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Responsabilità medica: ultime sentenze

6 Settembre 2021
Responsabilità medica: ultime sentenze

Spetta al paziente dimostrare l’esistenza del nesso di causalità tra l’aggravamento della patologia e l’azione o l’omissione del sanitario.

Ricorre la limitazione della responsabilità del medico in caso di colpa lieve, qualora la condotta del professionista risulti conforme alle linee guida e alle buone pratiche cliniche-assistenziali.

Indice

Responsabilità medica: danni da nascita indesiderata

La figura dei così detti “terzi protetti dal contratto” deve essere limitata, in ambito di responsabilità medica, ai casi di danni da nascita indesiderata. Al di fuori di queste ipotesi, l’azione per perdita o lesione del rapporto parentale è di natura solo aquiliana.

Cassazione civile sez. VI, 26/07/2021, n.21404

Responsabilità medica: quantificazione del danno

In tema di responsabilità medica, allorché un paziente già affetto da una situazione di compromissione dell’integrità fisica, sia sottoposto ad un intervento che, per la sua cattiva esecuzione, determini un esito di compromissione ulteriore rispetto alla percentuale che sarebbe comunque residuata anche in caso di ottimale esecuzione dell’intervento stesso, ai fini della liquidazione del danno con il sistema tabellare, deve assumersi come percentuale di invalidità quella effettivamente risultante, alla quale va sottratto quanto monetariamente indicato in tabella per la percentuale di invalidità comunque ineliminabile e perciò non riconducibile alla responsabilità del sanitario.

Tribunale Vicenza sez. I, 14/06/2021, n.1233

Fatti dolosi e colposi dei medici: responsabilità

In materia di responsabilità medica, la responsabilità dell’ente per il fatto commesso dai medici ausiliari, trova fondamento nell’art. 1228 c.c. secondo il quale, nella materia in oggetto, la struttura sanitaria che si avvale dell’opera di terzi risponde dei fatti dolosi e colposi commessi da questi.

Tribunale Benevento, 28/05/2021, n.1110

Responsabilità medica: il diritto al danno non patrimoniale

È insufficiente a giustificare il diniego della risarcibilità del danno non patrimoniale da fatto-reato la sola constatazione che esso non abbia leso l’integrità psicofisica del danneggiato, occorrendo anche valutare se comunque esso abbia leso interessi della persona tutelati dall’ordinamento diversi da quello all’integrità psico-fisica, ancorché privi di rilevanza costituzionale, quale ben può essere quello al corretto adempimento dei compiti istituzionali affidati al funzionario pubblico ove posti a diretto servizio dell’utenza.

(Nella specie, un uomo aveva chiesto il risarcimento del danno morale alla guardia medica che rifiutò la richiesta di visita domiciliare, nonostante i riferiti sintomi di un malore, che successivamente risultò un infarto al miocardio risoltosi positivamente).

Cassazione civile sez. VI, 26/05/2021, n.14453

Responsabilità medica: onere probatorio del danneggiato

Nell’ambito della responsabilità professionale sanitaria, la previsione dell’art. 1218 c.c. solleva il creditore dell’obbligazione che si afferma non adempiuta (o non esattamente adempiuta) dall’onere di provare la colpa del debitore, ma non dall’onere di provare il nesso di causa tra la condotta del debitore e il danno di cui domanda il risarcimento; chi invoca il risarcimento, pertanto, deve sempre dimostrare che il peggioramento dello stato di salute del paziente sia dipeso dalla condotta dei sanitari.

Corte appello Genova sez. II, 21/05/2021, n.559

Responsabilità medica ed accertamento del nesso causale

In tema di responsabilità sanitaria, il nesso causale fra il comportamento del sanitario ed il danno subito dal paziente è configurabile qualora, attraverso un criterio eminentemente probabilistico, si accerti che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe evitato il danno. In sostanza è necessario accertare che il comportamento diligente e perito del sanitario avrebbe prevenuto o eliso le conseguenze dannose concretamente verificatesi, secondo un criterio di probabilità non meramente statistica, ma di natura logico – razionale.

