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Attraversamento fuori dalle strisce: è concorso di colpa

30 Maggio 2019
Attraversamento fuori dalle strisce: è concorso di colpa

Anche il pedone distratto ha colpa se attraversa la strada di notte fuori dalle strisce pedonali.

Se si investe un pedone colpevole di un attraversamento fuori dalle strisce è concorso di colpa? Che ci stanno a fare le strisce pedonali se la gente attraversa la strada dove vuole? Un interrogativo che molti si pongono e che, probabilmente, non avrebbe ragione di essere se la polizia iniziasse a comminare le multe per questo illecito. Già, perché l’attraversamento fuori dalle strisce costituisce una violazione del Codice della strada. La norma è abbastanza chiara: il pedone può transitare fuori dalle strisce solo se queste si trovano a non meno di 100 metri dal luogo in cui si intende attraversare. Negli altri casi invece il pedone deve essere multato con una sanzione da 25 a 100 euro.

Il fatto però che il pedone abbia violato il codice non giustifica l’automobilista a investirlo o a non farlo passare. Difatti il conducente un veicolo a motore deve poter prevedere anche le altrui infrazioni e fare in modo di evitare qualsiasi incidente o investimento. Insomma, l’infrazione del pedone non può avere riflessi sulla responsabilità dell’automobilista in caso di investimento. Automobilista che si presume colpevole fino a prova contraria. Ma qual è questa prova contraria? Quale chiarimento viene offerto da una recente sentenza della Cassazione [1] secondo cui l’attraversamento fuori dalle strisce è concorso di colpa.

Pedone distratto non guarda mentre attraversa: di chi è la colpa?

Come avevamo già spiegato in Pedone investito fuori dalle strisce: di chi è la colpa?, l’automobilista deve mettersi nelle condizioni di evitare gli ostacoli, anche quelli più improbabili; egli perciò deve prevedere che, da un marciapiede, possa sbucare all’improvviso un pedone distratto che non guarda la strada. Deve quindi moderare la velocità anche in base alle condizioni di orario, di traffico e della stessa via che si trova a percorrere. Tanto per fare un esempio, in prossimità di una fermata di un bus, di un centro commerciale o di una scuola bisogna rallentare e porsi al di sotto dei normali limiti consentiti dal codice.

Il pedone investito si presume avere ragione non per una preferenza riservata a chi cammina a piedi ma solo perché l’onere della prova spetta all’investitore: è su di lui che ricade l’iniziativa processuale di dover dimostrare che l’investimento si è verificato per un fatto imprevedibile e inevitabile. E non è sempre facile riuscire in questo compito. Infatti non basta il fatto di essere senza colpa, ma di aver fatto di tutto per impedire l’evento.

Concorso di colpa in caso di attraversamento fuori dalle strisce pedonali

La sentenza della Suprema Corte sembra aprire un varco alla difesa di chi, senza volerlo, si trova a far cadere un pedone o a centrarlo mentre sta in mezzo alla strada. Secondo la Corte, infatti, il pedone deve fare la sua parte. Se non è prudente e attraversa una strada di notte, fuori dalle strisce, non gli si può negare una parte di responsabilità. Insomma, secondo la Corte è legittimo parlare di concorso di colpa in caso di attraversamento fuori dalle strisce.

Dalla sentenza si evince che la condotta della vittima può ritenersi non propriamente prudente e conforme a diligenza se questa attraversa la strada fuori dalle strisce pedonali (poco distanti) senza tenere conto dell’ora serale e della densità del traffico.

Vittima corresponsabile dell’incidente stradale

Anche il pedone ha parte della colpa nel sinistro stradale quando attraversa la strada fuori dalle strisce e senza prestare attenzione. E ciò anche se nell’incidente finisce per perdere la vita. Chi va a piedi deve evitare di creare intralcio e pericolo alla circolazione stradale.

La corresponsabilità – secondo la percentuale che il giudice ritiene congrua applicare al caso di specie e tenendo conto delle rispettive condotte – determina una riduzione proporzionale del risarcimento del danno per l’investimento fuori dalle strisce pedonali.

Nel caso deciso dalla Cassazione sono risultate decisive le immagini registrate dalle telecamere della zona: l’uomo investito non aveva usato il passaggio pedonale che pure si trovava lì vicino né aveva prestato attenzione al sopraggiungere di eventuali veicoli nella corsia che si trovava a impegnare. E dunque la sua condotta non è del tutto conforme a diligenza: anche il comportamento dei pedoni deve considerarsi soggetto alle comuni regole di prudenza; oltre a ciò, come anticipato, c’è la norma del codice della strada [2] che vieta di mettere a rischio l’incolumità propria o altrui.

