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Debitore in malafede

28 Maggio 2019
Debitore in malafede

Si può ottenere un risarcimento per chi nega l’esistenza del credito ma non ha prove di ciò che afferma o si aggrappa ad appigli legali privi di fondamento giuridico?

Negare un debito può anche rientrare nel consueto gioco delle parti. Ma non si può farlo davanti al giudice. In questo caso il debitore in malafede non solo paga le spese processuali all’avversario, ma anche un risarcimento del danno. La sua colpa sta nell’aver costretto il creditore a ritardare il recupero delle somme. A dirlo è la giurisprudenza in numerose sentenze, l’ultima delle quali emessa proprio di recente dal tribunale di Padova con una ordinanza del 21 maggio scorso [1].

Ma quando si può parlare di debitore in malafede e in quali casi la sua condotta può determinare gli obblighi risarcitori? Cerchiamo di fare il punto della situazione. Per rendere più comprensibile la questione, facciamo un esempio pratico.

Opposizione a decreto ingiuntivo senza motivi

Immagina di avere un credito nei confronti di una persona la quale, tuttavia, non ha alcuna intenzione di pagarti. Alle tue diffide non risponde e, anche quando hai provato a parlargli di persona, ha trovato scuse di ogni genere. Così hai deciso di incaricare un avvocato per avviare un procedimento di riscossione. Il legale ottiene dal tribunale un decreto ingiuntivo. Ricevuto l’atto giudiziario, però, il debitore presenta opposizione.

Nel leggere le sue difese resti sbalordito: si tratta di un elenco di falsità peraltro non supportate dalla benché minima prova. Difatti, non trascorre molto tempo che il giudice rigetta l’opposizione e conferma il tuo credito. Ma chi ti risarcirà per tutto il tempo che hai perso e le spese legali? Ecco cosa prevede la legge a riguardo.

La condanna alle spese processuali

Quando una parte perde una causa, il giudice la condanna a rimborsare all’avversario tanto le spese vive sostenute per il giudizio (ad esempio il contributo unificato, le notifiche, ecc.), tanto l’onorario per la parcella al suo avvocato. È questa la regola della soccombenza.

La cosiddetta condanna alle spese processuali trova applicazione nella generalità dei casi in cui c’è una vittoria netta, al termine del giudizio, da parte di un soggetto su un altro.

Sono previste delle eccezioni nei cui casi il giudice può disporre la cosiddetta compensazione delle spese. Con la compensazione, le spese sostenute da ciascuna parte restano a carico di quest’ultima e non sono dovuti rimborsi. Ciascuno cioè paga da sé il proprio avvocato e le spese vive.

Abbiamo elencato tutte queste ipotesi nell’articolo Compensazione spese legali: in quali casi? e si tratta di:

  • soccombenza reciproca: il giudice accoglie in parte la domanda di uno, in parte la domanda dell’altro;
  • assoluta novità della questione trattata, che non trova precedenti in giurisprudenza;
  • mutamento della giurisprudenza: quando i giudici della Cassazione rivedono, in corso di causa, un loro orientamento consolidato;
  • altre gravi ragioni individuate dal giudice caso per caso.

Debitore in malafede: che fare?

La condanna alle spese, come detto, è la regola generale e si applica per il solo fatto che una parte abbia vinto la causa e l’altra l’abbia persa. Tuttavia, quando risulta che una parte abbia agito in causa o abbia resistito alla domanda avversaria in mala fede, ossia nella piena consapevolezza di avere torto, e quindi solo al fine di ostacolare il recupero del credito o l’esercizio dell’altrui diritto, scatta anche un risarcimento del danno in favore dell’avversario. Si parla, a riguardo, del risarcimento per lite temeraria. Se è vero che il tempo è denaro, la perdita di questo tempo per ottenere ciò che spetta per legge va risarcita.

Si tratta di una tutela risarcitoria nei confronti del vincitore che ha subìto un danno a causa della condotta della controparte come, ad esempio, nel caso in cui abbia dovuto partecipare a un giudizio palesemente ingiustificato. Si intende in questo modo porre un limite ai comportamenti dei soggetti che agiscono o resistono in giudizio per mero spirito di emulazione o con intenti dilatori o defatigatori, pur essendo ben consapevoli del loro torto.

La richiesta di risarcimento deve essere presentata dalla parte interessata prima che il giudice emetta la sentenza. La somma del risarcimento, non potendo essere predeterminata con criteri matematici, viene stabilita dal giudice caso per caso in “via equitativa” ossia secondo quanto gli appare giusto. Vengono quindi valutati una serie di elementi come l’entità del diritto leso, la durata del processo, il danno che ne è conseguito, il fondamento delle ragioni della parte vincitrice e la pretestuosi della difesa di quella soccombente.

Come ottenere la condanna del debitore in malafede al risarcimento

Per ottenere la condanna del debitore in malafede al risarcimento del danno, il creditore deve fare una istanza al giudice anche durante l’ultima udienza (quella della “precisazione delle conclusioni”).  In tale istanza è necessario provare:

  • la malafede o la colpa grave del soccombente nel giudizio. Per malafede si intende la consapevolezza dell’infondatezza della domanda, mentre per colpa grave, la mancanza di prudenza nell’agire. Si pensi al caso di palese insostenibilità delle tesi giuridiche prospettate in giudizio o al caso in cui il creditore ottiene un decreto ingiuntivo contro il debitore che aveva già saldato il suo debito;
  • il danno e la sua entità in modo specifico e concreto (ad esempio le perdite subite per via del decorso del tempo necessario alla causa). In mancanza, il giudice non può liquidare il danno in via equitativa.

Debitore in malafede e opposizione a decreto ingiuntivo

La sentenza in commento non fa che ribadire questi principi. Si può parlare infatti di  lite temeraria tutte le volte in cui il debitore propone in malafede l’opposizione al decreto ingiuntivo notificato dal creditore. Nel caso di specie, la condanna è stata quantificata a una cifra pari al doppio delle spese di lite, il massimo previsto in caso di responsabilità aggravata.


note

Autore immagine 13rf com


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