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Detenzione arma e porto d’armi: ultime sentenze

23 Giugno 2019
Detenzione arma e porto d’armi: ultime sentenze

Armi e materie esplodenti; licenza di porto d’armi; facoltà di detenere e portare armi; ragionevole sospetto di abuso del porto d’armi; prova del verificato abuso dell’arma; provvedimento autorizzatorio; diniego di rilascio del porto d’armi; aggressioni.

La licenza di porto d’armi può essere negata o revocata nel momento in cui viene meno la presumibile certezza dell’affidabilità del soggetto.

Interesse del privato a detenere armi e sospetto di abuso

La facoltà di detenere e portare armi corrisponde ad un interesse del privato ritenuto cedevole di fronte al ragionevole sospetto di abuso della facoltà medesima, il cui soddisfacimento recede al cospetto dell’esigenza di evitare rischi per l’incolumità pubblica e per la tranquilla convivenza della collettività, sicchè la P.A. può legittimamente negare la detenzione e il porto d’armi anche qualora la condotta dell’interessato presenti solo segni di pericolosità o semplici indizi di inaffidabilità.

Nel valutare, poi, l’affidabilità del soggetto circa il possesso e l’uso corretto delle armi, i poteri dell’Autorità di P.S. sono ampiamente discrezionali e finalizzati alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblici, sicchè i relativi provvedimenti negativi sono sufficientemente motivati mediante il riferimento a fatti idonei a far dubitare, anche solo per indizi, della sussistenza dei requisiti di affidabilità richiesti dalla normativa, fermo restando che rientra nella discrezionalità amministrativa la valutazione, ai fini del giudizio di affidabilità rispetto al non abuso dell’arma, di singoli episodi anche privi di rilevanza penale.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 26/01/2019, n.86

Porto d’armi: a chi può essere rilasciato?

Il porto d’armi e la detenzione delle armi costituiscono un’eccezione al normale divieto di detenere e portare armi, sancito dall’art. 699 c.p. e dall’art. 4, c. 1, L. 110/1975, tale eccezione può essere prevista soltanto nei confronti di persone per le quali non sussistano dubbi circa il corretto uso che potrebbero fare delle armi e, inoltre, che non possano mettere in pericolo l’ordine pubblico.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 08/10/2018, n.5825

Valutazione discrezionale per il rilascio del porto d’armi

L’Autorità di Pubblica Sicurezza, dovendo perseguire la finalità di prevenire la commissione di reati e/o di fatti lesivi dell’ordine pubblico, ha un’ampia discrezionalità nel valutare l’affidabilità della persona di fare buon uso delle armi, per cui “i provvedimenti concessivi dell’autorizzazione alla detenzione e del porto di armi postulano che il beneficiario di essa sia indenne da mende, osservi una condotta di vita improntata a puntuale osservanza delle norme penali e di tutela dell’ordine pubblico, nonché delle comuni regole di buona convivenza civile, sì che non possano emergere sintomi e sospetti di utilizzo improprio dell’arma in pregiudizio ai tranquilli e ordinati rapporti con gli altri consociati.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 22/08/2018, n.969

Licenza del porto d’armi

A fronte del bene della sicurezza collettiva, il possesso da parte di un cittadino di un’arma, o l’utilizzo della medesima a fine di caccia, non rientra nello statuto ordinario dei diritti appartenenti al singolo, ma costituisce un quid pluris, la cui concessione risente della necessità che, stante il potenziale pericolo rappresentato dal possesso e dall’utilizzo dell’arma, l’Amministrazione si cauteli mediante un giudizio prognostico che, ex ante, escluda la possibilità di abuso; d’altronde, il rilascio della licenza di porto d’armi non costituisce una mera autorizzazione di polizia, ma assume contenuto di permesso concessorio in deroga al divieto di portare armi, di conseguenza il controllo effettuato dall’Autorità di pubblica sicurezza assume connotazioni particolarmente severe, spettando al prudente apprezzamento di detta Autorità l’individuazione della soglia di emersione delle ragioni impeditive della detenzione degli strumenti di offesa.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 18/12/2017, n.403

Licenza di porto d’armi: quando può essere negata o revocata?

Ai sensi degli artt. 11 e 42, r.d. 18 giugno 1931 n. 773, la detenzione delle armi può essere vietata e la licenza di porto d’armi negata o revocata, anche in assenza di sentenza penale di condanna per specifici reati quando per circostanze legate alla condotta, sia venuta meno la presumibile certezza della completa affidabilità del soggetto. Stante l’ampia discrezionalità dei provvedimenti inibitori in questione, non si richiede una particolare motivazione, se non negli ovvi limiti della sussistenza dei presupposti idonei a far ritenere che le valutazioni effettuate non siano irrazionali o arbitrarie.