Anche il Tribunale di Roma [3], in un recente provvedimento [4], ha stabilito un concorso di colpa – ma solo del 20% – a carico del pedone che aveva attraversato la strada senza guardare e fuori dalle strisce.  «Deve ritenersi – si legge in sentenza – che anche il pedone abbia concorso in parte al verificarsi dell’evento [il suo investimento, ndr], per aver attraversato fuori dall’attraversamento pedonale distante soltanto pochi metri dal punto di investimento, come risultante dal rapporto degli agenti di polizia municipale. Ciascuno dei soggetti coinvolti nel sinistro ha dunque fornito un contributo causale al verificarsi dell’evento dannoso: (l’automobilista) per aver omesso la necessaria prudenza e per non essere riuscito a far fronte alla presenza del pedone che attraversava fuori dalle strisce pedonali; (il pedone) per aver attraversato fuori dall’attraversamento pedonale malgrado quest’ultimo fosse prossimo».


note

[1] Cass. sent. n. 23251/19 del 28.05.2019.

[2] Art. 190 cod. strada.

[3] Trib. Roma, sent. n. 16538/17.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 21 febbraio – 28 maggio 2019, n. 23251

Presidente Menichetti – Relatore Dawan

Ritenuto in fatto

1. Il 07/06/2018, la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Monza nei confronti di A.A.G. , dichiarato colpevole del reato di cui all’art. 589 c.p., commi 1 e 2.

2. Il Tribunale, riconosciute le circostanze attenuanti generiche prevalenti sulla contestata aggravante, lo condannava alla pena di mesi 4 di reclusione. Pena sospesa e non menzione. Disponeva la sospensione della patente di guida per il periodo di mesi 4, detratto quello già applicato dal Prefetto. Dichiarava altresì tenuti al risarcimento dei danni, condannandoli in via tra di loro solidale, l’imputato e il responsabile civile UNIPOLSAI ASSICURAZIONI s.p.a., già FONDIARIA s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, P.M. , M.I.F. e M.D. , da liquidare nella separata sede civile, ritenuta la corresponsabilità della vittima M.C. nella misura di 1/5 nella causazione del sinistro, nonché alla rifusione in favore delle stesse parti civili delle spese di costituzione e difesa.

Rigettava la richiesta di provvisionale.

3. Il fatto, per come ricostruito nei giudizi di merito: il (omissis) , intorno alle ore 18, l’imputato, alla guida del suo furgoncino Volkswagen Maxi Caddy, percorreva la (omissis) , strada posta all’interno del paese, a doppio senso di circolazione, al momento dell’incidente sufficientemente illuminata e trafficata (a quell’ora). In quegli stessi istanti, il pedone Ciro M. , che impegnava la sede stradale ed attraversava la carreggiata da sinistra verso destra (secondo il senso di marcia della vettura dell’imputato), al di fuori delle strisce pedonali, distanti alcuni metri, veniva urtato dalla vettura dell’A. .

Caduto a terra, immediatamente soccorso dal conducente e trasportato all’ospedale di (omissis), gli veniva diagnosticata frattura con sfondamento di acetabolo emibacino destro, con impotenza funzionale totale a destra.

Ricoverato in rianimazione con prognosi riservata, l’uomo moriva il (omissis) .

4. Avverso la sentenza di appello, le anzidette parti civili ricorrono ai sensi dell’art. 576 c.p.p. articolando due motivi. Con il primo, deducono l’illogicità e la contraddittorietà della motivazione in punto di corresponsabilità della vittima dell’investimento, anche sotto il profilo del travisamento della prova. In particolare, osservano che il dato di 6,6 metri di distanza tra il punto d’urto e la fine delle strisce pedonali, è frutto di travisamento perché non emerge affatto dalla planimetria redatta dalla Polizia locale intervenuta. Impreciso e fuorviante appare il generico riferimento, contenuto nell’impugnata sentenza, ad un attraversamento avvenuto “fuori dalle strisce pedonali” senza neppure aggiungere che lo stesso avvenne in prossimità e dopo le stesse. Per di più, il M. stava attraversando da sinistra verso destra rispetto alla direzione di marcia dell’imputato. In simile situazione, tanto più in un centro abitato, il pedone ha la precedenza rispetto ad un veicolo che disponga, come accertato dal primo giudice, di uno spazio di frenata sufficiente ad arrestarsi. L’attribuzione di un concorso di colpa in capo al pedone risulta, pertanto, palesemente contraddittoria e illogica posto che la posizione in cui il pedone ha eseguito l’attraversamento favoriva la percezione della sua presenza da parte dell’automobilista. Con il secondo motivo, deduce erronea applicazione dell’art. 190 C.d.S..

Il comportamento preteso dai Giudici di merito, consistente nel fermarsi al centro della carreggiata in attesa del consenso dei veicoli che avrebbero avuto l’obbligo – data la prossimità delle strisce pedonali – di dare la precedenza al pedone, sarebbe stato contrario al divieto di cui al predetto art. 190, comma 4 il quale vieta ai pedoni di sostare o indugiare sulla carreggiata, salvi i casi di necessità. La norma a cui i Giudici del merito paiono essersi rifatti è, invece, quella del comma 2 che si applica solo quando gli attraversamenti pedonali, i sottopassaggi e i sovrapassaggi non esistono o distano più di cento metri dal punto di attraversamento. Non quando, invece, come nel caso di specie, l’attraversamento avvenga sulle strisce pedonali e con diritto di precedenza, situazione questa equiparata a quella dell’attraversamento in prossimità delle strisce.

