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Lettera di contestazione: ultime sentenze

30 Giugno 2019
Lettera di contestazione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: licenziamento disciplinare e lettera di contestazione; lavoro subordinato; contestazioni scritte al dipendente; obbligo del datore di lavoro di contestare l’addebito; irrogazione della sanzione; conoscenza degli illeciti; condotta di abusiva fruizione dei permessi.

Lettera di contestazione: deve essere inviata alla residenza del lavoratore

Il datore di lavoro che intenda sollevare contestazioni scritte al dipendente deve inviare la relativa lettera di contestazione disciplinare alla residenza effettiva del lavoratore, restando irrilevante che l’invio non si sia perfezionato in quanto avvenuto all’indirizzo comunicato dal lavoratore al momento dell’assunzione, successivamente modificato senza comunicazione di variazione di residenza e/o domicilio.

Tribunale Parma, 18/02/2019, n.383

Riferimento a fatti minori nella lettera di licenziamento: vizia il recesso?

Il mero e generico riferimento, nella lettera di licenziamento, ad altri minori fatti, pur disciplinarmente rilevanti, in presenza della chiara intenzione di recedere a causa di un grave episodio correttamente individuato nella lettera di contestazione disciplinare, non può viziare il recesso, trattandosi di argomenti evidentemente di contorno, sicché una volta accertata l’esistenza del fatto principale chiaramente contestato e posto alla base del licenziamento, la discrasia o l’aggiunta di altri comportamenti disciplinarmente rilevanti, tra la contestazione e le ragioni poste alla base del recesso, non possono viziare quest’ultimo, rilevando che dipendente sia stato licenziato in base al fatto contestato e chiaramente individuato, ripetuto nella lettera di licenziamento e giudizialmente accertato.

Cassazione civile sez. lav., 11/12/2018, n.31993

Procedimento disciplinare a carico del lavoratore

Nel procedimento disciplinare a carico del lavoratore, l’essenziale elemento di garanzia in suo favore è dato dalla contestazione dell’addebito, mentre la successiva comunicazione del recesso ben può limitarsi a richiamare quanto in precedenza contestato, non essendo tenuto il datore di lavoro a descrivere nuovamente i fatti in contestazione per rendere puntualmente esplicitate le motivazioni del recesso e per manifestare come gli stessi non possano ritenersi abbandonati o superati.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, pur dando atto che nella lettera di contestazione era ritualmente descritta la regolare deambulazione e l’uso dei mezzi senza difficoltà quale elemento fattuale qualificante la condotta di abusiva fruizione dei permessi, non l’ha poi sottoposta a riscontro fattuale e non l’ha considerata al fine della valutazione complessiva, malgrado nella lettera di licenziamento fosse contenuta la formula “richiamando quanto già dettagliatamente a lei contestato”).

Cassazione civile sez. VI, 07/11/2018, n.28471

Principio della specificità della contestazione disciplinare

Nell’esercizio del potere disciplinare la contestazione dell’addebito deve avere per oggetto fatti specifici, attesa la funzione di garanzia a tutela del diritto di difesa del lavoratore cui è preordinata l’immutabilità’ degli stessi fatti, anche ai fini del pieno svolgimento del contraddittorio. Se la contestazione disciplinare è assolutamente generica, in quanto non indica i comportamenti posti in essere dal ricorrente in violazione della normativa richiamata nella lettera di contestazione né quando gli stessi si sarebbero realizzati viene violato il principio della specificità della contestazione disciplinare.

Tribunale Chieti sez. lav., 12/04/2018, n.140

Requisito della specificità della contestazione

In tema di licenziamento disciplinare, nell’apprezzare la sussistenza del requisito della specificità della contestazione il giudice di merito deve verificare, al di fuori di schemi rigidi e prestabiliti, se la contestazione offre le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti addebitati tenuto conto del loro contesto e verificare altresì se la mancata precisazione di alcuni elementi di fatto abbia determinato un’insuperabile incertezza nell’individuazione dei comportamenti imputati, tale da pregiudicare in concreto il diritto di difesa.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di appello, demandando al giudice di rinvio di accertare se nonostante la descrizione in dettaglio della condotta addebitata, la mancata indicazione dei nominativi di tutte le colleghe molestate dall’incolpato – di cui una era stata indicata con le iniziali nella lettera di contestazione – avesse effettivamente determinate un’insuperabile incertezza nell’individuazione dei comportamenti imputati, tale da pregiudicare in concreto il diritto del lavoratore a difendersi).

