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Contratto di appalto: ultime sentenze

1 Novembre 2021
Contratto di appalto: ultime sentenze

Pattuizione di un termine per la consegna e di una penale per il ritardo; mutamento dell’originario piano dei lavori; richiesta di risarcimento del danno; onere probatorio a carico del committente.

Scioglimento del contratto di appalto e fallimento dell’appaltatore

Intervenuto lo scioglimento del contratto di appalto, anche di opera pubblica, per effetto della dichiarazione di fallimento dell’appaltatore, ai sensi della l. fall., art. 81, l’appaltante può rifiutarsi di procedere al pagamento dei lavori eseguiti se fondata l’eccezione d’inadempimento ai sensi dell’art. 1460 c.c.

Cassazione civile sez. I, 30/09/2021, n.26573

Decadenza del committente dall’azione di garanzia per vizi dell’opera

Nel contratto di appalto la decadenza del committente dall’azione di garanzia per vizi dell’opera non è rilevabile d’ufficio, ma deve essere eccepita dall’appaltatore. Infatti quest’ultimo potrebbe avere interesse a non far valere la decadenza, preferendo che in giudizio venga accertata l’assenza di vizi nell’opera eseguita. Di conseguenza, dalla natura di eccezione in senso stretto della menzionata decadenza, deriva che la stessa dovrà essere sollevata entro gli ordinari termini di preclusione.

Tribunale Patti sez. I, 28/09/2021, n.697

Difformità o difetti dell’opera e risarcimento

Nel contratto di appalto il committente, che lamenti difformità o difetti dell’opera, può a sua scelta richiedere l’eliminazione delle difformità o dei difetti dell’opera a spese dell’appaltatore ex art. 2931 c.c., con ulteriore ed alternativa istanza di risarcimento per equivalente subordinatamente alla mancata esecuzione specifica, ovvero domandare direttamente la riduzione del prezzo. Ne consegue che, mentre il risarcimento per equivalente può essere chiesto solo quando sia stata proposta la domanda per l’eliminazione dei difetti, essendo ancorato al costo necessario per la loro eliminazione, viceversa, ove la domanda abbia ad oggetto solo la riduzione del prezzo, l’entità del risarcimento è costituita esclusivamente dalle spese già sostenute per rifare l’opera.

Cassazione civile sez. II, 23/08/2021, n.23291

Mancato rispetto del termine per la consegna delle opere

La realizzazione di ulteriori opere rispetto a quelle oggetto del capitolato annesso al contratto di appalto comporta il venir meno del termine di consegna e della penale per il ritardo pattuiti nel contratto, oltre che l’insussistenza di una valida causa di inadempimento contrattuale a carico dell’appaltatore. Pertanto, perché la penale conservi efficacia, occorre che le parti, di comune accordo, fissino un nuovo termine In mancanza il committente che chieda il risarcimento del danno da ritardata consegna dell’opera deve provare le concrete ricadute pregiudizievoli subite.

Corte appello Perugia sez. I, 20/08/2021, n.483

Responsabilità concorrente e solidale dell’appaltatore e del progettista

In tema di contratto di appalto, ove il danno risentito dal committente sia conseguenza dei concorrenti inadempimenti dell’appaltatore e del progettista -direttore dei lavori, entrambi ne rispondono solidalmente, essendo sufficiente, per la sussistenza della solidarietà, che le azioni e le omissioni di ciascuno abbiano concorso in modo efficiente a produrre l’unico evento dannoso.

Tribunale Alessandria sez. I, 28/07/2021, n.627

Il recesso unilaterale del committente nel contratto di appalto

Nel contratto di appalto, posto che il recesso è espressione di un diritto potestativo del committente esercitabile in ogni momento senza giustificazioni, logica conseguenza sarà che l’obbligo di pagamento all’appaltatore dell’indennizzo previsto dall’art. 1671 c.c. è qualificabile quale effetto automatico dello scioglimento dal vincolo contrattuale su volontà unilaterale del committente medesimo. Tale indennità in favore dell’appaltatore costituisce debito di valore e si giustifica in ragione dell’efficacia ex tunc del recesso, con la conseguenza di far conseguire al committente la proprietà dell’opera fino al quel momento realizzata.

