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Pignoramento stipendio: ultime sentenze

7 Giugno 2019
Pignoramento stipendio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: risarcimento danni da fatto illecito; pignoramento presso terzi; principio di solidarietà sociale; azione di rivalsa; quinto dello stipendio; reati commessi dal pubblico dipendente; pignoramento di una quota dello stipendio del coniuge; mancata prestazione dei mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore.

Responsabilità extracontrattuale Inpdap per violazione della buona fede

In tema di risarcimento danni da fatto illecito, deve ritenersi contrario a buona fede e fonte di responsabilità extracontrattuale il comportamento dell’INPDAP caratterizzato dal fatto che – nonostante il creditore avesse già avuto, all’esito di un procedimento ex art. 543 c.p.c., l’assegnazione nei confronti del Ministero, terzo pignorato, di un quinto dello stipendio e dell’eventuale t.f.r. del debitore, dipendente pubblico, e il Ministero avesse inviato all’ente previdenziale copia del provvedimento di assegnazione, con il riepilogo della situazione debitoria, “per l’ulteriore seguito di competenza” – liquidi per intero al debitore l’indennità di buona uscita, pretendendo, per l’opponibilità dell’assegnazione nei suoi confronti, l’instaurazione di un nuovo pignoramento presso terzi, tenuto conto che in tale ipotesi non ricorre una cessione del debito (o una novazione soggettiva), ma una semplice delegazione di pagamento, e che l’obbligo di buona fede oggettiva o di correttezza costituisce un autonomo dovere giuridico, espressione del generale principio di solidarietà sociale, applicabile non solo in ambito contrattuale, ma anche extracontrattuale, ponendo una regola di comportamento, in base alla quale, nei rapporti della vita di relazione, ciascuno è tenuto a un comportamento leale, volto alla salvaguardia dell’utilità altrui nei limiti dell’apprezzabile sacrificio.

Cassazione civile sez. III, 29/01/2018, n.2057

Azione di rivalsa

Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, comma 3, l. 13 aprile 1988 n. 117, come sostituito dall’art. 5, comma 1, l. 27 febbraio 2015 n. 18, nella parte in cui stabilisce che l’azione di rivalsa, nelle ipotesi di colpa, possa essere eseguita attraverso trattenute pari ad un terzo dello stipendio netto, anziché ad un quinto, in relazione agli art. 2 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 e 33, comma 8, d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3, secondo i quali gli stipendi, i salari e le retribuzioni dei dipendenti pubblici possono essere soggetti a sequestro o pignoramento fino alla concorrenza di un quinto, in riferimento agli art. 3, 101-113 cost.

Tribunale Catania, 06/02/2016

Simultaneo concorso

La locuzione “simultaneo concorso” dell’art. 545, comma 5, disciplina il limite di pignorabilità della retribuzione del debitore nell’ipotesi della simultanea esistenza di più crediti nei suoi confronti.

Poiché l’assegnazione all’opponente creditore di un ulteriore quinto dello stipendio del debitore non comporta lo “sforamento” della soglia della metà dello stesso, l’opposizione può trovare accoglimento.

Tribunale Trento, 11/11/2015, n.1050

Assegno all’ex coniuge

Nel caso di pignoramento di stipendio, specie se già oggetto di cessioni volontarie e/o pregressi pignoramenti, in sede di assegnazione il GE può limitarsi a stabilire – anziché una somma determinata – il suo criterio di determinazione, al fine di consentirne l’esatta applicazione, con automatica espansione quantitativa del pignoramento stesso, in caso di successive variazioni stipendiali, ovvero di cessazione delle assegnazioni e/o cessioni in corso.

Tribunale Modena, 16/10/2012

Sequestro preventivo

Il sequestro preventivo funzionale alla successiva confisca per equivalente del controvalore di entità monetarie costituenti il prezzo o il profitto di reati commessi dal pubblico dipendente in pregiudizio della p.a. di appartenenza, è consentito solo nei limiti del quinto del relativo importo, al netto delle ritenute, in relazione agli emolumenti retributivi corrisposti dallo Stato e dagli altri enti indicati nell’art. 1 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 (testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni).

(Fattispecie relativa a sequestro disposto sulle somme corrisposte mensilmente a titolo di stipendio, ad ufficiale della guardia di finanza, indagato per corruzione propria, nonché sull’intera somma giacente sul suo c/c bancario, peraltro cointestato al coniuge).

Cassazione penale sez. I, 23/09/2009, n.41905

Limite del pignoramento

Il limite del pignoramento a carico dei dipendenti pubblici, fissato nella misura massima di un quinto dello stipendio dall’art. 2, d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, non è applicabile quando oggetto del pignoramento sono somme dovute al dipendente a titolo di arretrati stipendiali, non avendo questi ultimi natura alimentare.

Consiglio di Stato sez. IV, 06/07/2009, n.4322

Pignoramento di una quota dello stipendio del coniuge

Il pignoramento di una quota dello stipendio del coniuge obbligato al versamento di una somma mensile a titolo di mantenimento dei figli minori, costituendo un importo notevolmente inferiore a quello stabilito nella sentenza di separazione, non fa venire meno la configurabilità dell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 570 c.p. non essendo sufficiente ad assicurare il sostentamento mensile dei figli minori.

