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Revocatoria: ultime sentenze

25 Giugno 2019
Revocatoria: ultime sentenze

Revocatoria ordinaria; scopo dell’atto; soggezione alla revocatoria; condizioni e presupposti; diritto del creditore; partecipazione dei creditori tardivi; ammissione al passivo; indici di conoscenza dello stato di insolvenza.

La conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza del debitore deve essere effettiva e non potenziale. L’azione revocatoria ha lo scopo di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore.

L’azione revocatoria ordinaria

L’esperimento dell’azione revocatoria non presuppone la sussistenza di un credito certo o attuale o di una ragione di credito liquida od esigibile, potendo l’azione essere esperita, nel concorso degli altri requisiti richiesti dalla legge, per crediti anche solo eventuali, essendo a tal fine sufficiente la presenza di una semplice aspettativa, non prima facie assolutamente pretestuosa ma probabile nella sua esistenza, ancorché non definitivamente accertata. L’azione revocatoria ordinaria non persegue invero scopi restitutori ma tende unicamente a conservare la garanzia generica assicurata a tutti i creditori e quindi anche a quelli meramente eventuali.

Tribunale Pistoia, 21/05/2019, n.314

Qual è la funzione dell’azione revocatoria ordinaria?

L’azione revocatoria ordinaria ha la funzione di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore ex art. 2740 c.c., la cui consistenza, per effetto dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, si sia ridotta al punto di pregiudicare la realizzazione del diritto del creditore con l’azione espropriativa. Detta azione, laddove esperita vittoriosamente, determina l’inefficacia dell’atto di disposizione nei soli confronti del creditore che ha agito in revocatoria, consentendo allo stesso di esercitare l’azione esecutiva ai sensi degli artt. 602 e ss. c.p.c. per la realizzazione del credito.

Corte appello Napoli sez. II, 03/04/2019, n.1889

Versamento sul conto corrente del debitore dopo la dichiarazione di fallimento

Il principio di autonomia contrattuale consente al fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario di poter estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi), di modo che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto del conto stesso per il quale esso terzo aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui alla L. fall., art. 44,ovvero all’azione revocatoria di cui al successivo art. 67 della medesima legge.

Cassazione civile sez. VI, 17/05/2019, n.13458

Revocatoria fallimentare: la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore

La conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza del debitore, al fine della revocatoria fallimentare, secondo la previsione dell’art. 67, II comma, l.f., deve essere effettiva e non meramente potenziale, con la conseguenza che, agli effetti della revoca, assume rilievo soltanto la concreta situazione psicologica del creditore e non pure la semplice conoscibilità oggettiva dello stato di insolvenza dell’imprenditore; tuttavia detta revoca può fondarsi anche su elementi indiziari, sempreché questi, per i loro requisiti di gravità, precisione e concordanza, siano tali da far presumere l’effettiva scientia decotionis da parte del creditore.

Tribunale Perugia sez. II, 03/05/2019, n.679

Ripartizione dell’attivo fallimentare

In tema di partecipazione al riparto dell’attivo fallimentare dei creditori tardivi, l’art. 71 l.fall. (nel testo vigente anteriormente alla sua abrogazione ex d.lgs. n.5 del 2006) – che prevede(va) l’ammissione al passivo di chi, per effetto del positivo esperimento dell’azione revocatoria da parte del curatore, avesse restituito quanto ricevuto dal fallito – non configura un’ipotesi di accertamento “ex lege” della non imputabilità al creditore del ritardo nella insinuazione al passivo, atteso che ciò – risolvendosi nell’assunto della specialità dei crediti concorsuali nascenti dall’esito positivo della revocatoria e, quindi, della retroattività assoluta della loro insinuazione, con effetto dirompente sull’attività di accertamento del passivo e di riparto dell’attivo – è privo di riscontro nel sistema, il quale, se non considera illecita la prestazione del fallito soggetta a revocatoria, non apprezza, però, nella posizione del convenuto soccombente in revocatoria, ragioni meritevoli di particolare tutela.

Cassazione civile sez. I, 29/03/2019, n.8977

Revocatoria fallimentare: mezzi anormali di pagamento

In tema di revocatoria fallimentare, la qualificazione dell’atto o del negozio o dei negozi collegati come mezzo anormale di pagamento, e la valutazione degli stessi come indici presuntivi di “scientia decoctionis”, si pongono su piani diversi e rispondono a finalità altrettanto diverse: pertanto, non contrasta con alcuna regola di diritto la possibilità che proprio la singolarità dell’atto e del negozio o dei negozi collegati, le modalità specifiche della loro stipulazione e la sostanziale configurazione degli stessi come mezzo anormale di pagamento siano assunti quali indici della conoscenza dello stato d’insolvenza.

Cassazione civile sez. I, 15/03/2019, n.7508

Termini d’uso

Il rinvio dell’art. 67, comma 3, lett. a), l.fall. ai “termini d’uso“, ai fini dell’esenzione dalla revocatoria fallimentare per i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa, attiene alle modalità di pagamento concretamente invalse tra le parti, dovendo il giudice di merito verificare anche l’eventuale sistematica tolleranza del creditore di ritardi nei pagamenti rispetto alle scadenze pattiziamente convenute.