Al contrario, sussiste il nesso causale tra la condotta colposa del sanitario e l’evento lesivo qualora si accerti che se fosse stata tenuta la condotta diligente, prudente e perita da parte del medico, l’evento dannoso non si sarebbe verificato.

Tribunale L’Aquila sez. I, 12/05/2021, n.335

La prescrizione del reato di lesioni personali colpose

Nel reato di lesioni personali colpose riconducibili a responsabilità medica, la prescrizione inizia a decorrere dal momento dell’insorgenza della malattia “in fieri”, anche se non ancora stabilizzata in termini di irreversibilità o di impedimento permanente.

Cassazione penale sez. IV, 29/04/2021, n.18347

Decorrenza della prescrizione per lesioni personali colpose

Nel reato di lesioni personali colpose provocate da responsabilità medica la prescrizione inizia a decorrere dal momento di insorgenza della malattia in fieri, anche se non ancora stabilizzata in termini di irreversibilità o di impedimento permanente.

Cassazione penale sez. IV, 29/04/2021, n.18347

Malpractice medica: l’onere probatorio

Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica è onere del paziente danneggiato provare un inadempimento qualificato del medico, ossia una condotta inadempiente astrattamente efficiente alla produzione del danno. In particolare, il paziente deve dimostrare l’esistenza del nesso causale, provando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio penalistico del “più probabile che non”, causa del danno: ciò comporta che non basta riferire semplicemente il mancato raggiungimento dell’esito voluto oppure allegare l’aggravamento delle condizioni di salute, ma bisogna dimostrare che gli eventi lamentati discendano, secondo un criterio di regolarità causale, dalla condotta colposa del sanitario.

Tribunale Perugia sez. I, 12/04/2021, n.558

Responsabilità medica: il danno morale patito dai genitori

Ai fini della sussistenza del danno non patrimoniale (danno morale) patito dai genitori per le conseguenze del trattamento sanitario cui il figlio neonato è stato sottoposto, devono essere prese in considerazione, accertata la responsabilità medica, la giovane età dei genitori, la tenerissima età del bambino e la presenza di altri figli minori nel nucleo familiare. Tali condizioni, ragionevolmente consentono di far nascere nei genitori sentimenti di profonda prostrazione ed angoscia nell’apprendere delle precarie condizioni di salute del figlio e dell’esito incerto della condizione patologica con la prospettiva di una vita penosa per il bambino con possibili conseguenze su tutto il nucleo familiare. Il patema d’animo sofferto dai genitori, può ragionevolmente ritenersi cessato solo in concomitanza del completo recupero delle condizioni di salute del bambino.

Corte appello Napoli sez. VIII, 12/04/2021, n.1345

L’omessa diagnosi delle malformazioni del feto

In tema di responsabilità medica, l’omessa diagnosi delle malformazioni del feto determina la lesione del diritto all’autodeterminazione procreativa della gestante consistente non solo nella opportunità di valutare se interrompere o meno la gravidanza, ma altresì nella possibilità di prepararsi, psicologicamente e materialmente, alla nascita di un bambino affetto da gravi patologie e pertanto necessitante di particolare accudimento.

Cassazione civile sez. III, 16/03/2021, n.7385

Responsabilità medica per conseguenze intervento chirurgico

In tema di responsabilità medica relativa alle conseguenze di un intervento chirurgico, il giudice deve valutare, anche ai fini del giudizio sul rispetto o meno delle linee guida o delle buone pratiche, la complessiva condotta del medico correlata all’intervento oggetto di addebito, comprese le attività di controllo post operatorio. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza che aveva dichiarato non punibile, ai sensi dell’art. 3 del d.l. 13 settembre 2012, n. 158, il reato di lesioni colpose in relazione ad un intervento di interruzione della gravidanza, in quanto il giudice di merito aveva valutato l’aderenza del comportamento dell’imputato alle linee guida soltanto con riguardo alla stretta fase dell’intervento e non anche a quelle del cd. “curettage” della cavità intrauterina e della successiva visita di controllo).

