Questo sito contribuisce alla audience di
L’esperto | Articoli

Diritto di prelazione: ultime sentenze

28 Marzo 2022
Diritto di prelazione: ultime sentenze

Affitto a coltivatore diretto: la lesione del diritto di prelazione riconosciuto al conduttore.

Diritto di prelazione

Il diritto di prelazione del concessionario dell’alpeggio si protrae fino a sei mesi dalla scadenza del contratto, entro i quali egli può disporre del fondo secondo i propri interessi.

Tribunale Torino sez. agraria, 11/10/2021, n.4371

Diritto di prelazione in caso di nuovo affitto

Affinché possa ritenersi leso il diritto di prelazione in caso di nuovo affitto le tre condizioni di cui all’art. 4-bis l. n. 203/1982 devono coesistere affinché possa essere riconosciuto il diritto di prelazione. Occorre, cioè, che “il concedente a) abbia ricevuto (evidentemente provocate dalla manifestazione della intenzione di concedere nuovamente in affitto il fondo, il cui affitto, già disdettato, sta per scadere) offerte di affitto da parte di terzi; b) non abbia comunicato all’affittuario, almeno novanta giorni prima della scadenza del contratto, le offerte ricevute; c) abbia concesso il fondo in affitto a terzi entro i sei mesi dalla scadenza del contratto.

Cassazione civile sez. III, 20/09/2021, n.25351

Affitto a coltivatore diretto: presupposti della lesione del diritto di prelazione

In tema di affitto a coltivatore diretto, la lesione del diritto di prelazione riconosciuto al conduttore, in caso di nuovo affitto, dall’art. 4 bis della l. n. 203 del 1982, inserito dall’art. 5 del d.lgs. n. 228 del 2001, presuppone che il locatore: a) abbia ricevuto offerte di affitto da parte di terzi; b) non abbia comunicato all’affittuario, almeno novanta giorni prima della scadenza del contratto, le offerte ricevute; c) abbia concesso il fondo in affitto a terzi entro sei mesi dalla scadenza stessa.

Siffatte condizioni, poiché il diritto di prelazione costituisce una limitazione della libertà legale di contrarre, devono essere provate dal titolare del diritto stesso, dovendosi escludere sia che il legislatore abbia inteso stabilire una presunzione assoluta secondo cui i contratti di affitto stipulati entro i sei mesi dalla scadenza del precedente rapporto siano l’effetto dell’accettazione di proposte risalenti ad epoca anteriore ai novanta giorni precedenti, sia che sussista, in capo al locatore, l’obbligo di comunicare le proposte contrattuali pervenutegli dopo la scadenza del predetto termine di novanta giorni, nonché quelle pervenute nei sei mesi successivi alla scadenza del contratto.

Cassazione civile sez. III, 20/09/2021, n.25351

Rimborso del prezzo all’acquirente

Nel caso di retratto agrario, il retraente è tenuto a versare esattamente il medesimo prezzo indicato nel contratto di vendita stipulato in violazione del diritto di prelazione, senza interessi e rivalutazione monetaria, atteso che, prevedendo l’art. 8, comma 6, della l. n. 590 del 1965, per l’ipotesi di esercizio del diritto di riscatto, che, anche ove sia sorta controversia giudiziale, il prezzo debba essere versato nel termine di tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento dell’azione di riscatto, prima della scadenza di tale termine l’obbligazione è inesigibile e, quindi, è inidonea a generare interessi ai sensi dell’art. 1282 c.c..

Cassazione civile sez. II, 29/07/2021, n.21757

Condizioni per il valido esercizio del diritto di prelazione agraria

Ai fini della prelazione agraria, la notifica del preliminare di compravendita del terreno non è una condizione necessaria per l’esercizio del diritto, ove risulti che il coltivatore diretto abbia già avuto precedente conoscenza, in qualsiasi modo e per iniziativa del proprietario -venditore, della proposta di vendita e delle relative condizioni, dovendosi in tal caso ritenere realizzata la finalità della legge. A tal fine non è quindi sufficiente neppure un mandato di vendita in favore di un’agenzia immobiliare, anche ove esso contenga il prezzo richiesto dal venditore, dato che il corrispettivo formalmente richiesto fa parte della proposta contrattuale e dà avvio alla trattativa, ma non sostituisce ed esaurisce il contratto.

