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Limite versamenti contanti su conto corrente

30 Gennaio 2020
Limite versamenti contanti su conto corrente

Come gestire i contanti senza rischiare accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate o controlli della Finanza.

I contanti stanno gradatamente per sparire dalla circolazione. Belli o brutti che fossero i tempi in cui i bigliettoni di grosso taglio si conservavano sotto il materasso, sono ormai un lontano ricordo. Potrebbe, ciò nonostante, capitare di racimolare una consistente somma di denaro, ad esempio tremila o quattromila euro. I più fortunati potrebbero raggiungere anche un importo a cinque numeri. Qual è il modo migliore per gestire e conservare i contanti senza avere problemi col fisco e le autorità? Esiste un limite ai versamenti di contanti sul conto corrente? Ecco cosa stabilisce la legge in merito.

Gli obblighi di tracciabilità e antiriciclaggio

Tutti gli spostamenti di denaro, tra persone diverse, superiori a 2.999,99 euro devono avvenire con mezzi tracciabili. Dunque, da 3.000 euro in su, bisogna per forza usare bonifici, assegni, carte di credito o di debito. Tra circa sei mesi, la soglia dell’uso dei contanti si abbasserà a 1.999,99 euro. Pertanto, non sarà più possibile prestare, donare o acquistare in contanti se l’importo complessivo raggiunge i 2.000 euro. Tale soglia, a partire dal 2022, scenderà ulteriormente sino ad arrivare a 1.000 euro.

Non c’è modo, frazionando l’importo in più trance, di aggirare questo limite. Solo un contratto, con l’esplicita pattuizione di un pagamento dilazionato, potrebbe consentirti di pagare in contanti un importo che, nel complesso, raggiunge la soglia indicata, ma la cui singola rata è invece inferiore (pensa a una ditta di lavori di ristrutturazione che viene ricompensata a stato di avanzamento lavori).

L’obiettivo non è solo quello di evitare il riciclaggio del denaro ma anche l’evasione fiscale, ha un ambito di applicazione molto ampio: non riguarda solo i pagamenti ma qualsiasi altro trasferimento di denaro in contanti, compresi quindi i prestiti e le donazioni (i regali). 

Il limite ai pagamenti in contanti non si applica ai depositi bancari. In buona sostanza, tutte le volte che prelevi dal tuo conto corrente del denaro o fai un versamento di contanti non devi rispettare il limite. Difatti, il trasferimento dei soldi non avviene tra soggetti diversi: la banca è una semplice depositaria, una custode, ma la proprietà della somma è sempre tua.

Il fatto che la normativa sull’antiriciclaggio non preveda alcun limite di versamenti di contanti sul conto corrente non significa però che tu non debba considerare altri fattori di rischio che potrebbero comportare il pericolo di un controllo. Ecco quali sono.

I versamenti si considerano ricavi non dichiarati

C’è una seconda normativa di cui devi tenere conto nel momento in cui ti chiedi quali sono i limiti di versamento sul conto corrente: si tratta del Testo Unico sulle imposte sui redditi (d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600). In particolare c’è una norma particolarmente odiata dai contribuenti: l’articolo 32 in base al quale tutti i versamenti in banca o gli accrediti tramite bonifico si presumono essere dei ricavi. Ricavi che, pertanto, dovranno essere riportati nella dichiarazione dei redditi per essere tassati. Se però si tratta di somme già tassate alla fonte (ad esempio una vincita al gioco) o esentasse (ad esempio un risarcimento) devi essere in grado di dimostrarne la provenienza. Se non hai la prova di ciò – prova che deve essere rigorosamente scritta e con data certa – sarai tassato nuovamente e sanzionato per la presunta evasione.

Questo significa che tutte le volte in cui fai un versamento sul conto corrente devi possedere un documento scritto e datato che dimostri da dove hai preso quei soldi. Se non ce l’hai, rischi un accertamento fiscale.

Chiaramente l’Agenzia delle Entrate non starà a guardare le piccole movimentazioni di 50 o 100 euro, ma potrebbe iniziare ad allertarsi nel momento in cui dovesse riscontrare ad esempio accrediti mensili di 500 euro (potrebbero, ad esempio, derivare da un affitto non dichiarato) o un versamento di 5mila euro contanti. 

Cosa fare dei soldi contanti?

A questo punto ti chiederai come gestire i contanti se è vero che, versandoli in banca, puoi rischiare un accertamento. Ci sono diverse soluzioni. La prima è quella di fare tanti piccoli versamenti intervallati da almeno un mese di distanza.

La seconda, molto più utilizzata quando si tratta di grosse cifre, è usare una cassetta di sicurezza (leggi Soldi nelle cassette di sicurezza: ci sono controlli fiscali?). In questo caso, il fisco non è in grado di sapere cosa c’è dentro la cassetta anche se viene messo al corrente del relativo contratto con la tua banca e, nel corso di un controllo con la Guardia di Finanza, potrebbe chiederti di aprirla. Ma si tratta di una possibilità destinata, di solito, ai grandi evasori.

Esiste un modo per spostare i soldi senza allertare il fisco? Sicuramente il metodo migliore è spendere i soldi in modo anonimo, ossia senza farsi rilasciare fatture. Parliamo cioè dei comuni scontrini del supermercato per la spesa quotidiana, per i negozi di abbigliamento e per eventuali gioielli. Ci sono infatti una serie di acquisti che finiscono inevitabilmente all’Agenzia delle Entrate e che potrebbero, a quel punto, determinare un accertamento fiscale tramite redditometro. 



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36 Commenti

  1. Se io avessi in cassaforte in casa risparmi per 100.000 euro in contanti e l’Italia uscisse dall’euro tornando alla lira.
    Il conto corrente verrebbe automaticamente convertito di nuovo in lire magari svalutato non si sa di quanto.
    I miei contanti potrei versarli su conto in valuta euro estero?
    In Francia ad esempio

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