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Denunciare datore di lavoro per sfruttamento

28 Maggio 2019
Denunciare datore di lavoro per sfruttamento

Le leggi sul lavoro sono state introdotte per evitare che il lavoratore venga sottoposto ad un trattamento inaccettabile per una persona umana.

E’ passato oltre un secolo da quando, in Italia, sono state approvate le prime leggi a tutela dei lavoratori. La normativa ha iniziato a farsi strada partendo dalla constatazione che, nell’ambito dei rapporti privati tra aziende e dipendenti, questi secondi non avevano abbastanza forza contrattuale per ottenere delle condizioni umane di lavoro e finivano per essere sfruttati, sottoposti ad un trattamento inaccettabile.

Oggi, nonostante la presenza di un ricco corpo di leggi a tutela dei lavoratori, fenomeni di sfruttamento, più o meno marcato, dei lavoratori non sono del tutto venuti meno. Ci si chiede, dunque, se in questi casi è possibile denunciare datore di lavoro per sfruttamento.

Innanzitutto, occorre capire cosa si intende per sfruttamento. Si va, infatti, dal mancato rispetto della normativa sul lavoro per alcuni suoi specifici aspetti fino a vere e proprie forme di caporalato che costituiscono veri e propri reati penali. Questi fenomeni sono diffusi soprattutto nell’ambito dell’agricoltura e per contrastarli è stata approvata una normativa specifica contro il caporalato e l’intermediazione fraudolenta di manodopera.

Sfruttamento sul lavoro: cos’è?

La parola sfruttamento sul lavoro evoca contesti e situazioni lontane dalla nostra contemporaneità. In realtà, per poter parlare di sfruttamento sul lavoro non è necessario fare riferimento ai neri d’America sfruttati nelle coltivazioni o a nuove forme di schiavitù che stanno emergendo in molti contesti.

Lo sfruttamento sul lavoro, in verità, c’è ogni volta in cui il datore di lavoro non rispetta le norme minime poste a tutela dei lavoratori dalla legge.

Ad esempio, la legge prevede che ci sia un orario massimo di lavoro giornaliero di otto ore. Questa regola parte dal presupposto che il lavoratore ha bisogno di riposare dopo un certo numero di ore di lavoro. Se l’azienda impone al dipendente di lavorare 12 ore al giorno e, magari, non gli paga nemmeno le ore in più che vanno oltre le 8 ore siamo senza dubbio si fronte ad uno sfruttamento.

Lo sfruttamento sul lavoro, in ogni caso, non è un termine tecnico ma indica una situazione di sopraffazione, nella quale il datore di lavoro esercita un potere eccessivo sul dipendente, calpestando i suoi diritti di legge.

Sfruttamento sul lavoro come reato penale

Non sempre, però il termine sfruttamento sul lavoro è generico e non tecnico. Nel nostro ordinamento, infatti, esiste uno specifico reato penale che si chiama proprio “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” [1].

La legge afferma, infatti, che salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque:

  1. recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
  2. utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di cui al precedente numero 1), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

Esiste un aggravamento di pena se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia: in tale fattispecie si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Ma da cosa si deduce lo sfruttamento sul lavoro? Ci sono dei comportamenti del datore di lavoro che inducono a ritenere che siamo di fronte ad un vero e proprio sfruttamento sul lavoro?

La norma penale afferma che costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti condizioni:

  • la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
  • la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
  • la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
  • la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

In definitiva, si può dire che la costante disapplicazione delle leggi sul lavoro, in materia di stipendio, di orario, di ferie, di sicurezza, etc. fa emergere una situazione di generale sfruttamento. La legge parla sempre di condotte reiterate nel tempo: è evidente che sforare l’orario di lavoro massimo una volta non equivale a sfruttamento. Per configurare lo sfruttamento il disprezzo delle leggi deve essere la regole.

Il reato prevede anche alcune aggravanti che comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà. Le aggravanti, in particolare, sono:

  • il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
  • il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;
  • l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

Sfruttamento del lavoro, schiavitù e tratta di uomini

In certi casi, i fatti commessi dal datore di lavoro a danno dei dipendenti sono ben più gravi del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

A seconda dei casi, infatti, le condotte del datore di lavoro possono rientrare nel reato di riduzione in condizioni di schiavitù o servitù [2] oppure il reato di tratta di esseri umani [3].

Per questi reati, la legge prevede pene molto salate che vanno da un minimo di 8 a un massimo di 20 anni di reclusione.

