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Incapacità a testimoniare: ultime sentenze

9 Novembre 2021
Incapacità a testimoniare: ultime sentenze

Coinvolgimento della persona chiamata a deporre; incapacità a testimoniare; nullità della testimonianza.

Chi è incapace di testimoniare? In quali casi le deposizioni non sono attendibili? Leggi le ultime sentenze sull’incapacità a testimoniare.

Incapacità a testimoniare: eccezione e conseguenze

In tema di incapacità a testimoniare ai sensi dell’art. 246 c.p.c., la testimonianza del legale rappresentante della società convenuta, in quanto liquidatore, in accoglimento dell’eccezione di incapacità tempestivamente sollevata dall’attrice prima dell’assunzione della testimonianza e ribadita subito l’assunzione, va accolta e la testimonianza va dichiarata nulla.

Tribunale Verbania sez. I, 24/05/2021, n.222

La testimonianza de relato

La testimonianza “de relato” resa su fatti riferiti al testimone da un soggetto privo della capacità di testimoniare in relazione a tali fatti non può fondare la prova dei medesimi, perché l’incapacità dell’originaria fonte di conoscenza inficia l’attendibilità sia di tale fonte sia di quella “de relato”.

Cassazione penale sez. III, 26/02/2021, n.24642

Nullità della testimonianza: tempi di proposizione dell’eccezione

Poiché la eccezione di nullità della testimonianza per incapacità a deporre deve essere sollevata immediatamente dopo l’escussione del teste ovvero, in caso di assenza del procuratore della parte all’incombente istruttorio, entro la successiva udienza, restando, in mancanza, sanata, non assume rilievo che la parte abbia preventivamente formulato, ai sensi dell’articolo 246 del codice di procedura civile, un’eccezione d’incapacità a testimoniare, che non include l’eccezione di nullità della testimonianza comunque ammessa e assunta nonostante la previa opposizione.

(Nella specie, ha osservato la Suprema corte, il mezzo di impugnazione si limita semplicemente a riferire di avere sollevato l’eccezione di incapacità del teste indicato nelle memorie istruttorie di cui all’articolo 183, comma 6, del codice di procedura civile, ma omette di riferire se sia stata anche reiterata in sede di precisazione delle conclusioni in primo grado, di guisa che in assenza di tale riproposizione, la avvenuta sanatoria non può ritenersi suscettibile di essere poi messa in discussione per effetto della successiva deduzione della incapacità come motivo di appello).

Cassazione civile sez. II, 12/02/2021, n.3685

Persone aventi interesse al giudizio

In tema di intermediazione mobiliare, non importa incapacità a testimoniare ex art. 246 c.p.c. per i dipendenti dell’intermediario la circostanza che quest’ultimo, evocato in giudizio da un risparmiatore, potrebbe convenirli in garanzia nello stesso giudizio per essere responsabili dell’operazione che ha dato origine alla controversia, poiché le due cause, anche se proposte nello stesso giudizio, si fondano su rapporti diversi ed i dipendenti hanno un interesse solo riflesso ad una determinata soluzione della causa principale, che non li legittima a partecipare al giudizio promosso dal risparmiatore, in quanto l’esito di questo, di per sé, non è idoneo ad arrecare ad essi pregiudizio.

Cassazione civile sez. I, 31/08/2020, n.18121

L’incapacità del teste

L’incapacità del teste non può derivare dalla possibilità che sia evocato in un diverso giudizio, a fini di rivalsa o regresso, dalla stessa parte che ne ha richiesto l’escussione.

Corte appello Genova sez. I, 21/07/2020, n.721

Testimonianza resa da persona incapace

In tema di deposizione testimoniale, l’eccezione di incapacità a deporre, sollevata – nel rispetto della previsione di cui all’art. 157, comma 2, c.p.c. – all’esito dell’escussione del testimone, deve intendersi come idonea proposizione di un’eccezione di nullità della prova assunta.

