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Lo sai che? Abolita la possibilità di pignorare la tesoreria per risarcimenti da eccessiva durata del processo

Lo sai che? Pubblicato il 29 aprile 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 aprile 2013

Legge Pinto: da oggi sarà pressoché impossibile recuperare le somme ottenute a titolo di risarcimento per i processi lumaca; il doppio fallimento della giustizia: prima la lunga interminabile, poi un risarcimento fantasma.

Oltre al danno, ora arriva la beffa! Chi, grazie alla legge Pinto, ha ottenuto una sentenza che condanna lo Stato al risarcimento danni per l’eccessiva durata di un processo, avrà serie difficoltà (anzi, una sostanziale impossibilità) a recuperare tali somme. Infatti, dalle pieghe del decreto legge sui debiti scaduti della Pubblica Amministrazione, è saltata fuori una norma nascosta [1], di cui in pochissimi si sono accorti. Tale norma pone il divieto di effettuare sequestri e pignoramenti presso le tesorerie. Ciò al fine – secondo il malato intento del legislatore – di “assicurare una ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori”.

Così, il cittadino ottiene un diritto al risarcimento solo sulla carta, senza la possibilità di esigerlo materialmente. Infatti non si potrà più effettuare, come sino ad oggi è stato, una esecuzione forzata di esito sicuro presso le tesorerie. Esecuzione forzata che si rende sempre necessaria perché lo Stato, anche se condannato, non paga mai spontaneamente il cittadino. A quest’ultimo non restano che altri e fantomatici sistemi di recupero del credito: quelli, notoriamente fallimentari, previsti dal codice di procedura civile [2]. Il risultato è che sequestri e pignoramenti non faranno scattare più obblighi di accantonamento a carico delle tesorerie, né sospenderanno l’accreditamento di somme a favore delle P.A. interessate.

Ora al cittadino non resterà che tenersi i processi lumaca, evitando altri e inutili costi.

note

[1] D.l. n. 35/2013, art. 6 che modifica la legge 89/2001, aggiungendo l’art. 5 bis che vieta l’esecuzione forzata presso la tesoreria centrale e presso le tesorerie provinciali dello Stato.

[2] Disposizione del libro III, titolo II, capo II c.p.c.


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