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Tentativo di conciliazione: ultime sentenze

30 Giugno 2019
Tentativo di conciliazione: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: tentativo di conciliazione; prescrizione; impugnazione stragiudiziale; ricezione della comunicazione in forma scritta del licenziamento; risarcimento dei danni; contratti agrari.

La prescrizione dei diritti che derivano dal rapporto di lavoro non è interrotta dalla richiesta del tentativo di conciliazione, ma dalla sua comunicazione al datore di lavoro.

Richiesta del tentativo di conciliazione

Ciò che interrompe la prescrizione non è la richiesta del tentativo di conciliazione ma la comunicazione della stessa al datore di lavoro. Infatti, in tema di interruzione della prescrizione, un atto, per avere efficacia interruttiva, deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l’esplicitazione di una pretesa e l’intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del diritto di farlo valere nei confronti del soggetto indicato, con l’effetto sostanziale di costituirlo in mora (elemento soggettivo). Quest’ultimo non è soggetto a requisiti di forme, all’infuori della scrittura.

Pertanto, non si considera provata, neppure in via presuntiva, l’interruzione di prescrizione dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro, nel caso in cui manchi la prova della comunicazione scritta, al datore di lavoro, della richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione, neppure qualora il datore di lavoro sia presente fisicamente in sede di espletamento del tentativo suddetto.

Tribunale Taranto sez. lav., 01/10/2018, n.3135

Tentativo obbligatorio di conciliazione

La richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione non produce gli stessi effetti della domanda giudiziale, per cui l’atto stragiudiziale con il quale sia proposto il tentativo di conciliazione ex art. 410 c.p.c. ha effetto interruttivo (solo) istantaneo. In sostanza, l’instaurazione del tentativo obbligatorio di conciliazione non comporta la sospensione del decorso del termine prescrizionale.

Corte appello Bari sez. lav., 08/01/2019

Impugnazione del licenziamento individuale

In tema di impugnativa del licenziamento individuale ex art. 6 l. n. 604/1966, come modificato dall’art. 32, comma 1, l. n. 183/2010, ove alla richiesta, effettuata dal lavoratore, di tentativo di conciliazione o arbitrato nel termine di 180 giorni dall’impugnazione stragiudiziale consegua il mancato accordo necessario al relativo espletamento, in quanto la controparte non depositi presso la commissione di conciliazione, entro 20 giorni dal ricevimento della copia della richiesta, la memoria prevista dall’art. 410, comma 7, c.p.c., dallo scadere di detto termine di 20 giorni decorre l’ulteriore termine di 60 giorni entro il quale il lavoratore medesimo è tenuto a presentare, ai sensi dell’ultima parte del comma 2 del citato art. 6, il ricorso al giudice a pena di decadenza.

Cassazione civile sez. lav., 21/03/2019, n.8026

Impugnazione stragiudiziale del licenziamento

Il meccanismo di impugnazione del licenziamento di cui all’art. 6 legge n. 604/66 onera il lavoratore licenziato di due atti distinti di impugnazione, entrambi rimessi alla disponibilità del lavoratore: il primo è l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, che deve avvenire, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione in forma scritta del licenziamento medesimo; il secondo è il deposito del ricorso innanzi al Tribunale in funzione di giudice del lavoro (o la comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato), deposito che deve effettuarsi, a pena di inefficacia dell’impugnazione stragiudiziale, entro i successivi 180 giorni, decorrenti dalla proposizione dell’impugnazione stragiudiziale.

Si tratta di una fattispecie a formazione progressiva, soggetta a due distinti e successivi termini decadenziali, rispetto alla quale risulta indifferente il momento perfezionativo dell’atto di impugnativa vero e proprio. Conseguentemente, il primo termine si avrà rispettato ove l’impugnazione sia trasmessa entro 60 giorni dalla ricezione del licenziamento da parte del lavoratore, il quale, quindi, da tale momento, avendo assolto alla prima di dette incombenze di cui è onerato, è assoggettato a quella ulteriore, sempre imposta a pena di decadenza, di attivare la fase giudiziaria entro il termine prefissato di 180 giorni.

Pertanto, il secondo termine (ossia quello di 180 giorni da rispettare a pena di inefficacia dell’impugnazione stragiudiziale) decorre dal momento della trasmissione al datore di lavoro dell’impugnativa stragiudiziale.

