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Prescrizione diritti di credito: ultime sentenze

17 Giugno 2019
Prescrizione diritti di credito: ultime sentenze

Prescrizione; diritti di credito; assicurazione della responsabilità civile; diritto al rimborso in favore dell’assicurato; conclusione del procedimento diretto alla liquidazione del credito del terzo; indennità dovuta per l’illegittima occupazione dell’immobile; restituzione di somme pagate per le spese di un immobile in comproprietà con l’altro coniuge

E’ efficace l’atto di costituzione in mora da parte del creditore verso un’impresa sottoposta ad amministrazione straordinaria? La sospensione della prescrizione tra coniugi si applica al credito dovuto per l’assegno di mantenimento? Leggi le ultime sentenze.

Anzianità: è suscettibile di prescrizione?

L’anzianità è un fatto giuridico insuscettibile di prescrizione, essendo semmai prescrittibili i singoli diritti che ne derivano. Orbene, non v’è dubbio che il diritto di credito del lavoratore al pagamento degli scatti di anzianità , trattandosi di un elemento retributivo, sia soggetto alla prescrizione quinquennale ex art. 2948 c.c., così come appare condivisibile la tesi per cui nel caso in cui il lavoratore, prescrittosi un primo scatto, agisca tempestivamente per ottenere l’attribuzione di scatti successivi, questi debbano essere liquidati come se quello precedente, maturato ma non più dovuto perché prescritto, fosse stato corrisposto.

Tribunale Perugia sez. lav., 09/05/2019, n.82

Separazione personale: assegno di mantenimento

La sospensione della prescrizione tra coniugi ex art. 2941, n. 1, cod. civ. non si applica al credito dovuto per l’assegno di mantenimento previsto nel caso di separazione personale, dovendo prevalere sul criterio ermeneutico letterale un’interpretazione conforme alla ratio legis, da individuarsi tenuto conto dell’evoluzione della normativa e della coscienza sociale e, quindi, della valorizzazione delle posizioni individuali dei membri della famiglia rispetto alla conservazione dell’unità familiare e della tendenziale equiparazione del regime di prescrizione dei diritti post-matrimoniali e delle azioni esercitate tra coniugi separati.

Tribunale Roma sez. IV, 30/04/2019, n.9114

Credito vantato da un coniuge separato nei confronti dell’altro

Al credito vantato da un coniuge separato nei confronti dell’altro per la restituzione di somme pagate per spese relative ad un immobile in comproprietà con l’altro coniuge, non si applica la sospensione della prescrizione ex art. 2941, n. 1 c.c., dovendo prevalere sul criterio ermeneutico letterale un’interpretazione conforme alla “ratio legis”, da individuarsi, tenuto conto dell’evoluzione della normativa e della coscienza sociale e, quindi, della valorizzazione delle posizioni individuali dei membri della famiglia rispetto alla conservazione dell’unità familiare e della tendenziale equiparazione del regime di prescrizione dei diritti post-matrimoniali e delle azioni esercitate tra coniugi separati.

Nel regime di separazione, infatti, non può ritenersi sussistente la riluttanza a convenire in giudizio il coniuge, collegata al timore di turbare l’armonia familiare, poiché è già subentrata una crisi conclamata e sono già state esperite le relative azioni giudiziarie, con la conseguente cessazione della convivenza.

Cassazione civile sez. III, 04/10/2018, n.24160

Assicuratore e richiesta risarcitoria del terzo

In materia di assicurazione della responsabilità civile, per effetto della specifica disciplina dell’art. 2952, co. 4, c.c., l’avvenuta comunicazione all’assicuratore della richiesta risarcitoria del terzo danneggiato attraverso il diretto coinvolgimento della stessa compagnia assicuratrice nel giudizio di danno proposto dal terzo, determina la sospensione della prescrizione dei diritti derivanti dal contratto assicurativo (nella specie del diritto al rimborso in favore dell’assicurato) fino al passaggio in giudicato della sentenza che abbia reso liquido ed esigibile il credito risarcitorio del terzo, essendo irrilevante, ai fini dell’operatività della predetta sospensione, la mancata riproposizione, in grado di appello, da parte dell’assicurato della domanda di garanzia nei confronti del proprio assicuratore nel giudizio di danno introdotto dal terzo, in quanto la sorte della sospensione è legata esclusivamente all’esito del procedimento diretto alla liquidazione del credito risarcitorio del terzo.

Cassazione civile sez. VI, 04/07/2018, n.17543

Impresa sottoposta ad amministrazione straordinaria

Nel caso di impresa sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l’atto di costituzione in mora proveniente dal creditore è parimenti inefficace, sia se compiuto direttamente nei confronti dell’impresa già ammessa alla procedura, perché essa non può più eseguire pagamenti, ai sensi dell’art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 – che richiama l’art. 44 l.fall. –, sia se indirizzato al suo commissario straordinario, il quale non ha la libera disponibilità dei diritti e degli obblighi dell’impresa in procedura, essendo idonea a determinare l’interruzione della prescrizione del credito soltanto la presentazione della domanda di insinuazione nello stato passivo.

