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Apologia fascismo: quando scatta?

29 Maggio 2019 | Autore:
Apologia fascismo: quando scatta?

Reato di apologia del fascismo: cosa prevede la legge Scelba? Il saluto romano è reato? Cosa dice la Cassazione a proposito delle manifestazioni fasciste?

La Costituzione italiana vieta in maniera esplicita la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista: ciò significa che nessuna forza politica può ricostituire il partito mussoliniano. Per rafforzare questa previsione, al fine di evitare che potesse essere facilmente aggirata, la legge ha pensato di punire anche coloro che si attivano per costituire organizzazioni che si ispirano ai principi fascisti, nonché tutti quei comportamenti che esaltino l’ideologia del ventennio. In pratica, l’ordinamento giuridico proibisce l’apologia del fascismo.

Apologia fascismo: quando scatta? In cosa consiste questo reato e cosa si rischia? Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme come funziona il reato di apologia del fascismo, quando si integra e quando, invece, non si commette illecito.

Apologia del fascismo: cosa dice la legge?

Il reato di apologia del fascismo è previsto dalla famosa legge Scelba del 1952 [1] e punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità del disciolto partito fascista.

Alla stessa pena soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

Cos’è l’apologia?

Per apologia deve intendersi qualunque discorso teso a difendere o ad esaltare un fatto, un accadimento o un episodio realmente accaduto. L’apologia, dunque, consiste nella difesa e nella contemporanea esaltazione di episodi che la legge ritiene esecrabili e/o pericolosi.

L’apologia di qualsiasi delitto costituisce reato [2]: pertanto, l’apologia del fascismo ne rappresenta solamente una fattispecie particolare. Di conseguenza, commette il reato di apologia il politico che, durante la campagna elettorale, si si dica favorevole alla tortura e ai metodi disumani sui carcerati, oppure la persona che, sul proprio blog, esalti la violenza di alcuni facinorosi.

Se ne vuoi sapere di più su quest’argomento ti invito a leggere l’articolo sull’apologia di genocidio.

Apologia del fascismo: quando è punibile?

L’apologia del fascismo scatta ogni volta che qualcuno, a prescindere dal proprio lavoro o dalla qualità rivestita, faccia pubblica propaganda finalizzata a far risorgere il partito fascista. Chiunque, pertanto, può macchiarsi di questo reato.

Una legge del 1993 (cosiddetta legge Mancino [3]) ha esteso il divieto, punendo la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico. La pena prevista è la reclusione fino a tre anni per la propaganda o per chi incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; mentre è da sei mesi a quattro anni per chi incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Ma quando l’apologia del fascismo è concretamente punibile? Quali sono le condotte vietate? Quando si rischia di incorrere in questo reato? La risposta a queste domande non è così semplice: come ti dirò nel prosieguo dell’articolo, la giurisprudenza si è mostrata piuttosto cauta nell’applicazione di questa fattispecie di reato.

In linea di massima, si può dire che il reato di apologia del fascismo scatta solamente se l’attività di propaganda sia pubblica e sia rivolta alla ricostituzione del partito fascista o di un’organizzazione che si ispiri ai principi del fascismo. In pratica, non occorre, per essere puniti, che si crei un’organizzazione che ne abbia la stessa denominazione o denominazione simile, ma che l’entità così costituita persegue le finalità antidemocratiche tipiche del fascismo.

Di questo avviso è stata la giurisprudenza quando ha assolto il Movimento Fascismo e libertà costituito nel 1991: secondo i giudici, gli esponenti del partito non avrebbero commesso alcun reato di apologia del fascismo, visto che il movimento in questione, seppure utilizzasse simboli fascisti, non auspicava il ritorno di una dittatura.

Saluto romano: è apologia del fascismo?

Uno dei temi più dibattuti in tema di apologia del fascismo è quello riguardante l’utilizzo del saluto romano, cioè del braccio destro teso in avanti utilizzato dai fascisti durante il ventennio. Ebbene, anche in questo caso i giudici [4] hanno ritenuto di assolvere quattro esponenti di un movimento neofascista che avevano mostrato il saluto romano per ricordare i caduti fascisti della Repubblica Sociale di Salò.

Secondo il giudice, il reato di apologia del fascismo non sussiste perché quella degli imputati sarebbe stata una manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita. In pratica, secondo il magistrato, il saluto romano esternato durante una particolare ricorrenza non avrebbe rappresentato un pericolo per l’ordinamento democratico: non si sarebbe trattato, quindi, di un tentativo di favorire il ritorno del fascismo, ma solamente un modo di ricordare il partito mussoliniano.

Nello stesso senso la Corte di Cassazione [5], la quale ha escluso la configurabilità del delitto di apologia del fascismo e quello di manifestazioni fasciste (ugualmente vietate dalla legge) con riferimento a condotte tipiche ed usuali del disciolto partito fascista, quali la “chiamata del presente” ed il cosiddetto “saluto romano”, poste in essere nel corso di un corteo pubblico per finalità puramente commemorative di tre defunti, vittime di una violenta lotta politica.

Tuttavia, solamente qualche mese prima lo stesso tribunale di Milano aveva condannato alcune persone per dei saluti romani inscenati nello stesso luogo (il cimitero Maggiore di Milano, dove sono sepolti i caduti fascisti della Repubblica di Salò), in quanto la manifestazione era dichiaratamente volta a celebrare non i defunti, ma la nascita del movimento fascista e, dunque, non era commemorativa ma rievocativa.

Quando la propaganda fascista è reato?

I giudici, quindi, sono chiamati ad effettuare una valutazione per certi versi molto complicata:

  • se la propaganda oppure la manifestazione è volta solamente a ricordare il partito fascista, senza volerne la ricostituzione e, quindi, senza attentare ai principi democratici del nostro Paese, allora si tratterà di una libera manifestazione del proprio pensiero, non punibile. In pratica, chi ricorda con nostalgia il ventennio, anche rifacendosi ad espressioni o gesti (vedi il saluto romano) tipici di quel periodo, non commette reato;
  • al contrario, la propaganda e le manifestazioni dirette a far rivivere il fascismo costituiscono il reato di apologia del fascismo, sempreché siano realmente pericolose. Ad esempio, difficilmente potrà essere accusato di apologia del fascismo colui che vaneggia l’imminente ritorno del duce e la conseguente ricostituzione del partito mussoliniano.

note

[1] Legge n. 645/1952.

[2] Art. 414 cod. pen.

[3] Legge n. 205/1993.

[4] Trib. Milano, sent. del 30 aprile 2019.

[5] Cass., sent. n. 8108 del 14.12.2017, dep. 20.2.2018.

Autore immagine: Flickr.com


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2 Commenti

  1. Guardando alla storia, si evince che non solo il fascismo ma anche il comunismo dovrebbe essere punito allo stesso modo, in quanto nel mondo ha fatto 100. milioni di morti. Non sto qua a raccontare i dettagli in Italia, sono sotto gli occhi di tutti. Anche i comunisti alzano il braccio con il pugno chiuso e non sono processati. Ci sono quindi due pesi e due misure e questo non dovrebbe essere in una democrazia, ma tutti dovrebbero sottostare alle stesse leggi, o no?

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