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Riciclaggio: ultime sentenze

27 Giugno 2019
Riciclaggio: ultime sentenze

Reato di riciclaggio; normativa antiriciclaggio; provenienza delittuosa del veicolo; amministratore della società fiduciaria; sanzioni amministrative; provenienza illecita del denaro; operazioni illecite.

Affinché sussista il reato di riciclaggio è sufficiente la manomissione di un solo elemento identificativo di un veicolo. Apporre una targa appartenente a diverso veicolo ad un veicolo di provenienza delittuosa integra il reato di riciclaggio.

Reato di riciclaggio

Integra il delitto di riciclaggio e non quello di ricettazione, la condotta di colui che dopo avere ricevuto oggetti preziosi di origine furtiva li ceda a terzi in cambio di denaro, potendo la condotta tipica di tale reato realizzarsi anche attraverso azioni dirette alla sola sostituzione del bene senza la modificazione materiale dello stesso.

Cassazione penale sez. II, 07/12/2018, n.57805

Veicolo di provenienza delittuosa e apposizione della targa di un altro veicolo

Integra il reato di riciclaggio, in luogo della violazione amministrativa di cui all’articolo 97 del codice della strada, la condotta del soggetto che, ricevuto un ciclomotore o altro veicolo di provenienza delittuosa per il quale è necessaria, ai fini della legittima circolazione, la dotazione di una targa, vi apponga una targa di sua proprietà, appartenente a diverso veicolo, in quanto attraverso tale condotta si produce l’effetto di ostacolo all’identificazione della provenienza del bene, che la norma intende sanzionare.

Cassazione penale sez. II, 11/01/2019, n.8788

Confisca per equivalente

Il riconoscimento di sentenza straniera che dispone la confisca per equivalente opera anche laddove tale misura non fosse stata, al momento della commssione del fatto, prevista dalla legge italiana. (Fattispecie di riconoscimento, ai fini dell’esecuzione, di una sentenza straniera con cui era stato disposto, nei confronti di un condannato per riciclaggio, la confisca di valore del provento di reato, commesso in epoca antecedente all’introduzione dell’art. 648-quater c.p.).

Cassazione penale sez. VI, 11/12/2018, n.2189

Sostituzione e trasferimento delle somme di provenienza delittuosa

È configurabile il reato di riciclaggio nei confronti della moglie casalinga che detenga e rimetta in circolazione un ingente patrimonio, frutto di operazioni illecite condotte dal marito. Ad affermarlo è la Cassazione che ha ritenuto applicabile alla donna la misura cautelare della custodia in carcere, in quanto la stessa si era prestata alla realizzazione del disegno illecito perseguito dal marito, mediante un’attività di sostituzione e trasferimento delle somme di provenienza delittuosa ricevute, che non poteva non sapere.

Cassazione penale sez. II, 27/11/2018, n.4215

Ostacolare l’identificazione della provenienza del bene

Il reato di riciclaggio è integrato da operazioni volte non solo impedire ma anche ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene.(Nel caso di specie, l’imputato si recava presso un’agenzia di pratiche automobilistiche a cui commissionava la pratica di nazionalizzazione dell’autovettura provento di rapina e produceva una carta di circolazione di illecita provenienza, perché rubata in bianco in Germania, simulando così un importazione della vettura dalla Germania e ottenendo una targa che apponeva sull’auto di illecita provenienza a nome di un soggetto che non è mai stato proprietario dell’autovettura, per poi rivenderla, una volta immatricolata, ad una concessionaria di auto).

Tribunale Napoli sez. I, 23/11/2018, n.13167

Segnalazione delle operazioni sospette

In materia di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, gli illeciti commessi anteriormente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 90 del 2017, che ha modificato il d.lgs. n. 231 del 2007, e, in specie, quelli consistiti nella violazione dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, sono soggetti alla disciplina sanzionatoria più favorevole, se ancora pendenti, in considerazione dell’espresso richiamo al principio del “favor rei” – contenuto nell’art. 69 del d.lgs. n. 231 del 2007, come introdotto dal d.lgs. n. 90 del 2017 – in deroga a quello del “tempus regit actum”, proprio delle sanzioni amministrative.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza, limitatamente al trattamento economico, affinché venisse rivalutata la quantificazione della sanzione pecuniaria alla luce dei nuovi parametri normativi di cui al decreto del 2017, sebbene correlata a condotta antecedente a quest’ultimo).