Cassazione civile sez. I, 16/05/2018, n.11966

Domande con diversi diritti di credito relativi allo stesso rapporto tra le parti

Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benché relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, – sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell’identica vicenda sostanziale – le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata.

(Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto illegittimo il frazionamento della pretesa creditoria poiché, già nei gradi di merito, a fronte delle deduzioni della parte convenuta, il ricorrente si era limitato a giustificare il proprio interesse ad agire separatamente richiamando il rischio di prescrizione, senza specificare né la decorrenza né la scadenza della stessa, e non evidenziando l’esistenza di elementi di fatto idonei a diversificare le prestazioni, tali da giustificare una trattazione separata delle sue pretese creditorie).

Cassazione civile sez. II, 28/12/2017, n.31012

Domanda di risoluzione del comodato

L’indennità dovuta per l’illegittima occupazione dell’immobile successivamente alla scadenza del rapporto di comodato (essendo stato definitivamente accertato come legittimo il recesso della parte comodante), in ordine alla quale l’odierna appellante eccepisce la prescrizione, costituisce un diritto di credito necessariamente ed esclusivamente dipendente dall’accertamento della risoluzione del contratto di comodato la quale domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi degli artt. 2943 e 2945 c.c., con riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino con stretto nesso di causalità a quel rapporto senza necessità che il loro titolare proponga nello stesso (o in altro) giudizio una specifica domanda diretta a farli valere.

Corte appello Napoli sez. VI, 29/11/2017, n.4741

Tutela del creditore

Le domande proposte hanno oggetto diversi e distinti diritti di credito, ovvero il pagamento dei canoni di locazione, da una parte, e il pagamento degli oneri accessori e della quota di spese di registrazione del contratto, dall’altra.

Sussiste anche l’interesse in capo al creditore alla tutela processuale frazionata, derivante dal diverso regime di prescrizione relativo alle domande proposte. Pertanto, non deve essere pronunciata l’inammissibilità delle domande proposte dalla locatrice nei confronti della parte conduttrice, non ricorrendo un’ipotesi di abusiva parcellizzazione giudiziale del credito.

Corte appello Campobasso, 18/04/2017, n.131

Le tariffe di conferimento dei rifiuti

Le tariffe di conferimento dei rifiuti non sono assoggettabili al termine prescrizionale quinquennale, di cui all’art. 2948 c.c., bensì all’ordinario termine decennale ex art. 2946 c.c. In questo senso, deve osservarsi che la tariffa di smaltimento (al pari dei correlati oneri) è il corrispettivo di un servizio che il Comune è tenuto a corrispondere allorquando, conferendo i rifiuti all’impianto, richiede l’erogazione di una prestazione costituita dallo smaltimento dei rifiuti medesimi.

Tra il conferimento dei rifiuti e il pagamento dei corrispondenti oneri sussiste un nesso sinallagmatico, posto che il credito nei confronti del conferitore matura solo se vengono effettuati i conferimenti dei rifiuti presso l’impianto. Ne consegue pacificamente che tali corrispettivi del servizio costituiscono ordinari diritti di credito e che, pertanto, essi soggiacciono al termine di prescrizione decennale.

A tale termine è viepiù assoggettata la riscossione delle quote di ristoro de quibus, o in senso lato di incentivazione destinate a finanziare interventi di mitigazione ambientale da eseguirsi sul territorio dei Comuni sedi di impianto di trattamento, smaltimento e recupero dei rifiuti.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. I, 06/02/2017, n.730

Prescrizione dei diritti del fallito verso i debitori

Gli artt. 2941 e 2942 c.c. non prevedono, quanto ai diritti del fallito verso i suoi debitori ovvero sui beni compresi nel fallimento, che, tra il fallito e i terzi, la prescrizione rimanga sospesa per la durata del fallimento, atteso che i diritti del fallito possono essere esercitati dal curatore, e, in caso di inerzia di quest’ultimo, il fallito è, in via eccezionale, legittimato ad agire per far valere i suoi diritti senza che i terzi possano opporgli la sua incapacità processuale, prevista esclusivamente a tutela dell’interesse della massa dei creditori.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, non escludendo dal computo della prescrizione il periodo in cui la creditrice era rimasta fallita, aveva correttamente dichiarato prescritto il credito azionato, concernente la restituzione di somme incassate a seguito di riscossione di effetti cambiari costituiti in pegno).

Cassazione civile sez. VI, 19/07/2016, n.14737


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