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Impugnazione delibera condominio: ultime sentenze

13 Giugno 2019
Impugnazione delibera condominio: ultime sentenze

Legittimazione ad agire del condomino; legittimazione passiva dell’amministratore di condominio; delibera condominiale; impugnazione della delibera condominiale; assemblea dei condomini negli edifici; deliberazioni annullabili.

Per la demolizione di porzioni di muro da parte del singolo condomino è necessaria la delibera assembleare? Leggi le ultime sentenze sull’impugnazione delle delibere condominiali.

Impugnazione delle delibere condominiali annullabili

In tema di impugnazione di delibere condominiali annullabili, la legittimazione ad agire spetta al condomino che sia stato assente all’assemblea nel corso della quale la delibera contestata è stata assunta o che, se presente, abbia espresso in merito il suo dissenso o si sia astenuto, ricadendo sullo stesso l’onere di provare tali circostanze.

Il difetto di detta legittimazione può, invece, essere rilevato d’ufficio dal giudice ed il relativo accertamento non è soggetto a preclusioni, non potendosi accordare la facoltà di opporre la menzionata delibera a chi non ne abbia titolo.

Cassazione civile sez. II, 26/02/2019, n.5611

Opposizione a decreto ingiuntivo per la riscossione di contributi condominiali

Proposta opposizione a decreto ingiuntivo per la riscossione di contributi condominiali, il giudice deve accogliere l’opposizione, qualora (nelle more di quest’ultima) la relativa delibera condominiale abbia perduto (nella sede della relativa impugnazione) la sua efficacia, perché ne è stata sospesa l’esecuzione, ex art. 1137, comma, 2 c.c., o perché ne è stata dichiarata l’invalidità (o è stata invalidata) con sentenza, quantunque non ancora passata in giudicato.

Tribunale Roma sez. V, 25/02/2019, n.4197

Sostituzione della delibera impugnata

In tema di impugnazione delle delibere condominiali, ai sensi dell’art. 2377 c.c. – dettato in tema di società di capitali ma, per identità di ratio, applicabile anche in materia di condominio – la sostituzione della delibera impugnata con altra adottata dall’assemblea in conformità della legge, facendo venir meno la specifica situazione di contrasto fra le parti, determina la cessazione della materia del contendere, per insussistenza di uno specifico interesse ad agire al momento della decisione, rimanendo affidata al tribunale soltanto la pronuncia finale sulle spese.

Tribunale Milano, 23/01/2019, n.625

Delibera condominiale non impugnata: è valida ed efficace?

L’opposizione ex art. 645 c.p.c., promossa dal singolo condomino avverso l’ingiunzione giudiziale di pagamento emessa ai sensi dell’art. 63 disp att. c.c., non può riguardare questioni involventi la legittimità – valutabile in termini di annullabilità – della delibera assembleare condominiale posta a suo fondamento atteso che ciò che assume rilievo è unicamente l’esecutività della decisione dell’assise condominiale che, qualora non privata – a seguito di pronuncia interinale di sospensiva resa cautelarmente nell’ambito del procedimento di gravame avverso la delibera medesima, ovvero per effetto del ritiro dell’atto da parte del medesimo organo che l’aveva adottato, o, ancora, a seguito di suo giudiziale annullamento o declaratoria di nullità – di detto carattere, supporta validamente il provvedimento monitorio fatto oggetto di opposizione.

Il procedimento di opposizione può, quindi, avere ad oggetto le sole doglianze in ordine alla sussistenza del debito o alla documentazione costituente prova scritta dell’ingiunzione, ovvero il verbale della delibera assembleare, ma non anche la validità della stessa che può venire contestata, in via separata, solamente con l’impugnazione di cui all’art. 1337 c.c. poiché l’attualità del debito non è subordinata alla sua validità ma alla sua efficacia.

Tribunale Roma sez. V, 15/01/2019, n.976

Impugnazione della delibera di approvazione della nuova tabella

La legittimazione passiva dell’amministratore di condominio è limitata al solo caso di impugnazione della delibera di approvazione della nuova tabella e non anche all’ipotesi dell’accertamento dell’invalidità o inefficacia della tabella in vigore, nel qual caso la relativa azione di accertamento va proposta nei confronti di tutti gli altri condomini (Cfr. Cass. n. 11757 del 11.07.2012; Cass. n. 3542 del 15.04.1994).

