per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale.

Per poter essere considerato lavoratore notturno, dunque, il dipendente deve lavorare di notte orientativamente per un terzo dei giorni lavorativi annuali, ossia:

  • circa 2 turni notturni a settimana;
  • circa 7 turni notturni al mese.

Lavoro notturno: chi è esonerato?

Dobbiamo partire dalla premessa che il lavoro notturno è una modalità di svolgimento della prestazione di lavoro maggiormente disagevole rispetto al lavoro diurno e ciò per, almeno, due ordini di problemi:

  • il lavoro notturno è maggiormente usurante a livello psico-fisico rispetto al lavoro diurno. Gli studi dimostrano anche che i lavoratori notturni hanno un processo di invecchiamento maggiormente accelerato;
  • il lavoro notturno è maggiormente problematico anche sotto il profilo della vita relazionale e familiare, soprattutto per persone con figli piccoli o altri doveri di assistenza familiare.

Partendo da questa premessa, si può affermare che, in linea generale, la prestazione di lavoro notturno rappresenta un obbligo per il lavoratore al quale venga richiesto. Tuttavia, la legge individua espressamente alcune categorie di lavoratori che hanno diritto ad essere esonerati, se ne fanno esplicita richiesta, dall’obbligo di fare le notti.

Oltre ai casi di esonero previsti dalla legge, in questo ambito, viene rimessa anche alla contrattazione collettiva la facoltà di individuare ulteriori categorie dei soggetti esonerabili dal lavoro notturno.

Per quanto concerne le ipotesi di esonero direttamente individuate dalla legge, sono esonerati dal lavoro notturno i seguenti soggetti:

  • la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
  • la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di  età inferiore a dodici anni;
  • la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile.

Come abbiamo detto, questi soggetti possono chiedere al datore di lavoro di essere esonerati dallo svolgimento del lavoro notturno.

Inoltre, la legge prescrive un divieto assoluto di adibire al lavoro notturno le lavoratrici gestanti dalle ore 24 alle ore 6, a partire dal momento dell’accertamento dello stato di gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino [2].

Lavoro notturno e salute del lavoratore

La scienza medica ha dimostrato che dormire durante il giorno per poter stare svegli e lavorare di notte è un ritmo contrario alla naturale tendenza del nostro organismo.

Il ritmo biologico del corpo umano, infatti, prevede l’equilibrio opposto, ossia il sonno durante la notte e lo stare svegli e attivi durante il giorno.

La forzatura rispetto ai ritmi naturali del corpo imposta dal lavoro notturno produce dunque effetti negativi.

Tra le principali conseguenze, troviamo proprio il disturbo del sonno: molti lavoratori notturni dormono poco e male, in quanto viene richiesto all’organismo di riposare di giorno, quando la temperatura interna del corpo umano tende a tenerlo sveglio.

Secondo alcuni studi, oltre il 63 % dei lavoratori notturni afferma di avere dei disturbi del sonno.

Inoltre, i disturbi del sonno determinati dal lavoro notturno sono considerati collegati all’insorgere di numerose malattie tra le quali segnaliamo:

  • ipertensione o malattie ischemiche;
  • problemi digestivi;
  • tumore della mammella;
  • stress, alcolismo, fumo, depressione;

Lavoro notturno: la sorveglianza sanitaria

Uno dei principali obblighi del datore di lavoro, in ogni rapporto di lavoro, è il cosiddetto obbligo di sicurezza [3]. Quest’obbligo di legge impone al datore di lavoro di porre in essere tutte le misure e gli accorgimenti necessari per ridurre al minimo il rischio che il dipendente possa infortunarsi sul lavoro o essere colpito da una malattia riconducibile all’ambiente di lavoro (malattia professionale).

Uno dei principali strumenti che deve essere posto in essere per adempiere all’obbligo di sicurezza è la cosiddetta sorveglianza sanitaria.

Si tratta, in sostanza, di nominare, in ogni azienda, un medico competente che sorvegli sullo stato di salute dei dipendenti, visitandoli periodicamente e verificando se le loro condizioni di salute sono compatibili con le mansioni alle quali loro sono adibiti.

