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Pensione e riassunzione dallo stesso datore di lavoro

29 Maggio 2019 | Autore:
Pensione e riassunzione dallo stesso datore di lavoro

Chi è pensionato può iniziare un nuovo rapporto di lavoro con l’azienda presso cui era impiegato?

Finalmente hai maturato i requisiti per la pensione: vorresti percepire il trattamento subito, perché le leggi, in materia di previdenza, cambiano spesso, e hai paura che in futuro il trattamento potrebbe non esserti più riconosciuto.

Tuttavia, il solo trattamento di pensione non è sufficiente a garantire l’attuale tenore di vita, e vorresti continuare a lavorare.

Ti chiedi allora se è possibile, dopo aver ottenuto la liquidazione della pensione, iniziare una nuova attività lavorativa, anche con il precedente datore di lavoro, o continuare la precedente attività. In altre parole, è possibile ottenere la pensione e riassunzione dallo stesso datore di lavoro, oppure si rischia la revoca del trattamento?

Sull’argomento, la Cassazione, con una nuova sentenza [1], ha fornito importantissimi chiarimenti.

Ma procediamo per ordine, e verifichiamo se, innanzitutto, chi percepisce la pensione può lavorare, per poi capire in quali ipotesi si può continuare l’attività svolta presso il precedente datore di lavoro.

Posso lavorare in pensione?

Il pensionato, nella generalità dei casi, può cumulare pienamente il reddito di lavoro con quello derivante dalla pensione [2].

Ci sono tuttavia delle eccezioni:

  • la pensione anticipata dei lavoratori precoci, che non consente di lavorare per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianità contributiva necessaria per la pensione anticipata standard, cioè 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne) e l’anzianità contributiva al momento del pensionamento con il requisito contributivo agevolato, pari a 41 anni di contribuzione;
  • la pensione Quota 100, che non consente di lavorare sino al compimento dei 67 anni di età (ad eccezione del lavoro occasionale sino a 5mila euro annui);
  • chi percepisce l’assegno ordinario d’invalidità, le pensioni d’inabilità e invalidità specifiche, o la pensione di reversibilità, subisce poi una riduzione del trattamento, nel caso in cui questo sia cumulato con redditi di lavoro.

Per approfondire: Sono in pensione ma voglio lavorare.

Se lavoro in pensione devo versare i contributi?

Il pensionato che lavora come dipendente è obbligato al versamento dei contributi come tutti gli altri lavoratori subordinati. Gli autonomi ed i collaboratori possono invece aver diritto a delle riduzioni della contribuzione dovuta.

Il pensionato che continua a lavorare matura, comunque, ulteriori quote di pensione (supplemento di pensione), che andranno ad aumentare l’assegno già in godimento.

Per pensionarmi devo dare le dimissioni?

Chiarito che il pensionato, nella generalità dei casi, ha la possibilità di svolgere un’attività lavorativa, bisogna però osservare che per ottenere la liquidazione della pensione è obbligatorio rassegnare le dimissioni. In base a quanto affermato dalla Cassazione [3], difatti, perché il lavoratore dipendente possa ricevere la pensione, è necessario che cessi l’attività e non si rioccupi sino alla decorrenza del trattamento.

L’obbligo di terminare l’attività lavorativa subordinata è collegato alla finalità della pensione, cioè allo stato di bisogno che deriva dalla fine del rapporto di lavoro: in pratica, il lavoratore ha diritto alla pensione quando si verifica la situazione che corrisponde al rischio assicurato dall’Inps, cioè la cessazione del rapporto lavorativo, fonte di reddito.

L’obbligo di dimettersi per ottenere la pensione, in particolare, è stato introdotto dal decreto Amato [4], ed è stato esteso alle pensioni liquidate con il sistema contributivo dalla legge Dini [5].

Per i lavoratori autonomi e parasubordinati, invece, la legge non prevede l’obbligo di terminare l’attività lavorativa.

Entro quando devo dimettermi per la pensione?

Le dimissioni per la pensione non possono essere presentate alla maturazione dei requisiti del trattamento, se non si rispetta l’obbligo di preavviso. Nello specifico, le dimissioni devono essere presentate all’azienda rispettando il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo applicato, o rispettando le tempistiche di preavviso per la cessazione dal servizio applicate dalla propria amministrazione, per i dipendenti pubblici.

In ogni caso, l’Inps verifica che l’attività di lavoro dipendente non sia in essere al momento della decorrenza della pensione: se risulta in atto un rapporto di lavoro subordinato al momento dell’accesso alla pensione, l’istituto non liquida il trattamento.

Chi ha più rapporti di lavoro subordinato in essere, deve cessarli tutti per poter ricevere la pensione.

Per certificare il diritto a pensione devo dare le dimissioni?

