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Detenzione arma clandestina: ultime sentenze

4 Maggio 2021
Detenzione arma clandestina: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: porto illegale di arma da sparo clandestina; occultamento; provenienza illecita dell’arma; matricola alterata.

Responsabilità per concorso nella detenzione abusiva di armi

Integra un’ipotesi di concorso di persone nel delitto di illecita detenzione di armi la condotta di chi, consapevole della presenza di esse nell’abitazione che condivide con il loro proprietario, nulla faccia per rimuovere tale situazione antigiuridica, manifestando, con un comportamento finalizzato a protrarne gli effetti, una chiara connivenza con il predetto e pertanto dimostrando di trovarsi in una situazione di fatto tale da poter, comunque, in qualsiasi momento, disporre anche autonomamente delle armi.

(Nella fattispecie la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità dell’imputata, convivente di un soggetto pregiudicato ristretto agli arresti domiciliari, la quale, nel corso di una perquisizione, invitata dagli operanti ad allontanarsi dal divano sul quale si era accomodata, aveva cercato di nascondere un’arma clandestina che si trovava occultata sotto il cuscino su cui era seduta) .

Cassazione penale sez. I, 14/02/2020, n.12308

Detenzione di arma clandestina: è un reato commissivo permanente

La detenzione di arma clandestina integra un reato commissivo permanente, la cui consumazione inizia con la disponibilità di un’arma comune da sparo non iscritta nel relativo catalogo nazionale, ovvero di un’arma comune o di una canna sprovvista dei numeri, dei contrassegni e delle sigle di cui all’art. 11 della L. 18 aprile 1975 n. 110. Detto reato cessa con la cessazione della detenzione e l’arresto non interrompe, di per sé, il reato medesimo, la cui permanenza si protrae fino all’eventuale, successivo sequestro delle armi.

Tribunale Taranto sez. I, 03/02/2020, n.2693

Detenzione e porto di arma clandestina in pubblico

I reati di detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di un’arma clandestina, di cui all’art. 23 l. n. 110 del 1975, in virtù dell’operatività del principio di specialità, non possono concorrere, rispettivamente, con i reati di detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico della medesima arma comune da sparo, previsti dagli artt. 10, 12 e 14 l. n. 497 del 1974.

Diversamente, tale condotta concorre con quella di ricettazione, sanzionata dall’art. 648 c.p., da ritenersi certamente sussistente in presenza del possesso ingiustificato di un’arma, oltre che non censita, priva di marca e, dunque, clandestina, perciò solo evidentemente acquisita e tenuta al di fuori delle regole imposte per il controllo della circolazione di tali beni, in quanto circostanze sintomatiche, nel detentore, della consapevolezza della illecita provenienza.

Nel caso di specie, l’imputato veniva tratto in arresto, e in seguito processato, perché colto a intrattenersi a operare all’interno di un furgone privo di targhe parcheggiato nei pressi dell’autocarrozzeria, all’interno del quale assieme ad altro materiale ferroso era stato rinvenuto un fucile tipo “doppietta” calibro 16, non censito.

Corte appello Taranto, 05/07/2019, n.745

Detenzione di arma clandestina: cosa può avere ad oggetto?

La condotta di detenzione di arma clandestina può avere ad oggetto soltanto armi comuni da sparo, che sono le sole immatricolate ed alle quali vengono imposti dal Banco di prova i numeri ed i segni indicati dall’art. 11 l. n. 110 del 1975. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità del reato con riguardo ad un fucile mitragliatore Uzi mini 9 mm. parabellum e ad una pistola mitragliatrice AP9 cal. 9 luger parabellum).

Cassazione penale sez. I, 27/11/2018, n.6295

Detenzione di arma clandestina con matricola alterata

La detenzione di un’arma clandestina con una matricola non riconosciuta e alterata per aumentarne la potenzialità configura i reati di detenzione abusiva e di ricettazione.(Nel caso di specie si trattava di un fucile da caccia con le canne e il calcio segate).

Ufficio Indagini preliminari Nola, 22/06/2018, n.172

Detenzione e porto illegale di arma da sparo clandestina

I reati di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo, di cui agli art. 2, 4 e 7 l. n. 895 del 1967, non concorrono, rispettivamente, con quelli di detenzione e porto di arma clandestina, di cui ai commi 1, 3 e 4 dell’art. 23 l. n. 110 del 1975. [In applicazione di tale principio, la S.C. ha annullato senza rinvio la sentenza del giudice di merito, limitatamente al reato di detenzione illegale di arma comune da sparo, da ritenersi assorbito in quello di detenzione di arma clandestina, ed ha rideterminato la pena, ai sensi dell’art. 620, comma 1, lett. l) c.p.p., eliminando il segmento della stessa applicato a titolo di continuazione].