Tribunale Imperia sez. I, 14/07/2021, n.466

Recesso unilaterale del committente

Nel caso di recesso dal contratto di appalto da parte del committente, l’indennità che questi deve versare all’appaltatore comprende le spese sostenute, l’importo dei lavori già eseguiti ed il mancato guadagno, cioè lucro cessante e danno emergente. In sostanza, detta indennità comprende tutti i danni che sarebbero risarcibili in caso di risoluzione per inadempimento, cosicché gli effetti del recesso unilaterale si riconducono sostanzialmente a quelli di un inadempimento e non eccedono, quanto alla misura del danno risarcibile, quello dovuto in caso di inadempimento.

Corte appello Milano sez. IV, 01/07/2021, n.2042

Le domande di adempimento e risoluzione

L’art. 1671 c.c. disciplina il recesso unilaterale dal contratto di appalto del committente, consentendo il recesso anche se l’esecuzione dell’opera sia già iniziata, purché l’appaltatore sia tenuto indenne delle spese sostenute e dei lavori eseguiti. Tale diritto riconosciuto all’appaltatore in caso di recesso del committente non è pregiudicato dall’eccezione proposta dal committente ex art. 1460 c.c., poiché tale rimedio non ha efficacia liberatoria, ma solo sospensiva e non esclude, pertanto, il diritto dell’appaltatore ad ottenere il compenso per le opere già svolte, fermo restando il diritto del committente a reclamare il risarcimento del danno con conseguente ‘compensazione'(impropria) tra gli opposti crediti. Dall’altra parte, l’avvenuto scioglimento del rapporto contrattuale per effetto del recesso del committente ha efficacia ex nunc e non preclude la pretesa al pagamento delle opere regolarmente svolte.

La sussistenza di vizi e difetti legittima, per contro, il committente ad esperire l’azione risarcitoria al fine di ottenere la somma necessaria per emendare l’errata esecuzione dell’opera,

Tribunale Firenze sez. III, 23/06/2021, n.1734

Totale inidoneità dell’opera alla sua destinazione

Nel caso di risoluzione del contratto di appalto per totale inidoneità dell’opera alla sua destinazione, il risarcimento dovuto al committente, liberato dall’obbligo del pagamento del prezzo, non può comprendere l’intero prezzo dal committente medesimo sostenuto per procurarsi, mediante la conclusione di un altro contratto di appalto, la stessa utilità perseguita con il contratto risolto, ma solo quella differenza fra tale ulteriore spesa e la minor somma che egli avrebbe dovuto versare all’appaltatore rimasto inadempiente. Tale principio trova applicazione anche nel caso in cui la risoluzione sia intervenuta prima dell’inizio dell’esecuzione del contratto. Non vi è, infatti, differenza, ai fini del risarcimento in discorso, fra il caso della totale inidoneità dell’opera, con il mancato versamento del prezzo, e quello della non esecuzione del contratto.

Cassazione civile sez. III, 17/06/2021, n.17453

Inadempimento ed onere probatorio incombente sull’appaltatore

Le speciali disposizioni dettate con riguardo all’inadempimento del contratto di appalto riguardano la disciplina della garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera, assoggettata ai termini decadenziali previsti dall’art. 1667 c.c., ma non derogano al principio generale che governa l’inadempimento dei contratti a prestazioni corrispettive, il che comporta che l’appaltatore che agisca per il pagamento del corrispettivo convenuto deve provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte.

Corte appello L’Aquila sez. I, 07/06/2021, n.873

Compiti e responsabilità del direttore dei lavori

Nel contratto di appalto il direttore dei lavori svolge un’attività comportante peculiari competenze tecniche; come tale egli deve assicurare, relativamente all’opera in corso di realizzazione, il risultato che il committente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della ‘diligentia quam in concreto’. Pertanto rientra tra le obbligazioni del direttore dei lavori l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, nonché l’adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi.

