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Uso personale cannabis: ultime sentenze

8 Maggio 2021
Uso personale cannabis: ultime sentenze

In questo articolo, potrai leggere le sentenze più recenti su: coltivazione non autorizzata di piante di cannabis; uso personale della sostanza stupefacente.

Coltivazione cannabis per uso personale

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo estraibile nell’immediatezza, bastando la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza ad effetto stupefacente. Tuttavia, non integra il reato, per mancanza di tipicità, una condotta di coltivazione che, in assenza di significativi indici di un inserimento nel mercato illegale, denoti un nesso di immediatezza oggettiva con la destinazione esclusiva all’uso personale, perché svolta in forma domestica, utilizzando tecniche rudimentali e uno scarso numero di piante, da cui ricavare un modesto quantitativo di prodotto (nella specie, la condotta dell’imputato si era risolta in una coltivazione domestica destinata all’uso personale del coltivatore avente ad oggetto due sole piante di cannabis con produzione di 47 dosi droganti).

Cassazione penale sez. VI, 12/01/2021, n.5626

Coltivazione non autorizzata di piante stupefacenti: quando è esclusa la punibilità?

La punibilità della condotta finalizzata alla coltivazione non autorizzata di piante da cui estrarre sostanze stupefacenti deve essere esclusa solo se il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto.

La condotta, in tal caso, deve essere così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di disponibilità della droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa. In sostanza, a fronte della realizzazione della condotta tipica, che consiste nella coltivazione di una pianta conforme al tipo botanico e che abbia raggiunto la soglia di capacità drogante minima, il giudice potrà e dovrà valutare se la condotta stessa sia del tutto inidonea alla realizzazione dell’offensività in concreto.

Ciò si verifica in caso di un uso esclusivamente personale e delle minima entità della coltivazione. Ciò posto, nel caso di specie, la Corte d’appello ha escluso l’inoffensività in concreto della condotta confermando la condanna per il reato di cui all’articolo 73, commi 1 e 1-bis, del Dpr 309/1990 in capo a due oggetti, scoperti a coltivare in un agro 12 piante di cannabis, contenenti in totale circa 114 mg di THC puro da cui era possibile ricavare fino a 110 dosi per assunzione.

Corte appello Lecce, 28/03/2018, n.87

Coltivazione di pianta da stupefacente

La condotta tipica di coltivazione di pianta da stupefacente – consistente, cioè, nella coltivazione di una pianta conforme al tipo botanico, la quale abbia, se matura, raggiunto la soglia di capacità drogante minima – non è punibile allorquando essa risulti del tutto inidonea, in ragione del conclamato uso esclusivamente personale e della minima entità della coltivazione, a determinare la possibile diffusione della sostanza producibile.

In tale ipotesi, infatti, non ricorre, in concreto, quella possibilità che dalla coltivazione conseguano, da un lato, la produzione di quantità potenzialmente indeterminate di stupefacente, con la correlata possibile moltiplicazione delle occasioni di lesione della salute pubblica; e, dall’altro lato, la concreta possibilità di favorire la circolazione della droga e di alimentarne il mercato.

Ciò che, pertanto, comporta, in tale evenienza, una concreta inoffensività della condotta ancorché astrattamente conforme al tipo legale (da queste premesse, la Corte ha annullato senza rinvio, con la formula il fatto non sussiste, la condanna intervenuta in una vicenda di detenzione all’interno dell’abitazione di sei piantine di cannabis dell’altezza di circa cm. 90 cadauna, contenenti complessivamente un quantitativo di THC corrispondente a circa 42 dosi).

Cassazione penale sez. III, 22/02/2017, n.36037

Sanzione amministrativa

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 75 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, censurato per violazione degli artt. 3, 13, comma 2, 25, comma 2, e 27, comma 3, Cost. nella parte in cui — secondo un consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità — non include tra le condotte punibili con sole sanzioni amministrative, ove finalizzate in via esclusiva all’uso personale della sostanza stupefacente, anche la coltivazione di piante di cannabis. Insussistente è la violazione dell’art. 3 Cost., in quanto la censura poggia su una premessa — quella che la detenzione per uso personale dello stupefacente “autoprodotto” renda non punibile la condotta di coltivazione, rimanendo il precedente illecito penale “assorbito” dal successivo illecito amministrativo — inesatta, in quanto il supposto assorbimento non si verifica affatto: a rimanere “assorbito”, semmai, è l’illecito amministrativo, dato che la disponibilità del prodotto della coltivazione non rappresenta altro che l’ultima fase della coltivazione stessa, ossia la “raccolta” del coltivato (o può essere, comunque, considerata un post factum non punibile, in quanto ordinario sviluppo della condotta penalmente rilevante).

In questa prospettiva, la disparità di trattamento denunciata non sussiste: il detentore a fini di consumo personale dello stupefacente “raccolto” e il coltivatore “in atto” rispondono entrambi penalmente. Insussistente è anche la violazione del principio di necessaria offensività del reato, in quanto la coltivazione presenta la peculiarità di dare luogo ad un processo produttivo in grado di “autoalimentarsi” e di espandersi, potenzialmente senza alcun limite predefinito, tramite la riproduzione dei vegetali, che rende non irragionevole la valutazione legislativa di pericolosità della condotta considerata per la salute pubblica, oltre che per la sicurezza pubblica e per l’ordine pubblico, quantomeno in rapporto all’attentato ad essi recato dalle pulsioni criminogene indotte dalla tossicodipendenza.