Cassazione penale sez. IV, 04/03/2021, n.11719

Accertamenti tecnici non ripetibili

In tema di accertamento tecnico non ripetibile, gli avvisi di cui all’art. 360, comma 1, c.p.p., sono dovuti solo in presenza di consistenti sospetti di reato, sia sotto il profilo oggettivo che in ordine alla sua attribuibilità.

(In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva ritenuto utilizzabile, in un processo per omicidio colposo da responsabilità medica, l’esame autoptico eseguito senza previo avviso al difensore del ricorrente, in quanto gli indizi a suo carico erano emersi solo a seguito dell’espletamento dell’accertamento tecnico).

Cassazione penale sez. IV, 28/01/2021, n.20093

Responsabilità medica: quando non è configurabile?

Non è configurabile alcuna responsabilità medica se il danno al paziente sia stato provocato da un comportamento imprudente da parte di quest’ultimo. A ricordarlo è la Cassazione sottolineando l’importanza del nesso causale che deve sussistere tra la condotta dei medici e il danno subito.

Nel caso di specie, i giudici si sono trovati alle prese con un paziente che aveva agito nei confronti dell’Asl per ottenere il risarcimento dei danni che assumeva di aver subito a causa della prescrizione di farmaci anticoagulanti, che le avevano procurato un ictus cardio embolico. Tuttavia, a causare l’evento era stato la condotta dello stesso paziente che aveva omesso di recarsi al controllo programmato al fine anche di adeguare la terapia.

Cassazione civile sez. VI, 03/12/2020, n.27612

Omissione di informazioni da parte del paziente

In tema di responsabilità medica, il paziente che ometta di fornire alcune notizie nel corso dell’anamnesi, senza ricevere specifiche richieste dal medico, non può ritenersi corresponsabile delle carenze informative, verificatesi in quella sede, che hanno poi determinato l’errore diagnostico, perché non rientra tra i suoi obblighi né avere specifiche cognizioni di scienza medica, né sopperire a mancanze investigative del professionista.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, accertata la responsabilità dei sanitari per omessa diagnosi della condizione di portatrice sana di talassemia in capo ad una donna in stato di gravidanza, divenuta madre di due gemelle affette da talassemia “maior”, aveva affermato la concorrente responsabilità di quest’ultima e del di lei marito perché, consapevoli della condizione di portatore sano in capo a quest’ultimo, si erano rivolti ai medici per assicurarsi che non fosse tale anche lei ma, pur essendo a conoscenza di una patologia ematica, definita microcitemia, tra i collaterali della donna, non ne avevano parlato durante l’anamnesi).

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, n.26426

Responsabilità medica: l’errore diagnostico

L’esercizio dell’attività medica impone a chi la pratica la massima prudenza, perizia e diligenza nello svolgimento degli atti medici che essa comporta e pertanto in primo luogo nella effettuazione della diagnosi e nella individuazione della terapia, anche chirurgica, che si rende necessaria: quando più alternative sono possibili, il medico deve improntare le proprie scelte alla massima prudenza, per evitare di mettere a rischio la salute e la vita del paziente.

Cosicché, l’errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca a inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si addivenga a un inquadramento erroneo, ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi. Il medico, infatti, deve valutare se occorra compiere gli approfondimenti diagnostici necessari, per stabilire quale sia l’effettiva patologia che affligge il paziente e adattare le terapie a queste plurime possibilità: fino a quando il dubbio diagnostico non sia stato risolto e non vi sia incompatibilità tra accertamenti diagnostici e trattamenti medico-chirurgici, il medico che si trovi di fronte alla possibilità di diagnosi differenziale non deve accontentarsi del raggiunto convincimento di aver individuato la patologia esistente quando non sia in grado, in base alle conoscenze dell’arte medica da lui esigibili, di escludere la patologia alternativa, proseguendo gli accertamenti diagnostici ed i trattamenti necessari.