Non è invece necessario dimettersi, per il lavoratore che abbia semplicemente bisogno della certificazione del diritto alla pensione: con la domanda di certificazione, difatti, non si chiede la liquidazione di una prestazione, ma si chiede soltanto la conferma del possesso dei requisiti per la pensione all’Inps.

Se maturo i requisiti per la pensione devo dimettermi?

Chi matura i requisiti per la pensione non è obbligato a dimettersi: se non lo fa, può continuare a lavorare, ma senza percepire alcun trattamento dall’Inps.

In ogni caso, il datore di lavoro o l’amministrazione può licenziare, a seguito del raggiungimento dell’età pensionabile e degli ulteriori requisiti per la pensione. Ne abbiamo parlato in: Licenziamento per la pensione e limiti di età.

Quando posso farmi riassumere?

Hai presentato le dimissioni dal rapporto di lavoro dipendente per ottenere la pensione, ma vuoi proseguire il precedente rapporto di lavoro. Adesso, ti chiedi quanto debba durare la “pausa” lavorativa, ossia quanto tempo deve trascorrere dalle dimissioni (o dal licenziamento) alla riassunzione.

Secondo quanto chiarito dall’Inps sull’argomento [6]:

  • se continui a lavorare presso la stessa azienda, cioè vieni riassunto subito dopo la cessazione del contratto, devi interrompere per almeno un giorno il rapporto di lavoro (ad esempio, se il rapporto termina il 31 dicembre, l’inizio del nuovo rapporto può avvenire dal 2 gennaio);
  • nel caso in cui, invece, tu sia assunto da un’azienda diversa, non è necessaria alcuna interruzione (ad esempio, se il rapporto termina il 31 dicembre, l’inizio del nuovo rapporto può avvenire dal 1° gennaio), perché si tratta di un nuovo rapporto.

L’Inps, comunque, per evitare finte dimissioni e finte riassunzioni al solo scopo di conseguire la pensione, verifica i documenti che provano l’effettività della cessazione: invio delle comunicazioni obbligatorie di dimissioni e cessazione, liquidazione delle spettanze di fine rapporto come Tfr, ratei mensilità aggiuntive, ratei ferie e permessi non goduti, etc.

La Cassazione, comunque, con una sentenza del 2016 [3] ha chiarito che il momento a cui far riferimento per la verifica dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato è quello della decorrenza della pensione.

In parole semplici, non puoi farti riassumere dallo stesso datore di lavoro prima della data di decorrenza della pensione: in caso contrario, l’Inps respinge la domanda e non liquida la prestazione.

Pensione e riassunzione dallo stesso datore di lavoro: rischio di revoca della pensione

Se ottieni la liquidazione della pensione, ed in seguito vieni riassunto dallo stesso datore di lavoro, alle medesime condizioni, devi sapere che la chiusura del rapporto si presume simulata. È la Cassazione ad affermarlo, in base a quanto chiarito con una nuova sentenza [7], che considera il pensionamento fittizio e non effettivo, se seguito da una riassunzione alle stesse condizioni, come se il rapporto non fosse realmente terminato. Di conseguenza, dato che viene meno lo stato di bisogno economico derivante dalla cessazione del rapporto di lavoro, condizione fondamentale per l’erogazione della pensione, il trattamento viene revocato.

Attenzione: la cessazione è considerata fittizia anche se avviene parecchio tempo dopo la data di decorrenza della pensione.

Per superare la presunzione di cessazione fittizia è necessario dimostrare, ricorrendo a diversi indicatori, che il nuovo rapporto di lavoro abbia caratteristiche differenti rispetto al precedente. In caso contrario, si rischia la revoca della pensione.

Quando è liquidata la pensione?

La decorrenza della pensione anticipata, considerando che le finestre sono state ripristinate dal decreto Welfare [8], avviene dopo 3 mesi dalla maturazione dei requisiti, posta la cessazione dell’attività lavorativa.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, il trattamento decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui sono maturati i requisiti, posta, ugualmente, la cessazione dell’attività lavorativa.

Le finestre di attesa si applicano a diverse tipologie di pensione, come la pensione di anzianità in totalizzazione, o la pensione di vecchiaia anticipata o, ancora, la pensione Quota 100 o l’opzione donna.

Ad ogni modo l’Inps accerta sempre, in caso di cessazione e successiva riassunzione dallo stesso datore di lavoro, se la cessazione sia stata veritiera o fittizia.


note

[1] Cass. sent. 14417/2019.

[2] Art 19 L.133/2008.

[3] Cass. sent n. 5052 del 15.03.2016.

[4] Art.1, Co.7, D.lgs 503/1992.

[5] Art.1, Co.20, L. 335/1995.

[6] Inps Circ. n. 89/2009.

[7] Cass. sent. 14417/2019.

[8] DL 4/2019.


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