Corte appello Caltanissetta, 08/05/2008

Esecuzione mobiliare presso il debitore e presso terzi

La moglie separata che proceda al pignoramento dello stipendio del marito, il quale non abbia ottemperato agli obblighi previsti nella sentenza di separazione, è legittimata ad agire anche per la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento dovuto dal padre nei confronti del figlio maggiorenne non ancora autosufficiente.

La posizione di tale figlio, divenuto maggiorenne ma ancora dipendente non per sua colpa dai genitori, deve essere assimilata a quella del figlio minore con conseguente protrazione dell’obbligo di mantenimento, oltre che di istruzione, fino al momento in cui il figlio stesso abbia raggiunto una indipendenza economica, ovvero versi in colpa per non essersi messo in condizione di conseguire un titolo di studio o di procurarsi un reddito mediante l’esercizio di idonea attività lavorativa.

Pertanto, il coniuge separato ben può agire in via esecutiva nei confronti dell’ altro coniuge per ottenere quanto da questi dovuto per il mantenimento del figlio maggiorenne con sé convivente ma che non sia in grado di procurarsi idonei mezzi di sostentamento.

Tribunale Bari sez. II, 14/09/2006, n.2289

Pignoramento dello stipendio

Vanno restituiti al giudice “a quo” gli atti relativi alle q.l.c., in riferimento all’art. 3 cost., dell’art. 2 comma 1 n. 3) d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio possa avvenire nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito di cui ai n. 2) e 3); dell’art. 2 comma 2 del medesimo d.P.R. n. 180 del 1950, nella parte in cui – a differenza di quanto previsto dall’art. 545 comma 5 c.p.c. per i lavoratori dipendenti del settore privato – non prevede il simultaneo concorso nel limite della metà dello stipendio dei pubblici dipendenti, anche di un pignoramento eseguito per il soddisfacimento di crediti tributari; nonché, nel caso di eventuale accoglimento delle precedenti questioni, dell’art. 68 comma 2 dello stesso d.P.R. n. 180 del 1950 nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio dei pubblici dipendenti possa avvenire nei limiti di cui all’art. 2 sullo stipendio residuo, al netto della trattenuta operata per la precedente cessione.

Benché l’ordinanza di rimessione non prospetti profili nuovi nè svolga argomenti diversi da quelli già considerati con l’ord. n. 359 del 2004, che ha dichiarato la manifesta inammissibilità di identiche questioni sollevate dal medesimo giudice, si impone la restituzione degli atti al rimettente affinché valuti la rilevanza sul giudizio “a quo” dello “jus superveniens” costituito dall’art. 1 comma 137 l. 30 dicembre 2004 n. 311.

Corte Costituzionale, 10/03/2005, n.101

Pignoramento dello stipendio dei pubblici dipendenti

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell’art. 2 comma 1 n. 3) e comma 2, dell’art. 68 comma 2 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, censurati, in riferimento all’art. 3 cost., il primo, nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio possa avvenire nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito di cui ai numeri 2) e 3), e nella parte in cui – a differenza di quanto previsto dall’art. 545 comma 5 c.p.c. per i lavoratori dipendenti del settore privato – non prevede il simultaneo concorso nei limiti della metà dello stipendio dei pubblici dipendenti, anche di un pignoramento eseguito per il soddisfacimento di crediti tributari; il secondo, nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio dei pubblici dipendenti possa avvenire nei limiti di cui all’art. 2 sullo stipendio residuo, al netto della trattenuta operata per la precedente cessione.

Premesso che la questione concernente l’art. 2 comma 1 n. 3) d.P.R. n. 180 del 1950 – formulata quale premessa a quella relativa al comma 2 – è del tutto inconsistente atteso che la norma, a seguito delle pronunce della Corte costituzionale ha assunto il medesimo significato (se non anche formulazione) del comma 4 dell’art. 545 c.p.c., le altre questioni si risolvono nel chiedere una pronuncia volta a creare, manipolando più norme, un nuovo equilibrio (con una parificazione assoluta) rispetto a quello realizzato – in modo di certo non manifestamente irragionevole – dal legislatore con il prevedere un sistema che, a fronte di un trattamento più favorevole per il pubblico dipendente quanto al cumulo di pignoramenti, contempla un trattamento meno favorevole quanto al concorso di pignoramenti con precedenti cessioni del credito.

Corte Costituzionale, 25/11/2004, n.359

Beni impignorabili o relativamente pignorabili

Anche in caso di concorrenza tra il pignoramento dello stipendio e la decurtazione di esso per versamento diretto dell’assegno di mantenimento in favore della moglie separata e del figlio minore alla stessa affidato, vige il principio del limite della pignorabilità dello stipendio predetto nella misura massima della metà ex art. 545 c.p.c., analogicamente applicabile a tale fattispecie dovendosi comunque riconoscere in capo al (debitore) produttore del reddito il minimo vitale.

Tribunale Pescara, 08/07/2003

Esecuzione mobiliare presso il debitore e presso terzi 

Le somme dovute a titolo di stipendio o di salario sono pignorabili fino ad un limite massimo della metà del loro ammontare solo nel caso in cui vi sia concorso simultaneo fra cause creditorie tra quelle considerate nell’art. 545, commi 3 e 4, c.p.c.: crediti alimentari, tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ogni altro credito; invece, nel caso di semplice concorso di crediti il pignoramento non può superare la misura di un quinto dello stipendio.

Pretura Modena, 29/10/1997



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