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Perdita del diritto al mantenimento

3 Giugno 2019
Perdita del diritto al mantenimento

Il mantenimento dei figli, del coniuge separato e del coniuge divorziato: le ipotesi in cui il diritto all’assegno viene meno.

Tu e tua moglie vi siete separati; il giudice ha stabilito l’affidamento condiviso di vostro figlio, ancora minorenne, e l’obbligo di versare alla tua ex una somma a titolo di mantenimento per lei e per il bambino. Trascorso un certo lasso di tempo le vostre situazioni personali sono cambiate: sia tu che lei avete deciso di rifarvi una vita ed avete iniziato nuove relazioni. Tu sei addirittura andato a convivere con la tua nuova compagna e state progettando di avere un bambino. A questo punto ti chiedi: sei ancora a tenuto a versare l’assegno alla tua ex? Esistono ipotesi che comportano la perdita del diritto al mantenimento?

La risposta a questa domanda è positiva, ma ancor prima di analizzare in quali casi il mantenimento non è più dovuto, dobbiamo chiarire cosa s’intende per mantenimento e come funziona.

Assegno di mantenimento: cos’é?

La funzione dell’assegno di mantenimento è quella di tutelare i figli ed il coniuge economicamente più debole di fronte agli squilibri causati dalla fine di un matrimonio.

Nel momento in cui l’unione coniugale viene meno, cambiano molte cose nei rapporti tra i coniugi; tuttavia, non vengono meno gli obblighi di assistenza morale e materiale assunti nel momento in cui si sono sposati. il matrimonio si fonda, infatti, sul principio di solidarietà che permane anche dopo la sua fine.

Inoltre, come stabilito dalla nostra Costituzione [1] e statuito dalle norme del codice civile [2], entrambi i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.

A tal fine il giudice, in sede di separazione, può stabilire il versamento di una somma a titolo di contributo di mantenimento in favore dei figli e del coniuge economicamente più debole.

Spesso, si sente parlare di assegno di mantenimento in modo indistinto. In realtà, bisogna distinguere tra assegno di mantenimento che interviene dopo la separazione ed assegno divorzile, che viene versato all’ex coniuge dopo il divorzio, quando il matrimonio si è sciolto definitivamente.

Mantenimento ai figli minori

Il dovere dei genitori di contribuire al mantenimento dei figli permane, dopo la fine del matrimonio, finché questi non abbiano raggiunto l’autosufficienza economica: l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento, cioè, non viene meno quando i figli raggiungono la maggiore età, ma solo nel momento in cui sono in grado di provvedere da soli alle proprie esigenze di vita, percependo un reddito corrispondente alla professionalità acquisita. [3]

Facciamo un esempio per capirci meglio: se tuo figlio ha studiato e si è laureato alla facoltà di medicina col sogno di diventare chirurgo, non potrai smettere di versargli il mantenimento perché ha rifiutato un posto da commesso.

Bisogna però chiarire che, come affermato da numerose sentenze della Corte di Cassazione, se il mancato raggiungimento dell’autosufficienza è dovuto all’inerzia o alla negligenza del figlio stesso, quest’ultimo perde il diritto al mantenimento.

Mantenimento del coniuge

Con il matrimonio i coniugi acquistano i medesimi diritti ed assumono i medesimi doveri reciproci [4]; uno di questi è il dovere di assistenza morale e materiale.

Tale dovere non viene meno quando la coppia entra in crisi: il giudice, quindi, in sede di separazione può stabilire a carico del coniuge economicamente più forte di corrispondere periodicamente una somma di denaro  – di norma tramite assegno mensile – per provvedere al mantenimento del coniuge economicamente più debole, privo di adeguati redditi propri: si pensi, ad esempio, alla moglie che, nel corso del matrimonio, ha rinunciato alla propria attività lavorativa per provvedere alla cura della famiglia e della casa.

L’unica eccezione a questa regola è quella della separazione con addebito: di cosa si tratta? Cosa di intende per “addebito”?