In ogni caso, spetta al giudice comune il compito di allineare la figura criminosa in questione al canone dell’offensività “in concreto”, nel momento interpretativo ed applicativo. Risultato, questo, conseguibile sia facendo leva sulla figura del reato impossibile (art. 49 c.p.); sia tramite il riconoscimento del difetto di tipicità del comportamento oggetto di giudizio (sentt. nn. 62 del 1986, 333 del 1991, 133 del 1992, 360 del 1995, 296 del 1996, 263, 519 del 2000, 265 del 2005, 225 del 2008, 57 del 2009; ordd. nn. 231 del 1982, 91, 189 del 1983, 258, 260 del 1984, 308 del 1985, 136 del 1987, 150, 414 del 1996, 437 del 2006, 285 del 2012).

Corte Costituzionale, 20/05/2016, n.109

Coltivazione di cannabis ad uso personale: trattamento sanzionatorio

È infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento al principio di uguaglianza e al principio di offensività, dell’art. 75 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nella parte in cui – secondo un consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità – non include tra le condotte punibili con sole sanzioni amministrative, ove finalizzate in via esclusiva all’uso personale della sostanza stupefacente, anche la coltivazione di piante di cannabis.

Corte Costituzionale, 20/05/2016, n.109

Coltivazione domestica di piantine di cannabis

La condotta di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti, sia essa svolta a livello industriale o domestico, è penalmente rilevante anche quando essa sia realizzata per la destinazione del prodotto a uso personale, spettando piuttosto, in ogni caso, al giudice, avuto riguardo alla singola fattispecie, verificare in concreto l'”offensività” della condotta ovvero l’inidoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile.

(Da queste premesse, in una fattispecie in cui il reato di coltivazione era stato ravvisato a carico dell’imputato che risultava avere coltivato “domesticamente” solo cinque piantine di cannabis, dalle quali erano risultati estraibili solo 0,1048 grammi di sostanza stupefacente, di cui neppure era stato indicato il principio attivo, la Corte, accogliendo il ricorso, ha annullato senza rinvio la sentenza per insussistenza del fatto).

Cassazione penale sez. IV, 11/12/2014, n.9156

Detenzione della sostanza stupefacente ad uso esclusivamente personale

Va riconosciuta la punibilità della condotta di chi abbia coltivato una piantagione di cannabis quand’anche il principio attivo ricavabile dalla stessa sia inferiore alla “dose media giornaliera”, di cui al Decreto Ministeriale del 2006 proteso a definire, ex art. 73, comma 1 bis, D.P.R. n. 309/1990, le soglie entro le quali si possa ritenere che la detenzione della sostanza stupefacente sia finalizzata ad uso esclusivamente personale.

E’ da valutarsi come “inoffensiva” soltanto se essa è priva della concreta attitudine ad esercitare, anche in maniera assai limitata, minima, l’effetto psicotropo di cui all’art. 14 D.P.R. n. 309/1990, dovendosi considerare lecite solo le condotte afferenti a quantitativi di stupefacente talmente tenui, quanto alla presenza del principio attivo, da non poter indurre, neppure in misura trascurabile, la modificazione dell’assetto neuropsichico dell’utilizzatore; per converso, anche dosi inferiori a quella media singola ben possono configurare il delitto in esame.

Cassazione penale sez. IV, 20/09/2013, n.43184

Coltivazione cannabis: quando la condotta è penalmente rilevante?

Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale. (Fattispecie relativa alla coltivazione di venticinque piante di “cannabis”).

Cassazione penale sez. VI, 13/10/2009, n.49528

Limiti quantitativi massimi delle sostanze psicotrope

È illegittimo il d.m. 4 agosto 2006 che indica i limiti quantitativi massimi delle sostanze psicotrope elencate nella tabella I del T.U. 9 ottobre 1990 n. 309 riferibili ad uso esclusivamente personale, senza spiegare le ragioni delle scelte operate (raddoppio della dose di cannabis ai fini del predetto uso) né adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi della sostanza stupefacente in questione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 21/03/2007, n.2487

Mancanza di concreta offensività

La coltivazione di cinque piantine di cannabis indica per uso esclusivamente personale risulta del tutto inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato (vale a dire la salute dei singoli, per il connesso arricchimento della provvista di materia prima ed il potenziale arricchimento delle occasioni di spaccio) per la mancanza di concreta offensività, e pertanto è da ricondursi, alla stregua dell’insegnamento della sentenza n. 360 del 1995 della Corte costituzionale, nell’area della non punibilità per la conclamata destinazione a proprio esclusivo uso personale della sostanza stessa.

Corte appello Trento, 02/03/2007

Coltivazione di cannabis ad uso domestico

Le forme c.d. atipiche di coltivazione di cannabis ad uso domestico sono del tutto inidonee a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato (ovvero la salute dei singoli, per il connesso arricchimento della provvista di materia prima ed il potenziale arricchimento delle occasioni di spaccio) per la mancanza di concreta offensività, e pertanto sono da ricondursi nell’area della non punibilità per la conclamata destinazione a proprio esclusivo uso personale della sostanza prodotta.

Corte appello Trento, 14/02/2007

Coltivazione, produzione e fabbricazione: pericolosità presunta della condotta

Ai fini della ricorrenza del reato di coltivazione non autorizzata di piante ad effetto stupefacente non ha rilievo scriminante l’eventuale destinazione all’esclusivo consumo personale, atteso che la punibilità si fonda su una valutazione di pericolosità presunta della condotta, per la già rilevata idoneità ad incrementare il mercato clandestino della droga.

Tribunale Cagliari sez. uff. indagini prel., 27/10/2004


note

Autore immagine: 123rf com.


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