Cassazione civile sez. III, 06/05/2020, n.8528

Interesse personale, attuale e concreto

L’incapacità a deporre prevista dall’art 246 c.p.c. ricorre solamente quando il teste è titolare di un interesse personale, attuale e concreto, che lo coinvolga nel rapporto controverso tale da legittimarlo a partecipare al giudizio in cui è richiesta la sua testimonianza, con riferimento alla materia in discussione.

Non ha invece rilevanza l’interesse di fatto ad un determinato esito del processo – salva la considerazione che di ciò il giudice è tenuto a fare nella valutazione dell’attendibilità del teste – né un interesse, riferito ad azioni ipotetiche, diverse da quelle oggetto della causa in atto, proponibili dal teste medesimo o contro di lui, a meno che il loro collegamento con la materia del contendere non determini già concretamente un titolo di legittimazione alla partecipazione al giudizio.

Tribunale Bari sez. III, 15/10/2019

L’interesse di fatto non esclude l’obbligo di testimoniare

L’interesse di fatto non è ostativo all’obbligo di testimoniare e non determina alcuna incapacità a testimoniare neppure nella sede del processo civile, in cui è previsto che non possono essere assunte come testimoni solo le persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio.

L’amministratore di fatto è soggetto che per definizione non dispone della legittimazione formale, attiva o passiva per conto della società, parte in causa del processo civile, e quindi non può tale sua posizione, contraddistinta da un interesse non qualificato giuridicamente, determinare una incompatibilità con la qualità di testimone e con gli obblighi conseguenti di deporre e di dire la verità. Si deve ribadire che ai fini della esclusione della punibilità ai sensi dell’art. 384 c.p., u.c., della falsa testimonianza commessa nella causa civile, l’interesse che rende una persona incapace a deporre si identifica, secondo il disposto dell’art. 246 c.p.c., con l’interesse giuridico, personale, concreto ed attuale a proporre una domanda o a contraddirvi, sia sotto l’aspetto di una legittimazione primaria, sia sotto l’aspetto di una legittimazione secondaria, mediante intervento adesivo dipendente. Non è rilevante, pertanto ai fini sopra specificati, un interesse di mero fatto, non sorretto da una posizione di diritto sostanziale giuridicamente tutelabile.

Cassazione penale sez. VI, 14/06/2019, n.38242

Incapacità a testimoniare: in cosa consiste?

L’incapacità a testimoniare, prevista dall’art, 246, si identifica con l’interesse a proporre la domanda od a contraddirvi di cui all’art. 100 c.p.c. sussistente in capo al soggetto titolare di un diritto che lo legittimerebbe a partecipare al giudizio in una qualsiasi veste (legittimazione attiva o passiva, anche in linea alternativa o solidale, primaria o secondaria, interventore volontario o su istanza di parte). In altre parole sono esclusi dall’esperimento della prova testimoniale tutti quei soggetti terzi che a qualsiasi titolo potrebbero divenire parte del processo.

Tribunale Bari, 26/07/2018, n.3303

Inconciliabilità tra la veste di parte e di testimone

Il principio di inconciliabilità della veste di testimone con quella di parte, enunciato con riferimento alle persone fisiche, ha un portata minore per quel che concerne le persone giuridiche; conseguentemente, ferma restando l’incapacità a testimoniare della persona fisica che per statuto abbia la rappresentanza legale della società, la relativa eccezione di nullità della testimonianza deve essere proposta al più tardi dopo la sua assunzione o all’udienza successiva, in caso di mancata presenza del procuratore della parte interessata.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza perché il giudice del merito aveva dedotto d’ufficio l’incapacità a testimoniare del rappresentante legale della società senza la necessaria e tempestiva eccezione della controparte).

