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Bancarotta fraudolenta: ultime sentenze

15 Aprile 2021
Bancarotta fraudolenta: ultime sentenze

Caratteristiche e configurabilità del reato; bancarotta fraudolenta documentale; bancarotta fraudolenta per distrazione; durata delle pene accessorie; sequestro preventivo.

Cos’è il reato di bancarotta fraudolenta? In cosa consiste? La bancarotta fraudolenta si configura anche in presenza di una sola tra le condotte di mancata consegna, sottrazione, distruzione oppure omessa tenuta delle scritture contabili.

Bancarotta fraudolenta e ricostruzione del patrimonio

Integra il reato di bancarotta fraudolenta la condotta dell’imprenditore che, al fine di trarne profitto ovvero per danneggiare i creditori abbia sottratto o distrutto la documentazione contabile dell’azienda anche quando, nonostante tale condotta, sia comunque possibile procedere alla ricostruzione del patrimonio e dei movimenti degli affari.

Tribunale Lecce sez. II, 09/02/2021, n.1554

Il nuovo codice della crisi di impresa

La riforma del codice della crisi di impresa non spiega alcun effetto sui reati fallimentari, essendo in presenza di un’evidente continuità normativa che connota i profili penalistici del nuovo impianto normativo (fattispecie ad una ipotesi di bancarotta fraudolenta).

Cassazione penale sez. V, 20/01/2021, n.12056

L’attenuante della speciale tenuità del danno

In tema di bancarotta fraudolenta, la circostanza attenuante della speciale tenuità del danno di cui all’art. 219, comma 3, l. fall., va valutata all’atto della dichiarazione di fallimento, che rappresenta il momento consumativo del reato, costituendo il recupero del bene a seguito del prospettato esercizio dell’azione revocatoria un mero “post factum”, irrilevante anche ai fini della configurabilità dell’attenuante comune della riparazione del danno di cui all’art. 62, comma 1, n. 6, c.p.

Cassazione penale sez. V, 13/01/2021, n.7999

Distrazione di somme mediante l’utilizzo di lavoro nero

Il lavoro nero costituisce una modalità di gestione alternativa delle risorse societarie, in contrasto con la legge e le norme statutarie e l’impiego di somme in tal senso, un un’ottica di bancarotta fraudolenta, integra una vera e propria distrazione di somme in quanto attuata mediante capitali sociali non regolarmente registrati.

Corte appello Cagliari sez. II, 07/01/2021, n.625

Durata delle pene accessorie

Nel reato di bancarotta fraudolenta, la durata delle pene accessorie per le quali la legge stabilisce, in misura non fissa, un limite di durata minimo ed uno massimo, ovvero uno soltanto di essi, deve essere determinata in concreto dal giudice in base ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen. e non rapportata, invece, alla durata della pena principale inflitta ex art. 37 cod. pen.

Corte appello Lecce, 05/01/2021, n.1427

Bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta documentale: differenze

In ordine ai rapporti tra la fattispecie di cui all’art. 216 e quella di cui all’art. 217 L.F., si rileva che nel reato di bancarotta semplice l’illiceità della condotta è circoscritta alle scritture obbligatorie ed ai libri prescritti dalla legge, mentre l’elemento oggettivo del delitto di bancarotta fraudolenta documentale riguarda tutti i libri e le scritture contabili genericamente intesi, ancorché non obbligatori. Altresì, in quest’ultima ipotesi, si richiede il requisito dell’impedimento della ricostruzione del volume d’affari o del patrimonio del fallito, elemento, invece, estraneo al fatto tipico descritto nell’art. 217, comma 2, L.F..

Quanto all’elemento soggettivo, l’ipotesi di bancarotta semplice è punita indifferentemente a titolo di dolo o di colpa che sono ravvisabili quando il soggetto agente ometta, con coscienza e volontà o per semplice negligenza, di tenere le scritture; viceversa, nell’ipotesi di cui all’art. 216, comma 1, n. 2, prima parte, L.F. occorre il dolo generico. Elementi indicativi del dolo dell’art. 216 L.F. sono solitamente desunti dalla consistenza del materiale documentale tenuto in violazione di legge o dalla correlazione di tale condotta con un’attività distrattiva che il disordine contabile appaia destinata a celare.