Tribunale L’Aquila sez. I, 12/05/2021, n.349

Vizi dell’opera appaltata

In materia di appalto, l’art. 1668 c.c. prevede due rimedi in favore del committente a garanzia dei vizi e dei difetti dell’opera ricevuta: il primo caso (previsto dal primo comma della detta norma) inerisce in generale ai vizi e difetti dell’opera e prevede che il committente possa chiedere l’eliminazione dei vizi da parte dell’appaltatore o la riduzione del prezzo. La seconda ipotesi (di cui al secondo comma dell’art. 1668 c.c.) è invece circoscritta a quei vizi e difetti dell’opera che la rendono ‘del tutto inadatta alla sua d estinazione’, quindi si riferisce a casi di grave e irreversibile inadempimento, i soli in grado di giustificare la tutela caducatoria della risoluzione del contratto. Dunque la possibilità di ottenere la risoluzione del contratto di appalto è subordinata alla presenza di vizi che rendano l’opera, considerata nella sua unicità e complessità, assolutamente inadatta alla destinazione sua propria.

Tribunale Venezia sez. I, 11/05/2021, n.887

Richiesta di eliminazione dei difetti e difformità dell’opera

Nel contratto di appalto il committente, che lamenti difformità o difetti dell’opera, può richiedere, a norma dell’art. 1668, comma 1, c.c., che le difformità o i difetti siano eliminati a spese dell’appaltare mediante condanna da eseguirsi nelle forme previste dall’art. 2931 c.c., oppure che il prezzo sia ridotto e, in aggiunta o in alternativa, che gli venga risarcito il danno derivante dalle difformità o dai vizi. La prima domanda, infatti, che postula la colpa dell’appaltatore, è utilizzabile per il ristoro del pregiudizio che non sia eliminabile mediante un nuovo intervento dell’appaltatore (come nel caso di danni a persone o a cose, o di spese di rifacimento che il committente abbia provveduto a fare eseguire direttamente); la seconda, che prescinde dalla colpa dell’appaltatore tenuto comunque alla garanzia, tende a conseguire un “minus” rispetto alla reintegrazione in forma specifica, della quale rappresenta il sostitutivo legale, mediante la prestazione della “eadem res debita”, sicché deve ritenersi ricompresa, anche se non esplicitata, nella domanda di eliminazione delle difformità o dei vizi. Deve dunque essere accolta la domanda dell’attore volta ad ottenere la condanna del convenuto alla riduzione del corrispettivo nella misura delle somme necessarie per l’esecuzione dei lavori di eliminazione dei vizi, pari al costo che la parte opponente dovrà affrontare per rimediare ai vizi/difetti riscontrati e sopra descritti.

Tribunale Torino sez. III, 12/04/2021, n.1737

Appalto: organizzazione dei mezzi necessari

Il primo comma dell’art. 29, primo comma, del d. Lgs. 276 del 2003 nel definire il contratto di appalto rispetto a quello di somministrazione di lavoro, disciplinato dagli artt. 20 -28 dello stesso decreto, richiama i due principali elementi che per la disciplina di cui all’art. 1655 cod. civ. caratterizzano il contratto di appalto, ossia la permanenza in capo all’appaltatore dell’esercizio del potere direttivo e organizzativo nei confronti dei dipendenti utilizzati nell’appalto e l’assunzione del rischio di impresa. Requisiti, questi, sussistenti nella specie. Né costituisce deviazione da tale schema tipico il fatto che siano predeterminate in modo analitico nel contratto di appalto le modalità operative del servizio. Viceversa, qualora venga prospettata una intermediazione vietata di manodopera nei rapporti tra società dotate entrambe di propria genuina organizzazione d’impresa, il giudice del merito deve accertare se la società appaltante svolga un intervento direttamente dispositivo e di controllo sulle persone dipendenti dall’appaltatore del servizio, non essendo sufficiente a configurare la intermediazione vietata il mero coordinamento necessario per la confezione del prodotto.

