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Rappresentante sindacale: ultime sentenze

25 Giugno 2019
Rappresentante sindacale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: licenziamento del dipendente; procedimento disciplinare; licenziamento per giusta causa; designazione del rappresentante sindacale; audizione contestuale al lavoratore; insubordinazione del dipendente; ammonimenti del dipendente da parte dell’azienda; richiesta di assistenza del rappresentante sindacale.

Procedimento disciplinare: convocazione del lavoratore

In tema di procedimento disciplinare il lavoratore è libero di discolparsi nelle forme da lui prescelte, oralmente o per iscritto, con l’assistenza o meno di un rappresentante sindacale.

Ove il lavoratore eserciti il proprio diritto chiedendo espressamente di essere “sentito a difesa” nel termine previsto dallo stesso art. 7, comma 5, stat. lav. il datore di lavoro ha l’obbligo della sua audizione, senza che tale istanza – fuori dai casi in cui la richiesta appaia ambigua ed incerta – sia sindacabile dal datore di lavoro in ordine all’effettiva idoneità difensiva, rispondendo tale esito all’esigenza di consentire la piena rispondenza del giudizio disciplinare al principio del contraddittorio tra le parti e all’espressa previsione dell’impossibilità di applicare qualsiasi sanzione più grave del rimprovero verbale senza che il lavoratore, che ne abbia fatto richiesta, sia sentito a sua discolpa.

Tuttavia, ove il datore, a seguito di tale richiesta, abbia convocato il lavoratore per una certa data, questi non ha diritto ad un differimento dell’incontro limitandosi ad addurre una mera disagevole o sgradita possibilità di presenziare, poiché l’obbligo di accogliere la richiesta del lavoratore sussiste solo ove la stessa risponda ad un’esigenza difensiva non altrimenti tutelabile.

Tribunale Roma sez. lav., 08/03/2019, n.10279

Conciliazione in sede sindacale conclusa prima dell’instaurazione del giudizio

L’accordo di conciliazione alla presenza del rappresentante sindacale determina la cessazione della materia del contendere rispetto alle domande oggetto di transazione solo ove intervenuta nel corso del giudizio. Qualora, invece, l’accordo conciliativo risulta concluso ben prima dell’instaurazione del giudizio, deve ritenersi che le domande del lavoratore, siccome carenti ab origine di interesse ad agire, debbano essere dichiarate inammissibili.

Tribunale Novara, 28/02/2019, n.47

Dipendente interrompe il lavoro 10 minuti prima della fine del turno

È licenziabile per “insubordinazione” il dipendente che per otto volte nel giro di poco più di un mese interrompe il lavoro 10 minuti prima della fine del turno, attribuendosi un “tempo tuta” non previsto dal contratto, nonostante i ripetuti ammonimenti da parte dell’azienda.

A stabilirlo è la Cassazione che ha respinto il ricorso del lavoratore licenziato, un addetto al magazzino di una industria grafica campana, nonché rappresentante sindacale dell’azienda, che si era battuto affinché il tempo necessario alla vestizione non venisse retribuito come “straordinario”.

Non si sono mostrati dello stesso avviso però i giudici, di merito e di legittimità, per i quali si è trattato dì reiterato abbandono del posto di lavoro prima del turno, commesso da un rappresentante sindacale il cui comportamento, vista la qualifica rivestita, “poteva assurgere per gli altri dipendenti a modello diseducativo e disincentivante dal rispetto degli obblighi”.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2018, n.22382

Condotta antisindacale del datore di lavoro

L’art. 25 legge n. 300/1970 prevede testualmente che le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro.

La circostanza che l’accesso alla bacheca all’uopo predisposta sia necessariamente mediato (nel caso di specie le chiavi sono custodite in segreteria, o affidate ad un collaboratore amministrativo) sottopone l’organizzazione sindacale al rischio che, in caso in di assenza del depositario, l’affissione possa non risultare tempestiva, o comunque difficoltosa.

Né si vede ragione per cui copia delle chiavi non possa essere consegnata direttamente a ciascun rappresentante sindacale, di modo che l’esercizio del diritto di affissione possa avvenire liberamente e in modo non mediato dalla collaborazione di terzi (conformemente al dettato della norma riportata, che prevede, a favore del sindacato, un diritto non condizionato). Per queste ragioni, va dichiarata l’antisindacalità della condotta datore di lavoro che non consegni a ciascuna componente RSU copia delle chiavi della bacheca sindacale, con condanna all’immediata consegna di copia delle suddette chiavi.

Tribunale Milano sez. lav., 27/07/2018, n.945

Legittimità del licenziamento disciplinare

La valutazione in ordine alla legittimità del licenziamento disciplinare di un lavoratore per una condotta contemplata, a titolo esemplificativo, da una norma del contratto collettivo fra le ipotesi di licenziamento per giusta causa deve essere, in ogni caso, effettuata attraverso un accertamento in concreto, da parte del giudice di merito, della reale entità e gravità del comportamento addebitato al dipendente, nonché del rapporto di proporzionalità tra sanzione ed infrazione, anche quando si riscontri l’astratta corrispondenza di quel comportamento alla fattispecie tipizzata contrattualmente, occorrendo sempre che la condotta sanzionata sia riconducibile alla nozione legale di giusta causa, tenendo conto della gravità del comportamento in concreto del lavoratore, anche sotto il profilo soggettivo della colpa o del dolo, con valutazione in senso accentuativo rispetto alla regola della “non scarsa importanza” dettata dall’art. 1455 c.c. (confermata, nella specie, la sanzione disciplinare decisa dal datore di lavoro anche in virtù della qualità di rappresentante sindacale ricoperta da un lavoratore licenziato per aver comunicato con ritardo la prognosi ed il numero di protocollo della malattia).