Tribunale Pescara, 13/10/2020, n.1469

Chi risponde del reato di bancarotta fraudolenta?

Risponde del reato di bancarotta fraudolenta colui che, pur non rivestendo la qualifica di imprenditore commerciale (ovvero di amministratore, direttore generale, sindaco o liquidatore di società fallita) apporti un concreto contributo materiale o morale alla produzione dell’evento, sempre che l’attività di cooperazione col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento, occorrendo, in punto di elemento soggettivo del reato, la volontarietà della condotta dell'”extraneus” di apporto a quella dell'”intraneus”, con la consapevolezza che essa determina un depauperamento del patrimonio sociale ai danni dei creditori, non essendo, invece, richiesta la specifica conoscenza del dissesto della società, la quale può rilevare sul piano probatorio, quale indice significativo della rappresentazione della pericolosità della condotta per gli interessi dei creditori.

Cassazione penale sez. V, 19/03/2019, n.15796

Condanna per bancarotta fraudolenta

Anche se il reato non rientra tra quelli che, ai sensi del comma 1 dell’articolo 80 del d.lgs. n. 50/2016, sono espressamente preclusivi della partecipazione alla gara, esso va comunque dichiarato poiché l’obbligo si estende anche a tutte le fattispecie astrattamente idonee a porre in dubbio l’affidabilità o l’integrità del concorrente, tra le quali rientra sicuramente una condanna per bancarotta fraudolenta, con la conseguenza che l’omissione della dichiarazione è essa stessa idonea ad incidere sull’affidabilità del concorrente.

E ciò anche se la condanna, per effetto dell’accordato beneficio della non menzione, non risultava dai certificati del casellario giudiziario, posto che colui nei cui confronti la sentenza di condanna è stata pronunciata non può non esserne a conoscenza e se vi sia stato l’effetto estintivo automatico del reato al concretizzarsi dei presupposti di cui all’articolo 445 c.p.p., in quanto è pur sempre necessaria, affinché venga meno l’obbligo dichiarativo in gara, una pronuncia giudiziale che accerti il verificarsi della fattispecie estintiva non potendosi gravare la stazione appaltante di controlli che non le competono.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 08/04/2019, n.766

Bancarotta fraudolenta per distrazione: quando sussiste?

Il prelievo di somme a titolo di restituzione di versamenti operati dai soci in conto capitale (o indicati con analoga altra dizione) integra la fattispecie della bancarotta fraudolenta per distrazione, non dando luogo tali versamenti ad un credito esigibile nel corso della vita della società; al contrario, il prelievo di somme quale restituzione di versamenti operati dai soci a titolo di mutuo integra la fattispecie della bancarotta preferenziale.

Cassazione penale sez. V, 01/02/2019, n.8431

Sottrazione o distruzione dei libri e delle scritture contabili

In tema di reati fallimentari, la bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216, comma 1, n. 2 l. fall. prevede due fattispecie alternative, quella di sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili, che richiede il dolo specifico, e quella di tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita che, diversamente dalla prima ipotesi, presuppone un accertamento condotto su libri contabili effettivamente rinvenuti ed esaminati dai predetti organi e richiede il dolo generico (nella specie, la Corte ha ritenuto necessario un nuovo esame per l’imputato che, avendo sottratto i libri e le altre scritture contabili dalla propria impresa individuale, era stato condannato per bancarotta fraudolenta documentale senza però che venisse accertata la sussistenza del dolo specifico).

Cassazione penale sez. V, 19/02/2019, n.10647

Bancarotta fraudolenta: durata delle pene accessorie e della pena principale

In tema di bancarotta fraudolenta, la durata delle pene accessorie previste dall’art. 216, ult. comma, legge fall., nella formulazione derivata dalla sentenza della Corte costituzionale n. 222 del 2018, non necessariamente deve essere parametrata alla stessa durata della pena principale ai sensi dell’art. 37 cod. pen., in quanto i principi di proporzionalità e di individualizzazione del trattamento sanzionatorio, posti alla base della decisione di illegittimità costituzionale, non consentono di applicare alcun tipo di automatismo sanzionatorio.

