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Si può pignorare tutto lo stipendio?

31 Maggio 2019
Si può pignorare tutto lo stipendio?

Esecuzione forzata: il limite al pignoramento della busta paga. Si possono pignorare più quinti nello stesso momento?

Chi vanta un reddito da lavoro dipendente è più tutelato di chi ha un reddito da lavoro autonomo, professionale o imprenditoriale. Solo per il primo, infatti, la legge detta determinati limiti. Alla domanda: si può pignorare tutto lo stipendio dobbiamo quindi rispondere di no. Il che potrebbe apparire una ingiusta disparità di trattamento rispetto a chi, già sfortunato per il fatto di non avere il posto fisso, si trova peraltro a rispondere con tutti i suoi risparmi dei debiti contratti e – a volte incolpevolmente – non pagati. Il nostro ordinamento ha fissato dei limiti al blocco della retribuzione per via del fatto che, quando furono scritte le norme in materia, il lavoratore dipendente era considerato il soggetto più debole dell’intera produzione nazionale. Oggi invece l’esperienza ci insegna che un contratto di lavoro a tempo indeterminato, full time, con malattia, ferie e tredicesima pagate, è una chimera. 

Se è vero che non si può pignorare tutto lo stipendio è però anche vero che si può arrivare anche alla metà in determinati casi. Le percentuali di pignorabilità della busta paga variano a seconda del tipo di debito e, ovviamente, del numero dei creditori.

C’è poi da fare la distinzione tra i casi in cui il pignoramento dello stipendio avviene in banca o direttamente presso l’azienda e, nel primo caso, bisognerà separare i conti ove viene versato solo lo stipendio da quelli invece in cui vi affluiscono altre somme (in questo secondo caso il pignoramento può essere integrale).

Di tutto questo parleremo qui di seguito. Cercheremo di spiegarti, più nel dettaglio, se si può pignorare tutto lo stipendio, quale percentuale e entro che limiti.

Pignoramento stipendio: due forme

Lo stipendio si può pignorare: 

  • o prima che venga pagato, ossia quando i soldi sono ancora nella disponibilità del datore di lavoro (in tal caso l’atto di pignoramento viene notificato al datore di lavoro in azienda e, ovviamente, allo stesso debitore);
  • oppure dopo che è stato versato sul conto corrente bancario (in tal caso l’atto di pignoramento viene notificato alla banca e, ovviamente, allo stesso debitore).

Le regole sul pignoramento sono sostanzialmente le stesse, con l’unica differenza che, nel caso di pignoramento del conto, bisogna comprendere che fine fanno le somme che già erano ivi depositate al momento della notifica dell’atto (ossia i risparmi non ancora prelevati). 

Vediamo meglio quali sono queste regole.

Limiti di pignoramento dello stipendio

In presenza di un solo creditore, il pignoramento può avvenire entro questi limiti:

  • se il creditore è un soggetto privato: un quinto del netto in busta paga;
  • se il creditore è l’Agente per la riscossione esattoriale (ad es. Agenzia Entrate Riscossione): a) un decimo se lo stipendio non supera 2.500 euro netti al mese; b) un settimo se lo stipendio supera 2.500 euro netti al mese ma non va oltre 5.000 euro; c) un quinto se lo stipendio supera 5.000 euro netti mensili.

Limiti al pignoramento del conto corrente con lo stipendio

Se il pignoramento viene notificato in banca, l’istituto di credito è tenuto a trattenere, dalle successive mensilità versate dall’azienda a titolo di stipendio, per percentuali appena indicate (ossia un quinto per debiti di natura privata; un decimo, un settimo o un quinto per i debiti con l’Esattore a seconda dell’entità della busta paga).