Cassazione civile sez. I, 18/03/2019, n.7580

Azione revocatoria promossa dalla banca verso il fideiussore

In tema di azione revocatoria promossa dalla banca nei confronti del fideiussore, al fine di verificare l’anteriorità del credito per gli effetti di cui all’art. 2901 c.c., occorre fare riferimento al momento dell’accreditamento a favore del garantito e non a quello successivo dell’effettivo prelievo da parte dell’accreditato, atteso che l’azione revocatoria presuppone la sola esistenza del debito e non anche la concreta esigibilità, essendone consentito l’esperimento – in concorso con gli altri requisiti di legge – anche a garanzia di crediti condizionali, non scaduti o soltanto ed eventuali.

Cassazione civile sez. III, 18/04/2019, n.10824

Accertamento del credito

La definizione del giudizio sull’accertamento del credito non costituisce l’indispensabile antecedente logico-giuridico della pronuncia sulla domanda revocatoria, essendo d’altra parte da escludere l’eventualità di un conflitto di giudicati tra la sentenza che, a tutela dell’allegato credito litigioso, dichiari inefficace l’atto di disposizione e la sentenza negativa sull’esistenza del credito. In considerazione di ciò, infatti, la qualità di creditore deve intendersi in senso ampio, come titolare di un credito già esistente anche soggetto a termine o condizione, dilatandosi così la tutela alla semplice aspettativa e ad una «ragione di credito anche eventuale», non assumendo rilevanza i requisiti della certezza liquidità ed esigibilità del credito stesso.

Tribunale Milano sez. II, 26/02/2019, n.1904

Trasferimento della proprietà di un bene e obbligo di mantenimento

L’atto con il quale un coniuge, in esecuzione degli accordi intervenuti in sede di separazione consensuale, trasferisca all’altro il diritto di proprietà (ovvero costituisca diritti reali minori) su un immobile è suscettibile di azione revocatoria ordinaria, non trovando tale azione ostacolo né nell’avvenuta omologazione dell’accordo suddetto – cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione -, né nella circostanza che l’atto sia stato posto in essere in funzione solutoria dell’obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione non già la sussistenza dell’obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti.

Ai fini dell’applicazione della differenziata disciplina di cui all’art. 2901 c.c., la qualificazione dell’atto come oneroso o gratuito discende dalla verifica, in concreto, se lo stesso si inserisca, o meno, nell’ambito di una più ampia sistemazione “solutorio-compensativa” di tutti i rapporti aventi riflessi patrimoniali, maturati nel corso della quotidiana convivenza matrimoniale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, dopo aver qualificato come a titolo oneroso l’atto con il quale un coniuge, modificando gli originari accordi raggiunti in sede di separazione consensuale, aveva ceduto all’altro la propria quota di proprietà su alcuni immobili, ne aveva escluso la revocabilità ai sensi dell’art. 2901 c.c., da un lato, sulla base del fatto che i coniugi, con la suddetta modifica, avevano inteso ristrutturare gli equilibri patrimoniali scaturenti dalla separazione per effetto di circostanze sopravvenute e, dall’altro, in ragione dell’anteriorità della crisi coniugale – e dei correlativi trasferimenti patrimoniali – rispetto all’aggravarsi della situazione debitoria del coniuge alienante).

Cassazione civile sez. III, 15/04/2019, n.10443

Accordo di separazione consensuale e revocatoria ordinaria

Il richiamo, nell’ambito dell’accordo con il quale i coniugi fissano consensualmente le condizioni della separazione, ad un precedente atto di costituzione di fondo patrimoniale, non determina il venir meno della natura gratuita di quest’ultimo, il quale, pertanto, è suscettibile di revocatoria ordinaria ai sensi dell’art. 2901, comma 1, n. 1, c.c., non trovando tale azione ostacolo né nell’avvenuta omologazione dell’accordo suddetto – cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione -, né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione, né, infine, nella circostanza che la costituzione del fondo patrimoniale sia stata pattuita in funzione solutoria dell’obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione non già la sussistenza dell’obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti.

Cassazione civile sez. III, 09/04/2019, n.9798

Trust familiare: integra l’adempimento di un dovere giuridico?

L’istituzione di trust familiare non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura – ai fini della revocatoria ordinaria – un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un’attribuzione in favore dei disponenti. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto esente da critiche la sentenza che, qualificando come gratuito l’atto costitutivo di un trust finalizzato al soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze dello stesso disponente e dei suoi familiari, aveva ritenuto non necessaria, ai fini dell’azione revocatoria, la consapevolezza, da parte dei terzi beneficiari, del pregiudizio che esso arrecava alle ragioni dei creditori).

Cassazione civile sez. III, 04/04/2019, n.9320



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