Di guisa che l’esclusione di ulteriori accertamenti può essere giustificata esclusivamente per la raggiunta certezza che una di queste patologie possa essere esclusa ovvero, nel caso in cui i trattamenti terapeutici siano incompatibili, che possa essere sospeso quello riferito alla patologia che, in base all’apprezzamento di tutti gli elementi conosciuti o conoscibili, se condotto secondo le regole dell’arte medica, possa essere ritenuto meno probabile, sempre che la patologia meno probabile non abbia caratteristiche di maggiore gravità e possa, quindi, essere ragionevolmente adottata la scelta di correre il rischio di non curarne una che, se esistente, potrebbe però provocare danni minori rispetto alla mancata cura di quella più grave (da queste premesse, la Corte, sul ricorso della parte civile, ha annullato con rinvio al giudice civile, la posizione di un chirurgo, assolto in sede di merito dal reato di lesioni colpose, chiamato a rispondere della scelta di avere sottoposto una paziente a un intervento di isterectomia totale per via laparoscopica per una sospetta endometriosi senza che sussistesse alcuna indicazione, omettendo di compiere preliminarmente gli accertamenti strumentali, quali una risonanza magnetica dello scavo pelvico e una ecografia transvaginale con sonda ad alta frequenza, che avrebbero consentito di formulare una diagnosi corretta e sicura, o comunque di escludere l’esistenza della suddetta patologia).

Cassazione penale sez. IV, 12/11/2020, n.12968

Riparto dell’onere probatorio

Nei giudizi risarcitori da responsabilità medica si delinea un duplice ciclo causale, l’uno relativo all’evento dannoso, a monte, l’altro relativo all’impossibilità di adempiere, a valle. Il primo, quello relativo all’evento dannoso, deve essere provato dal creditore/danneggiato, il secondo, relativo alla possibilità di adempiere, deve essere provato dal debitore/danneggiante.

Mentre il creditore deve provare il nesso di causalità fra l’insorgenza (o l’aggravamento) della patologia e la condotta del sanitario (fatto costitutivo del diritto), il debitore deve provare che una causa imprevedibile ed inevitabile ha reso impossibile la prestazione. Da ciò consegue, dunque, che la causa incognita resta a carico dell’attore relativamente all’evento dannoso, resta a carico del convenuto relativamente alla possibilità di adempiere.

Corte appello Milano sez. II, 15/02/2019, n.698

Azione di responsabilità professionale medica

Nelle cause di responsabilità professionale del medico ovvero della struttura sanitaria deve ritenersi che il paziente che agisce in giudizio deducendo l’inesatto adempimento dell’obbligazione sanitaria, deve provare il contratto ed allegare l’inadempimento del sanitario o della struttura, restando a carico del debitore l’onere di provare l’esatto adempimento.

Più precisamente, consistendo l’obbligazione professionale in un’obbligazione di mezzi, il paziente dovrà provare l’esistenza del contratto e l’aggravamento della situazione patologica o l’insorgenza di nuove patologie per effetto della prestazione sanitaria, restando a carico del sanitario o dell’ente ospedaliero la prova che la citata prestazione sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile.

Tribunale Napoli sez. VIII, 14/03/2019, n.2775

Danni da responsabilità medica: quali sono risarcibili?

In tema di danni da responsabilità medica, i danni risarcibili sono solo quelli che consistono nelle perdite che sono conseguenza della lesione della situazione giuridica soggettiva e non quelli consistenti nell’evento lesivo in sé considerato.

Tribunale Savona, 10/02/2019

Prova e risarcimento del danno

In tema di responsabilità medica della struttura sanitaria – rectius del medico – incombe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l’onere di provare il nesso di causalità tra l’aggravamento della patologia e l’azione o l’omissione del sanitario mentre – ove il danneggiato abbia assolto a tale onere – spetta alla struttura/medico dimostrare l’impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l’inesatto adempimento è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l’ordinaria diligenza.

