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Detenzione stupefacenti uso personale: ultime sentenze

6 Giugno 2019
Detenzione stupefacenti uso personale: ultime sentenze

Detenzione di sostanze stupefacenti; attività illecite; destinazione della droga ad un uso strettamente personale; destinazione ai terzi dello stupefacente; sanzioni amministrative e provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Il superamento del limite quantitativo delle sostanze stupefacenti è uno degli elementi in grado di escludere la destinazione ad uso personale. La coltivazione di piante da stupefacente integra il reato senza distinzione tra la coltivazione tecnico-agraria o quella domestica.

Detenzione di stupefacenti: cosa esclude la punibilità dell’agente?

In materia di detenzione di stupefacenti, ciò che esclude la punibilità dell’agente consentendo la instaurazione del procedimento amministrativo ex articolo 75 del Dpr 309/1990, è l’uso esclusivamente personale della sostanza e non anche un uso prevalentemente personale o misto a una ulteriore finalità di spaccio. Difatti, l’avverbio esclusivamente assume un significato particolarmente pregnante e impone una interpretazione restrittiva.

Nel caso di specie, i giudici hanno respinto l’appello dell’imputato, condannato per il reato di detenzione ex articolo 73 del Dpr 309/1990, il quale, fermato con un trolley contenente metanfetamina del tipo “shaboo” in tre confezioni, invocava l’uso personale della stupefacente.

Corte appello Roma sez. I, 01/02/2018, n.407

Destinazione della droga ad uso personale e superamento del limite quantitativo

In tema di stupefacenti, la detenzione di quantità inferiori ai limiti indicati nel d.m. richiamato dall’art. 73, comma 1-bis, lett. a), d. P.R. n. 309 del 1990, non costituisce un dato di per sé decisivo ai fini dell”esclusione della rilevanza penale della condotta, in quanto il superamento del limite ivi fissato rappresenta solo uno dei parametri normativi rilevanti ai fini della sussistenza del reato e l’esclusione della destinazione della droga ad un uso strettamente personale ben può essere ritenuta dal giudice anche in forza di ulteriori circostanze dell’azione, alcune delle quali sono espressamente tipizzate nella disposizione normativa sopra citata.

Cassazione penale sez. III, 15/01/2019, n.10949

Sanzione amministrativa

Passibile di sanzione amministrativa, ai sensi dell’art. 75 comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990, non è chi detiene la droga “per uso personale” – uso che, all’opposto, deve essere provato nelle diverse ipotesi di importazione, esportazione, acquisto, ricezione – ma chi “comunque detiene” sostanze stupefacenti.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 05/12/2018, n.11793

Coltivazione di piante da stupefacente

La coltivazione di piante da cui può essere estratta sostanza stupefacente integra il reato previsto dagli Artt. 26 e 28 d.p.r. 309/90 senza distinzione tra coltivazione tecnico – agraria o domestica anche se la sostanza stupefacente è destinata ad un uso personale.

(Nel caso di specie, si trattava di numero 11 piantine di marijuana in buono stato di coltivazione e di detenzione di sostanza stupefacente del tipo marijuana pari a grammi 307,9).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II, 30/07/2018, n.2621

Reato di spaccio

Il solo possesso di una considerevole quantità di sostanza stupefacente non integra di per sé il reato di cui all’art. 73, D.P.R. n. 309/90, bensì costituisce un indizio, sia pur assai rilevante, della illiceità della destinazione della droga, suscettibile di essere superato laddove si riesca a raggiungere la dimostrazione piena della detenzione per uso esclusivamente personale della sostanza.

Tribunale Torre Annunziata, 27/07/2018, n.2250

Detenzione della sostanza stupefacente e coltivazione

La detenzione della sostanza stupefacente derivante dalla condotta di coltivazione, anche se finalizzata all’uso personale, non assorbe la precedente condotta di coltivazione, che rimane astrattamente punibile.

Tuttavia, il giudice è tenuto ad accertare se tale condotta di coltivazione sia dotata di offensività in concreto, dovendo altrimenti assolvere l’imputato perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Ufficio Indagini preliminari Macerata, 06/06/2018

Clandestino: detenzione di sostanza stupefacente

In tema di detenzione di sostanza stupefacente non è possibile dedurre l’uso personale  se il soggetto immigrato clandestino senza attività lavorativa non dimostri almeno lo stato di tossicodipendenza. (Nel caso di specie il soggetto teneva in un marsupio 36,4 grammi di cocaina di cui si disfaceva gettandola in terra alla vista degli operanti).

Corte appello Perugia, 17/05/2018, n.321

Mancanza di consapevolezza dello spaccio

La detenzione della sostanza stupefacente da parte del correo può costituire connivenza non punibile solo se si dimostri la mancanza di consapevolezza dello spaccio. (Nel caso di specie, il correo è stato ritenuto responsabile perché nonostante  l’affermazione che la detenesse momentaneamente perché il compagno ne faceva un uso personale, ella era stata vista assistere ad una consegna di sostanza stupefacente da parte del compagno).

Tribunale Napoli Nord sez. II, 05/05/2018, n.1134

Strumenti per il confezionamento degli stupefacenti

In materia di detenzione di sostanze stupefacenti, la fattispecie di minore rilevanza di cui all’articolo 73, comma 5, del Dpr 309/19900 si caratterizza per una complessiva minore portata dell’attività dello spacciatore e dei suoi eventuali complici, con una ridotta circolazione di merce e di denaro, nonché di guadagni limitati.

Tale fattispecie, pertanto, deve essere esclusa, come nel caso di specie, ove nella disponibilità dell’agente siano rinvenuti notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti di tipologie diverse, oltre una cospicua somma di denaro in contanti, a fronte di una dichiarazione di disoccupazione del soggetto, nonché strumenti atti al confezionamento della sostanza e al suo conseguente spaccio, in quanto trattasi di circostanze che escludono in radice una complessiva minore portata dell’attività illecita.