Tribunale Bari sez. I, 13/07/2021, n.2713

Attività di pascolo e allevamento di animali

L’operare del diritto alla prelazione agraria è escluso in relazione all’attività di pascolo e allevamento di animali, essendo essa riservata all’ipotesi della coltivazione vera e propria dei fondi. Deve, infatti, escludersi che la titolarità di un contratto di concessione per la monticazione del bestiame possa far sorgere ex lege in capo al ricorrente il diritto alla prelazione. Ciò, tutt’al più, avrebbe dovuto essere espressamente ed inequivocabilmente riconosciuto nella delibera di indizione del relativo bando e/o nella lex specialis della gara, mentre al contrario, nella fattispecie, il contratto di concessione espressamente prevedeva, nell’apposito « patto in deroga » posto in calce al contratto stesso, la rinuncia al diritto di prelazione, in deroga all’art. 4 della l. n. 203 del 1982 e in conformità al capitolato di concessione.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 02/07/2021, n.626

Prelazione agraria ed operazioni negoziali complesse

In tema di prelazione agraria, il ricorso ad un’operazione negoziale complessa, avente ad oggetto il trasferimento di un fondo agricolo a mezzo di strumenti contrattuali che, pur leciti, siano finalizzati, nel loro nesso teleologico, ad impedire che l’affittuario eserciti la prelazione, così assicurando l’obiettivo che la legge vieta, deve costituire oggetto di indagine processuale, il cui accertamento, se positivo, non comporta la nullità dei contratti, esulando la fattispecie dalla previsione dell’art. 1418 c.c. e dalla tutela generalizzata di cui all’art. 1421 c.c., ma consente al titolare del diritto di retratto, attraverso un meccanismo di protezione che richiama le nullità relative, l’esercizio del medesimo diritto, mediante sostituzione dell’acquirente voluto dal venditore con il soggetto individuato dalla legge.

(Nel ribadire il principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso integrasse un negozio in frode alla legge, la stipula di un contratto di affitto agrario, quand’anche compiuta dal proprietario con l’intento di procedere poi all’alienazione del fondo, tenuto conto che il confinante, titolare del diritto di prelazione, aveva potuto esercitare il diritto di riscatto sul fondo gravato da affitto, divenendone proprietario).

Cassazione civile sez. III, 23/06/2021, n.17958

Prezzo unitario per il fondo agricolo

La denuntiatio rivolta al titolare del diritto di prelazione è atto finalizzato all’esclusivo interesse del coltivatore, al fine di consentirgli di valutare la convenienza o meno di esercitare il diritto stesso; è irrituale e priva di effetti la denuntiatio effettuata mediante trasmissione di un contratto preliminare indicante un prezzo unitario per il fondo agricolo nel suo complesso, giacché l’avente diritto, che nel caso può esercitare la prelazione attribuitagli dalla legge solo relativamente a una porzione del più ampio appezzamento di terreno, non risulta a tale stregua posto nelle condizioni di esercitare il proprio diritto.

Cassazione civile sez. III, 13/05/2021, n.12894

Diritto di prelazione e riscatto del coltivatore diretto proprietario del terreno confinante

In tema di coltivazione del fondo, il diritto di prelazione e riscatto del coltivatore diretto, proprietario del terreno confinante, previsto dall’art. 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817 spetta solo nel caso di fondi confinanti in senso giuridicamente proprio, caratterizzati, cioè, da contiguità fisica e materiale, per contatto reciproco lungo la comune linea di demarcazione (sia essa meramente ideale, ovvero esteriorizzata mediante muri, siepi, recinzioni o altri segnali), e non già da contiguità meramente funzionale (come nel caso di fondi separati da strada interpoderale o vicinale, aia comune, torrente ecc.), pur se suscettibili di essere accorpati in un’unica azienda agraria.

