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Subito esecutivo il decreto di modifica delle condizioni di affidamento e assegno

29 aprile 2013


Subito esecutivo il decreto di modifica delle condizioni di affidamento e assegno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 aprile 2013



Immediatamente esecutive le modifiche su affidamento e assegni.

Con una importante sentenza dello scorso venerdì [1], le Sezioni Unite della Cassazione hanno posto fine a un dubbio interpretativo che si era venuto a creare in giurisprudenza, anche in seno alle diverse sezioni della stessa Cassazione [2].

La Corte ha stabilito che è immediatamente esecutivo il decreto del tribunale che modifica le condizioni economiche dei coniugi dopo la separazione o il divorzio, così come lo è il decreto che rivede le disposizioni sull’affidamento dei figli. Ciò coerentemente al fatto che è altrettanto esecutivo in via immediata il provvedimento del Presidente del Tribunale preso nella fase preliminare del giudizio di separazione e divorzio, di cui condivide la natura di decisione modificabile.

La conseguenza, sul piano pratico, della innovativa pronuncia è che, da ora, già con l’emissione del decreto si potrà chiedere – senza bisogno di ulteriori provvedimenti e formalità (come la clausola di esecutorietà) – l’adempimento e l’esecuzione di quanto disposto dal giudice nel decreto stesso.

La Cassazione, in passato, aveva giustificato la tesi negativa ricordando che per i procedimenti in questione si applica la procedura in Camera di Consiglio e, quindi, anche la previsione di esecutorietà solo ad opera del giudice. Una soluzione tuttavia – sottolineava la stessa Corte – che poneva questioni di discriminazione dei giudizi in materia di famiglia rispetto agli altri procedimenti per i quali è già prevista, per legge, l’esecutorietà della sentenza resa in primo grado.

Se dunque non fosse intervenuta la Cassazione a correggere il tiro interpretativo, sarebbe dovuto intervenire il legislatore o la Corte Costituzionale.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 10064/2013 del 26.04.2013.

[2] Cfr. in senso negativo Cass. sent. n. 9373/2011; in senso positivo Cass. sent. n. 4376/12.

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