Corte appello Roma sez. I, 28/03/2018, n.2795

Arresto in flagranza e destinazione della sostanza all’uso di terzi

La valutazione del giudice sulla legittimità dell’arresto, pur non potendo estendersi all’accertamento dell’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, deve tuttavia essere intesa alla verifica della sussistenza delle condizioni legittimanti la privazione della libertà personale, condizioni tra le quali deve ritenersi inclusa la configurabilità (non solo astratta) del reato per cui si è proceduto all’arresto e la sua attribuzione alla persona arrestata.

Ne consegue che la detenzione di sostanza stupefacente non legittima l’arresto in flagranza quando non emergono (non già gravi indizi, bensì) elementi sintomatici della destinazione della sostanza all’uso di terzi (fattispecie in cui, peraltro, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la convalida dell’arresto in flagranza, sul rilievo che il giudice della convalida aveva dato conto di elementi sintomatici della destinazione illecita della droga detenuta, valorizzando la detenzione di un bilancino di precisione e il peso lordo della sostanza).

Cassazione penale sez. III, 15/03/2018, n.28522

Detenzione di stupefacenti in misura superiore ai limiti tabellari

Per la configurabilità del reato di cui all’articolo 73 del Dpr 309/1990, è onere della pubblica accusa dimostrare la destinazione a terzi dello stupefacente detenuto dall’imputato, posto che la destinazione della sostanza stupefacente è elemento costitutivo del reato di illecita detenzione della stessa e, come tale, deve essere provata dalla pubblica accusa, non spettando all’imputato dimostrare la destinazione all’uso personale della sostanza della quale sia trovato in possesso.

La stessa detenzione di stupefacente in misura superiore ai limiti tabellari, pur potendo essere valorizzata in termini accusatori quale indizio, non vale comunque a invertire l’onere della prova in ordine alla destinazione della sostanza a un uso non esclusivamente personale, la quale rimane pertanto sempre a carico della pubblica accusa.

Ciò posto, nel caso di specie, a fronte della giustificazione dell’imputato circa la convenienza economica dell’acquisto di 154 grammi di hashish per uso personale, i giudici hanno affermato la sua responsabilità penale ritenendo di poter apprezzare in termini indiziari il quantitativo complessivo dello stupefacente sequestrato, il possesso di un bilancino e la copiosa frequentazione di giovani presso la sua abitazione.

Corte appello Perugia, 14/02/2018, n.41


note

Autore immagine: 123rf com.


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4 Commenti

  1. Sareste così gentili da darmi maggiori informazioni sulla droga per uso personale o per spaccio. quando si può perdere il posto di lavoro? Fumarsi uno spinello può far perdere il posto di lavoro oppure è necessario un quantitativo sufficiente a parlare di spaccio?

    1. La detenzione di quantitativi non modici di sostanze stupefacenti, benché intervenuta al di fuori dell’orario e del luogo di lavoro, costituisce giusta causa di licenziamento. Ciò significa che il licenziamento interviene “in tronco” ossia senza neanche il preavviso che, di norma, è dovuto anche per le violazioni disciplinari. La legge richiede infatti al dipendente, oltre a un comportamento diligente in servizio, di tenere una condotta extralavorativa che non sia tale da compromettere gli interessi morali e materiali del datore di lavoro. Non conta, quindi, il fatto che la detenzione delle sostanze stupefacenti non sia avvenuta nel corso del rapporto di lavoro. Il semplice fatto di essere stati trovati dalla polizia con un «quantitativo non modico di droga» costituisce una minaccia potenziale sul futuro corretto adempimento della prestazione lavorativa che può determinare una irreparabile lesione del vincolo fiduciario.

  2. Ho letto numerosi articoli a riguatrdo ed ho capito che farsi una canna non è reato, in quanto è possesso personale e non rientra nel penale. Ma non ho ben capito una cosa… il quantitativo minimo di droga può comportare rischi per il posto di lavoro?

    1. L’uso personale può costituire, in determinati casi, una minaccia per l’azienda e il datore di lavoro. Si pensi all’autista di pullman che fuma marijuana o alla guardia giurata che si addormenta a seguito di uno spinello. Queste condotte possono mettere a repentaglio la sicurezza del cliente e, di certo, non giovano all’immagine dell’azienda. Anche in tali casi, quindi, è possibile il licenziamento. La sanzione disciplinare deve essere sempre rapportata alla gravità della condotta nel caso concreto e, quindi, è opportuno un vaglio caso per caso. Nel 2017, la Cassazione ha ritenuto legittimo un licenziamento per droga in quantitativo minimo, per uso personale. La Corte ha detto che «In materia di licenziamento disciplinare, viola certamente il “minimo etico” la condotta extralavorativa di consumo di sostanze stupefacenti ad opera di un lavoratore adibito a mansioni di conducente di autobus, definite “a rischio”». Il coinvolgimento in fatti di droga, nonché la mera detenzione di stupefacenti per uso personale (nella specie, cocaina), possono non solo recare discredito al datore di lavoro, ma anche compromettere l’elemento fiduciario sotteso al rapporto di lavoro, così costituendo legittimo fondamento del recesso datoriale. Non risulta determinante neanche la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. Il licenziamento per giusta causa può considerarsi legittimo soltanto se, valutata in concreto ogni circostanza, la mancanza del lavoratore sia di tale gravità da far venir meno il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, che si sostanzia nell’aspettativa di una parte circa il comportamento dell’altra parte, e presuppone una prognosi favorevole relativamente al puntuale adempimento di tutti gli obblighi che derivano dal contratto stesso.

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