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Violenza sessuale tentata: ultime sentenze

14 Giugno 2019
Violenza sessuale tentata: ultime sentenze

Violenza sessuale tentata; modalità attuative del reato; palpeggiamenti, toccamenti, espressioni verbali a sfondo sessuale; sanzioni accessorie; ricorso in Cassazione.

Cos’è il reato di violenza sessuale tentata? Quali sono le sanzioni previste? Quando si configura l’attenuante del fatto di minore gravità? Rileva solo l’azione che l’agente voleva compiere? Quali conseguenze per chi costringe la vittima a subire palpeggiamenti? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Reato di violenza sessuale tentata: quando si configura?

Sussiste il reato di violenza sessuale tentata e non consumata allorquando l’atto posto in essere dal soggetto agente, indirizzato verso una zona erogena della persona offesa, raggiunga invece una zona non erogena per la pronta reazione della vittima o per altri fattori indipendenti dalla volontà dell’agente.(Nella specie la Corte ha ritenuto sussistente il tentativo in un caso in cui, per la reazione della vittima, il toccamento, indirizzato alla coscia e alla zona genitale, aveva attinto la gamba).

Cassazione penale sez. III, 05/06/2008, n.27469

Attenuante del fatto di minore gravità

In tema di tentativo di violenza sessuale, ai fini della configurabilità della circostanza attenuante del fatto di minore gravità, non si deve tenere conto dell’azione effettivamente compiuta dall’agente, ma di quella che lo stesso aveva intenzione di porre in essere e che non è stata realizzata per cause indipendenti dalla sua volontà, non potendo tuttavia prescindersi, nell’ambito di una valutazione globale del fatto, dalla considerazione delle modalità attuative del reato, degli atti compiuti, del grado di invasività della condotta realizzata nonché del danno psichico direttamente cagionato e non di quello che ipoteticamente sarebbe derivato dal compimento degli atti sessuali.

(Nella fattispecie, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza che aveva escluso l’attenuante prevista dall’art. 609 bis, comma 3, c.p. senza valutare l’invasività degli atti diretti alla masturbazione commessi dall’imputato, svoltisi in tempi ridotti, la consequenziale assenza di un contatto fisico con la vittima e la mancanza di indici di traumatizzazione di quest’ultima).

Cassazione penale sez. III, 11/04/2018, n.47700

Delitti contro la libertà personale di natura sessuale

Le sanzioni accessorie previste dall’articolo 609-nonies cod. pen., a seguito di condanna per delitti contro la libertà personale di natura sessuale trovano applicazione anche in caso di tentativo, essendo identiche, in tale ipotesi, le esigenze tutelate dalla norma sanzionatoria.

Cassazione penale sez. III, 11/07/2017, n.52637

Violenza sessuale: quando si configura l’attenuante del fatto di minore gravità?

Ai fini della configurabilità della circostanza attenuante del fatto di minore gravità nel tentativo di violenza sessuale, non si deve tenere conto dell’azione effettivamente compiuta dall’agente, ma di quella che lo stesso aveva intenzione di porre in essere e che non è stata realizzata per cause indipendenti dalla sua volontà.

Cassazione penale sez. IV, 06/04/2017, n.18793

Palpeggiamenti attraverso le vesti: violenza sessuale o tentativo?

I palpeggiamenti, anche se avvenuti attraverso le vesti, assurgono ad atto sessuale e non a mero tentativo, tanto più se, come nella specie, gli indumenti indossati dalla vittima consistevano solamente in un leggero costume da bagno.

Cassazione penale sez. III, 03/02/2017, n.45531

Tentativo di violenza sessuale e omicidio

L’aggravante di cui all’art. 576, comma 1, n. 5 c.p. sussiste anche quando il delitto di omicidio sia stato commesso nell’atto di un tentativo di violenza sessuale, in quanto l’espressione “in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli artt. 572, 600 bis, 600 ter, 609 bis, 609 quater e 609 octies cod. pen.” si riferisce a tutto il processo esecutivo di tali reati e, quindi, anche al tentativo.

Cassazione penale sez. I, 13/05/2016, n.38331

Costrizione della vittima a subire atti sessuali

Integra la fattispecie criminosa di violenza sessuale nella forma consumata, e non tentata, la condotta che si estrinsechi in toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime della vittima, o, comunque, su zone erogene suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale, anche in modo non completo e/o di breve durata, essendo a tal fine irrilevante che il soggetto attivo consegua la soddisfazione erotica (condanna per l’imputato che aveva costretto la vittima a subire atti sessuali consistiti nel palpeggiarla sulle natiche prima di appoggiarsi con violenza sul suo corpo).

Cassazione penale sez. III, 18/05/2018, n.49182

Mancato soddisfacimento delle richieste a sfondo sessuale

Integra il reato di violenza sessuale tentata, e non un’ipotesi di desistenza volontaria, il mancato soddisfacimento delle richieste a sfondo sessuale del reo, conseguente al rifiuto opposto dalla vittima della violenza o della minaccia, in quanto l’impossibilità di portare a consumazione il reato per l’opposizione della parte offesa costituisce un fatto indipendente dalla volontà dell’agente. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità dell’art. 56, comma 3, c.p., nella condotta del soggetto che, dopo aver percosso, tentato di immobilizzare e spogliare la propria convivente, l’aveva poi costretta ad uscire dall’abitazione per le minacce di costei di urlare ed attirare l’attenzione dei vicini).

Cassazione penale sez. III, 18/09/2014, n.51420

Toccamento non casuale e lascivo di una parte del corpo

In tema di reati sessuali, il toccamento non casuale di una parte del corpo non considerata come zona erogena ma suscettibile di eccitare la concupiscenza sessuale, configura il delitto di violenza sessuale tentata e non quello di molestia sessuale (art. 660 c.p.), dovendosi quest’ultimo ritenere integrato solo in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito diversi dall’abuso sessuale.

Cassazione penale sez. III, 06/06/2008, n.27762

Ricorso in Cassazione

La possibilità di ricorrere per Cassazione avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta per errata qualificazione giuridica del fatto deve ritenersi limitata alle ipotesi in cui trattisi di un errore manifesto e tale, quindi, da far ritenere che vi sia stato un indebito accordo non sulla pena ma sul reato, dovendosi, per converso, escludere detta possibilità, anche sotto il profilo del difetto di motivazione, qualora la diversa qualificazione presenti oggettivi margini di opinabilità.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del procuratore generale con il quale si denunciava l’asserita erroneità dell’avvenuta qualificazione di un determinato comportamento come violenza sessuale tentata e non invece consumata).

Cassazione penale sez. III, 23/10/2007, n.44278


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