Invero, nel valutare l’affidabilità del soggetto circa il possesso e l’uso corretto delle armi, i poteri dell’Autorità di P.S. sono ampiamente discrezionali e finalizzati alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblici, sicchè i relativi provvedimenti negativi sono sufficientemente motivati mediante il riferimento a fatti idonei a far dubitare, anche solo per indizi, della sussistenza dei requisiti di affidabilità richiesti dalla normativa, fermo restando che rientra nella discrezionalità amministrativa la valutazione, ai fini del giudizio di affidabilità rispetto al non abuso dell’arma, di singoli episodi anche privi di rilevanza penale; per questa ragione, la motivazione dei provvedimenti in materia di armi è censurabile solo se del tutto mancante o manifestamente illogica, in quanto spetta all’Amministrazione valutare se il soggetto dia o meno affidamento in ordine al non abuso dell’arma.

Ne consegue che l’ampia sfera discrezionale di cui gode l’Amministrazione in materia – circa fatti che ad un ragionevole apprezzamento possono indurre ad ipotizzare un uso improprio dell’arma e, quindi, far ritenere carente l’affidabilità del soggetto – è sindacabile dal giudice sotto il profilo dell’abnormità e del travisamento del fatto o dell’inattendibilità della valutazione, quali risultano dalla motivazione del provvedimento.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 11/12/2017, n.5812

Abuso dell’arma

Il provvedimento di revoca della licenza di porto d’armi non presuppone un verificato e riscontrato abuso dell’arma in questione, essendo sufficiente che il titolare dell’autorizzazione, in base ad una discrezionale valutazione, non susciti un obiettivo affidamento di non abusarne, anche mediante un impiego non adeguatamente prudente; l’autorizzazione alla detenzione delle armi è infatti da considerarsi eccezionale e le esigenze di incolumità di tutti i cittadini sono prevalenti e prioritarie e pertanto la richiesta di porto d’armi può essere soddisfatta solo nell’ipotesi che non sussista alcun pericolo che il soggetto possa abusarne, richiedendosi che l’interessato sia esente da mende e al di sopra di ogni sospetto o indizio negativo.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 04/12/2017, n.392

Possesso di un’arma per le guardie giurate con compiti di vigilanza zoofila

Può ritenersi ragionevole che il rilascio e il rinnovo del porto d’armi siano consentiti nei soli casi di dimostrata effettiva necessità di difesa personale, tuttavia non altrettanto ragionevole appare l’indirizzo negativo nei confronti di una categoria (quella delle guardie particolari giurate volontarie, con compiti di vigilanza zoofilia), che per ragioni di servizio, ovvero per l’assolvimento dei compiti, che la stessa Amministrazione definisce di “rilevante importanza”, possono trovarsi ad affrontare situazioni di potenziale conflitto, per il ripristino nell’interesse pubblico della legalità violata con maggiore frequenza rispetto alla generalità dei cittadini.

Di conseguenza, gli interessati sono titolari di un interesse qualificato al possesso di titolo abilitativo per la detenzione di un’arma, pur non assegnata in dotazione come per gli agenti di P.S., essendo le guardie zoofile per conto dell’ENPA una categoria fortemente esposta al rischio di aggressioni in zone con notevole intensità criminale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/11/2017, n.5120

Cosa può giustificare il rifiuto o il ritiro del porto d’armi?

Ai sensi dell’art. 39, r.d. 18 giugno 1931 n. 773 (T.u.l.p.s.) il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, alle persone ritenute capaci di abusarne; parimenti, ai sensi degli artt. 11 e 43 del succitato T.u.l.p.s., la licenza di porto d’armi può essere ricusata o ritirata dal Questore nei confronti di coloro che non danno affidamento di non abusare delle armi; tale disciplina è finalizzata al presidio dell’ordine e della sicurezza pubblica, alla prevenzione del danno che possa derivare a terzi da indebito uso o inosservanza degli obblighi di custodia, nonché della commissione di reati che possano essere agevolati dall’utilizzo del mezzo di offesa; di conseguenza la conservazione dei provvedimenti autorizzativi della detenzione e del porto di armi postula che il loro beneficiario sia indenne da mende, osservi una condotta di vita improntata a puntuale rispetto delle norme penali e di tutela dell’ordine pubblico, nonché delle comuni regole di buona convivenza civile, sì che non possano emergere sintomi e nemmeno sospetti di utilizzo improprio dell’arma in pregiudizio ai tranquilli ed ordinati rapporti con gli altri consociati; ne consegue che anche episodi di modesto o di nessun rilievo criminale possono giustificare l’adozione di provvedimenti restrittivi o interdittivi dell’uso delle armi, allorché siano tali da ingenerare nell’Autorità di Pubblica sicurezza il ragionevole dubbio che il detentore delle stesse possa abusarne, perché non del tutto capace di un pieno dominio di sé o di autocontrollo mentale.