Tribunale Agrigento sez. I, 01/04/2021, n.453

La qualità di imprenditore agricolo

Il riconoscimento della qualità di imprenditore agricolo in capo all’affittuario del terreno non comporta l’automatica legittimazione dello stesso al diritto di prelazione di cui all’art. 4 bis della l. n. 203/1981. Pertanto non solo il conduttore del fondo deve essere titolare di un valido contratto d’affitto, ma deve altresì trattarsi di affitto che abbia per oggetto fondi su cui si svolga attività di ‘coltivazione’ in senso stretto.

Tribunale Sulmona sez. I, 03/03/2021, n.21

Retratto agrario ed onere probatorio incombente sul confinante

Il coltivatore del fondo confinante che, allegando la violazione del suo diritto di prelazione di cui alla legge 26 maggio 1965 n. 590, intenda esercitare il retratto, ha l’onere di provare il possesso di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla suddetta legge, ivi compreso quello relativo al possesso di una adeguata forza lavoro in grado di coltivare non solo la superficie oggetto della domanda di prelazione, ma l’intera superficie risultante dalla sommatoria del fondo posseduto e di quello retrattato.

Tribunale Alessandria sez. I, 08/02/2021, n.116

Violazione del diritto di prelazione e risarcimento danni

Il venditore dell’immobile risponde a titolo di responsabilità contrattuale per la violazione dell’altrui diritto di prelazione nell’alienazione del bene, mentre la responsabilità del terzo acquirente può configurarsi soltanto sul piano extracontrattuale, ove trovi fondamento almeno in una condotta di cosciente cooperazione all’inadempimento dell’alienante, spettando al promissario acquirente la relativa prova.

Tribunale Roma sez. II, 03/02/2021, n.1913

Coltivatore diretto

La qualità di coltivatore diretto, legittimante la prelazione ed il riscatto agrari, ex artt. 8 e 31 della l. n. 590 del 1965, va intesa in senso restrittivo, propriamente funzionale alla coltivazione della terra e, perciò, non sussiste in capo a chi si dedica esclusivamente, ovvero in forma assolutamente prevalente, al governo ed all’allevamento del bestiame, giacché l’intento perseguito dal legislatore è quello di favorire la coltivazione di un fondo più ampio, per una maggiore efficiente produzione, nel caso del confinante e di un fondo col quale già sussiste una relazione, nell’ipotesi del titolare di un rapporto agrario.

Ne consegue che, pur riferendosi l’art. 31 cit. all’attività di allevamento e governo del bestiame, la qualità di coltivatore diretto deve considerarsi attinente propriamente alla coltivazione della terra e, per l’effetto, il diritto di prelazione e riscatto è riconosciuto dall’ordinamento a condizione che il soggetto coltivi il fondo (quale proprietario o conduttore, a seconda dei due casi previsti), degradando l’esistenza del bestiame da allevare o da governare al rango di mera evenienza, ovvero di attività complementare alla coltivazione della terra o, comunque, aggiuntiva rispetto alla concreta coltivazione del fondo.

Cassazione civile sez. VI, 07/01/2021, n.42

Riconoscimento del diritto di prelazione agraria

Per il riconoscimento del diritto di prelazione agraria ciò che rileva, oltre alle condizioni oggettive del bene, sono le condizioni soggettive di colui il quale rivendica il diritto, ovvero essere abitualmente occupato nella conduzione di fondi; non aver venduto fondi rustici di proprietà nei due anni precedenti la vendita in oggetto; e che il fondo su cui si vuole esercitare il riscatto, unitamente a quanto già di proprietà, non superi il triplo della superficie corrispondente alla capacità lavorativa del nucleo familiare. Pertanto, il coltivatore di fondo rustico che, allegando la violazione del suo diritto di prelazione, ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 590/1965, intenda esercitare il retratto agrario, deve provare il possesso di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla legge, dovendo il giudice verificarne la sussistenza. Ove, poi, il medesimo giudice si sia convinto che il retraente non abbia fornito adeguata prova di alcuna tra le suddette condizioni, ben può omettere ogni ulteriore esame in ordine alla ricorrenza degli altri elementi.

Corte appello Lecce sez. II, 15/10/2020, n.999



Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube