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Fondo di garanzia Inps: ultime sentenze

29 Maggio 2019
Fondo di garanzia Inps: ultime sentenze

Fondo di garanzia Inps; sospensione dal lavoro e dalla retribuzione; credito del lavoratore; fallimento della società; pagamento del Tfr; insolvenza del datore di lavoro.

In quali casi interviene il Fondo di Garanzia istituito presso l’Inps per la corresponsione del Tfr al lavoratore? Cosa succede in caso di fallimento del datore di lavoro e di insolvenza nel pagamento dei crediti di lavoro? Leggi le ultime sentenze.

Fondo di garanzie Inps: ultimi tre mesi di lavoro

In tema di pagamenti a carico del Fondo di garanzia Inps, se gli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro coincidono, in tutto o in parte, con un periodo di sospensione del rapporto durante il quale non è sorto alcun diritto retributivo la garanzia è riferibile ai 3 mesi immediatamente precedenti, purché rientranti nei 12 mesi che precedono i termini indicati dall’art. 2, comma 1, del D.Lgs. 80/92.

Tribunale Velletri sez. lav., 29/01/2019, n.152

Pagamento del Tfr e insolvenza del datore di lavoro

Ai fini della tutela di cui all’art. 2, quinto comma, della legge n. 297 del 1982 in favore del lavoratore per il pagamento del t.f.r. in caso di insolvenza del datore di lavoro, il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia costituito presso l’INPS, alle condizioni previste dal comma stesso, ogniqualvolta il datore di lavoro non sia assoggettato in concreto a fallimento, sia per condizioni soggettive sia per ragioni oggettive, essendo sufficiente, in particolare, che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risultino in atti altre circostanze le quali dimostrino che esistono altri beni aggredibili con l’azione esecutiva.

Va accolta la richiesta di liquidazione al Fondo di Garanzia qualora il credito del lavoratore sia talmente esiguo da non consentire la assoggettabilità a fallimento del datore di lavoro.

Tribunale Trani sez. lav., 21/11/2018, n.2249

Come deve considerarsi il credito vantato dal lavoratore verso l’ex datore?

Il credito vantato dal lavoratore nei confronti dell’ex datore di lavoro deve considerarsi al lordo delle ritenute di legge. Anche su tale somma è chiamato ad intervenire il Fondo di Garanzia appositamente istituito presso l’INPS.

Tribunale Perugia sez. lav., 15/11/2018, n.407

Equa riparazione, fallimento e diritto all’indennizzo per i lavoratori creditori

In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo (nel caso di specie una procedura fallimentare) ai sensi della Legge Pinto, il diritto all’indennizzo in favore di lavoratori, creditori del fallito, sorge per la semplice ammissione al passivo dei medesimi e per l’eccessiva durata della procedura.

Il fatto che gli anzidetti lavoratori abbiano potuto giovarsi dell’intervento del Fondo di garanzia dell’INPS e/o che abbiano ricevuto pagamenti parziali dei rispettivi crediti nel corso della procedura non vale ad eliminare radicalmente il diritto all’indennizzo potendo tutt’al più concorrere a ridurlo, se del caso, anche al di sotto dei limiti minimi previsti dalla legge e della CEDU.

Cassazione civile sez. II, 06/11/2018, n.28268

Fondo di garanzia Inps per i crediti di lavoro

Il Fondo di garanzia istituito presso l’INPS si sostituisce al datore di lavoro inadempiente per insolvenza nel pagamento dei crediti di lavoro inerenti agli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro rientranti nei dodici mesi che precedono la data di proposizione della domanda volta all’apertura della procedura concorsuale, ovvero decorrenti dalla data di proposizione dell’atto d’iniziativa volto a far valere in giudizio il credito del lavoratore, fermo restando che tale garanzia non può essere concessa prima della decisione di apertura della procedura concorsuale.

Tribunale Trapani sez. lav., 26/10/2018

Insolvenza del datore di lavoro dichiarato fallito

L’intervento del Fondo di Garanzia istituito presso l’INPS per la corresponsione del t.f.r., nei casi di insolvenza del datore di lavoro fallito, non è subordinato alla previa escussione degli eventuali obbligati solidali che siano tenuti, anche solo “pro quota”, per il medesimo debito, prevedendo la l. n. 297 del 1982 l’accesso diretto alla prestazione previdenziale, salvo una breve dilazione temporale (quindici giorni) dal deposito dello stato passivo ovvero dalla sentenza che decide l’opposizione ad esso, e nessun ulteriore requisito (beneficio d’ordine, beneficio di escussione) che suffraghi la natura sussidiaria della copertura dovuta dal Fondo.

