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Tentata truffa: ultime sentenze

19 Giugno 2019
Tentata truffa: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: tentata truffa; falsificazione degli atti; licenziamento del lavoratore; sanzioni; arresto; denuncia.

E’ legittimo il licenziamento del lavoratore assente il cui badge viene timbrato dal collega? Cosa succede al finanziere che approfitta della sua divisa per evitare una sanzione? Nell’ipotesi di impossibilità di perseguimento dell’ingiusto profitto non si configura il tentativo di truffa.

Tentata truffa: cos’è?

Integra il delitto di tentata truffa di cui agli artt. 56 e 640 c.p. la condotta dell’imputato consistita nell’effettuare una telefonata alla persona offesa, spacciandosi per il proprio nipote, con la quale le comunicava che a breve sarebbe stato consegnato un prodotto da questi ordinato a fronte del quale la stessa avrebbe dovuto versare al fattorino la somma di € 500,00, e nel recarsi presso l’abitazione di quest’ultima per prelevare la somma di denaro, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà.

Tribunale Napoli Nord sez. II, 28/09/2018, n.2366

Non punibilità per particolare tenuità del fatto: è applicabile per tentata truffa?

Sussistono le condizioni previste l’art. 131-bis c.p. in una fattispecie di tentata truffa commessa dall’agente di vendita che, fingendosi cliente, abbia concluso un contratto di fornitura elettrica con la società erogatrice del servizio per cui lavorava, ottenendo così la provvigione prevista per la conclusione del contratto.

La sanzione prevista per il reato in questione è infatti contenuta nei limiti di legge ed inoltre “l’indice – criterio” della particolare tenuità dell’offesa (che si articola, a sua volta, in due “indici – requisiti”, quali la modalità della condotta e la esiguità del danno o del pericolo, e che comporta una valutazione effettuata sulla base dei criteri indicati dell’art. 133 c.p.: natura, specie, mezzi, oggetto, tempo ed ogni altra modalità dell’azione, gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa del reato, intensità del dolo o grado della colpa) risulta pienamente integrato nel caso di specie trattandosi di tentativo non riuscito senza particolari danni a terzi.

Tribunale Catania sez. I, 16/10/2017, n.3740

Licenziamento per giusta causa del lavoratore

Il datore di lavoro non è responsabile a titolo di responsabilità aquiliana, ex art. 2043 c.c., del licenziamento del dipendente per giusta causa e del successivo procedimento penale per tentata truffa (dal quale il lavoratore è stato assolto) quando il licenziamento è stato dichiarato illegittimo, attesa l’insussistenza del fatto reato, in quanto il datore di lavoro non deve attendere gli esiti del procedimento penale se i fatti posti a fondamento della contestazione (e del successivo licenziamento) possano costituire giusta causa di licenziamento indipendentemente dalla riconducibilità degli stessi ad una fattispecie penalmente rilevante.

Tribunale Roma sez. lav., 24/05/2017, n.4918

Reato di truffa ed estorsione: differenze

Il criterio distintivo tra il reato di truffa e quello di estorsione, nell’ipotesi in cui il fatto è connotato dalla minaccia di un male, si sostanzia nel diverso modo di atteggiarsi della condotta lesiva e della sua incidenza nella sfera soggettiva della vittima.

Il delitto di cui all’articolo 640 del Cp ricorre se il male viene minacciato come possibile ed eventuale e comunque non proveniente direttamente o indirettamente da chi lo prospetta, in modo tale che la vittima non è coartata, ma si determina alla prestazione che costituisce l’ingiusto profitto dell’agente, perché tratta in errore dall’esposizione di un pericolo inesistente. Il delitto previsto dall’articolo 629 del Cp, invece, si configura quando il male viene indicato come certo e realizzabile a opera del reo o di altri, in maniera tale che la persona offesa è posta nell’ineluttabile alternativa di far conseguire al soggetto agente il preteso profitto o di subire il male minacciato.

Nella fattispecie, i giudici d’appello hanno ritenuto sussistente il reato di tentata estorsione e non già quello di tentata truffa, in quanto l’imputato aveva intimato il pagamento alla vittima di una somma per dei lavori mai realizzati, minacciando una paralisi dell’azione esecutiva intrapresa dalla vittima nei suoi confronti.

Corte appello Taranto, 03/05/2017, n.99

Impossibilità di perseguimento dell’ingiusto profitto

Deve assolversi l’imputato dal reato di tentata truffa con la formula perché il fatto non sussiste, poiché la condotta del medesimo non ha superato la soglia del tentativo, avendo posto in essere soltanto una attività preparatoria, concretatasi nell’avere falsificato la scrittura privata con firma apocrifa e formato la falsa dichiarazione di autosufficienza finanziaria, senza avere però acquisito la quota del 10% della società, rappresentante l’ingiusto profitto, giacché questa evenienza era in concreto di impossibile concretizzazione.

