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Si può rinunciare all’usufrutto?

31 Maggio 2019
Si può rinunciare all’usufrutto?

Rinuncia all’usufrutto: come si fa e come si scrive. Basta una scrittura privata o ci vuole il notaio?

Immagina di avere l’usufrutto su una casa: quella magari di tuo figlio o di tua moglie. L’usufrutto non si eredita da un precedente usufruttuario deceduto; per cui, alla base, c’è quasi sempre un contratto (dietro corrispettivo o anche a titolo di donazione) tra il proprietario dell’immobile (cosiddetto «nudo proprietario») e l’usufruttuario. Raramente può essere una norma di legge a imporre l’usufrutto: succede, ad esempio, nel caso dell’usufrutto dei genitori sui beni dei figli minori. In teoria – anche se è piuttosto raro – è possibile cedere un usufrutto con un testamento. In ultima analisi, si può acquisire un usufrutto tramite usucapione (ossia esercitando, di fatto, le prerogative dell’usufruttuario per 20 anni senza che il titolare del bene contesti tale condotta). 

Accertato come si costituisce l’usufrutto, è naturale chiedersi: si può rinunciare all’usufrutto? Ecco cosa dice la legge a riguardo.

Quanto dura l’usufrutto?

Quando – il più delle volte – l’usufrutto scaturisce da un contratto, è il contratto stesso a stabilire la sua durata. In ogni caso l’usufrutto non può durare più della vita dell’usufruttuario. Per cui, se questi muore, l’usufrutto non passa ai suoi eredi e cessa definitivamente. Le parti posso quindi stabilire una durata di 100 anni, ma resta il fatto che l’usufrutto terminerà prima con il decesso dell’usufruttuario. 

Se l’usufruttuario è una società, un ente o un’associazione, l’usufrutto non può durare più di 30 anni. 

Non esiste insomma l’usufrutto perpetuo.

Una volta cessato l’usufrutto, il nudo proprietario vede riespandersi il suo diritto che, da nuda proprietà, torna ad essere proprietà piena ed esclusiva sul bene.

Cosa può fare l’usufruttuario

Una volta costituito il diritto, l’usufruttuario ha una serie di poteri che gli garantiscono di godere dell’immobile ricevuto in usufrutto come se fosse il proprietario ma rispettando la destinazione del bene. Egli non può quindi venderlo, distruggerlo o alterarne la natura (non può ad esempio trasformare un giardino in un parcheggio o un’abitazione in un ufficio). 

L’usufruttuario però può cedere il suo diritto di usufrutto (venderlo o donarlo) o dare l’immobile in affitto ad altre persone (trattenendo per sé il canone). Può anche costituire un’ipoteca sull’usufrutto stesso.

L’usufruttuario utilizza l’immobile come se fosse il proprietario e con la diligenza del buon padre di famiglia. 

Il nudo proprietario conserva i diritti che non sono attribuiti all’usufruttuario. Per cui egli può vendere la proprietà dell’immobile su cui è costituito l’usufrutto senza che ciò comporti la cessazione dell’usufrutto. 

Si può rinunciare all’usufrutto

Il titolare di un usufrutto può sempre rinunciarvi in qualsiasi momento. Non è quindi costretto a mantenere l’usufrutto fino alla sua scadenza. La rinuncia peraltro non richiede il consenso del nudo proprietario. 

La rinuncia dell’usufrutto deve essere comunicata al nudo proprietario con atto scritto; è solo da quando questi ne ha notizia che la rinuncia ha efficacia. Tale atto va trascritto nei registri immobiliari. Per i terzi, la rinuncia ha effetto proprio dalla trascrizione.

Come detto, una volta ricevuta la comunicazione di rinuncia, il titolare dell’immobile non può opporsi alla scelta dell’usufruttuario.

La rinuncia all’usufrutto deve essere totale; non si può quindi mantenere l’usufrutto solo su una parte dell’immobile. 

Le parti sono libere di strappare il precedente contratto e firmarne uno nuovo con nuove condizioni come un diverso termine di scadenza dell’usufrutto.

Dichiarazione di rinuncia all’usufrutto

Come detto, per rinunciare all’usufrutto è necessario una comunicazione da trascrivere nei pubblici registri immobiliari. Proprio per questa ragione, è necessario che la rinuncia avvenga con un atto scritto fatto davanti a un notaio (cosiddetto atto pubblico) oppure con una scrittura privata autenticata dal pubblico ufficiale (che di solito è sempre il notaio).

Il primo effetto della rinuncia è di ristabilire i diritti di proprietà piena ed esclusiva in capo al nudo proprietario. 

Rinunciare all’usufrutto ha un costo?

Chi intende rinunciare all’usufrutto deve innanzitutto pagare il notaio che redige l’atto pubblico o l’autentica sulla scrittura privata. Poi bisogna versare l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria e quella catastale. 

L’atto di rinuncia di usufrutto ricadrà nell’ambito di applicazione:

  • dell’imposta di registro, se effettuata dietro compenso (ossia a titolo oneroso);
  • dell’imposta sulle successioni e donazioni, se si tratta di rinuncia a titolo gratuito (ossia a titolo di donazione). 

  



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