(Nella specie, è stato escluso che la domanda all’INPS di corresponsione del t.f.r. fosse condizionata dal previo esperimento da parte del lavoratore, insinuatosi al passivo del fallimento del datore di lavoro per l’intero credito, delle azioni esecutive nei confronti della società affittuaria d’azienda alla quale era stato trasferito durante il rapporto e che lo aveva retrocesso alla curatela, rimanendo coobbligata “pro quota” ai sensi dell’art. 2112 c.c.).

Cassazione civile sez. lav., 17/10/2018, n.26021

Istruttoria prefallimentare e tentativi di esecuzione forzata

La verifica da parte del Tribunale fallimentare all’esito dell’istruttoria prefallimentare della non fallibilità dell’ imprenditore ai sensi dell’articolo 15 ultimo comma Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 funge da presupposto, unitamente all’insufficienza delle garanzie patrimoniali a seguito dell’esperimento della esecuzione forzata, per l’intervento dell’INPS – Fondo di garanzia per il pagamento del TFR e dei crediti di lavoro di cui all’articolo 2 d.lg .27 gennaio 1992 n. 80

Cassazione civile sez. VI, 06/09/2018, n.21734

Procedura esecutiva

Ai fini dell’accesso al Fondo di Garanzia Inps (istituito dalla l. 297/82) per il pagamento del TFR maturato e non corrisposto dal datore di lavoro, non è necessario che il lavoratore presenti istanza di fallimento nei confronti dell’impresa, quando quest’ultima sia in astratto sottoponibile al fallimento ma in concreto non possa essere dichiarata fallita per l’esiguità del credito azionato (sotto soglia rispetto ai minimi di legge), essendo sufficiente in questi casi che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura esecutiva.

Tribunale Teramo sez. lav., 05/06/2018, n.414

Credito lavoristico al dipendente della società fallita

Una volta che il credito vantato – nella specie pagamento del TFR – sia stato – a torto o a ragione non importa in questa sede – definitivamente ammesso al passivo della società sottoposta a procedura concorsuale, l’INPS non può contestare tale accertamento, che vincola l’istituto previdenziale sia che abbia partecipato alla procedura concorsuale (in tal caso lo stato passivo munito di esecutività ha forza di cosa giudicata anche nei suoi confronti), sia che ad essa sia rimasto estraneo.

Pertanto, va affermato il diritto della ricorrente al pagamento del TFR da parte del Fondo di Garanzia, nei termini in cui è stato ammesso allo stato passivo del datore di lavoro cedente dichiarato fallito.

Corte appello Milano sez. lav., 15/02/2018, n.75

Prestazioni a carico del fondo di garanzia Inps

La natura previdenziale della prestazioni a carico del Fondo di garanzia costituito presso l’INPS comporta l’applicazione delle norme sulle modalità per conseguire le prestazioni previdenziali, tra cui l’onere di presentazione della domanda amministrativa e di rispetto dei termini di legge per ultimare la procedura amministrativa per la liquidazione, senza che rilevi il termine di sessanta giorni di cui all’art. 2 della l. n. 297 del 1982, per l’esame della domanda da parte dell’Istituto.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, a fronte di pagamento da parte dell’Inps nei termini per l’esaurimento della fase amministrativa e prima della notifica del ricorso giurisdizionale, aveva dichiarato la cessata materia del contendere con compensazione delle spese).

Cassazione civile sez. lav., 20/11/2017, n.27465

Insolvenza del datore di lavoro

Le prestazioni a carico del Fondo di garanzia hanno natura previdenziale e non retributiva, pertanto l’Inps deve operare in qualità di sostituto di imposta tutte le dovute trattenute, sempre che ovviamente le stesse non fossero già state operate in sede di ammissione al passivo, non potendo l’Inps operare una seconda trattenuta che incida una seconda volta sull’importo effettivo da erogare.

Cassazione civile sez. lav., 27/10/2017, n.25663

Dichiarazione d’insolvenza del datore e risoluzione del rapporto

Il credito lavorativo maturato tra la dichiarazione dello stato di insolvenza del datore di lavoro e la data di risoluzione del rapporto non grava sul datore medesimo e, quindi, sul Fondo di garanzia gestito dall’Inps, bensì sull’amministrazione straordinaria, e può essere soddisfatto in prededuzione, quindi con precedenza rispetto a tutti i crediti concorsuali, rientrando tra i crediti che si caratterizzano per essere funzionalmente collegati all’attività di amministrazione e di liquidazione del patrimonio del fallito, poiché sorti a seguito di atti compiuti dal curatore dopo la dichiarazione di fallimento.

Cassazione civile sez. lav., 08/08/2017, n.19701


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