Cassazione civile sez. lav., 06/04/2021, n.9231

Opere in appalto e danno cagionato a terzi

Nei confronti di terzi danneggiati dall’esecuzione di opere, effettuate in forza di contratto di appalto, il committente è gravato dalla responsabilità oggettiva di cui all’art. 2051 c.c.. Tale responsabilità non può venir meno per la consegna dell’immobile all’appaltatore ai fini dell’esecuzione delle opere stesse e trova limite esclusivamente nel caso fortuito.

Cassazione civile sez. III, 17/03/2021, n.7553

Riparto di responsabilità tra committente e appaltatore

La responsabilità del proprietario di un fondo per i danni derivanti da attività di escavazione, ex art. 840 c.c., non opera in senso oggettivo, ma richiede una condotta colposa, sicché, nell’ipotesi in cui i lavori di escavazione siano affidati in appalto, è l’appaltatore ad essere, di regola, l’esclusivo responsabile dei danni cagionati a terzi nell’esecuzione dell’opera, salvo che non risulti accertato che il proprietario committente, avendo – in forza del contratto di appalto – la possibilità di impartire prescrizioni o di intervenire per richiedere il rispetto delle normative di sicurezza, se ne sia avvalso per imporre particolari modalità di esecuzione o particolari accorgimenti antinfortunistici che siano stati causa (diretta o indiretta) del sinistro, nel qual caso la responsabilità dell’appaltatore verso il terzo danneggiato può aggiungersi a quella del proprietario, ma non sostituirla o eliminarla.

Cassazione civile sez. II, 12/03/2021, n.7027

L’annullamento della procedura di gara

L’avvenuta caducazione della gara pubblica, pur avendo incidenza sul contratto di appalto successivo ad essa, non pregiudica il diritto alla controprestazione della parte contrattuale che aveva comunque, alla data di annullamento giurisdizionale della procedura di evidenza pubblica, eseguito la sua prestazione, con la conseguenza che il corrispettivo a fronte di essa dovuto non può ritenersi non dovuto in applicazione pura e semplice della normativa codicistica sulla nullità.

Cassazione civile sez. III, 21/05/2019, n.13606

Contratto d’opera contratto di appalto: differenze

Il contratto d’opera, a differenza del contratto di appalto, si caratterizza per il prevalente lavoro dell’obbligato preposto, pur se coadiuvato da componenti della sua famiglia o da qualche collaboratore, secondo il modulo organizzativo della piccola impresa: pertanto, nelle controversie aventi a oggetto l’accertamento dell’inadempimento del prestatore d’opera, la disciplina applicabile nei confronti del convenuto è quella generale in materia di inadempimento contrattuale prevista dagli articoli 1453 e 1455 del c.c. e non la disciplina speciale prevista dall’articolo 2226 c.c..

Tribunale Savona, 23/04/2019

Affidamento diretto di un nuovo contratto d’appalto allo stesso concessionario

Nel caso in cui a distanza di tempo (nella specie, cinque anni) dalla scadenza di un contratto di appalto per la gestione del bar interno ad un ospedale, concluso a seguito di procedura di gara, segua la stipula, con affidamento diretto e senza l’esperimento di alcuna selezione pubblica, di un nuovo contratto di appalto con il medesimo concessionario ed a condizioni analoghe rispetto al precedente, le controversie nascenti da tale ultimo negozio (nella specie, l’accertamento della sua nullità) rientrano nella giurisdizione del G.O., inerendo ad un rapporto di diritto comune ed implicando unicamente il coinvolgimento di posizioni riconducibili a diritti soggettivi, le cui vicende sono svincolate (e non influenzate) da quelle del primo contratto, che costituisce solo un antecedente di fatto ormai privo di efficacia.

Cassazione civile sez. un., 05/04/2019, n.9682

Esecuzione dei lavori dal committente

In tema di appalto, la richiesta di notevoli e importanti variazioni delle opere, avanzata in corso di esecuzione dei lavori dal committente, comporta la sostituzione consensuale del regolamento contrattuale in essere e il venir meno del termine di consegna e della penale per il ritardo originariamente pattuiti. L’efficacia della penale è tuttavia conservata soltanto se le parti fissano di comune accordo un nuovo termine mentre, in mancanza, grava sul committente, che intenda conseguire il risarcimento del danno da ritardata consegna dell’opera, l’onere di fornire la prova della colpa dell’appaltatore.