Tribunale Roma sez. XIII, 08/02/2019, n.2934

Inesatto adempimento delle prestazioni

A prescindere dall’esistenza di un contratto, tanto il medico operante (per contatto sociale ed ai sensi dell’art. 1218 c.c.) quanto l’ente presso il quale il paziente è ricoverato e ove il primo opera (ex art. 1228 c.c.) rispondono in solido della prestazione resa dal primo secondo le regole della responsabilità contrattuale e, dunque, secondo le regole di distribuzione dell’onere della prova dell’inadempimento contrattuale.

Ne deriva che la responsabilità risarcitoria della struttura sanitaria e del medico, per l’inadempimento e/o per l’inesatto adempimento delle prestazioni dovute in base al contratto di spedalità, va inquadrata nella responsabilità da inadempimento ex art. 1218 c.c., e nessun rilievo a tal fine assume il fatto che la struttura (sia essa un ente pubblico o un soggetto di diritto privato) per adempiere le sue prestazioni si avvalga dell’opera di suoi dipendenti o di suoi collaboratori esterni – esercenti professioni sanitarie e personale ausiliario – e che la condotta dannosa sia materialmente tenuta da uno di questi soggetti. Infatti, a norma dell’art. 1228 c.c., il debitore che per adempiere si avvale dell’opera di terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.

Da tale inquadramento, ne consegue in punto di riparto dell’onere probatorio che grava sul debitore convenuto provare di aver esattamente adempiuto alle sue prestazioni e che il danno lamentato da controparte non gli è imputabile.

Tribunale Bari sez. II, 04/02/2019, n.448

Illecito omissivo: criteri di accertamento del nesso causale

In tema di responsabilità medica, essendo il medico tenuto a espletare l’attività professionale secondo canoni di diligenza e di perizia scientifica, il giudice, accertata l’omissione di tale attività, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell’evento lesivo, secondo la regola di accertamento del “più probabile che non”, che impone di considerare sussistente il nesso causale quando, attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si possa ritenere che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto fondate possibilità di evitare il danno.

Corte appello Reggio Calabria, 21/01/2019, n.48

Certezza dell’esito salvifico delle condotte omesse

Nel caso di accoglimento del ricorso per Cassazione della parte civile avverso una sentenza di assoluzione in tema di responsabilità medica per reato omissivo improprio, nel conseguente giudizio civile l’accertamento del nesso causale tra la condotta omessa e l’evento verificatosi va svolto facendo applicazione della regola di giudizio propria del giudizio penale, vale a dire quella della ragionevole, umana certezza dell’esito salvifico delle condotte omesse, alla stregua delle informazioni in ordine all’ordinario andamento della patologia riscontrata e delle peculiarità del caso concreto, non mutando la natura risarcitoria della domanda proposta, ai sensi dell’art. 74 c.p.p., innanzi al giudice penale.

Cassazione penale sez. IV, 18/01/2019, n.5901

Stato morboso, condotta colposa del sanitario e determinazione del danno

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, ove si individui in un pregresso stato morboso del paziente un antecedente privo di interdipendenza funzionale con l’accertata condotta colposa del sanitario, ma dotato di efficacia concausale nella determinazione dell’unica e complessiva situazione patologica riscontrata, allo stesso non può attribuirsi rilievo sul piano della ricostruzione del nesso di causalità tra detta condotta e l’evento dannoso, appartenendo ad una serie causale del tutto autonoma rispetto a quella in cui si inserisce il contegno del sanitario, bensì unicamente sul piano della determinazione equitativa del danno, potendosi così pervenire – sulla base di una valutazione da effettuarsi, in difetto di qualsiasi automatismo riduttivo, con ragionevole e prudente apprezzamento di tutte le circostanze del caso concreto – solamente ad una delimitazione del “quantum” del risarcimento.

Tribunale Savona, 17/01/2019

Negligenza e imperizia

In tema di danni da responsabilità professionale medica, incombe in ossequio al principio di vicinanza della prova sul danneggiato l’onere di allegazione dell’inadempimento del medico, ovvero dell’inesattezza dell’adempimento dovuta a negligenza o imperizia, mentre grava sul sanitario provare il proprio esatto adempimento e dunque la mancanza di colpa nell’esercizio della prestazione.