Nel caso dei lavoro notturno, per tutte le riflessioni che abbiamo svolto, è evidente che la necessità di una forte sorveglianza sanitaria sulle condizioni di salute dei lavoratori notturni è particolarmente forte.

La legge prevede, dunque, che il lavoratore, per poter svolgere prestazioni di lavoro notturno, deve essere ritenuto idoneo a tale modalità di svolgimento della prestazione di lavoro mediante accertamento ad opera delle strutture sanitarie pubbliche competenti o per il tramite del medico competente.

Quindi, prima di avviare un dipendente al lavoro notturno, ci vuole l’ok del medico che deve certificare la compatibilità tra lavoro notturno e situazione di salute del dipendente. La verifica però non può essere solo preventiva. Le condizioni di salute, infatti, sono soggette a cambiamenti e occorre verificare di volta in volta se lo stato di salute consente il lavoro di notte.

Inoltre, lo stesso svolgimento del lavoro notturno può, come abbiamo visto, produrre effetti negativi sulla salute del dipendente che deve essere, quindi, monitorato. Per questo, oltre alla valutazione iniziale che deve precedere l’esecuzione di prestazioni di lavoro notturno, lo stato di salute dei lavoratori notturni deve essere verificato periodicamente. In particolare, il legislatore individua la periodicità di tali controlli in almeno due anni. Questi controlli devono avvenire a cura e spese del datore di lavoro.

Esenzione lavoro notturno per ipertensione

Di fronte ad un lavoratore con la pressione alta dovrà essere il medico competente a valutare se questa patologia che colpisce il lavoratore lo rende del tutto inidoneo a svolgere lavoro notturno.

Sotto questo profilo dobbiamo ricordare che i lavoratori esonerati dal lavoro notturno sono elencati dalla legge e tra questi non figurano gli ipertesi. I contratti collettivi di lavoro, che possono prevedere ulteriori categorie di dipendenti esonerati dalle notti, potrebbero astrattamente escludere il lavoro di notte per gli ipertesi.

Tuttavia, è poco plausibile che i Ccnl individuino ipotesi di esonero per specifiche patologie. Questo compito spetta, più propriamente, al medico competente che, come abbiamo detto, deve svolgere una valutazione sullo stato di salute del lavoratore sia prima che durante lo svolgimento del lavoro notturno.

Gli scenari sono dunque due:

  • l’azienda decide che un dipendente deve fare le notti e lo sottopone alla visita preventiva del medico competente. Il medico, ravvisata la pressione alta, decide che lo stato di salute del dipendente non è compatibile con lo svolgimento delle notti;
  • il dipendente è un lavoratore notturno e, nel corso degli anni, matura l’ipertensione. Durante la visita periodica almeno biennale dei lavoratori notturni il medico competente si avvede di questa patologia e lo dichiara inidoneo a fare le notti.

In alternativa, il medico potrebbe ritenere che l’ipertensione, magari lieve e tenuta sotto controllo con i farmaci, non osta al lavoro di notte.

Inidoneità al lavoro notturno

In tutti i casi in cui un lavoratore notturno viene dichiarato non idoneo allo svolgimento delle notti per motivi di salute si pone un problema: cosa deve fare l’azienda? La legge afferma che il trasferimento al lavoro diurno, in caso di inidoneità al lavoro notturno, è subordinato all’esistenza e alla disponibilità di un posto di lavoro la cui esecuzione sia relativa a mansioni equivalenti a quelle svolte.

Non esiste un automatico diritto del lavoratore inidoneo al lavoro notturno ad essere allocato in un’altra posizione professionale che comporta di lavorare di giorno. Se non esiste la possibilità di allocazione in altro posto di lavoro di pari mansioni, il datore di lavoro ha la possibilità di licenziare il dipendente giustificato motivo
oggettivo.


note

[1] D. Lgs. n.66 dell’8.04.2003.

[2] Art. 11, co. 2 D. Lgs. n.66 dell’8.04.2003.

[3] Art. 2087 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com.


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2 Commenti

  1. da circa 2 anni soffro di ipertensione e diabete …oh l’esenzione del ticket posso chiedere una postazione vicino casa. Siccome svolgo un turno 6+2 e sabato e domenica vengo sempre spostato la mia postazione può essere fissa grazie

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