Cassazione penale sez. I, 27/10/2017, n.50186

Porto di arma da sparo clandestina e porto illecito di arma da sparo in luogo pubblico

La comparazione tra le due disposizioni incriminatrici, gli artt. 2,4 e 7 della L. n. 895 del 1967 e l’art. 23 L. n. 110 del 1975, consente di affermare che tutti gli elementi previsti dalla norma di carattere generale sul porto illecito di arma da sparo in luogo pubblico sono presenti in quella di porto di arma da sparo clandestina, e che quest’ultima contiene inoltre in sé gli elementi specializzanti della particolare natura dell’arma portata. Di conseguenza, i rilievi svolti, applicabili al caso di specie ed estendibili altresì al rapporto tra le contestate fattispecie di detenzione illegale di arma da fuoco e di detenzione illegale di arma clandestina, conducono a ritenere assorbiti nel delitto di cui all’art. 23 della L. n. 110 del 1975 i reati ex artt. 2,4 e 7 della L. n. 895 del 1967 ascritti all’imputato.

Corte appello Taranto, 11/07/2017, n.606

Possesso di un’arma clandestina: prova del delitto di ricettazione

Si configura un’ipotesi di concorso di reati tra il delitto di detenzione di arma clandestina e quello di ricettazione pur se il delitto presupposto della ricettazione sia quello di alterazione dell’arma medesima. Difatti, il possesso di un’arma clandestina integra la prova del delitto di ricettazione in quanto l’abrasione della matricola, che priva l’arma di numero e contrassegni, essendo finalizzata a impedirne la identificazione, dimostra, in mancanza di elementi contrari, il proposito di occultamento e la consapevolezza della provenienza illecita dell’arma.

Nel caso di specie, la Corte d’appello ha respinto la tesi della difesa che riteneva configurabile l’assorbimento dei reati di detenzione e porto dell’arma clandestina di cui veniva trovato in possesso l’imputato al momento del controllo. Per i giudici, nella specie è configurabile un concorso di reati, posto che il presupposto della ricettazione, in assenza di elementi probatori contrari, era consistito nell’alterazione dell’arma.

Corte appello Palermo sez. III, 12/02/2016, n.512

Concorso dei reati di detenzione di arma clandestina e di arma comune da sparo

Vige il concorso formale di reati per l’ipotesi di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo e di detenzione e porto illegale di arma clandestina.

Corte appello Roma sez. II, 01/03/2016, n.1396

Detenzione di arma da sparo e di arma clandestina: quando non c’è concorso

Non vi è concorso nei reati di detenzione e porto di arma comune da sparo e di detenzione e porto di arma clandestina, essendo diversa sia la condotta che l’interesse tutelato. La previsione, quali comportamenti costituenti reato, della detenzione e del porto illegale di un’arma comune da sparo richiede che la competente autorità sia messa in grado di conoscere con tempestività l’esistenza di armi, i luoghi di custodia delle stesse e l’identità delle persone che ne hanno la disponibilità e tende ad impedire la circolazione di armi in pubblico, in forme e con modalità non consentite, viceversa, l’art. 23 della Legge n. 110/1975 è finalizzato alla prevenzione e all’eliminazione della presenza di armi prive dei numeri, dei contrassegni e delle sigle e, in quanto tali, non soggetti a controllo circa la loro provenienza.

Corte appello Roma sez. III, 19/02/2016, n.1252

Consapevolezza della provenienza illecita dell’arma

Il possesso di un’arma clandestina integra di per sé la prova del delitto di ricettazione, poiché l’abrasione della matricola, che priva l’arma medesima del numero e dei contrassegni di cui all’art. 11 l. 18 aprile 1975 n. 110, essendo chiaramente finalizzata ad impedire l’identificazione, dimostra, in mancanza di elementi contrari, il proposito di occultamento del possessore e la consapevolezza della provenienza illecita dell’arma.

Cassazione penale sez. I, 26/02/2014, n.39223

Arma clandestina non catalogata

La detenzione di arma clandestina perché “non catalogata” non è più prevista dalla legge come reato, per effetto della soppressione normativa da parte dell’art. 14 comma 7 l. n. 183 del 2011del catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.

Cassazione penale sez. I, 23/04/2013, n.21673


note

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