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Uso personale cannabis: ultime sentenze

26 Maggio 2019
Uso personale cannabis: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 26 Maggio 2019



In questo articolo, potrai leggere le sentenze più recenti su: coltivazione non autorizzata di piante di cannabis; condotta penalmente rilevante; uso personale della sostanza stupefacente; spaccio di sostanze stupefacenti; disparità di trattamento rispetto alla condotta di chi detiene per uso personale la sostanza stupefacente; pericolosità della condotta per la salute pubblica.

Coltivazione non autorizzata di piante stupefacenti: quando è esclusa la punibilità?

La punibilità della condotta finalizzata alla coltivazione non autorizzata di piante da cui estrarre sostanze stupefacenti deve essere esclusa solo se il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto.

La condotta, in tal caso, deve essere così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di disponibilità della droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa. In sostanza, a fronte della realizzazione della condotta tipica, che consiste nella coltivazione di una pianta conforme al tipo botanico e che abbia raggiunto la soglia di capacità drogante minima, il giudice potrà e dovrà valutare se la condotta stessa sia del tutto inidonea alla realizzazione dell’offensività in concreto.

Ciò si verifica in caso di un uso esclusivamente personale e delle minima entità della coltivazione. Ciò posto, nel caso di specie, la Corte d’appello ha escluso l’inoffensività in concreto della condotta confermando la condanna per il reato di cui all’articolo 73, commi 1 e 1-bis, del Dpr 309/1990 in capo a due oggetti, scoperti a coltivare in un agro 12 piante di cannabis, contenenti in totale circa 114 mg di THC puro da cui era possibile ricavare fino a 110 dosi per assunzione.

Corte appello Lecce, 28/03/2018, n.87

Quando non è configurabile la lieve entità?

Ai fini della configurabilità della fattispecie del fatto di lieve entità di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 9 ottobre 1990, n. 309, nell’ipotesi di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, deve aversi riguardo sia al principio attivo ricavato nell’immediato, sia a quello ricavabile all’esito del ciclo biologico delle piante, sia ad una apparente destinazione per uso non esclusivamente personale, per tipo, qualità, quantità e livello di produzione, tenuto conto del fabbisogno medio dell’agente.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto immune da vizi la decisione del giudice di merito che aveva escluso l’ipotesi del fatto di lieve entità nella condotta di coltivazione domestica di 19 piante di “cannabis indica”, in un non definito stadio di sviluppo vegetativo, con un principio attivo drogante di oltre 460 grammi, corrispondente a più di 1800 spinelli).

Cassazione penale sez. IV, 05/07/2017, n.50970

Coltivazione di pianta da stupefacente

La condotta tipica di coltivazione di pianta da stupefacente – consistente, cioè, nella coltivazione di una pianta conforme al tipo botanico, la quale abbia, se matura, raggiunto la soglia di capacità drogante minima – non è punibile allorquando essa risulti del tutto inidonea, in ragione del conclamato uso esclusivamente personale e della minima entità della coltivazione, a determinare la possibile diffusione della sostanza producibile.

In tale ipotesi, infatti, non ricorre, in concreto, quella possibilità che dalla coltivazione conseguano, da un lato, la produzione di quantità potenzialmente indeterminate di stupefacente, con la correlata possibile moltiplicazione delle occasioni di lesione della salute pubblica; e, dall’altro lato, la concreta possibilità di favorire la circolazione della droga e di alimentarne il mercato.

Ciò che, pertanto, comporta, in tale evenienza, una concreta inoffensività della condotta ancorché astrattamente conforme al tipo legale (da queste premesse, la Corte ha annullato senza rinvio, con la formula il fatto non sussiste, la condanna intervenuta in una vicenda di detenzione all’interno dell’abitazione di sei piantine di cannabis dell’altezza di circa cm. 90 cadauna, contenenti complessivamente un quantitativo di THC corrispondente a circa 42 dosi).