Tribunale Torino sez. lav., 26/02/2019, n.349

Contratti agrari: tentativo di conciliazione in sede stragiudiziale

In materia di contratti agrari, la domanda inizialmente proposta dinanzi a un giudice incompetente non va preceduta dal tentativo di conciliazione in sede stragiudiziale, di cui all’articolo 46 della legge 203/1982, prima che la causa, per effetto della declinatoria di competenza del giudice preventivamente adito, sia riassunta davanti alla sezione specializzata agraria.

Cassazione civile sez. VI, 17/12/2018, n.32639

Conservazione dell’efficacia dell’impugnazione stragiudiziale del licenziamento

L’art. 6, comma 2, della l. n. 604 del 1966, come modificato dall’art. 32, comma 1, della l. n. 183 del 2010, va interpretato nel senso che, ai fini della conservazione dell’efficacia dell’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, sono da considerare idonei il deposito del ricorso ai sensi dell’art. 414 c.p.c. (poi sostituito, per le domande di impugnativa dei licenziamenti, dal ricorso di cui all’art. 1, commi 48 e ss., della l. n. 92 del 2012) nella cancelleria del giudice del lavoro ovvero, alternativamente, la comunicazione alla controparte della richiesta di conciliazione o arbitrato; non è invece idoneo a tale scopo il ricorso proposto ai sensi dell’art. 700 c.p.c., perché, da un lato, la proposizione di una domanda di provvedimento d’urgenza è incompatibile con il previo tentativo di conciliazione e, dall’altro lato, perché l’assenza, nel sistema della strumentalità attenuata di cui all’art. 669 octies, comma 6, c.p.c., di un termine entro il quale instaurare il giudizio di merito all’esito del procedimento cautelare vanificherebbe l’obiettivo della disciplina introdotta dalla l. n. 183 del 2010, di provocare in tempi ristretti una pronuncia di merito sulla legittimità del licenziamento.

Cassazione civile sez. lav., 15/11/2018, n.29429

Decorrenza del termine breve

La decorrenza del termine breve di 60 giorni previsto dall’art. 6, comma 2, legge n. 604/1966si ha solo nel caso di pregiudiziale rifiuto del procedimento interente il tentativo di conciliazione o arbitrato di cui all’art. 410 c.p.c., essendo a ciò equivalente il mancato accordo necessario al relativo espletamento e dunque nel caso in cui la conciliazione o l’arbitrato non abbiano luogo tout court per una pregiudiziale volontà contraria di una delle parti e non invece nel caso in cui uno dei due procedimenti deflattivi si sia regolarmente svolto, sia pure con esito negativo.

Cassazione civile sez. lav., 01/06/2018, n.14108

Ricorso per decreto ingiuntivo

In materia agraria, grava sulla parte che intenda proporre ricorso per decreto ingiuntivo a tutela di un diritto nascente da un rapporto agrario l’onere di esperire il preventivo tentativo di conciliazione secondo quanto previsto dall’art. 11 del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150, a pena di improponibilità della domanda, rilevabile di ufficio anche nel giudizio di opposizione.

Cassazione civile sez. III, 20/03/2018, n.6839

Domanda di risarcimento e tentativo di conciliazione

L’art. 1, comma 11, legge n. 249/1997 nel prevedere il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle controversie insorte tra utenti e soggetti autorizzati o destinatari di licenze, deve trovare applicazione anche in riferimento alla richiesta di risarcimento dei danni subiti per il ritardo nell’attivazione del servizio.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2018, n.4575

Tentativo di conciliazione: ordinanza emessa dal giudice onorario

L’ordinanza che dispone il tentativo di conciliazione, emessa dal giudice onorario aggregato a norma dell’art. 13, comma 2, della l. n. 276 del 1997, deve essere comunicata alla parte contumace, non ostandovi la mancata inclusione dell’ordinanza suddetta fra gli atti elencati, in via tassativa, dall’art. 292 c.p.c., attesa l’anteriorità della norma codicistica rispetto a quella speciale e tenuto conto del principio della successione delle leggi nel tempo (secondo le indicazioni provenienti dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 130 del 2002), con la conseguenza che la mancata comunicazione determina la nullità degli atti del giudizio di primo grado.

Cassazione civile sez. I, 19/01/2018, n.1434

Separazione: inutilità del tentativo di conciliazione

L’insistenza nel ricorso, l’inutilità del tentativo di conciliazione posto in essere dal Presidente del Tribunale, nonché la durata della separazione, dimostrano la venuta meno della comunione materiale e spirituale fra i coniugi e che la stessa non può essere ricostituita, di talché deve essere dichiarata la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio contratto dalle parti.

Tribunale Ravenna, 21/11/2017, n.1111



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