(Nella specie, relativa a un contratto d’appalto per la realizzazione di un complesso residenziale destinato a civile abitazione, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata lì dove ha ritenuto che nonostante l’accettazione delle modifiche richieste dal Comune, nel silenzio delle parti sul punto, i tempi rimanessero comunque invariati).

Cassazione civile sez. II, 02/04/2019, n.9152

Esecuzione del contratto d’appalto

Quando, nel corso dell’esecuzione del contratto d’appalto, sia stato mutato l’originario piano dei lavori, il termine di consegna e la penale per il ritardo, pattuiti nel detto contratto, vengono meno. Pertanto, perché la penale conservi efficacia, occorre che le parti di comune accordo fissino un nuovo termine, incombendo, in mancanza, al committente, che persegua il risarcimento del danno da ritardata consegna dell’opera, l’onere di fornire la prova delle concrete ricadute pregiudizievoli subite.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8405

L’eccezione di inadempimento

Nell’ambito di un contratto di appalto, l’eccezione di inadempimento, formulata in considerazione di alcuni vizi e incompletezze dei lavori, opera nei limiti del corrispondente importo, sicché non esclude che per il residuo il committente, una volta effettuata la parziale compensazione tra i reciproci crediti delle parti, sia tenuto a corrispondere il corrispettivo dovuto per i lavori esenti da vizi, e i relativi interessi di mora.

Cassazione civile sez. II, 04/03/2019, n.6244

Appalto: totale affidamento dei lavori all’appaltatore

In materia di contratto di appalto, il totale affidamento dei lavori all’appaltatore e quindi la consegna del bene a quest’ultimo determinano – quando appunto il committente ne perda la materiale disponibilità – la cessazione della sua qualità di custode.

Tribunale Trieste, 02/03/2019, n.126

Appalto e responsabilità esclusiva dell’appaltatore

L’appalto, disciplinato dall’art. 1655 c.c., è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro. L’appaltatore risponde per i danni provocati a terzi, durante l’esecuzione del contratto, in virtù dell’autonomia con cui egli svolge la sua attività nell’esecuzione dell’opera o del servizio appaltato, organizzandone i mezzi necessari, curandone le modalità ed obbligandosi a fornire alla controparte l’opera o il servizio cui si era obbligato. Il committente invece deve limitarsi a verificare la corrispondenza dell’opera o del servizio affidato all’impresa con l’oggetto del contratto.

La responsabilità dell’appaltatore non viene meno nell’ipotesi in cui la sua sfera di autonomia e discrezionalità venga posta sotto il controllo del committente, direttamente o tramite il direttore dei lavori, attribuendo l’art. 1662 c.c., al primo comma alla stazione appaltante il preciso diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato.

Ne discende che persiste la responsabilità dell’impresa, in via esclusiva, in merito ai danni cagionati a terzi nell’esecuzione dell’opera, anche nel caso in cui la committenza abbia esercitato un normale controllo sui relativi lavori, designando, nel proprio interesse, un sorvegliante privo di poteri d’ingerenza.

Tribunale Torre Annunziata, 01/03/2019, n.533

La disciplina sugli interessi moratori

La disciplina relativa alla decorrenza automatica degli interessi moratori senza che sia necessaria la costituzione in mora del debitore, dettata dal d.lgs. n. 231 del 2002 in attuazione della direttiva 2000/35/CE, risulta applicabile a tutti i contratti tra imprese o tra queste e pubbliche amministrazioni, comunque denominati, che comportino, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi ed è, pertanto, compatibile anche con il contratto d’appalto, come definito dall’art. 1655 c.c., atteso che l’espressione “prestazione di servizi”, adottata dall’art. 2 del d.lgs. citato, è riferibile a tutte le prestazioni di fare, e di non fare, che trovino il proprio corrispettivo nel pagamento di un prezzo in denaro.

Cassazione civile sez. II, 27/02/2019, n.5734



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