Cassazione penale sez. III, 22/02/2017, n.36037

Condotta penalmente rilevante

Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando la stessa sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale, sempre che risulti accertata l’offensività della condotta ovvero l’idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che rettamente fosse stata ravvisata la sussistenza del reato in un caso in cui era stata rilevata la presenza di sette piantine di cannabis già poste a dimora e di altre, diciannove pronte per essere impiantate, previa predisposizione di due piccole serre domestiche attrezzate con impianto di irrigazione, ventole, lampade, filtri e termometri, sì da consentire anche la coltivazione “a rotazione”, ed era stata accertata la possibilità di ricavare, da dette piante, 90 dosi medie singole).

Cassazione penale sez. VI, 09/11/2016, n.51615

Sanzione amministrativa

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 75 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, censurato per violazione degli artt. 3, 13, comma 2, 25, comma 2, e 27, comma 3, Cost. nella parte in cui — secondo un consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità — non include tra le condotte punibili con sole sanzioni amministrative, ove finalizzate in via esclusiva all’uso personale della sostanza stupefacente, anche la coltivazione di piante di cannabis. Insussistente è la violazione dell’art. 3 Cost., in quanto la censura poggia su una premessa — quella che la detenzione per uso personale dello stupefacente “autoprodotto” renda non punibile la condotta di coltivazione, rimanendo il precedente illecito penale “assorbito” dal successivo illecito amministrativo — inesatta, in quanto il supposto assorbimento non si verifica affatto: a rimanere “assorbito”, semmai, è l’illecito amministrativo, dato che la disponibilità del prodotto della coltivazione non rappresenta altro che l’ultima fase della coltivazione stessa, ossia la “raccolta” del coltivato (o può essere, comunque, considerata un post factum non punibile, in quanto ordinario sviluppo della condotta penalmente rilevante).

In questa prospettiva, la disparità di trattamento denunciata non sussiste: il detentore a fini di consumo personale dello stupefacente “raccolto” e il coltivatore “in atto” rispondono entrambi penalmente. Insussistente è anche la violazione del principio di necessaria offensività del reato, in quanto la coltivazione presenta la peculiarità di dare luogo ad un processo produttivo in grado di “autoalimentarsi” e di espandersi, potenzialmente senza alcun limite predefinito, tramite la riproduzione dei vegetali, che rende non irragionevole la valutazione legislativa di pericolosità della condotta considerata per la salute pubblica, oltre che per la sicurezza pubblica e per l’ordine pubblico, quantomeno in rapporto all’attentato ad essi recato dalle pulsioni criminogene indotte dalla tossicodipendenza.

In ogni caso, spetta al giudice comune il compito di allineare la figura criminosa in questione al canone dell’offensività “in concreto”, nel momento interpretativo ed applicativo. Risultato, questo, conseguibile sia facendo leva sulla figura del reato impossibile (art. 49 c.p.); sia tramite il riconoscimento del difetto di tipicità del comportamento oggetto di giudizio (sentt. nn. 62 del 1986, 333 del 1991, 133 del 1992, 360 del 1995, 296 del 1996, 263, 519 del 2000, 265 del 2005, 225 del 2008, 57 del 2009; ordd. nn. 231 del 1982, 91, 189 del 1983, 258, 260 del 1984, 308 del 1985, 136 del 1987, 150, 414 del 1996, 437 del 2006, 285 del 2012).

Corte Costituzionale, 20/05/2016, n.109

Detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio

In tema di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, l’uso personale della destinazione della droga è escluso quando il peso complessivo, la diversità delle sostanze stupefacenti sia superiore al fabbisogno giornaliero.

(Nel caso di specie si trattava di 3126 dosi di cannabis, 57 di eroina e 2 di cocaina, oltre ad aver rinvenuto mezzi idonei al confezionamento e un bilancino di precisione).

