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Prescrizione credito banca: ultime sentenze

20 Giugno 2019
Prescrizione credito banca: ultime sentenze

Contratti bancari; operazioni bancarie in conto corrente; decorrenza della prescrizione in caso di versamenti solutori; eccezione di prescrizione sollevata dalla banca;  onere della prova a carico del cliente; contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente; azione di ripetizione dell’indebito; eccezione di prescrizione; opponibilità da parte dei terzi; non rilevabilità d’ufficio; concorso esterno della banca nell’illecito contrattuale degli amministratori.

Fallimento del correntista

Posto che il fallimento del correntista determina ipso iure lo scioglimento del contratto di conto corrente bancario e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti, da tale epoca è esigibile solo il saldo derivante dalla chiusura; la Banca dunque può richiedere il versamento del saldo passivo dell’epoca nel termine decennale di prescrizione.

Tribunale Siena, 13/03/2019

Prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito oggettivo

Nel contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, ove il cliente agisca nei confronti della banca per la ripetizione d’importi relativi ad interessi non dovuti, è necessario distinguere i versamenti ripristinatori della provvista, operati nel limite dell’affidamento concesso al cliente, da quelli solutori, ovvero effettuati oltre tale limite, ai fini della decorrenza della prescrizione decennale dell’azione rispettivamente dalla estinzione del conto o dai singoli versamenti.

Ai fini della valida proposizione dell’eccezione non è necessario che la banca indichi specificamente le rimesse prescritte, né il relativo “dies a quo”, emergendo la natura ripristinatoria o solutoria dei singoli versamenti dagli estratti-conto, della cui produzione in giudizio è onerato il cliente, sicché la prova degli elementi utili ai fini dell’applicazione della prescrizione è nella disponibilità del giudice che deve decidere la questione.

Tribunale Parma, 11/03/2019, n.416

Conto corrente bancario e prescrizione

In materia di contratto di conto corrente bancario, poiché la decorrenza della prescrizione è condizionata al carattere solutorio, e non meramente ripristinatorio, dei versamenti effettuati dal cliente, essa matura sempre dalla data del pagamento, qualora il conto risulti in passivo e non sia stata concessa al cliente un’apertura di credito, oppure i versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento; ne discende che, eccepita dalla banca la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dal pagamento, è onere del cliente provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quel versamento come mero ripristino della disponibilità accordata.

Cassazione civile sez. I, 30/01/2019, n.2660

Indebito bancario e natura delle rimesse

In tema di contratto di conto corrente, soltanto quando il conto corrente sia assistito da affidamento regolato mediante contratto di apertura di credito e il conto sia passivo, ma non anche quando il contratto di conto corrente non sia assistito da apertura di credito. In tal caso, infatti, le rimesse hanno sempre funzione solutoria.

E poichè il contratto di conto corrente bancario può essere o meno assistito da apertura di credito, compete al cliente che agisce con l’azione di ripetizione dell’indebito oggettivo, una volta che la banca abbia proposto eccezione di prescrizione, dimostrare che il rapporto fosse affidato con apertura di credito e quale fosse il limite dell’affidamento.

Tribunale Lucca, 21/12/2018, n.1931

Ripetizione di indebito

Qualora l’avvenuta stipulazione fra le parti del contratto di apertura di credito non sia in contestazione, la natura ripristinatoria delle rimesse è presunta: spetta dunque alla banca che eccepisce la prescrizione di allegare e di provare quali sono le rimesse che hanno invece avuto natura solutoria; con la conseguenza che, a fronte della formulazione generica dell’eccezione, indistintamente riferita a tutti i versamenti intervenuti sul conto in data anteriore al decennio decorrente a ritroso dalla data di proposizione della domanda, il giudice non può supplire all’omesso assolvimento di tali oneri, individuando d’ufficio i versamenti solutori.