T.A.R. Campobasso, (Molise) sez. I, 26/10/2017, n.391

Limiti al sindacato giurisdizionale in materia di porto d’armi

In materia di porto d’armi i limiti al sindacato giurisdizionale circa le motivazioni degli atti dell’Amministrazione trovano la propria ratio nel fatto che l’espansione della sfera di libertà del privato recede innanzi al bene della sicurezza collettiva e, pertanto, spetta all’Amministrazione valutare i rischi concreti e le probabilità dell’abuso dell’arma, valutazione censurabile solo ove ridondi in arbitrio o si fondi su fatti errati o su giudizi contrari a logica, anche perché il rilascio della licenza di porto d’armi non costituisce una mera autorizzazione di polizia, ma assume contenuto di permesso concessorio in deroga al divieto di portare armi sancito dall’art. 699 c.p. e dall’art. 4, comma 1, l. 18 aprile 1975 n. 110; di conseguenza in tale quadro il controllo effettuato dall’Autorità di pubblica sicurezza viene ad assumere connotazioni particolarmente pregnanti e severe e spetta al prudente apprezzamento di detta Autorità l’individuazione della soglia di emersione delle ragioni impeditive della detenzione degli strumenti di offesa.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 21/07/2017, n.271

Detenzione di armi

La valutazione che compie l’Autorità di Pubblica Sicurezza in materia di detenzione di armi è caratterizzata da ampia discrezionalità e persegue lo scopo di prevenire, per quanto possibile, l’abuso di armi da parte di soggetti non pienamente affidabili. Il giudizio di “non affidabilità” è giustificabile anche in situazioni che non hanno dato luogo a condanne penali o misure di pubblica sicurezza, ma a situazioni genericamente non ascrivibili a “buona condotta“.

I provvedimenti concessivi dell’autorizzazione alla detenzione e del porto di armi postulano che il beneficiario di essa sia indenne da mende, osservi una condotta di vita improntata a puntuale osservanza delle norme penali e di tutela dell’ordine pubblico, nonché delle comuni regole di buona convivenza civile, sì che non possano emergere sintomi e sospetti di utilizzo improprio dell’arma in pregiudizio ai tranquilli e ordinati rapporti con gli altri consociati”.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 16/06/2017, n.665

Discrezionalità della PA in materia di armi

L’ampia discrezionalità di cui gode l’Amministrazione in materia di armi deriva, in primis, dall’assenza nell’Ordinamento di situazioni di diritto soggettivo relative alla detenzione e al porto di armi, costituendo tali situazioni delle eccezioni al generale divieto di cui all’art. 699 c.p. e all’art. 4, comma 1, della Legge n. 110 del 1975, in secundis, dalle peculiari finalità perseguite dall’Amministrazione in tema di armi, che determinano l’assoluta indipendenza del giudizio amministrativo di affidabilità del titolare rispetto a eventuali e parallele valutazioni del giudice penale, anche qualora i due giudizi si fondino sulle medesime condotte e sugli stessi elementi di fatto, giacché la finalità perseguita dall’Amministrazione non è sanzionatoria o punitiva, bensì di natura cautelare, con funzione di prevenzione rispetto ad abusi nell’uso delle armi a tutela della privata e pubblica incolumità; da ciò discende che, in presenza di comportamenti oggettivamente gravi – tanto da essere previsti come punibili in sede penale – l’esercizio del potere inibitorio non richiede da parte del giudice amministrativo un onere motivazionale rafforzato, essendo sufficiente l’esistenza di presupposti idonei a far ritenere che le valutazioni eseguite non siano irrazionali o arbitrarie, sicché, la legittimità del provvedimento inibitorio non postula l’avere a fondamento la prova dell’abuso dell’arma, essendo a tal fine sufficiente la prova di circostanze che dimostrino che il soggetto non abbia dato ampie garanzie di non abusarne.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 10/04/2017, n.133

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1 Commento

  1. essendo sufficiente l’esistenza di presupposti idonei a far ritenere che le valutazioni eseguite non siano irrazionali o arbitrarie, sicché, la legittimità del provvedimento inibitorio non postula l’avere a fondamento la prova dell’abuso dell’arma, essendo a tal fine sufficiente la prova di circostanze che dimostrino che il soggetto non abbia dato ampie garanzie di non abusarne.
    In tale circostanza l’autorità di P.S. potrebbe travarvi qualsiasi cavillo anche astratto e indefinibile, non provato da circostanze granitiche e verificabili per revocarvi o opporsi al rilascio della licenza Credo che l’ampia discrezionalità vada regolamentata all’interno di confini precisi altrimenti potrebbe ingenerare solo meri abusi

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