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Usucapione comproprietario: ultime sentenze

21 Giugno 2019
Usucapione comproprietario: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: usucapione; comunione; usucapione di un bene in comproprietà; quota relativa a bene indiviso; domanda di usucapione; usucapione della quota di un comproprietario da parte degli altri; assenza di un atto formale di interversione del possesso.

Apertura in un muro in comproprietà

Una servitù di luce con riguardo a un’apertura in un muro in comproprietà può essere acquistata o in virtù di convenzione fra i proprietari dei fondi finitimi ovvero per usucapione e può consistere in una “servitus luminum” che costringe il vicino a subire l’esistenza della luce del muro divisorio comune senza poterne chiedere la rimozione o in una “servitus ne luminibus officiatur” che impedisce al comproprietario del muro di sopprimere o di oscurare la luce, obbligandolo in caso di costruzione da parte sua in appoggio o in aderenza, a osservare la distanza imposta dalle norme applicabili al caso.

Cassazione civile sez. II, 09/11/2018, n.28804

Onere probatorio gravante sul comproprietario

In materia di usucapione di un bene in comproprietà da parte di uno dei comproprietari, la volontà di possedere uti dominus e non uti condominus non può desumersi dal fatto che il comunista abbia utilizzato il bene comune provvedendo al pagamento e alla manutenzione, sussistendo una presunzione iuris tantum che egli abbia agito nella sua qualità e che abbia anticipato le spese anche relativamente alla quota degli altri.

Pertanto, il comproprietario che invochi l’usucapione ha l’onere di provare che il rapporto materiale con il bene si è verificato con palese manifestazione della volontà in modo da escludere gli altri dalla possibilità di instaurare analogo rapporto con il bene, dovendo atteggiarsi quale proprietario esclusivo dell’intero bene e non della propria quota, manifestando, altresì, tale volontà in modo inequivoco anche agli altri comproprietari, non essendo sufficiente che essi si astengano dal godimento del bene.

Nel caso di specie, il tribunale ha rigettato la richiesta di usucapione dell’attore, comproprietario di un appartamento insieme al fratello a seguito di lascito ereditario, in quanto nonostante questi abbia avuto possesso continuato e pubblico del bene e ne abbia curato la manutenzione per oltre vent’anni, non aveva fornito la prova della volontà di escludere dal compossesso il fratello.

Tribunale Bari sez. I, 30/07/2018, n.3356

Usucapione del bene comune

Il comproprietario che intenda usucapire la quota degli altri comproprietari è tenuto a provare in giudizio, non solo il corpus, l’animus e la decorrenza del tempo, ma anche un quid pluris, ovvero di aver goduto della res attraverso un’attività incompatibile con il possesso altrui, tale da evidenziare una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus.

Pertanto, ai fini dell’usucapione del bene comune non è sufficiente che gli altri condomini si siano astenuti dall’uso del bene, ma occorre dimostrare di aver sottratto il bene medesimo all’uso comune per il periodo utile all’usucapione attraverso una condotta diretta a rivelare in modo inequivoco che si è verificato un mutamento di fatto nel titolo del possesso, non bastando al riguardo la prova del mero non uso da parte degli altri condomini, stante l’imprescrittibilità del diritto in comproprietà.

Tribunale Vicenza, 25/06/2018, n.1604

Tolleranza: esclude l’usucapione?

Non si ha possesso ai fini dell’acquisto per usucapione quando il rapporto materiale col bene è dovuto all’altrui tolleranza (tolleranza che nell’ambito dei rapporti di parentela può ritenersi anche in presenza di situazioni di materiale detenzione prolungate nel tempo).

Di conseguenza, il fatto che il comproprietario usi il bene in comproprietà discende dal titolo di comproprietà, che lo legittima a farlo, e non vale a dimostrare il possesso ai fini di usucapione della quota non di proprietà.

Tribunale Massa, 07/06/2018, n.423

Acquisto per usucapione del bene in comproprietà

Il comproprietario di un compendio immobiliare, che abbia avuto il pacifico e ininterrotto possesso ultraventennale del bene medesimo, con animo domini e ius excludendi nei confronti degli altri comproprietari, può acquistare la piena ed esclusiva proprietà dello stesso per intervenuta usucapione, ai sensi dell’art. 1158 c.c.

Tribunale Modena sez. II, 04/01/2016, n.9

Usucapione di quota relativa a bene indiviso

Il comproprietario che invochi l’acquisto per usucapione soltanto di una quota relativa ad un bene indiviso, lasciando impregiudicate le quote degli altri comproprietari, deve formulare in giudizio un’apposita e specifica domanda, posto che la pretesa, implicando anche la modifica del fatto costitutivo da una situazione di possesso esclusivo ad una condizione di compossesso, non può ritenersi compresa nell’iniziale domanda di usucapione di tutte le altre quote in quanto comportante una mera riduzione del petitum originario.

Cassazione civile sez. II, 06/12/2011, n.26241

Prova dell’usucapione del bene in comunione

Ai fini della prova dell’usucapione del bene in comunione non è sufficiente che il comproprietario erede abbia compiuto atti di gestione, occorrendo per contro la prova che il comproprietario usucapente ne abbia goduto in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui, in modo tale da evidenziare, al di fuori di una possibile altrui tolleranza, un’inequivoca volontà di possedere il bene in via esclusiva, impedendo agli altri comproprietari ogni atto di godimento, o di gestione.

Tribunale Tivoli, 18/05/2010, n.797

Mancanza di un atto formale di interversione del possesso

In tema di comunione, anche in mancanza di un atto formale di interversione del possesso, può essere usucapita la quota di un comproprietario da parte degli altri, sempre che l’esercizio della signoria di fatto sull’intera proprietà comune non sia dovuto alla mera astensione del titolare della quota ma risulti inconciliabile con la possibilità di godimento di quest’ultimo ed evidenzi, al contrario, in modo del tutto univoco, la volontà di possedere uti dominus e non uti condominus.

(Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto acquistata per usucapione la proprietà di una quota di un edificio in comunione, ricostruito a seguito di perimento totale, da parte dei soli comproprietari che, fin dalla edificazione della nuova costruzione, avevano occupato interamente i tre piani del palazzo, nel totale disinteresse dell’altro comunista).

Cassazione civile sez. II, 20/05/2008, n.12775

Usucapione dell’intero bene comune da parte di un comproprietario

In tema di compossesso, il godimento esclusivo della cosa comune (nella specie gestione del fondo agricolo) da parte di uno dei compossessori non è, di per sé, idoneo a far ritenere lo stato di fatto così determinatosi funzionale all’esercizio del possesso “ad usucapionem” e non anche, invece, conseguenza di un atteggiamento di mera tolleranza da parte dell’altro compossessore, risultando necessario, a fini della usucapione, la manifestazione del dominio esclusivo sulla “res communis” da parte dell’interessato attraverso un’attività durevole, apertamente contrastante ed inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene.

(Il principio è stato affermato dalla S.C. che ha confermato la sentenza d’appello denegativa dell’acquisto per usucapione da parte di un comproprietario, della quota degli altri comproprietari, con riguardo al compossesso di un terreno agricolo, oggetto di coltivazione esclusiva da parte prima del dante causa e poi degli eredi di un compossessore e di contemporanea non frequentazione dei luoghi da parte dell’altro comproprietario, in assenza di comportamenti apertamente contrastanti e incompatibili con il possesso altrui e volti ad evidenziare una in equivoca volontà di possedere “ “uti dominus”” e non più “uti con dominus”.

Cassazione civile sez. II, 20/09/2007, n.19478

Bene di proprietà comune e usucapione

Perché un bene di proprietà comune possa essere usucapito da alcuno soltanto dei comunisti, è necessario che questi dimostri di aver sottratto la cosa all’uso comune per il tempo utile all’usucapione.

Qualora gli stessi comunisti che rivendicano la maturata usucapione affermino che, nello stesso periodo in cui essi possedevano l’aia, sulla stessa avveniva il passaggio degli altri comunisti, non vi è prova che il possesso del bene sia avvenuto ecludendo analogo diritto altrui, ovvero che i rivendicanti transitassero non già con l’animus del comproprietario ma con quello del titolare di un diritto reale su cosa altrui.

Corte appello Firenze sez. I, 18/11/2004



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