Tribunale Roma sez. XIII, 16/01/2019, n.1132

Interessi civili

In caso di sentenza di primo grado di condanna relativa a un reato già abrogato, il giudice dell’impugnazione, nell’assolvere l’imputato, deve revocare anche i capi della sentenza che concernono gli interessi civili, perché di regola il giudice penale può pronunciarsi sull’azione civile solo nell’ipotesi di sentenza di condanna e l’impugnazione dell’imputato estende i suoi effetti alle statuizioni civili.

(Fattispecie in tema di responsabilità medica relativa a un fatto commesso prima dell’entrata in vigore dell’art. 3, comma 1, d.l. 13 settembre 2012, n. 158, in cui la Corte ha annullato senza rinvio, limitatamente alla conferma delle statuizioni civili, la sentenza d’appello che, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, riconoscendo una colpa di grado lieve, aveva assolto l’imputato con la formula perché il fatto non costituisce reato, confermando le statuizioni civili contenute nella sentenza di primo grado).

Cassazione penale sez. IV, 08/01/2019, n.5892

Uso di una valvola cardiaca difettosa

In tema di responsabilità medica, rispondono dei danni derivanti dall’utilizzo di una valvola cardiaca difettosa, oltre al primario che ha deciso l’impianto e scelto il dispositivo, anche tutti i membri dell’equipe medica che abbiano partecipato attivamente all’operazione. La Cassazione allarga così il perimetro delle responsabilità dei componenti il team sanitario alle fasi antecedenti l’esecuzione dell’intervento, facendovi rientrare anche le scelte relative ai prodotti da utilizzare.

Per la Corte, che rinvio la decisione alla corte territoriale, il medico, in qualità di componente dell’equipe è tenuto a un obbligo di diligenza concernente non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio.

Cassazione civile sez. III, 11/12/2018, n.31966

Quando non sussiste la responsabilità del medico?

L’art. 2236 c.c., seppur soggetta negli anni a differenti interpretazioni ratione temporis, non è stata mai abrogata e va interpretata alla luce degli artt. 5-7 della Legge n. 24/2017 (c.d. legge Gelli) per cui non sussiste la responsabilità del medico, in assenza di condotte improntate a colpa grave ed in presenza di problemi tecnici di particolare difficoltà. In particolare, la Legge n. 24/2017 prevede la configurazione dell’intensità della colpa in relazione al rispetto o meno delle linee guida dell’arte o, in loro assenza, delle buone pratiche cliniche, per cui non può ritenersi in colpa grave il medico che, in presenza di problemi tecnici di speciale difficoltà, si sia attenuto alle linee guida o esse mancando, alle buone pratiche cliniche-assistenziali, quali che siano stati i risultati dell’intervento chirurgico eseguito dallo stesso.

Tribunale Napoli sez. VIII, 26/11/2018

Esattezza della prestazione medica e assenza di incidenza causale dell’inadempimento

Non comporta automaticamente il riconoscimento della responsabilità del medico agente il mancato assolvimento dell’onere di dimostrare l’esattezza della prestazione medica e l’assenza di incidenza causale dell’inadempimento della prestazione sanitaria sulla produzione dei danni subìti da un paziente, poiché è necessario accertare previamente l’ottemperamento dell’onere probatorio attoreo che consiste nel dimostrare la condotta colposa del responsabile, il nesso di causa tra quest’ultima ed il danno sofferto, elementi che pertanto costituiscono accertamenti distinti.

Cassazione civile sez. III, 20/11/2018, n.29853

La limitazione della responsabilità del medico

La limitazione della responsabilità del medico in caso di colpa lieve, prevista dall’art. 3, comma 1, legge 8 novembre 2012, n.189, opera, in caso di condotta professionale conforme alle linee guida ed alle buone pratiche, anche nella ipotesi di errori connotati da profili di colpa generica diversi dall’imperizia. (Fattispecie in cui la colpa lieve è stata esclusa per l’avere l’imputato trascurato di estrarre dal corpo della paziente operata corpi estranei utilizzati nel corso dell’intervento chirurgico).