Cassazione civile sez. II, 23/07/2018, n.19498

Nullità della testimonianza

In tema di testimonianza, la nullità della testimonianza resa da persona incapace deve essere eccepita subito dopo l’espletamento della prova, ai sensi dell’art. 157, comma 2, c.p.c. (salvo il caso in cui il procuratore della parte interessata non sia stato presente all’assunzione del mezzo istruttorio, nella quale ipotesi la nullità può essere eccepita nell’udienza successiva), sicchè, in mancanza di tale tempestiva eccezione, la nullità deve intendersi sanata, senza che la preventiva eccezione d’incapacità a testimoniare, proposta a norma dell’art. 246 c.p.c., possa ritenersi comprensiva dell’eccezione di nullità delle testimonianze comunque ammesse ed assunte nonostante quella previa opposizione.

Alla stregua di tale principio, la convenuta avrebbe dovuto dedurre e dimostrare di avere eccepito la nullità della contrastata deposizione testimoniale all’atto stesso della sua assunzione, o immediatamente dopo, vale a dire all’udienza successiva, non essendo il procuratore di Unipol stato presente all’assunzione della prova orale, senza limitarsi ad invocare la violazione in questione per la prima volta nelle note conclusive.

Tribunale Lucca, 17/07/2018, n.1162

Nullità della testimonianza della persona incapace

Ai sensi dell’art. 157, comma, 2 c.p.c., la nullità della testimonianza resa da persona incapace ha natura relativa e deve essere eccepita subito dopo l’espletamento della prova; nella specie, per il teste è mancata in verbale la relativa tempestiva e puntuale eccezione, sicchè la nullità della relativa deposizione deve intendersi sanata per acquiescenza, atteso che la preventiva eccezione di incapacità a testimoniare (nel caso di specie peraltro mai sollevata a norma dell’art. 246 c.p.c. e proposta solo in appello), non può ritenersi a sua volta comprensiva dell’eccezione di nullità della testimonianza, comunque ammessa ed assunta nonostante la previa opposizione ( che nel caso in esame nemmeno c’è stata).

Corte appello Firenze sez. II, 11/04/2018, n.857

Incapacità a deporre: quando si verifica?

L’incapacità a deporre prevista dall’art. 246 c.p.c. si verifica quando il teste è titolare di un interesse personale, attuale e concreto, tale da legittimarlo a partecipare al giudizio nel quale è richiesta la sua testimonianza con riferimento alla materia che ivi è in discussione.
La valutazione della sussistenza o meno dell’interesse che dà luogo ad incapacità a testimoniare è rimessa – così come quella inerente l’attendibilità del teste e la rilevanza della deposizione – al giudice del merito, ed è insindacabile in sede di legittimità ove congruamente motivata.

Cassazione civile sez. II, 05/01/2018, n.167

Risarcimento danni da sinistro stradale e incapacità a testimoniare

Il terzo trasportato non è legittimato a testimoniare nel giudizio instaurato dal danneggiato finalizzato al risarcimento dei danni da questi riportati a seguito del sinistro, in quanto titolare di un’interesse che ne potrebbe legittimare la partecipazione al giudizio, in qualsiasi veste, non esclusa quella di interventore adesivo e tale legittimazione non è riacquistata neanche a seguito di una fattispecie estintiva del diritto quale la transazione o la prescrizione, in quanto l’incapacità a testimoniare va valutata prescindendo dalle vicende che costituiscono un posterius rispetto alla configurabilità dell’interesse a partecipare al giudizio che la determina, con la conseguenza che la fattispecie estintiva eventualmente opponibile non può impedire la partecipazione al giudizio del titolare del diritto che ne è colpito e non può renderlo carente dell’interesse previsto dall’art. 246 c.p.c. come causa di incapacità a testimoniare.

Tribunale Bologna sez. III, 16/11/2017, n.21015

Nullità della deposizione

L’incapacità a testimoniare derivante dalla esistenza, in un soggetto, della qualità di parte, anche virtuale, e di testimone, e che determina la nullità della stessa ai sensi dell’art. 246 cod. proc. civ., essendo posta a tutela dell’interesse delle parti, deve essere eccepita dalla parte interessata al momento dell’espletamento del mezzo di prova o nella prima difesa successiva, altrimenti la nullità dell’assunzione resta definitivamente sanata per acquiescenza.

