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Fare causa a Facebook

30 Maggio 2019 | Autore:
Fare causa a Facebook

Come e quando si può citare in giudizio Facebook? Quando c’è violazione della privacy? Qual è il tribunale competente? Si può chiedere il risarcimento?

I dati parlano chiaro: Facebook registra circa 2,2 miliardi di utenti attivi al mese; ogni giorno, sono 1,4 miliardi gli utenti attivi e oltre 300 milioni le foto caricate sulla piattaforma. Ogni secondo vengono creati cinque account Facebook; in Italia, sono 31 milioni le persone registrate, praticamente un cittadino su due. Numeri di un fenomeno incredibile, senza precedenti. Eppure, un successo del genere non può non avere anche qualche aspetto negativo; come recitava il sottotitolo del film dedicato al colosso dei social, «Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico». Sono in tantissimi, infatti, a fare causa a Facebook, o che almeno ci provano. Perché? Cosa spinge gli utenti a ribellarsi allo strapotere della creatura di Zuckerberg? Sostanzialmente si tratta di motivi di privacy. Ma non voglio anticiparti troppe cose. Se pensi che l’argomento possa essere di tuo interesse, prosegui nella lettura: ti spiegherò quando, perché e come fare causa a Facebook.

Perché fare causa a Facebook?

Cominciamo innanzitutto dai motivi: perché si dovrebbe fare causa a Facebook? Il celeberrimo social network fa parte oramai della nostra vita; il nostro account è un vero e proprio alter ego che ci permette di mantenere i contatti con tante persone che, altrimenti, non riusciremmo mai a vedere. Perché dunque fare causa a Facebook?

Il problema è che Facebook si è ingrandito talmente tanto da essere diventato un database pieno zeppo dei nostri dati personali: informazioni anagrafiche (nome, cognome, residenza) e lavorative, fotografie, filmati, registrazioni in diretta, conversazioni, pubbliche o private. Insomma, Facebook è come un alveare stracolmo di miele che attira coloro che vogliono sfruttare questa circostanza. Ma non solo.

La maggior parte delle cause intentate contro Facebook non riguarda la sicurezza dei dati da eventuali attacchi esterni, bensì l’utilizzo che il social fa di questi dati: quando carichiamo foto, video o altri contenuti, Facebook non ne diventa proprietario, nel senso che non può farne ciò che vuole. Spieghiamo meglio questo concetto.

Cosa può fare Facebook con i dati personali?

Nelle condizioni d’uso di Facebook c’è scritto che quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad esempio foto o video), concede al social network una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sottolicenza, per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti, nel rispetto della privacy e delle impostazioni dell’utente.

Ciò implica, ad esempio, che se l’utente condivide una foto su Facebook, autorizza il portale a memorizzarla, copiarla e condividerla con altri soggetti (sempre nel rispetto delle proprie impostazioni), quali fornitori di servizi che supportano Facebook o altri suoi prodotti.

In estrema sintesi, Facebook può riutilizzare le informazioni che l’utente decide di condividere spontaneamente, ma soltanto nel rispetto delle impostazioni della privacy scelte dall’utente stesso e solamente in riferimento ad altri prodotti di Facebook (pensa a Messenger, ad esempio).

Quando fare causa a Facebook?

Quanto appena detto significa che si potrà fare causa a Facebook tutte le volte in cui il social network venda o ceda senza autorizzazione le nostre informazioni a soggetti che non fanno parte del gruppo Facebook. Lo stesso si potrà fare nel caso di uso improprio di tali informazioni.

Ad esempio, diversi utenti (assistiti dai propri avvocati) hanno scoperto che Facebook è in grado di stilare un vero e proprio dossier di centinaia di pagine su ognuno di noi, raccogliendo immagini, informazioni, chat private e persino like nel corso del tempo. In pratica, è come se Facebook potesse schedare la metà della popolazione mondiale. Fatto ciò, queste informazioni possono essere vendute a terzi, in primis a grandi imprese a fini pubblicitari.

Le associazioni dei consumatori lamentano altresì la scarsa chiarezza, in fase di attivazione dell’account, in merito alla disciplina riguardante la raccolta e l’utilizzo per finalità informative o commerciali dei dati ceduti.  Inoltre, pare che gli utenti registrati siano costretti a consentire che Facebook e altri soggetti terzi raccolgano e utilizzino i loro dati (ad esempio le informazioni del profilo) per finalità informative o commerciali, pena il non poter utilizzare il social.

La raccolta e l’utilizzo dei dati avvengono in modo automatico senza che i consumatori ne siano consapevoli: il sistema, infatti, prevede una casella già spuntata che dà il consenso alla cessione e all’utilizzo dei dati e la scelta eventuale di deselezionare tale casella comporterebbe un utilizzo limitato della piattaforma.

Dici fare causa a Facebook e pensi subito a Davide contro Golia

Come si fa causa a Facebook?

Sfidare in un giudizio Facebook è un po’ come tentare una grande avventura: da una parte ci sei tu, piccolo utente; dall’altra una società che fattura quanto uno Stato. Eppure sono tante le persone che ci provano, addirittura unendo le forze e tentando una class action, cioè un’azione collettiva.

Abbiamo visto quando si può fare causa a Facebook (o meglio, quali sono le ragioni principali: in teoria potrebbero esservene molte altre, ma è difficile trovare casi in cui si sia fatta causa a Facebook per un disservizio); vediamo ora come si fa causa al social di Zuckerberg, partendo innanzitutto dal tribunale cui potersi rivolgere.

Facebook è una società con tantissime sedi in tutto il mondo; quella principale, però, è in California, negli Stati Uniti. Questo vuol dire che, se vuoi fare causa a Facebook, devi andare un momentino dall’altra parte del mondo? Assolutamente no: è orientamento pacifico [1] quello secondo il quale nelle controversie tra semplici cittadini e colossi imprenditoriali si applica la disciplina del consumatore e, di conseguenza, il foro competente è quello in cui risiede il privato che si sente leso nei propri diritti.

Pertanto, se intendi fare causa a Facebook, sappi che puoi rivolgerti al tuo tribunale: sarà poi un problema di Facebook quello di costituirsi in giudizio.

Causa a Facebook: cosa chiedere?

Una volta citato in causa Facebook, cosa dovrai chiedergli? Ebbene, poiché, come abbiamo ampiamente spiegato, le ragioni che giustificano una causa a Facebook sono legate essenzialmente alla violazione della privacy, con la tua domanda giudiziaria potrai chiedere il risarcimento dei danni patiti e la rimozione dei contenuti che, secondo te, sono stati pubblicati indebitamente da terzi, col divieto di reiterare tale condotta illecita: pensa a chi abbia rubato una tua foto mentre facevi la doccia e l’abbia poi pubblicata e Facebook, nonostante la segnalazione, non l’abbia censurata.

In pratica, se porti in giudizio Facebook dovrai chiedere il risarcimento dei danni (che il giudice può stabilire anche in maniera equitativa, se non sei in grado di fornirne una prova certa), la rimozione del contenuto lesivo (ad esempio, di una foto di cui non avevi autorizzato la pubblicazione) e l’inibizione, cioè il divieto di comportarsi nuovamente in questo modo, violando cioè i tuoi diritti.


note

[1] Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nella causa C – 498/16.


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