Come detto prima, col matrimonio sorgono in capo ai coniugi una serie di obblighi reciprochi: il dovere di fedeltà, di coabitazione, di collaborazione, di assistenza morale e materiale. Se uno dei due coniugi non rispetta tali obblighi e nel corso del giudizio viene data prova del fatto che la fine del matrimonio è stata causata da tale violazione, il giudice può addebitargli la separazione. Nel caso in cui chi ha posto in essere il comportamento che ha determinato la crisi coniugale è anche il coniuge economicamente più debole, allora perderà il diritto al mantenimento.

Si pensi, ad esempio, al caso di una moglie infedele: se viene provato che il tradimento è stato la causa della fine dell’unione coniugale, allora il giudice pronuncerà l’addebito della separazione nei suoi confronti e non le verrà riconosciuto l’assegno di mantenimento.

A parte il caso della separazione con addebito, il mantenimento dell’assegno al coniuge può essere revocato solo se si sono verificati fatti nuovi che hanno modificato lo stato di cose sussistente al momento della separazione. Tali situazioni possono riguardare sia il soggetto che ha l’obbligo di versare il mantenimento, sia il soggetto che, invece, ne beneficia.

Tra le ipotesi che riguardano l’obbligato, si perde il diritto al mantenimento quando il coniuge muore; se perde la capacità lavorativa e di reddito per via di una malattia gravemente invalidante; quando viene licenziato o messo in cassa integrazione, quando crea una nuova famiglia e dalla nuova unione nascono figli.

Con riferimento, invece, alle ipotesi che riguardano il soggetto beneficiario, tra queste troviamo, ovviamente la morte, il conseguimento di nuovi redditi o comunque di entrate più elevate, l’inizio di una nuova convivenza o l’aver ereditato un cospicuo patrimonio.

In ogni caso, la perdita del diritto al mantenimento deve essere legata a giustificati motivi: devono esistere cioè fatti successivi al momento in cui il giudice ha pronunciato la separazione e che quindi non potevano essere valutati prima.

Facciamo un esempio pratico. Ogni mese versi l’assegno di mantenimento alla tua ex moglie perché non ha redditi propri; hai scoperto, però, che di recente ha ereditato un patrimonio molto sostanzioso. L’eredità è un fatto successivo alla separazione: ebbene, la tua ex – che ora gode di sostanziose risorse patrimoniali – perde il diritto al mantenimento, che le verrà revocato.

Fatte queste premesse di carattere generale, vediamo nello specifico quali sono i casi in cui il diritto al mantenimento viene meno.

Assegno di mantenimento e nuova convivenza

Una delle cause maggiormente ricorrenti di perdita del diritto al mantenimento è la costituzione di una nuova famiglia.

Iniziando una convivenza stabile con un’altra persona, il coniuge obbligato o il coniuge beneficiario danno vita ad una cosiddetta unione di fatto e, quindi, ad un nuovo nucleo familiare.

Come sostenuto dalla Corte di Cassazione, tale circostanza fa cessare definitivamente il legame con l’ex coniuge: se il rapporto matrimoniale viene meno, la conseguenza è che viene meno anche il diritto al mantenimento. [5] Se quindi la tua ex moglie ha intrapreso una nuova relazione con un’altra persona insieme alla quale convive stabilmente, perde il mantenimento.

Secondo alcune sentenze della Suprema Corte a tale conclusione si può giungere anche col semplice inizio di una nuova relazione, senza che sia necessaria la convivenza stabile. Anche nel caso in cui la tua ex abbia iniziato una storia, dunque, puoi chiedere al giudice che venga revocato l’obbligo di versarle il mantenimento. Lo stesso principio, naturalmente, vale nel caso opposto, cioè quando è il coniuge obbligato a versare l’assegno a crearsi una nuova famiglia.

Torniamo al nostro esempio iniziale. Ha conosciuto una donna con la quale hai iniziato una relazione stabile e duratura, dopo un po’ di tempo siete andati a vivere insieme e state progettando di avere dei bambini. E’ chiaro che una nuova famiglia, soprattutto con l’arrivo dei figli, comporta dei cambiamente anche sul piano economico, facendo diminuire le risorse da destinare al mantenimento della tua ex; ebbene, in tal caso potra chiedere al giudice la revoca dell’assegno di mantenimento.

Mutamento delle condizioni reddituali dei coniugi

La perdita del diritto al mantenimento può essere dovuta al cambiamento delle condizioni economiche dei coniugi.