Ne segue l’inammissibilità, in quanto concernente una questione per la prima volta dedotta con la sola impugnazione, della proposta eccezione, allorchè la sentenza impugnata non tratti di tale questione e l’appellante non deduca di avere tempestivamente eccepito la nullità della deposizione.

Tribunale Salerno sez. II, 25/07/2017, n.3762

Qual è l’interesse che dà luogo all’incapacità a testimoniare?

L’interesse che dà luogo all’incapacità a testimoniare è solo quello giuridico, personale, concreto ed attuale, che comporta una legittimazione principale a proporre l’azione ovvero una legittimazione secondaria ad intervenire in un giudizio già proposto da altri cointeressati. La ratio sottesa all’art. 246 c.p.c. consiste nell’evitare che una testimonianza possa essere resa da un soggetto legittimato a divenire parte del processo, o in via principale o quale intervenuto.

Quindi, l’incapacità a testimoniare riflette l’interesse ad agire quale condizione dell’azione che legittima, appunto sia l’azione in via principale, che un possibile intervento in un processo già pendente.

Tribunale Reggio Emilia sez. II, 19/07/2017, n.760

Dipendenti bancari

È infondata l’eccezione di incapacità a testimoniare dei testi escussi, quali dipendenti o funzionati dell’intermediario. Infatti, in materia, non è sufficiente che il funzionario o il dipendente bancario abbia mantenuto con il cliente rapporti da cui sono originate poi le pretese risarcitorie, per determinare la loro incapacità a testimoniare o ritenerli titolari di un interesse che ne giustifichi la partecipazione al giudizio. Il dipendente della banca che ha dato corso all’operazione impugnata dall’investitore ha un interesse riflesso e di mero fatto all’esito della causa e non può pertanto essere ritenuto incapace a testimoniare, anche se la sua deposizione dovrà essere valutata sulla base di elementi oggettivi e soggettivi.

Tribunale Ravenna, 03/07/2017, n.628

Oggetto della vertenza

L’incapacità a testimoniare è correlabile soltanto a un diretto coinvolgimento della persona chiamata a deporre nel rapporto controverso, tale da legittimare una sua assunzione della qualità di parte in senso sostanziale o processuale nel giudizio, e non già alla ravvisata sussistenza di un qualche interesse di detta persona in relazione a situazioni e a rapporti diversi da quello oggetto della vertenza, anche in qualche modo connessi (nella specie, è stato ritenuto capace di testimoniare il lavoratore che aveva querelato il ricorrente, quale autore dell’aggressione subita).

Cassazione civile sez. lav., 22/04/2016, n.8180

Omesso pagamento di contributi previdenziali

Nel giudizio tra datore di lavoro ed ente previdenziale, avente ad oggetto il mancato pagamento di contributi, qualora sorga contestazione sull’esistenza del rapporto di lavoro subordinato, presupposto dell’obbligo contributivo, sussiste l’incapacità a testimoniare del lavoratore i cui contributi siano stati omessi; ciò non esclude, tuttavia, che il giudice, avvalendosi dei poteri conferitigli dall’art. 421 c.p.c., possa interrogarlo liberamente sui fatti di causa.

Cassazione civile sez. lav., 25/01/2016, n.1256

L’eccezione di incompatibilità di un teste

È legittima l’eccezione di incompatibilità di un teste, e di conseguenza la sua incapacità a testimoniare, sollevata nel giudizio di primo grado e rigettata dal giudice che ne ha utilizzato la deposizione in sentenza, quando trattasi di progettista e direttore dei lavori di manufatti affetti da vizi e il giudizio ha ad oggetto il risarcimento dei danni per tali difformità poiché il teste predetto avrebbe potuto assumere la veste di legittimato passivo nella controversia dato che il provvedimento ex art. 246 c.p.c. va assunto con valutazione ex ante e non ex post.

Tribunale Grosseto, 01/10/2015, n.859



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