(In applicazione del principio la Corte, riconoscendo d’ufficio l’illegalità delle pene accessorie irrogate prima della declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 216, ult. comma, legge fall., ha annullato con rinvio la sentenza impugnata limitatamente al punto delle pene accessorie, al fine di consentire al giudice di merito di stabile la durata delle stesse, trattandosi di giudizio, che implicando valutazioni discrezionali, è sottratto al giudice di legittimità).

Cassazione penale sez. V, 29/01/2019, n.5882

Concorso in reati di bancarotta per distrazione

In tema di concorso dell’estraneo nel reato di bancarotta fraudolenta, mentre si deve escludere la configurabilità del concorso in reati di bancarotta per distrazione da parte del professionista che indichi al cliente il mezzo per sottrarre i beni alla garanzia dei creditori, trattandosi di comportamento che viola l’obbligo della correttezza e dell’etica professionale ma non induce in responsabilità penale, è ravvisabile invece il concorso se il professionista non si limiti a prestare un servizio professionale, ma, andando oltre, prende l’iniziativa di ideare e programmare lui stesso gli atti di distrazione ovvero li proponga e attui assumendo la veste di gestore o cogestore dell’impresa del proprio cliente.

Cassazione penale sez. II, 21/01/2019, n.8452

Bancarotta fraudolenta: condotte

In tema di bancarotta fraudolenta le condotte di mancata consegna, di sottrazione, distruzione omessa tenuta delle scritture contabili sono equivalenti e per la configurabilità del reato è sufficiente una di queste. Nel caso di specie, il liquidatore della società aveva consegnato una documentazione contabile parziale ed irregolare impedendo una puntuale ricostruzione del patrimonio societario.

Tribunale Benevento, 19/12/2018, n.1196

È illegittimo prevedere una durata fissa di 10 anni per le pene accessorie?

Va dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 216, ultimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 nella parte in cui dispone: “la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa”, anziché: “la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a dieci anni”, atteso che una durata fissa di dieci anni delle pene accessorie in questione non può ritenersi ragionevolmente “proporzionata” rispetto all’intera gamma di comportamenti riconducibili allo specifico tipo di reato.

Una simile rigidità applicativa non può che generare la possibilità di risposte sanzionatorie manifestamente sproporzionate per eccesso e dunque in contrasto con gli artt. 3 e 27 Cost. rispetto ai fatti di bancarotta fraudolenta meno gravi; e appare comunque distonica rispetto al principio dell’individualizzazione del trattamento sanzionatorio.

Corte Costituzionale, 05/12/2018, n.222

Aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità

In tema di bancarotta fraudolenta, ai fini della contestazione dell’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità non è sufficiente la mera indicazione delle somme oggetto di distrazione, anche se d’importo elevato, in assenza sia del richiamo della disposizione circostanziale dell’art. 219 legge fall., sia della precisazione nel fatto di una qualsiasi notazione dalla quale sia possibile evincere che l’aggravante sia stata contestata, sia pure in fatto.

Cassazione penale sez. V, 14/12/2018, n.14353

Sequestro preventivo

In materia di reati fallimentari, è legittimo il sequestro di un’intera azienda quando ci siano indizi che dei beni aziendali, proprio per la loro collocazione strumentale, vengano in qualche modo utilizzati per la consumazione del reato di bancarotta fraudolenta, a nulla rilevando che l’azienda in questione svolga anche normali attività imprenditoriali. Ad affermarlo è la Cassazione, per la quale, dunque, ai fini dell’adozione del sequestro preventivo occorre un collegamento tra il reato e la cosa da sequestrare e non tra la società e il reato.

Pertanto, il sequestro preventivo potrà avere per oggetto i singoli mezzi strumentali della società di comodo.

Cassazione penale sez. V, 11/12/2018, n.13189



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