Cassazione civile sez. II, 12/11/2018, n.28888

Riciclaggio e ricettazione

Non sussiste violazione del principio di correlazione tra imputazione sentenza se il fatto originariamente qualificato come riciclaggio venga poi giudicato come ricettazione può che nella prima imputazione sono presenti tutti gli elementi della seconda e pertanto non è violato il diritto di difesa.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. III, 31/10/2018, n.5329

Associazione di tipo mafioso, riciclaggio e reimpiego di capitali

Il delitto di associazione di tipo mafioso può costituire il presupposto dei reati di riciclaggio e di reimpiego di capitali, in quanto di per sé idoneo a produrre proventi illeciti, rientrando negli scopi dell’associazione anche quello di trarre vantaggi o profitti da attività economiche lecite per mezzo del metodo mafioso.

Tuttavia, non è configurabile il concorso fra i delitti di cui agli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale e quello di associazione mafiosa, quando la contestazione di riciclaggio o reimpiego nei confronti dell’associato abbia a oggetto denaro, beni o utilità provenienti proprio dal delitto di associazione mafiosa, operando in tal caso la clausola di riserva contenuta nelle predette disposizioni; mentre può configurarsi il concorso tra i reati sopra menzionati nel caso dell’associato che ricicli o reimpieghi proventi dei soli delitti-scopo alla cui realizzazione egli non abbia fornito alcun contributo causale (cfr. sezioni ” Unite, 27 febbraio 2014, I.).

Cassazione penale sez. V, 24/10/2018, n.15041

Possesso di veicolo con targa e telaio alterati

È integrato il reato di ricettazione di cui all’art. 648 c.p., e non la più grave ipotesi di riciclaggio, di cui all’art. 648-bis c.p., nel caos in cui il reo sia rinvenuto in possesso di un veicolo che sia stato oggetto di operazioni di manomissione del numero di telaio e di sostituzione della targa, tese a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del veicolo, quando, tuttavia, manchi la prova che tali alterazioni siano riconducibili alla persona dell’imputato.

Tribunale Napoli Nord sez. I, 01/10/2018, n.2475

Manomissione degli elementi identificativi del veicolo

In tema di reati contro il patrimonio, la manomissione di elementi identificativi di un veicolo, quali il numero di telaio, i numeri di identificazione delle parti meccaniche, così come la sostituzione della targa – che costituiscono i più significativi e utili dati di collegamento della res con il proprietario che è stato spogliato del possesso del mezzo – deve ritenersi operazione tesa a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa della cosa e, pertanto, integra il reato di cui all’art. 648-bls c.p. Ai fini dell’integrazione del reato non occorre, poi, che tale manomissione investa tutti gli elementi identificativi anzidetti, essendo sufficiente che riguardi anche uno solo di essi. Il delitto di riciclaggio, dunque, si distingue da quello di ricettazione in relazione all’elemento materiale, che si connota per l’idoneità a ostacolare l’identificazione della provenienza del bene e all’elemento soggettivo, costituito dal dolo generico di trasformazione della cosa per impedirne l’identificazione.

Corte appello Roma sez. II, 27/08/2018, n.8917

Violazione della disciplina antiriciclaggio: sanzioni

In materia di sanzioni amministrative per violazione della disciplina antiriciclaggio, ai sensi dell’art. 3, comma 1, del d.l. n. 143 del 1991, conv. dalla legge n. 197 del 1991, sostituito dall’art. 1 del d.lgs. n. 153 del 1997, l’amministratore della società fiduciaria, quale “responsabile della dipendenza”, deve segnalare al “titolare dell’attività” (ossia all’organo direttivo della banca) ogni operazione che ritenga provenire da reati attinenti al riciclaggio sulla base di elementi oggettivi riferibili all’operazione stessa o alla capacità economica e all’attività del cliente, non essendo sufficiente, ai fini dell’esonero dall’obbligo di segnalazione, la mera conoscenza, da parte sua, dei soggetti coinvolti e della provenienza del denaro utilizzato.

Cassazione civile sez. II, 08/08/2018, n.20647


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