Tribunale Firenze sez. III, 29/11/2018, n.3278

Ripartizione dell’onere probatorio

Poiché la decorrenza della prescrizione dalla data del pagamento è condizionata al carattere solutorio,  e non meramente ripristinatorio,  dei versamenti, essa sussiste sempre in mancanza di un’apertura di credito: onde, eccepita dalla banca la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dal pagamento, è onere del cliente provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quel pagamento come mero ripristino della disponibilità accordata.

Cassazione civile sez. I, 30/10/2018, n.27705

Ripetizione di indebito bancario: durata e decorrenza della prescrizione

L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.

Infatti, nell’anzidetta ipotesi ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, giacchè il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del “solvens” con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell’accipiens.

Tribunale Arezzo, 16/10/2018, n.951

Contratti bancari: versamenti ripristinatori della provvista

Nel contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, ove il cliente agisca nei confronti della banca per la ripetizione d’importi relativi ad interessi non dovuti, è necessario distinguere i versamenti ripristinatori della provvista, operati nel limite dell’affidamento concesso al cliente, da quelli solutori, ovvero effettuati oltre tale limite ai fini della decorrenza della prescrizione decennale dell’azione rispettivamente dalla estinzione del conto o dai singoli versamenti.

Ai fini della valida proposizione dell’eccezione non è necessario che la banca indichi specificamente le rimesse prescritte, né il relativo “dies a quo”, emergendo la natura ripristinatoria o solutoria dei singoli versamenti dagli estratti-conto, della cui produzione in giudizio è onerato il cliente, sicché la prova degli elementi utili ai fini dell’applicazione della prescrizione è nella disponibilità del giudice che deve decidere la questione.

Cassazione civile sez. I, 10/07/2018, n.18144

Chiusura del conto

La operazioni poste in essere nell’ambito di un conto corrente bancario, a differenza del conto corrente ordinario, non determinano l’insorgenza di autonomi rapporti di debito o credito reciproci tra il cliente e la banca, ma rappresentano l’esecuzione di un rapporto unico; ciò comporta che il termine di prescrizione comincia a decorrere solo dal momento di chiusura del conto corrente e non dal momento in cui si realizzano le singole partite debitorie e creditorie.

In particolare, il momento iniziale del termine di prescrizione decennale per il reclamo delle somme indebitamente trattenute dalla banca a titolo di interessi su un’apertura di conto corrente decorre dalla chiusura definitiva del rapporto.

Tribunale Lanciano, 02/07/2018, n.246

Quando i versamenti non hanno natura ripristinatoria?

In mancanza di prova specifica dell’apertura di credito (di cui dovrebbe essere indicata la soglia stessa dell’affidato) è da escludersi l’esistenza di affidamento e, altrettanto pacificamente, deve essere ritenuto onere del correntista – che da tale circostanza invoca effetti per sé favorevoli, trattandosi di fatto impeditivo dell’eccezione di prescrizione – fornire la prova della esistenza dell’affidamento, non bastando l’affermazione che vi fosse una apertura di credito. In mancanza di prova della pregressa stipula di un contratto di apertura di credito si deve concludere per l’inesistenza di rimesse ripristinatorie: infatti l’esistenza di scoperti di conto, anche ripetuti e cospicui non è univocamente interpretabile come conseguente ad un’apertura di credito a favore della cliente, ben potendo trattarsi di mera tolleranza da parte della banca.

Corte appello Torino sez. I, 11/01/2018, n.92

Ricorso abusivo al credito

Il curatore fallimentare è legittimato ad agire ai sensi dell’art. 146 l. fall. in correlazione con l’art. 2393 c.c. nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte degli amministratori della società stessa.

Alla responsabilità delle banche a titolo di concorso in atti di mala gestio degli amministratori è applicabile la disciplina di cui all’art. 1310 c.c. in materia di obbligazioni solidali, in virtù della quale gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido hanno effetto riguardo agli altri condebitori.

Tribunale Milano, 22/05/2017, n.5762



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