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Pensione sociale e reddito conviventi

30 Maggio 2019 | Autore:
Pensione sociale e reddito conviventi

Chi ha diritto alla pensione sociale o all’assegno sociale deve considerare il reddito del convivente per il sussidio?

Hai diritto alla pensione sociale, o all’assegno sociale, e hai da poco iniziato a convivere con una persona benestante, che percepisce uno stipendio o una pensione d’importo elevato: hai dunque paura di perdere il sussidio, perché sai che l’assegno non spetta se il reddito della coppia supera determinate soglie.

Ma è effettivamente così? Chi percepisce la pensione o l’assegno sociale può vedersi ridurre la prestazione, o addirittura perderla, se il convivente è ricco? In altre parole, pensione sociale e reddito conviventi sono compatibili?

Innanzitutto, ai fini dell’assegno sociale bisogna distinguere il marito, o la moglie, dal semplice convivente: a rilevare per il sussidio è infatti il reddito del coniuge, non di chi convive con il beneficiario della prestazione. È equiparata al coniuge soltanto la parte dell’unione civile, mentre il convivente, anche nel caso in cui non si tratti di un convivente di fatto, ma del partner con cui è stato addirittura stipulato un patto di convivenza, non può essere assimilato al marito o alla moglie, facendo rientrare il suo reddito nelle soglie massime utili per il sussidio.

Peraltro, perché il reddito del coniuge sia considerato ai fini del sussidio, marito e moglie non devono essere separati o divorziati.

Il discorso cambia, invece, ai fini del reddito o della pensione di cittadinanza: per questi due ulteriori sussidi, difatti, rilevano tutti i redditi dei componenti del nucleo familiare ai fini Isee, quindi anche quelli dei conviventi.

Ma procediamo per ordine.

Chi è convivente ha diritto alla pensione sociale?

Chi convive ha diritto alla pensione e all’assegno sociale nella stessa misura in cui ne ha diritto chi è single.

Nel dettaglio, per ottenere l’assegno sociale, che nel 2019 ammonta a 457,99 euro al mese, è necessario un reddito non superiore a 5.953,87 euro annui (valore 2019), sia per chi è single, sia per chi convive: il reddito del convivente non rientra in questa soglia di reddito.

Chi è sposato, invece, deve possedere un reddito non superiore a 11 .907,74 euro annui: si considera sia il reddito del beneficiario che quello del coniuge, o della parte dell’unione civile, che è assimilata al coniuge.

Chi è convivente ha diritto all’assegno sociale sostitutivo?

Per il diritto all’assegno sociale sostitutivo, che nel 2019 ammonta a 372,98 euro al mese (maggiorabili sino a 457,99 euro) e spetta agli invalidi civili over 67 (indennizzati precedentemente con la pensione d’inabilità civile o con l’assegno di assistenza), rileva solo il reddito personale, non quello del coniuge, né quello del convivente o dei familiari.

Chi è convivente ha diritto alla maggiorazione sociale?

Chi convive ha diritto alla maggiorazione dell’assegno sociale nella stessa misura di un beneficiario single.

Nello specifico, ha diritto alla maggiorazione base, pari a 12,92 euro mensili chi ha un reddito inferiore a 6.121,83 euro, se non sposato, o inferiore a 12.790,96 euro, se coniugato o parte di un’unione civile (i limiti di reddito si riferiscono al 2019). Il reddito del convivente non rileva ai fini della maggiorazione.

Chi è convivente ha diritto all’incremento al milione?

Anche per quanto riguarda l’incremento al milione, i limiti di reddito si riferiscono, da una parte, a chi è single o convive, e dall’altra ai coniugati.

In particolare, l’incremento, che consiste in una maggiorazione sino a 191,46 euro mensili, spetta ai pensionati con almeno 70 di età:

  • con reddito sino a 8.442,85 euro, se non sposati;
  • con reddito sino a 14.396,72 euro, se coniugati (valori 2019).

Ricordiamo che l maggiorazione può competere anche a chi ha meno di 70 anni, se ha versato un determinato ammontare di contributi: in particolare, la riduzione di età si calcola in ragione di 1 anno ogni 5 anni di contribuzione versata (ad esempio, se Marco possiede 10 anni di contributi, può accedere alla maggiorazione a 68 anni di età).

Chi è convivente ha diritto al reddito di cittadinanza?

Ai fini del reddito di cittadinanza, rilevano tutti i componenti del nucleo familiare ai fini Isee (per approfondire: Reddito di cittadinanza, chi è nel nucleo familiare?), quindi anche i conviventi (a meno che non si tratti di coinquilini totalmente estranei al nucleo, per i quali sono presenti due stati di famiglia diversi).

In pratica, il convivente determina un aumento del 40% della quota base del reddito di cittadinanza spettante, ma il suo eventuale reddito diminuisce il sussidio al quale la famiglia ha diritto.

Ma facciamo subito un esempio per capire meglio:

  • Marco e Maria convivono e sono in affitto: Marco non ha reddito, Maria ha un reddito di 600 euro al mese;
  • la quota base di reddito teoricamente spettante è pari a 500 euro, più il 40% spettante perché i componenti adulti sono due, ossia 700 euro; spettano poi 280 euro per l’affitto: il totale mensile spettante è dunque 980 euro;
  • dato che Maria, però, ha un reddito pari a 600 euro, questo reddito deve essere sottratto dalla quota base, che quindi ammonta, in concreto, a 100 euro, più 280 euro per l’affitto: il reddito di cittadinanza è dunque pari a 380 euro al mese;
  • se Marco fosse stato single, avrebbe invece percepito 780 euro al mese (quota base di 500 euro più 280 per l’affitto).

Chi è convivente ha diritto alla pensione di cittadinanza?

Quanto osservato vale anche per la pensione di cittadinanza, il sussidio percepito dai nuclei con soli componenti con almeno 67 anni di età o disabili gravi: la quota base, però, ammonta a 630 euro al mese, mentre la spettanza mensile massima per chi paga l’affitto è pari a 150 euro.

Torniamo al nostro esempio

  • Marco e Maria convivono e sono in affitto: Marco non ha reddito, Maria ha un reddito di 600 euro al mese;
  • la quota base di reddito teoricamente spettante è pari a 630 euro, più il 40% spettante perché i componenti adulti sono due, ossia 880 euro; spettano poi 150 euro per l’affitto: il totale mensile spettante è dunque 1030 euro;
  • dato che Maria, però, ha un reddito pari a 600 euro, questo reddito deve essere sottratto dalla quota base, che quindi ammonta, in concreto, a 280 euro, più 150 euro per l’affitto: la pensione di cittadinanza è dunque pari a 430 euro al mese;
  • se Marco fosse stato single, avrebbe invece percepito 780 euro al mese (quota base di 630 euro più 150 per l’affitto).


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