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Disconoscimento fotocopie di Agenzia Entrate Riscossione

28 Maggio 2019
Disconoscimento fotocopie di Agenzia Entrate Riscossione

L’Agente per la riscossione esattoriale è un pubblico ufficiale? Ha il potere di autenticare le copie degli atti e delle relate di notifica?

Hai fatto ricorso contro alcune cartelle esattoriali sostenendo di non averle mai ricevute. Per dimostrare il contrario, Agenzia Entrate Riscossione ha depositato in causa le fotocopie autenticate con le cartoline di ricevimento delle raccomandate e la relata di notifica compilata del messo notificatore. Ti opponi alla produzione di tali documenti: a tuo avviso non possono costituire una prova visto che si tratta di semplice copie e l’Agente per la riscossione non ha il potere di attestare la conformità all’originale. È davvero così? Come deve avvenire il disconoscimento delle fotocopie di Agenzia Entrate Riscossione? La questione è stata chiarita dalla Cassazione con una recente sentenza [1], la prima forse emessa dopo il passaggio di consegne da Equitalia al nuovo ente pubblico. Ecco cosa hanno detto i giudici.

Il valore della fotocopia nel processo civile e tributario

Nell’ambito del processo civile e tributario, la fotocopia non autenticata da un pubblico ufficiale non ha valore di prova documentale se la sua genuinità viene contestata dall’avversario. La Cassazione ha più volte sottolineato che non basta una semplice e generica opposizione al deposito del documento: la parte deve insinuare nel giudice il dubbio sull’attendibilità della copia e spiegare per quali ragioni questa potrebbe non essere conforme all’originale.

La cartella e la prova della notifica

Spesso, dinanzi a un atto dell’agente della riscossione (ad esempio una intimazione di pagamento, un avviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento) vi è la mancata notifica del cosiddetto “atto prodromico”, cioè di precedente: la cartella esattoriale.

Spetta ovviamente all’Esattore dimostrare la corretta notifica della cartella. E a tal fine, l’Agente deve conservare gli originali e le matrici delle cartoline di ricevimento per tutto il tempo in cui intende procedere alla riscossione. Benché la legge imponga all’esattore di esibire gli originali di tali documenti, dietro richiesta di accesso agli atti presentata dal contribuente, solo per cinque anni, non c’è invece alcun limite di tempo quando si tratta di dimostrare, in causa, l’esatta notifica.

La prova per fotocopie

Fin quando la riscossione esattoriale è stata assegnata ad Equitalia Spa non vi sono stati dubbi sull’impossibilità, per la società privata, di autenticare le copie delle cartelle e delle relate di notifica a mezzo dei propri dipendenti. Questi ultimi infatti non sono muniti della qualifica di pubblici ufficiali.

Il discorso si è riproposto per Agenzia Entrate Riscossione che, al contrario di Equitalia Spa, è invece un ente pubblico, gestore di un pubblico servizio.

Come tale, secondo la Cassazione, Ader può autenticare atti che detiene in originale o i ruoli di riscossione di cui è depositario tramite dipendenti delegati, ai quali è riconosciuta la qualifica di pubblici ufficiali.

I documenti in copia fotostatica prodotti dall’Esattore costituiscono quindi un mezzo idoneo per introdurre la prova nel processo. Essi hanno la stessa efficacia probatoria degli originali se non sono espressamente contestate dalla parte contro la quale sono prodotte. Spetta alla controparte l’onere di contestarne la conformità all’originale.

Il disconoscimento delle fotocopie delle cartelle di Agenzia Entrate Riscossione

Il fatto che l’autentica sulle fotocopie sia posta da un pubblico ufficiale, non significa quindi che non sia possibile il disconoscimento fotocopie di Agenzia Entrate Riscossione; tuttavia – sottolinea la Cassazione – il disconoscimento della conformità deve essere «chiaro e circostanziato». La contestazione non deve essere generica, ma esplicita, ossia deve indicare gli elementi attestanti la non corrispondenza tra la realtà fattuale e la realtà riprodotta. In pratica il contribuente deve indicare sia il documento che gli aspetti per i quali ritiene che la fotocopia non sia conforme all’originale.

Quindi la fotocopia autenticata si presume corrispondente all’originale e può far prova nel processo tributario, ma il cittadino può sempre contestare tale conformità dando le prove contrarie. Trattandosi tuttavia di un atto autenticato da pubblico ufficiale, sembra che la contestazione di autenticità debba avvenire tramite querela di falso.

note

[1] Cass. sent. n. 7736/19 del 20.03.2019.


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