Che fine fanno però i risparmi che si trovano già depositati al momento della notifica dello stipendio? Se tali risparmi derivano solo da mensilità di stipendio non ancora prelevate, il pignoramento può avvenire solo per la parte che eccede un importo pari al triplo dell’assegno sociale. L’assegno sociale viene determinato annualmente dall’Inps. Attualmente l’importo dell’assegno sociale è di euro 458,00 al mese. Per cui il triplo è pari a 1374 euro. Per cui, se alla data della notifica dell’atto di pignoramento, non hai sul conto corrente un importo superiore a 1.374 euro i risparmi non ti saranno pignorati (resteranno pignorabili le mensilità successivamente accreditate, entro i limiti predetti). Viceversa, se hai un importo superiore a 1.374 euro, può essere pignorata solo l’eccedenza rispetto a quest’ultima soglia. Ad esempio, se sul conto hai 2.000 euro, al creditore va la differenza tra 2.000 e 1.374 euro, ossia 626 euro. Il residuo resta sul conto corrente a tua disposizione.

Pignoramento stipendio con due o più creditori

Potrebbe succedere che, dopo aver subito il pignoramento di un quinto dello stipendio, il debitore subisca un secondo pignoramento da parte di un altro creditore (è escluso che lo stesso creditore possa pignorare due volte il medesimo stipendio). In questi casi, il secondo arrivato può aggredire contemporaneamente un secondo quinto della retribuzione solo se il suo credito appartiene a una “categoria” diversa da quella del precedente creditore, altrimenti dovrà attendere che quest’ultimo venga soddisfatto per intero per poi iniziare a ricevere l’accantonamento di un quinto dello stipendio. Ne abbiamo già parlato in Pignoramento del quinto dello stipendio già pignorato. Spieghiamoci meglio.

La legge distingue tre categorie di crediti:

  • crediti per imposte e tributi (ad es. Agenzia Entrate Riscossione ed Agenti per la riscossione delle imposte locali);
  • crediti per alimenti e mantenimento (ad es. ex moglie o figli per il mantenimento, familiare in stato di bisogno che richiede gli alimenti);
  • altri crediti privati (ad es. affitto, bollette, condominio, finanziaria, banche, controparte in un processo, vicino di casa, ecc.).

È possibile il pignoramento di più quinti se ad agire sono, contemporaneamente, l’Agenzia Entrate Riscossione e l’ex moglie che non ha ottenuto il mantenimento (si tratta infatti di due categorie diverse di crediti); se si tratta della banca e della società di riscossione del Comune per la spazzatura o per le altre tasse locali (anche in questo caso si tratta di due categorie differenti); se ad agire è il condominio e il figlio che non ha ottenuto gli alimenti, ecc.

In ogni caso, quando concorrono più crediti di categorie diverse il pignoramento dello stipendio non può mai raggiungere più della metà: si tratta del limite massimo che non può essere superato per qualsiasi ragione.

Al contrario, se i creditori fanno parte della medesima categoria (padrone di casa per il canone di locazione e finanziaria; condominio e banca, ecc.) vale la regola della priorità. In pratica, anche se è possibile azionare una seconda procedura di pignoramento, la trattenuta dallo stipendio resta una sola e va prima a finire nelle tasche del creditore che ha già attivato il pignoramento; solo quando questi sarà stato pagato interamente, le somme andranno a finire nelle tasche del secondo creditore che ha avviato il pignoramento. Insomma, si realizza una sorta di coda: chi prima arriva si soddisfa per primo.

Cessione del quinto dello stipendio e pignoramento

Se sottoscrivi un contratto di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, il quinto pignorabile si calcola al lordo e non al netto di questa trattenuta. Se, ad esempio, hai uno stipendio di mille euro e cedi il quinto alla finanziaria, il pignoramento si calcola sempre si 1000 euro e non su 800. Questo perché la cessione del quinto è un atto volontario e non è il frutto di un pignoramento.

Il calcolo del pignoramento al netto o al lordo dello stipendio?

La giurisprudenza ha infine chiarito che, quando si calcola il quinto pignorabile, bisogna avere a riferimento il netto della busta paga e non il lordo. Quindi il quinto si applica sulla somma che materialmente viene erogata al lavoratore, già epurata delle ritenute fiscali e previdenziali.


note

Autore immagine: 123rf com


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