L’esperto | Articoli

Cancellazione liste elettorali: ultime sentenze

9 Giugno 2019
Cancellazione liste elettorali: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 9 Giugno 2019



Diritto di voto; condanna penale passata in giudicato; cancellazione dalle liste elettorali; irrilevanza della mancata considerazione della pericolosità sociale; estinzione delle sanzioni accessorie; elezioni amministrative; presentazione delle liste elettorali; dichiarazione di accettazione della candidatura; rinuncia alla candidatura.

Da cosa dipende la cancellazione dalle liste elettorali? E’ rilevante la distanza temporale tra la commissione del reato e l’irrogazione della pena? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Cancellazione dalle liste elettorali per condanna penale

La cancellazione dalle liste elettorali conseguente a condanna penale passata in giudicato è legata alla gravità del reato e, conformemente all’art. 3 del Protocollo addizionale n. 1 alla Convenzione EDU (Grande Camera, sentenza 22 maggio 2011, Scoppola c. Italia, 3) non ha carattere generale ed automatico e non è applicata in modo indiscriminato.

Al riguardo, non rileva né la distanza temporale tra la commissione del fatto-reato ed il momento dell’irrogazione della pena, poiché questa scatta, nell’interesse del condannato, al momento della sua definitività sia in relazione alle pene principali che a quelle accessorie, né la mancata considerazione della non ricorrenza della pericolosità sociale, giacché l’estinzione delle pene accessorie è conseguibile mediante la riabilitazione, concedibile in presenza dei differenti requisiti di cui all’art. 179 c.p.

Cassazione civile sez. I, 29/01/2019, n.2479

Interdizione perpetua dai pubblici uffici conseguente ad una condanna penale

La sanzione accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici conseguente ad una condanna penale – dalla quale deriva la cancellazione del condannato dalle liste elettorali, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. e), d.p.r. n. 223 del 1967 – non si estingue a seguito dell’esito positivo dell’affidamento in prova al servizio sociale, poiché, ai sensi della previsione speciale di cui all’art. 47, comma 12, della l. n. 354 del 1975, come inequivocabilmente riformulata per effetto della pronuncia della Corte costituzionale n. 410 del 1994, il giudice di sorveglianza pronuncia ordinanza dichiarativa dell’estinzione della “pena detentiva e di ogni altro effetto penale”, espressione che, diversamente da quella precedente, che si riferiva “alla pena e ad ogni altro effetto penale”, non può interpretarsi come ricomprendente le pene accessorie.

Cassazione civile sez. I, 22/08/2018, n.20952

Elezioni amministrative comunali: esclusione di una candidata di genere femminile 

È legittimo il verbale con il quale una Sottocommissione elettorale, per assicurare il rispetto delle quote di genere (maschile e femminile) di cui all’art. 71 comma 3 bis, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267, dopo aver disposto l’esclusione di un candidato di genere femminile, ordina anche la cancellazione dalla lista di un candidato di genere maschile, secondo le modalità di cui all’art. 30, comma 1, lett. d) bis, d.P.R. 16 maggio 1960 n. 570, che prevedono la cancellazione dei nomi dei candidati appartenenti al genere rappresentato in misura eccedente i due terzi dei candidati, partendo dall’ultimo della lista.

Consiglio di Stato sez. V, 15/05/2014, n.2514

Dichiarazione di accettazione della candidatura

In base all’art. 15 lett. c), l. reg. Sicilia n. 29 del 1951, la presentazione delle liste elettorali deve essere accompagnata dalla dichiarazione di accettazione della candidatura da parte di ciascun candidato, sottoscritta con firma autenticata; ne consegue che la asserita (prima) rinuncia alla candidatura nella lista “Grande Sud” difetta del requisito formale necessario per considerarla valida ed efficace: infatti, se è necessaria, per esplicita disposizione di legge, l’autentica di firma dell’accettazione della candidatura, analogo incombente deve ritenersi necessario anche per il “contrarius actus”, ossia per la revoca, sussistendo le medesime ragioni che giustificano l’identità della regolamentazione; diversamente opinando, verrebbero eluse elementari esigenze di certezza degli atti amministrativi.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. I, 05/10/2012, n.2313

Cancellazione del nominativo del candidato dalla lista

È illegittimo il provvedimento con il quale la sottocommissione elettorale circondariale dispone la cancellazione del nominativo del candidato dalla lista qualora la rinuncia non rivesta la stessa forma dell’accettazione, ovvero non avvenga per il tramite di dichiarazione autenticata con le modalità di cui all’art. 21, comma 2, d.P.R. n. 445/2000.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 12/04/2012, n.1724