Cassazione civile sez. VI, 10/07/2018, n.18118

Condotta del dipendente e gravi ripercussioni nell’ambiente lavorativo

Benché l’espletamento dell’assemblea non sia un presupposto di validità e efficacia della nomina del rappresentante sindacale, è legittimo il licenziamento della dipendente che, avendo firmato il relativo verbale, ha tenuto una condotta idonea a comportare gravi e inaccettabili ripercussioni nell’ambiente lavorativo, sì da minare radicalmente la fiducia che il datore di lavoro deve poter riporre nel proprio dipendente, specialmente nel settore bancario.

Tribunale Termini Imerese, 16/02/2018

Licenziamento e diritto del dipendente a farsi assistere

In tema di licenziamento disciplinare e controversie non può essere ritenuta meritevole di accoglimento il lamentato vizio procedurale circa il diritto del dipendente a farsi assistere durante l’audizione successiva alla contestazione scritta dell’addebito disciplinare, quando, in linea con quanto previsto dall’art. 55 bis, comma 4, d.lgs. 165/2001, il lavoratore sia stato posto nella condizione di scegliere se farsi assistere dal proprio avvocato ovvero dal rappresentante sindacale.

Tribunale Roma, 26/10/2017, n.8793

Verbale senza sottoscrizione del rappresentante sindacale di fiducia del lavoratore

Il verbale sottoscritto solo dalle parti e da due testimoni, senza la partecipazione attiva e la sottoscrizione da parte del rappresentante sindacale di fiducia del lavoratore, deve essere qualificato mera transazione, scrittura privata oppugnabile ex art. 214 c.p.c..

Ne consegue che la contestazione della firma apposta sul documento ed il disconoscimento del documento da parte del lavoratore immediatamente dopo la produzione in giudizio della scrittura comporta la tempestività della eccezione ritualmente introdotta in giudizio con dichiarazione proveniente dallo stesso ricorrente.

Tribunale Napoli sez. lav., 21/09/2017, n.6147

Permessi sindacali

La ratio dei permessi sindacali è da individuarsi nella esigenza di equipararli alla prestazione lavorativa per evitare ogni impedimento o limitazione al libero svolgimento dell’attività sindacale. I permessi sindacali vanno infatti considerati quali ore lavorative effettivamente svolte, non solo ai fini retributivi, ma anche a tutti i fini che coinvolgano, anche indirettamente, l’attività sindacale.

Di conseguenza, l’attribuzione di un punteggio inferiore al rappresentante sindacale in permesso rappresenta una condotta idonea ad incidere in modo negativo sull’esercizio dei diritti sindacali dei dipendenti e, più in generale, sulla libertà sindacale, in quanto non solo è lesiva degli interessi economici del lavoratore sindacalista – atteso che il punteggio assegnato incide sul quantum del fondo di sede corrisposto dalla PA. – ma limita, di fatto, il libero svolgimento dell’attività sindacale con ripercussioni negative anche nei confronti dell’organizzazione sindacale di cui lo stesso è rappresentante, che vede compromessa la libertà associativa dei suoi membri sia per la portata intimidatoria (scoraggiando i dipendenti dallo svolgimento di attività sindacale), sia per la situazione di incertezza derivante dal suo possibile ripetersi per i futuri progetti di assegnazione fondi.

Questo perché l’organizzazione sindacale in quanto tale non può prescindere dalla piena tutela della effettiva partecipazione all’attività associativa, partecipazione che risulterebbe ostacolata e pregiudicata dalla mancata equiparazione dei permessi sindacali alla attività lavorativa effettiva.

(Nel caso di specie il Tribunale ha dichiarato illegittima e antisindacale la valutazione effettuata dal Ministero della Difesa che – in occasione della elaborazione di un progetto assegnato ad un gruppo di lavoro e finalizzato all’assegnazione del Fondo Unico di SEDE – aveva attribuito ad uno dei dipendenti facenti parte del gruppo un punteggio inferiore rispetto agli altri colleghi, in considerazione del contestuale assolvimento del mandato di Segretario Provinciale UIL).

Tribunale Terni sez. lav., 13/07/2017, n.266

Procedimento disciplinare contro autoferrotranviere 

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di autoferrotranviere, il fatto che il lavoratore che abbia designato il rappresentante sindacale per l’assistenza non sia sentito contestualmente a questi, ma in un momento diverso, non integra, di per sé, una violazione delle garanzie procedimentali, in assenza di una specifica richiesta di audizione congiunta, né la presenza del rappresentante sindacale al colloquio è una garanzia indefettibile ex art. 7 st.lav., derivando solo da apposita richiesta ai sensi del comma 3, in quanto il lavoratore è libero di discolparsi nelle forme da lui prescelte, oralmente o per iscritto, con l’assistenza, o meno, che non assume le medesime caratteristiche del processo penale, laddove è prevista una difesa tecnica.

Cassazione civile sez. lav., 16/01/2017, n.855



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