Cassazione civile sez. lav., 20/03/2018, n.6889

Tempestività della contestazione

In tema di licenziamento disciplinare, deve considerarsi tempestiva la lettera di contestazione disciplinare che sia stata consegnata alla dipendente trenta giorni dopo lo scritto anonimo ricevuto dal datore in cui si riportavano gli illeciti commessi dal lavoratore e comunque a distanza di tempo dal compimento degli atti contestati, atteso che assume rilevanza il momento di acquisizione delle notizie concernenti la condotta illegittima assunta dalla dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 04/12/2017, n.28974

Gravità della condotta del lavoratore

Il giudice, per valutare la gravità della condotta del lavoratore sia sotto il profilo psicologico delle inadempienze del dipendente che della proporzionalità o meno del provvedimento sanzionatorio, può tener conto anche di altre circostanze confermative della significatività degli addebiti posti alla base del recesso, pur se non indicate nella lettera di contestazione.

Tribunale Roma, 16/10/2017, n.8388

Compiuta giacenza

Le dichiarazioni recettizie, come una lettera di contestazione rivolta al lavoratore, possono essere validamente portate a conoscenza del destinatario con la procedura della compiuta giacenza e, in virtù di questo meccanismo, si presumono conosciute dal destinatario.

Cassazione civile sez. lav., 05/10/2017, n.23260

Decadenza dall’impugnazione del licenziamento: può essere rilevata d’ufficio?

Quanto all’accertata decadenza del lavoratore dall’impugnativa del licenziamento, deve rilevarsi, preliminarmente e in linea di diritto, che detta causa impeditiva della domanda giudiziale costituisce oggetto di eccezione in senso stretto e non può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

Anche se il lavoratore, costituendosi nel giudizio di primo grado, aveva comunque prodotto la lettera di contestazione stragiudiziale dell’atto espulsivo, ancorché priva della ricevuta di spedizione della relativa raccomandata, in essenza di contestazioni della controparte in ordine al buon fine della spedizione delle lettera e al suo mancato ricevimento, non era dato al tribunale di presumere una simile circostanza.

Corte appello Brescia sez. lav., 03/05/2017, n.125

Rapporti tra giudizio penale e giudizio disciplinare

I procedimenti disciplinari contemplati dall’art. 55 del d.lgs. n. 165 del 2001 non costituiscono procedimenti amministrativi essendo condotti dalle P.A. con i poteri propri del datore di lavoro privato, sicché, nel caso in cui la lettera di contestazione di un illecito, prevista dal comma 4 dell’art. 55 cit., sia firmata da un membro supplente dell’ufficio disciplinare, essa è soggetta alla generale disciplina privatistica in materia di rappresentanza senza potere, e quale negozio giuridico posto in essere in assenza del potere di rappresentanza, può essere ratificata, con effetto “ex tunc”, dal suddetto ufficio.

Cassazione civile sez. lav., 18/10/2016, n.21032

Legittimità del licenziamento e patteggiamento della pena

In tema di responsabilità disciplinare dei lavoratore, l’art. 54 del contratto collettivo di lavoro dei dipendenti di Poste Italiane (invocato nella lettera di contestazione), nel prevedere l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento nell’ipotesi di “condanna” dei dipendente, si interpreta nei senso che è sufficiente sia stata pronunciata, nei confronti del lavoratore, sentenza di patteggiamento ex art. 444 c.p.p., dovendosi ritenere che le parti contrattuali abbiano voluto – con tale previsione – dare rilievo anche al caso in cui l’imputato non abbia negato la propria responsabilità ed abbia esonerato l’accusa dall’onere della relativa prova in cambio di una riduzione di pena.

Cassazione civile sez. lav., 28/07/2016, n.15677



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