Ammissione o esclusione delle liste elettorali

Ai sensi dell’art. 22 del d.P.R. 30 marzo 1957, n. 361, in materia di ammissione o esclusione delle liste elettorali, è inammissibile una domanda incidentale di sospensione del provvedimento di cancellazione di alcuni candidati da una lista elettorale ed è stata ricusata una dichiarazione di presentazione della lista stessa, in quanto esulano dalla giurisdizione dell’Autorità Giurisdizionale Amministrativa.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. I, 23/03/2006, n.548

Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza

Non può ordinarsi la cancellazione dalle liste elettorali di colui al quale sia stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ove tale provvedimento sia stato impugnato dinanzi alla corte di appello e non sia, pertanto, ancora passato in giudicato, così come richiesto dall’art. 2, comma 1, lett. c d.P.R. n. 223 del 1967.

Corte appello Lecce, 08/05/2002

Accettazione della candidatura di un candidato

In forza degli art. 9, 1 l. 17 febbraio 1968 n. 108, la dichiarazione di accettazione della candidatura di ogni candidato deve essere presentata contestualmente alla presentazione della lista; tuttavia il difetto di accettazione non comporta l’esclusione della lista, ma solo la cancellazione dalla stessa dei nomi dei candidati.

Consiglio di Stato sez. V, 18/06/2001, n.3212

Carica di sindaco

È ineleggibile alla carica di sindaco (ed, a posteriori ne va dichiarata la decadenza) chi non goda del diritto di elettorato attivo, per il fatto di essere stato dichiarato fallito. Ciò discende dal combinato disposto dell’art. 6 d.P.R. 16 maggio 1960 n. 570, in base al quale “… non può essere nominato sindaco chi è ineleggibile a consigliere comunale. ..”, dell’art. 1 l. 23 aprile 1981 n. 154, secondo cui “… è eleggibile a consigliere comunale l’elettore…”, e dell’art. 2, comma 1, lettera a) del d.P.R. 20 marzo 1967 n. 223 (come modificato), il quale, ricalcando l’art. 2 t.u. 7 ottobre 1947 n. 1058, stabilisce che “… non sono elettori coloro che sono stati dichiarati falliti, finché dura lo stato di fallimento, ma non oltre cinque anni dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento…”, e con ciò colloca la temporanea perdita del diritto di elettorato, nel novero delle “incapacità stabilite dalla legge”, di cui al comma 3 dell’art. 50 r.d. 16 marzo 1942 n. 267.

Nè possono spendere alcun rilievo contrario, al riguardo, la circostanza per cui l’eletto non risultasse, all’epoca dell’elezione, cancellato formalmente dalle liste elettorali (non avendo l’iscrizione – o la cancellazione – in tali liste natura costitutiva della qualità di elettore), o quella per cui la pronuncia dichiarativa del fallimento non fosse, a quella stessa epoca ancora definitiva, o per cui la condizione di fallito venga successivamente meno.

Cassazione civile sez. I, 22/05/1997, n.4597

Dichiarazione di fallimento passata in giudicato

In base all’art. 2 comma 1 lett. a) d.P.R. 20 marzo 1967 n. 223, come modificato dalla l. 16 gennaio 1992 n. 15, ai fini della cancellazione dalle liste elettorali dell’elettore dichiarato fallito, non è necessario che la pronuncia dichiarativa di fallimento sia passata in giudicato, poiché la perdita del diritto di voto è collegata allo “stato di fallimento”, che è determinato dalla sentenza dichiarativa dello stesso ed ha inizio dalla data di pubblicazione.

Cassazione civile sez. I, 13/07/1994, n.6558

Dimora abituale 

In forza degli art. 4 e 32 del d.P.R. 20 marzo 1967 n. 223, come sono iscritti di ufficio nelle liste elettorali tutti i cittadini che, possedendo i requisiti per essere elettori, sono compresi nel registro della popolazione stabile del comune, così devono essere cancellati dalle liste coloro che per qualsiasi motivo (non esclusa l’irreperibilità accertata attraverso le operazioni di censimento generale: art. 11, lett. c) del d.P.R. 30 maggio 1989 n. 223), vengono cancellati dal registro della popolazione, con la conseguenza che, atteso questo rapporto di formale collegamento è di automatica dipendenza fra un adempimento e l’altro, fino a quando le risultanze del registro anagrafico non vengano immutate nei modi ed attraverso i rimedi all’uopo specificamente predisposti dalla legge, il giudice davanti al quale venga impugnato il provvedimento di cancellazione delle liste elettorali non può sovrapporre a tale sistema di formale conseguenzialità il proprio autonomo convincimento circa l’effettività della dimora abituale dell’interessato nel Comune delle cui liste si tratta.

Cassazione civile sez. I, 09/06/1994, n.5639

note

Autore immagine: 123rf com.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA