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Usucapione coerede: ultime sentenze

23 Giugno 2019
Usucapione coerede: ultime sentenze

Usucapione e coeredi; godimento del bene; possesso degli immobili; interversione del titolo del possesso; divisione; quote ereditarie; volontà del de cuius; successione ereditaria.

Tra coeredi gli atti di mera tolleranza escludono l’acquisto della proprietà per usucapione? In che modo il comproprietario può usucapire la quota degli altri comproprietari? Ecco le ultime sentenze.

Cosa presuppone l’usucapione?

L’usucapione presuppone il possesso continuato ed ininterrotto di un bene per la durata prevista dalla legge, “uti dominus”. Pertanto, qualora un soggetto, coerede, abbia utilizzato un locale ad uso commerciale per lungo tempo, come dimostrato da un atto sottoscritto dallo stesso utilizzatore e dagli altri coeredi che nel rispetto delle volontà del “de cuius” erano intenzionati a cederlo allo stesso, vengono meno i presupposti per l’acquisto della proprietà a titolo originario, costituendo detta dichiarazione la ragione del possesso.

Tribunale Salerno sez. II, 21/06/2010

Usucapione fra coeredi: possesso

Ai fini dell’usucapione fra coeredi, che si compie attraverso l’incontrastato ed esclusivo possesso ultraventennale del bene uti dominus e non uti condominus, non è necessario un atto di interversione del titolo del possesso da parte del coerede che eserciti il possesso con tali caratteristiche.

Corte appello Catanzaro, 18/11/2016

Usucapione delle quote degli altri coeredi: cosa occorre?

Il coerede può, prima della divisione, usucapire la quota degli altri coeredi, senza che sia necessario l’interversione del titolo del possesso, attraverso l’estensione del possesso medesimo in termini di esclusività, pur essendo a tal fine non sufficiente che gli altri partecipanti si siano astenuti dall’uso della cosa, occorrendo altresì che il coerede ne abbia goduto in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare una inequivoca volontà di possedere “uti dominus” e non più “uti con dominus”; ed invero il coerede, che è già compossessore animo proprio ed a titolo di comproprietà, non è tenuto ad un mutamento del titolo, ma solo ad una estensione dei limiti del suo possesso.

L’art. 714 c.c. non stabilisce inoltre alcuna presunzione di usucapione in favore del coerede; da tale norma si ricava solo che l’usucapione ostativa all’inserimento di singole porzioni ereditarie nell’ambito divisionale non solo deve essersi verificata prima della divisione, ma non può nemmeno consistere nel mero godimento separato delle suddette porzioni.

Tribunale Monza sez. II, 20/08/2016, n.2337

Transitorietà e saltuarietà del godimento del bene

La transitorietà e saltuarietà del godimento del bene usufruito da parte del coerede rimasto nel possesso degli immobili rende equivoco il rapporto della stessa con la res, privando così il possesso di un elemento indefettibile. Difatti, la semplice tolleranza da parte dei legittimati, postula occasionalità e non già un esercizio sistematico e reiterato del potere di fatto sulla cosa. Ne consegue che il possesso esercitato in modo non esclusivo e in mancanza di atti di estensione del possesso nei confronti dei compossessori, rende invalido l’acquisto degli immobili per usucapione.

Cassazione civile sez. II, 03/05/2018, n.10512

E’ necessaria l’interversione del titolo del possesso?

Il coerede che dopo la morte del de cuius sia rimasto nel possesso del bene ereditario, può, prima della divisione usucapire la quota degli altri eredi, senza necessità di interversione del titolo del possesso; a tal fine, egli, che già possiede animo proprio ed a titolo di comproprietà, è tenuto ad estendere tale possesso in termini di esclusività, il che avviene quando il coerede goda del bene in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus, non essendo sufficiente che gli altri partecipanti si astengano dall’uso della cosa comune (fattispecie relativa all’usucapione di un appartamento).

Cassazione civile sez. II, 13/11/2014, n.24214

Divisione amichevole dei cespiti

Ove il coerede comproprietario abbia esercitato sui beni del compendio ereditario assegnatigli, in virtù di una divisione amichevole dei cespiti, un possesso autonomo in contrasto con la posizione di nudo proprietario, questi può usucapire il bene toccatogli in base alla divisione bonaria, solo fornendo la prova di aver esercitato, per il tempo occorrente, un possesso corrispondente al diritto reale rivendicato.

Non occorre quindi che chi sostenga l’usucapione dimostri l’intenzione di aver estromesso gli altri dal possesso mediante il compimento di atti di interversione.

Cassazione civile sez. II, 04/10/2012, n.16896

Apertura della successione ereditaria

In ipotesi di apertura di successione ereditaria, affinché possa ritenersi avvenuto, per usucapione, l’acquisto della proprietà di un immobile appartenuto al “de cuius”, il coerede che da compossessore si vanti di essere divenuto esclusivo deve provare l'”interversio possessionis” o è tenuto, almeno, a dimostrare come e quando ha spogliato gli atri eredi dal loro compossesso, giacché, in mancanza di tale prova, la domanda volta ad ottenere il riconoscimento del diritto di proprietà esclusiva sul bene ereditario va respinta.

Corte appello Firenze sez. I, 14/06/2011, n.859

Trattativa per l’acquisto di quota ereditaria di altri coeredi

Il coerede il quale, dopo la morte del de cuius, sia rimasto nel possesso del bene ereditario, può, prima della divisione, usucapire la quota degli altri coeredi: a tal fine, lo svolgimento di trattative con gli altri coeredi per la vendita da parte di costoro dei diritti loro spettanti sulla comune eredità non è incompatibile con il possesso esclusivo del coerede possessore che non abbia ancora maturato l’usucapione.

Cassazione civile sez. II, 09/12/2005, n.27287

Usucapione: quale prova è necessaria?

Qualora il coerede eserciti sul bene rientrante nella comunione ereditaria un possesso separato, utilizzandolo ed amministrandolo con il consenso degli altri coeredi, quale mera realizzazione del godimento della propria quota ereditaria, salvo conguaglio in sede di divisione, esercitando poteri inerenti alla sua qualità di comproprietario, tale comportamento non è, di per sè solo, idoneo ad escludere i concorrenti poteri spettanti agli altri coeredi e a sostituire al compossesso di costoro un suo possesso esclusivo.

Comunque, ai fini dell’usucapione, è necessaria almeno la prova di un contegno atto a dimostrare inequivocabilmente l’intervenuto mutamento nell'”animus possidendi”, diretto ad esercitare il diritto in via esclusiva, escludendo la possibilità per gli altri coeredi di instaurare un analogo rapporto con il bene medesimo.

Cassazione civile sez. II, 25/09/2002, n.13921

Possesso separato sul bene della comunione

Il coerede che eserciti un possesso separato sul bene facente parte della comunione, utilizzandolo ed amministrandolo, in forza del consenso degli altri coeredi, non può invocare l’usucapione se non fornisce la prova di aver tenuto un comportamento atto a dimostrare l’intervenuto mutamento dell'”animus possidendi”, inconciliabile con la possibilità di godimento da parte degli altri.

Cassazione civile sez. II, 25/09/2002, n.13921

Comproprietario immesso nel possesso di un bene

Il comproprietario può usucapire la quota degli altri comproprietari estendendo la propria signoria di fatto sulla res communis in termini di esclusività, ma a tal fine non è sufficiente che gli altri partecipanti si siano limitati ad astenersi dall’uso della cosa, occorrendo, per converso, che il comproprietario in usucapione ne abbia goduto in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui, in modo tale, cioè, da evidenziarne una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus.

Qualora, invece (come nella specie) il comproprietario – coerede sia stato, a seguito di amichevole divisione del compendio ereditario, immesso nel possesso di un bene in assenza di un contestuale atto di mandato ad amministrare da parte degli altri coeredi, egli prende, per tale via, a possedere (anche ai fini dell’usucapione) pubblicamente ed a titolo esclusivo il bene assegnatogli de facto, senza che sia necessaria una formale interversione del titolo del possesso o un’interversione di fatto, una mutazione, cioè, negli atti di estrinsecazione del possesso medesimo tale da escluderne un pari godimento da parte degli altri coeredi.

Cassazione civile sez. II, 20/08/2002, n.12260



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2 Commenti

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