Si pensi ad un licenziamento o al manifestarsi di una malattia gravemente invalidante del coniuge che è tenuto a versare mensilmente l’assegno. Fatti del genere incidono negativamente sul reddito del soggetto obbligato, facendolo diminuire: in tal caso, quindi, ci si potrà rivolgere al giudice per ottenere l’annullamento del diritto al mantenimento.

La perdita del diritto al mantenimento si può avere anche quando il coniuge economicamente più debole trovi lavoro, percependo così un reddito proprio. Come chiarito nel paragrafo introduttivo, il mantenimento si basa sulla mancanza di adeguati redditi propri: se però il coniuge beneficiario trova lavoro e quindi ha entrate proprie, il suo diritto viene meno.

La Corte di Cassazione ha affermato che comunque il diritto al mantenimento all’ex coniuge deve essere riconosciuto solo nei casi di obiettiva difficoltà economica di quest’ultimo, ossia quando è impossibilitato a procurarsi un reddito proprio. Secondo la Suprema Corte, quindi, il diritto al mantenimento non può essere riconosciuto in modo automatico, ma valutando elementi quali, ad esempio, la capacità lavorativa e l’età del soggetto beneficiario.

Prendiamo come esempio quello della ex moglie priva di un’attività e quindi di un reddito proprio: chiaramente, una trentenne ed una cinquantenne non hanno le stesse possibilità nel mondo del lavoro; la seconda avrà infatti molte più difficoltà della prima a trovare un’occupazione. Il giudice, quando stabilisce il mantenimento, dovrà necessariamente tenere conto di tali elementi e porre a carico dell’altro coniuge l’obbligo di corrispondere l’assegno solo quando vi sia un’effettiva impossibilità per l’ex di avere redditi propri.

Diritto al mantenimento ed eredità

Il coniuge beneficiario che riceve una cospicua eredità perde il diritto al mantenimento.

Un rilevante lascito ereditario, infatti, può migliorare sensibilmente le condizioni di vita di chi riceve l’assegno di mantenimento, permettendogli di potersi mantenere autonomamente.

La perdita dell’assegno divorzile

Come abbiamo specificato nei paragrafi precedenti, l’assegno divorzile si differenzia da quello di separazione, poiché interviene in un momento in cui il rapporto matrimoniale è ormai “sepolto”.

Per molti anni il criterio adoperato dai giudici per stabilire l’assegno di mantenimento è stato quello del tenore di vita esistente durante il matrimonio: doveva cioè essere garantito al coniuge beneficiario il mantenimento delle stesse condizioni di vita avute nel corso dell’unione coniugale. In pratica, il coniuge economicamente più debole poteva ottenere un reddito a vita (anche di importo molto elevato) indipendentemente dalla sua capacità lavorativa.

Tuttavia, questo orientamento è stato recentemente rivoluzionato da alcune sentenze della Corte di Cassazione.

La Suprema Corte ha messo da parte il criterio del tenore di vita, affermando che occorre far riferimento alla reale possibilità del coniuge economicamente più debole di potersi procurare un reddito proprio [6].

In seguito a tale pronuncia, sono intervenute le Sezioni Unite che hanno ridimensionato la portata fortemente innovativa della precedente sentenza, preferendo un criterio intermedio: per capire se il coniuge beneficiario ha diritto o meno al mantenimento bisogna valutare una serie di elementi di carattere differente, quali l’età, la durata del matrimonio, le scelte di vita compiute dal coniuge economicamente più debole, nonché gli eventuali sacrifici fatti d wuest’ultimo per provvedere ai bisogni della famiglia.

Si pensi alla moglie che ha sacrificato la propria carriera professionale per prendersi cura della casa e dei figli per tutta la durata del matrimonio: tenuto conto della scelta fatta nell’interesse del nucleo familiare, avrà naturalmente diritto al mantenimento rispetto ad una donna giovane che, invece, ha svolto sempre un’attività lavorativa.

Nuovo assegno di mantenimento: GUARDA IL VIDEO


note

[1] Art. 30 Cost.

[2] Art. 143 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 27377/2013.

[4] Artt. 143 – 147 cod. civ.

[5] Cass. civ. sez. I, 27/06/2018, n.16982.

[6] Cass. sent. n. 11504/2017.

[7] Cass. Sez. U. sent. n. 18287/2018.


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