Cassazione penale sez. IV, 15/11/2018, n.53453



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7 Commenti

  1. Mia nonna era stata ricoverata in ospedale. Il giorno delle dimissioni è venuta a mancare… A quanto pare, il suo cuore non ha retto. Evidentemente, il medico ha aggiustato una cosa e ne ha rovinato un’altra. Non le stavano curando il cuore… La mia famiglia non ha voluto fare causa, evitando di sollevare un polverone su una situazione già spiacevole. Io ero solo una bambina… Da grande, ho ragionato su questa vicenda ed ho pensato che la mia famiglia avrebbe potuto trascinare in tribunale il medico e la struttura sanitaria… D’altronde, c’erano diverse colpe venute a galla. Ma capisco che talvolta il dolore porta all’accettazione di una situazione ingiusta e una vittoria legale non porta indietro la persona cara…

  2. Il medico di mia zia non è stato in grado di diagnosticarle una patologia sottovalutando le sue condizioni di salute… Si è ammalata gravemente e non è stato possibile assicurarle le cure di cui aveva bisogno se solo fosse stata diagnosticata per tempo la patologia di cui era affetta. Si è spenta lentamente. A quel punto, noi familiari abbiamo deciso di avviare una causa per avere giustizia ed evitare che quel medico potesse fare altri danni

  3. hanno operato mia suocere per un’ernia del disco e l’hanno costretta alla sedia a rotelle. L’intervento chirurgico è stato effettuato da un incompetente che l’ha messa sotto i ferri senza sapere come operare. L’hanno condannata per sempre. Lei è caduta in depressione e non è stato semplice aiutarla. E’ dovuta andare da uno psicologo per cercare di accettare la sua condizione e imparare a gestire la sua situazione. Quel chirurgo ora la sta pagando cara

  4. La professione del medico è particolarmente delicata. Non è possibile sottovalutare nulla, bisogna essere sempre diligenti, accorti, prudenti ed esaminare attentamente i sintomi lamentati dai pazienti per evitare di scambiare una patologia o un disturbo per un’altra cosa e, di conseguenza, prescrivere una cura o una terapia inadeguata al caso concreto

  5. Caro Ermanno, c’è chi diventa medico per vocazione e chi decide di intraprendere questa carriera solo per far aumentare di volume il proprio portafoglio e condurre la bella vita. Sono pochi coloro che svolgono una professione per vocazione nel campo della medicina, come in tutti gli altri settori. Solo che un errore in questi casi può costare caro al paziente… Può costagli una vita serena e dignitosa o può causargli la morte

  6. Parliamoci chiaro. Quanti sono coloro che si avvicinano alla professione di medico soltanto per i vantaggi economici che ne conseguono e per il prestigio che si ottiene sia in famiglia, sia tra i pazienti? Certo, sembra una sciocchezza, ma è così. Poi, ci sono quei medici che si mettono a fare sproloqui sul proprio profilo Fb su quant’è bella la professione e su quanti sacrifici debbano affrontare (ci mancherebbe, ma è stata una tua scelta), solo perché vogliono avere un riscontro da parte dei loro contatti e vogliono innalzare il proprio ego. Sono davvero rarissimi quei casi in cui il medico è tale e lo è per scelta dettata da uno spirito altruistico di aiutare il prossimo

  7. Se un medico ha adottato tutti gli accorgimenti necessari ed ha osservato le linee essenziali dettate dalla prassi allora deve essere esente da responsabilità perché comunque non avrebbe potuto fare altrimenti neppure un altro professionista e quindi in un modo o nell’altro l’esito sarebbe stato il medesimo. Bisogna fare attenzione su quando ci si scaglia contro un medico perché basta poco per gettare fango sulla sua credibilità e sfociare anche nella diffamazione

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