5. In data 05/02/2019, il difensore del già costituito responsabile civile UNIPOLSAI ASSICURAZIONI s.p.a. ha depositato in cancelleria una memoria difensiva con cui chiede il rigetto del ricorso delle parti civili.

Considerato in diritto

1. I ricorsi sono infondati.

2. Deve premettersi che con il primo motivo di ricorso viene dedotto un presunto vizio di travisamento della prova consistente nel fatto che la Corte di appello ha preso in considerazione un dato (i 6,6metri di distanza tra il punto d’urto e la fine delle strisce pedonali) che non emergerebbe affatto dalla planimetria redatta dalla Polizia Locale intervenuta.

Secondo l’autorevole insegnamento delle Sezioni Unite di questa Corte, l’indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato demandato alla Corte di cassazione essere limitato – per espressa volontà del legislatore – a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo sui vari punti della decisione impugnata senza possibilità di verificare l’adeguatezza delle argomentazioni di cui il giudice di merito si è avvalso per sostanziare il suo convincimento o la loro rispondenza alle acquisizioni processuali. L’illogicità della motivazione come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze (Sez. U., sent. n. 24 del 24/11/1999, Spina, Rv. 214794).

Ciò detto, la Corte di appello, sullo specifico tema riproposto con l’odierno ricorso, osserva che “è pacifico in causa che la p.o. ebbe ad attraversare la strada… fuori dalle strisce pedonali e che – come si evince dai fotogrammi dei filmati estratti dalle videocamere presenti in loco – prima di essere investita, non prestava alcuna attenzione al sopraggiungere di eventuali veicoli sulla corsia che si trovava ad impegnare”. Evidenzia come anche il comportamento dei pedoni debba considerarsi soggetto alle comuni regole di diligenza e prudenza nonché alla disposizione dell’art. 190 C.d.S., dettata dal precipuo fine di evitare che i pedoni determino intralcio e, più in generale, situazioni di pericolo per la circolazione stradale, tali da mettere a repentaglio l’incolumità propria o degli altri utenti della strada. La condotta del pedone, sotto questo profilo, considerate l’ora serale e la densità del traffico, si è appalesata come non del tutto prudente e conforme a diligenza.

Quanto alla specifica doglianza sul punto d’urto, il Giudice di appello afferma che lo stesso “è evidenziato senza dubbio alcuno dai filmati delle telecamere, sicché a prescindere da eventuali riferimenti erronei indicati in sentenza dal Giudice di primo grado, la dinamica del sinistro è assolutamente chiara e le conseguenti attribuzioni di responsabilità nella causazione del medesimo appaiono corrette e sostenute da logica motivazione”.

Il motivo si appalesa, dunque, del tutto infondato. Il secondo motivo deve considerarsi assorbito dalle pregresse osservazioni.

4. Come si vede, si tratta di motivazione puntuale, coerente, priva di discrasie concettuali, pienamente idonea a rendere intelligibile l’iter logico-giuridico seguito dal giudice e perciò a superare lo scrutinio di legittimità.

5. In conclusione, si impone il rigetto dei ricorsi delle parti civili cui consegue la loro condanna al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna le parti civili ricorrenti al pagamento delle spese processuali.


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3 Commenti

  1. Molto spesso i pedoni che attraversano sulle strisce e fuori guardano alternativamente l cellulare e la strada ,in questo caso può essere sanzionato il pedone ?

    1. Il pedone deve attraversare sulle strisce pedonali. È autorizzato ad attraversare fuori dalle strisce solo se queste sono assenti o sono più lontane di 100 metri dal luogo in cui il pedone intende attraversare la strada. Se il pedone attraversa fuori dalle strisce perché queste non sono presenti o sono lontane più di 100 metri, deve farlo seguendo una linea retta e non obliqua. Il mancato rispetto di questa regola però implica solo una responsabilità amministrativa del pedone che potrà essere soggetto a una multa. Ma non scalfisce l’eventuale responsabilità di chi lo ha investito con l’auto perché quest’ultimo deve comunque prestare massima prudenza anche laddove non ci sono le piste zebrate. Per stabilire la colpa di chi investe una persona che attraversa la strada ci sono dunque altre regole che puoi scoprire nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/276620_investire-una-persona-che-attraversa-allimprovviso

  2. Il pedone,intento nell’attraversare le strisce pedonali deve dare attenzione, uno fare capire al conducente che è in procinto di attraversare stando fermi sul margine più alto del fondo stradale e aspettare che il conducente si fermi a 5 metri dalle strisce.il discorso è valido anche per il pedone,capire che entrambi si siano capiti.
    La notte tutte le strisce pedonali siano illuminate a giorno.

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