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La risposta di Tria all’Unione Europea

1 Giugno 2019
La risposta di Tria all’Unione Europea

Ecco il contenuto della risposta del Governo Italiano all’UE: scompaiono i riferimenti ai tagli al reddito di cittadinanza.

Dopo le indiscrezioni circolate ieri pomeriggio sulla risposta di Tria alla lettera dell’Unione Euroepa secondo cui il nostro Governo avrebbe promesso tagli al reddito di cittadinanza e a quota 100, indiscrezioni subito smentite dal Governo (leggi Confermati i tagli al reddito di cittadinanza?), è arrivata nella notte la versione ufficiale della lettera. Nel testo finale non ci sono riferimenti ai tagli al welfare, ai risparmi sul reddito di cittadinanza e su quota 100.

Nel pomeriggio di ieri erano circolate bozze di una risposta firmata dal ministro dell’Economia che indicava, tra i fattori di miglioramento dei saldi, le riduzioni di spesa per «le nuove politiche del welfare (reddito di cittadinanza e quota 100)».

La questione aveva mandato su tutte le furie Di Maio e il premier Conte. Al termine di una giornata turbolenta, il risultato finale è stato la scomparsa della parentesi dalla versione finale del testo inviata a Bruxelles, che per il resto rimane praticamente inalterata. In pratica, un colpo di gomma a cancellare i riferimenti alle misure spot dell’esecutivo.

La risposta di Tria all’Unione Europea, però, se anche cancella il riferimento esplicito a Rdc e quota 100, resta sostanzialmente la stessa. I tre argomenti principali chiamati a convincere la Commissione Ue sono quindi: nel 2018 il saldo strutturale – che non peggiora rispetto agli obiettivi concordati – una chiusura del deficit sotto il 2,4% previsto nel Def, la riduzione di disavanzo e debito per il 2020-21. 

Ma cosa contiene, più nel dettaglio, la risposta di Tria? La missiva che parte da via XX settembre, indirizzata a Bruxelles, è accompagnata da un documento di 50 pagine, che illustra i fattori che hanno inciso sul debito.  Come scrive Il Sole 24 Ore questa mattina in edicola, Tria spiega «che a portare il debito al 132,2% del Pil, cioè sopra i livelli concordati con la Ue, è stata prima di tutto la gelata congiunturale». In pratica viene data la colpa all’economia internazionale che ha abbassato il Pil di tutta l’Eurozona, complici anche le politiche sui dazi di Trump. Nell’ottica del Governo la frenata del Pil incide anche sui calcoli della crescita potenziale.

Il Parlamento ha invitato il Governo a riformare l’imposta sul reddito delle persone fisiche nel rispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo nel periodo 2020-2022, definiti nel programma di stabilità – scrive il ministro Tria – confermando l’introduzione della flat tax. “Sebbene le condizioni economiche nel 2018 non abbiano consentito all’Italia di soddisfare gli sfidanti requisiti della regola di riduzione del debito”, fa notare, “ritengo che il Governo abbia seguito un approccio prudente e responsabile”.

”Concordiamo circa la necessità di conseguire un avanzo primario di bilancio più elevato, per riportare il rapporto debito Pil su un percorso chiaramente discendente”. ”I dati in nostro possesso indicano che il disavanzo per l’anno in corso sarà minore di quanto prospettato nelle ultime previsioni” conclude.

Cosa farà allora l’Italia per ridurre il debito? Per il momento la lettera è molto generica. Probabilmente, la sommossa generale innescata proprio ieri dalla fuga di notizie ha portato il Governo a non voler anticipare misure che potrebbero essere scritte solo nella prossima legge di bilancio. Come dire: meglio non mettere nulla nero su bianco. Almeno per il momento. Tanto lo scontro con l’Ue si perfezionerà dal vivo nella prossima settimana. E lì si decideranno le sorti della multa da 3,5 milioni di euro che pende sui contribuenti italiani.



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