Tribunale Bari sez. I, 05/12/2018, n.5097

Uso del pianerottolo condominiale

La delibera condominiale in merito all’uso dei beni condominiali, in particolare dei ballatoi sui quali si affacciano le aperture degli appartamenti di proprietà esclusiva dei condomini, non ha ad oggetto diritti del singolo e dunque non è nulla ma bensì annullabile mediante impugnazione da proporre nei trenta giorni previsti dall’art. 1137 comma secondo c.c. in caso di contrarietà alla legge o al regolamento di condominio. La mancata tempestiva impugnazione della delibera produce la sua obbligatorietà per tutti i condomini a mente dell’art. 1137 c.c.

Tribunale Bari sez. I, 28/11/2018, n.4960

Omesso ricevimento dell’avviso di convocazione e deliberazione

In un giudizio avente ad oggetto l’impugnazione di una delibera dell’assemblea condominiale per omesso ricevimento dell’avviso scritto sia della convocazione che della deliberazione ivi assunta, il condominio deve dimostrare di aver dato comunicazione scritta così dell’avviso di convocazione come del verbale d’adunanza nella forma stabilita dal regolamento, posto che non si può considerare invalsa, fra tutti i condòmini (in numero elevatissimo, intorno al migliaio), una consuetudine normativa modificatrice, sia pure solo parzialmente, di quest’ultimo (nella specie si effettuava la consegna a mano o immissione nella cassetta postale da parte dei rispettivi portieri al posto della raccomandata postale, posto che prevale quanto stabilito nel regolamento condominiale.

Tribunale Roma sez. V, 08/11/2018, n.21435

Come definire il valore di una controversia sul riparto di una spesa condominiale?

Ai fini della competenza, per definire il valore di una controversia avente a oggetto il riparto di una spesa condominiale si deve aver riguardo alla singola obbligazione. E ciò vale anche se l’azione del condomino è volta a sentir dichiarare l’inesistenza del suo obbligo perché l’intera delibera è invalida.

Ad affermarlo è la Cassazione, secondo cui in caso di impugnazione di delibera avente oggetto l’esecuzione di lavori, l’interesse ad agire del ricorrente coincide con l’importo che questi sarebbe tenuto a corrispondere e non l’intero valore dei lavori.

Cassazione civile sez. VI, 28/08/2018, n.21227

Demolizione di porzioni di muro da parte del singolo condomino

Se il singolo condomino voglia demolire una porzione di muro per ampliare o ricavare porte o finestre o per installare vetrine nel tratto corrispondente all’immobile di sua proprietà esclusiva, si verifica solo un uso più intenso (legittimo) che non impedisce né limita l’altrui pari uso, tenuto conto delle ragionevoli prospettive offerte dalle porzioni di muro valutate in concreto. Per queste opere modificative, sempre che non alterino la destinazione del muro, non impediscano l’altrui pari uso e/o non compromettano il decoro dello stabile, non c’è alcuna necessità di ottenere l’approvazione assembleare, trattandosi di esercizio delle facoltà inerenti al diritto dominicale su parti comuni; e se il condomino intendesse comunque sottoporle all’assemblea per ragioni di civile convivenza, l’eventuale autorizzazione concessa non può che interpretarsi come mero riconoscimento dell’inesistenza di interesse e di pretese degli altri condomini a questo tipo di utilizzazione, mentre l’eventuale delibera contraria non preclude al richiedente la possibilità di attuare la modifica, indipendentemente dalla mancata impugnazione della stessa.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 14/03/2018, n.1590

Profilo di doglianza

In tema di impugnazione di delibera assembleare, il profilo di doglianza secondo cui il compenso deciso per il rilascio di copia degli atti inerenti la gestione condominiale sia di “elevatissimo ed oscillante importo” e riveli, perciò, un “carattere dissuasivo e deterrente” rispetto all’esercizio del diritto di controllo sulla gestione attribuito al singolo partecipante, sollecita un controllo non sulla legittimità della scelta operata dall’assemblea, bensì sulla congruenza economica della stessa, e quindi sul merito, controllo esulante dai limiti consentiti al sindacato giudiziale ex art. 1137 c.c., se non quando l’eccesso di potere dell’organo collegiale arrechi grave pregiudizio alla cosa comune ed ai servizi che ne costituiscono parte integrante.

Cassazione civile sez. II, 28/02/2018, n.4686


note

Autore immagine: 123rf com.


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