Sfruttamento sul lavoro: denuncia all’Ispettorato nazionale del lavoro

Per capire come denunciare lo sfruttamento sul lavoro bisogna chiedersi innanzitutto se siamo di fronte ad uno sfruttamento del lavoro in senso generico, ossia il datore di lavoro non rispetta alcune norme del lavoro, ma non sta commettendo il reato che abbiamo visto.

In questo caso, si può presentare una denuncia alla sede locale dell’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl).

Questa istituzione è nata proprio per controllare che le aziende rispettino le norme in materia di lavoro, previdenza sociale e sicurezza sul lavoro.

Se, ad esempio, l’azienda paga degli stipendi inferiori ai minimi contrattuali previsti dalla contrattazione collettiva, oppure gestisce l’orario di lavoro dei dipendenti in modo difforme alla normativa, oppure effettua controlli a distanza sui dipendenti senza il rispetto delle tutele di legge, etc. il dipendente può presentare una denuncia all’Inl.

La denuncia all’Inl deve contenere:

  • generalità del lavoratore;
  • dati identificativi del datore di lavoro;
  • descrizione dettagliata delle violazioni di legge poste in essere dal datore di lavoro;
  • documentazione che possa dimostrare quanto affermato dal denunciante.

A questo punto, una volta depositata la denuncia, l’Inl apre un’istruttoria e, molto probabilmente, a meno che la denuncia non viene considerata sprovvista di ogni minima base, di lì a breve l’azienda riceve un accesso ispettivo degli ispettori dell’Inl.

Gli ispettori chiedono all’azienda di poter visionare una serie di documenti dai quali si ricava l’eventuale violazione da parte del datore di lavoro delle normative inderogabili di legge poste a tutela dei lavoratori dipendenti.

Se riscontrano irregolarità, gli ispettori redigono un apposito verbale e comminano al datore di lavoro una sanzione amministrativa in denaro. Si tratta, nella quasi totalità dei casi, di una sanzione che può essere estinta tramite la cosiddetta diffida accertativa. In sostanza, si dà un termine perentorio al datore di lavoro per rimuovere la condotta illegittima che è stata riscontrata e, se procede così, il datore di lavoro ottiene un significativo sconto sulla sanzione amministrativa che avrebbe dovuto pagare per intero.

Se, dopo un po’ di tempo dal deposito della denuncia all’Inl, ci si rende conto che non si è mosso nulla, si può depositare una istanza di accesso agli atti del procedimento [4].

In tal caso, l’Inl deve fornire entro uno stretto termine tutti i documenti relativi a quella pratica; analizzandoli, il lavoratore può comprendere qual è lo stato di fatto della denuncia.

Sfruttamento sul lavoro: denuncia penale

Come abbiamo visto, in certe situazioni, il termine sfruttamento sul lavoro non indica una generica disapplicazione di alcune norme sul lavoro, ma costituisce un vero e proprio reato. Ciò avviene quando il datore di lavoro utilizza, assume o impiega manodopera sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.

In questi casi, è opportuno presentare una denuncia penale affinché la magistratura verifichi se il comportamento posto in essere dal datore di lavoro configuri o meno il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

La denuncia dovrà indicare, in particolare, la presenza di quelli che abbiamo visto essere gli indici di sfruttamento indicati nella stessa norma penale.

Il denunciante dovrà far valere in particolare:

  • la costanza nel tempo delle condotte del datore di lavoro che costituiscono violazione delle norme di legge sul lavoro, la previdenza sociale e la sicurezza dei lavoratori;
  • la presenza di uno stato di bisogno dei dipendenti sfruttati del quale il datore di lavoro ha approfittato per impiegarle in condizioni illegali.

La presentazione di una denuncia deve essere fatta o direttamente presso la Procura della Repubblica presso il tribunale più vicino oppure presso qualsiasi stazione dei Carabinieri o della Polizia di Stato.

Come noto, in Italia esiste l’obbligatorietà dell’azione penale: di fronte a questa denuncia, il procuratore a cui viene affidata deve aprire un’inchiesta e, se i fatti riportati sono sufficientemente argomentati, si procederà a delle indagini e, se ci sono i presupposti, al processo penale a carico del datore di lavoro.


note

[1] Art. 603 bis cod. pen.

[2] Art.600 cod. pen.

[3] Art. 601 cod. pen.

[4] L. n. 241/1990.

Autore immagine: 123rf com.


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