Corte appello Cagliari sez. I, 05/04/2017, n.298

Dichiarazioni accusatorie

In tema di prova le dichiarazioni accusatorie rese dal coimputato devono avere riscontri esterni. (Nel caso di specie, si trattava di una truffa tentata per aver l’imputato chiesto il dissequestro di un auto mostrando un falsa ricevuta di pagamento di un bollettino postale ed affermando che la coimputata, compagna del fratello, si era offerta di pagarlo a causa della fila alla posta prendendo i soldi del pagamento e restituendo la ricevuta alcuni giorni dopo).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 24/10/2016, n.5140

Truffa tentata: falsa istanza

Non è integrabile il delitto di truffa bensì la fattispecie di truffa tentata non essendo stato conseguito l’ingiusto profitto conseguito dall’agente (nella specie: un cittadino marocchino aveva indotto in errore l’Inps depositando una falsa istanza finalizzata ad ottenere la sua regolarizzazione affermando di aver lavorato come domestico alle dipendenze di un presunto datore di lavoro, ma l’esito della pratica di emersione dal lavoro irregolare è stato negativo in quanto l’iter amministrativo si è concluso con il rigetto della domanda).

Tribunale Napoli, 07/07/2016, n.12179

Tentata truffa ai danni della PA

Nell’ipotesi di tentata truffa ai danni della Pubblica Amministrazione, è irrilevante la circostanza che gli artifici e raggiri siano posti in essere all’interno di una fase procedimentale non conclusa, ad esempio perché ancora mancante degli atti di controllo necessari a completare lo specifico procedimento, mentre è sufficiente che l’azione, dotata dei caratteri propri dell’artificio o raggiro – ossia astrattamente capace di indurre in errore la pubblica amministrazione – sia oggettivamente idonea ad attivare l’iter procedimentale volto a conseguire il vantaggio patrimoniale indebito.

Cassazione penale sez. II, 28/04/2016, n.19479

Timbratura del badge identificativo dal collega

La falsa attestazione della presenza in ufficio, mediante timbratura del badge identificativo ad opera di un terzo, implica la violazione di fondamentali doveri scaturenti dal vincolo della subordinazione oltre ad integrare fattispecie penalmente rilevante, reato di tentata truffa (confermato il licenziamento per giusta causa del lavoratore).

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2018, n.13269

Falsificazione degli atti e condotta criminosa del finanziere

Deve escludersi la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto per la tentata truffa del finanziere il quale approfitta della sua posizione per evitare una sanzione. Ad affermarlo è la Cassazione che conferma la condanna a carico di un brigadiere della Guardia di finanza che, sottoposto a un controllo mentre era a caccia, aveva preso una sanzione di circa 50 euro per aver “dimenticato” a casa documenti venatori, che in realtà non aveva perché non aveva mai pagato la tassa di concessione governativa né fatto l’assicurazione, spedendo poi via fax un atto, con firma falsa di un suo collega, che dichiarava di aver preso visione del tutto.

Per i giudici a nulla vale l’esiguità del danno e gli anni di carriera del finanziere: la falsificazione di due atti e l’aver approfittato senza esitazione della sua “divisa”, solo per evitare di pagare una sanzione più “salata”, sono la prova di una condotta criminosa di non trascurabile gravità.

Cassazione penale sez. II, 28/03/2018, n.16058

Arresto per il reato di tentata truffa

Qualora all’esito dell’udienza di convalida di cui all’art. 391 c.p.p., il giudice per le indagini preliminari emetta un’ordinanza cautelare per un reato diverso da quello per cui si è proceduto all’arresto o al fermo, non è necessario un ulteriore interrogatorio dell’indagato, ai sensi dell’art. 294, comma 1, c.p.p., a condizione che nell’udienza di convalida sia stato pienamente rispettato il contraddittorio tra le parti, attraverso la contestazione dell’ulteriore imputazione e l’accesso agli atti da parte della difesa, e, nel corso di detta udienza, l’indagato sia stato interrogato anche su tale diverso reato.

(Fattispecie in cui l’indagato veniva tratto in arresto per il reato di tentata truffa e, all’esito dell’udienza di convalida nel corso della quale si avvaleva della facoltà di non rispondere, il giudice per le indagini preliminari non convalidava l’arresto né emetteva alcun titolo cautelare per tale reato, ma applicava una misura cautelare in relazione ad altro episodio di truffa aggravata, commesso con modalità analoghe pochi giorni prima dell’arresto, accogliendo una specifica domanda del pubblico ministero, contenuta nella stessa richiesta di convalida ed oggetto di specifica contestazione all’indagato).

Cassazione penale sez. II, 01/12/2017, n.9904

Correlazione e riqualificazione del fatto

Non sussiste violazione del principio di correlazione di cui all’art. 521 cod. proc. pen., quando il giudice abbia qualificato ai sensi dell’art. 640 cod. pen. un fatto contestato nell’imputazione ai sensi dell’art. 642 cod. pen., non ricorrendo tra le due fattispecie una incompatibilità ma piuttosto un rapporto di specialità, in forza del quale la riqualificazione operata dal giudice non comporta alcuna immutazione del fatto storico ed è assolutamente prevedibile per l’imputato.

(Fattispecie relativa alla falsa denuncia del furto di un autoveicolo finalizzata ad ottenere un indennizzo assicurativo mai conseguito, nella quale era stato lo stesso imputato a sollecitare la riqualificazione del fatto come tentata truffa, in quanto più favorevole).

Cassazione penale sez. II, 25/10/2018, n.3483



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