Ufficio Indagini preliminari Bari, 08/07/2015

Coltivazione domestica di piantine di cannabis

La condotta di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti, sia essa svolta a livello industriale o domestico, è penalmente rilevante anche quando essa sia realizzata per la destinazione del prodotto a uso personale, spettando piuttosto, in ogni caso, al giudice, avuto riguardo alla singola fattispecie, verificare in concreto l'”offensività” della condotta ovvero l’inidoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile.

(Da queste premesse, in una fattispecie in cui il reato di coltivazione era stato ravvisato a carico dell’imputato che risultava avere coltivato “domesticamente” solo cinque piantine di cannabis, dalle quali erano risultati estraibili solo 0,1048 grammi di sostanza stupefacente, di cui neppure era stato indicato il principio attivo, la Corte, accogliendo il ricorso, ha annullato senza rinvio la sentenza per insussistenza del fatto).

Cassazione penale sez. IV, 11/12/2014, n.9156

Produzione, commercio e impiego di sostanze stupefacenti e psicotrope

Va riconosciuta la punibilità della condotta di chi abbia coltivato una piantagione di cannabis quand’anche il principio attivo ricavabile dalla stessa sia inferiore alla “dose media giornaliera”, di cui al Decreto Ministeriale del 2006 proteso a definire, ex art. 73, comma 1 bis, D.P.R. n. 309/1990, le soglie entro le quali si possa ritenere che la detenzione della sostanza stupefacente sia finalizzata ad uso esclusivamente personale.

E’ da valutarsi come “inoffensiva” soltanto se essa è priva della concreta attitudine ad esercitare, anche in maniera assai limitata, minima, l’effetto psicotropo di cui all’art. 14 D.P.R. n. 309/1990, dovendosi considerare lecite solo le condotte afferenti a quantitativi di stupefacente talmente tenui, quanto alla presenza del principio attivo, da non poter indurre, neppure in misura trascurabile, la modificazione dell’assetto neuropsichico dell’utilizzatore; per converso, anche dosi inferiori a quella media singola ben possono configurare il delitto in esame.

Cassazione penale sez. IV, 20/09/2013, n.43184

Attività non autorizzata di coltivazione di piante

Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale. (Fattispecie relativa alla coltivazione di venticinque piante di “cannabis”).

Cassazione penale sez. VI, 13/10/2009, n.49528

Limiti quantitativi massimi delle sostanze psicotrope

È illegittimo il d.m. 4 agosto 2006 che indica i limiti quantitativi massimi delle sostanze psicotrope elencate nella tabella I del T.U. 9 ottobre 1990 n. 309 riferibili ad uso esclusivamente personale, senza spiegare le ragioni delle scelte operate (raddoppio della dose di cannabis ai fini del predetto uso) né adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi della sostanza stupefacente in questione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 21/03/2007, n.2487

Mancanza di concreta offensività

La coltivazione di cinque piantine di cannabis indica per uso esclusivamente personale risulta del tutto inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato (vale a dire la salute dei singoli, per il connesso arricchimento della provvista di materia prima ed il potenziale arricchimento delle occasioni di spaccio) per la mancanza di concreta offensività, e pertanto è da ricondursi, alla stregua dell’insegnamento della sentenza n. 360 del 1995 della Corte costituzionale, nell’area della non punibilità per la conclamata destinazione a proprio esclusivo uso personale della sostanza stessa.

Corte appello Trento, 02/03/2007

Coltivazione di cannabis ad uso domestico

Le forme c.d. atipiche di coltivazione di cannabis ad uso domestico sono del tutto inidonee a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato (ovvero la salute dei singoli, per il connesso arricchimento della provvista di materia prima ed il potenziale arricchimento delle occasioni di spaccio) per la mancanza di concreta offensività, e pertanto sono da ricondursi nell’area della non punibilità per la conclamata destinazione a proprio esclusivo uso personale della sostanza prodotta.

Corte appello Trento, 14/02/2007

note

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