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Responsabilità medica: ultime sentenze

5 Luglio 2019
Responsabilità medica: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: responsabilità professionale medica; lesione della situazione giuridica soggettiva; colpa grave; ordinaria diligenza; imperizia e negligenza; presenza di problemi tecnici di particolare difficoltà.

Spetta al paziente dimostrare l’esistenza del nesso di causalità tra l’aggravamento della patologia e l’azione o l’omissione del sanitario. Ricorre la limitazione della responsabilità del medico in caso di colpa lieve, qualora la condotta del professionista risulti conforme alle linee guida e alle buone pratiche cliniche-assistenziali.

Riparto dell’onere probatorio

Nei giudizi risarcitori da responsabilità medica si delinea un duplice ciclo causale, l’uno relativo all’evento dannoso, a monte, l’altro relativo all’impossibilità di adempiere, a valle. Il primo, quello relativo all’evento dannoso, deve essere provato dal creditore/danneggiato, il secondo, relativo alla possibilità di adempiere, deve essere provato dal debitore/danneggiante.

Mentre il creditore deve provare il nesso di causalità fra l’insorgenza (o l’aggravamento) della patologia e la condotta del sanitario (fatto costitutivo del diritto), il debitore deve provare che una causa imprevedibile ed inevitabile ha reso impossibile la prestazione. Da ciò consegue, dunque, che la causa incognita resta a carico dell’attore relativamente all’evento dannoso, resta a carico del convenuto relativamente alla possibilità di adempiere.

Corte appello Milano sez. II, 15/02/2019, n.698

Azione di responsabilità professionale medica

Nelle cause di responsabilità professionale del medico ovvero della struttura sanitaria deve ritenersi che il paziente che agisce in giudizio deducendo l’inesatto adempimento dell’obbligazione sanitaria, deve provare il contratto ed allegare l’inadempimento del sanitario o della struttura, restando a carico del debitore l’onere di provare l’esatto adempimento.

Più precisamente, consistendo l’obbligazione professionale in un’obbligazione di mezzi, il paziente dovrà provare l’esistenza del contratto e l’aggravamento della situazione patologica o l’insorgenza di nuove patologie per effetto della prestazione sanitaria, restando a carico del sanitario o dell’ente ospedaliero la prova che la citata prestazione sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile.

Tribunale Napoli sez. VIII, 14/03/2019, n.2775

Danni da responsabilità medica: quali sono risarcibili?

In tema di danni da responsabilità medica, i danni risarcibili sono solo quelli che consistono nelle perdite che sono conseguenza della lesione della situazione giuridica soggettiva e non quelli consistenti nell’evento lesivo in sé considerato.

Tribunale Savona, 10/02/2019

Prova e risarcimento del danno

In tema di responsabilità medica della struttura sanitaria – rectius del medico – incombe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l’onere di provare il nesso di causalità tra l’aggravamento della patologia e l’azione o l’omissione del sanitario mentre – ove il danneggiato abbia assolto a tale onere – spetta alla struttura/medico dimostrare l’impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l’inesatto adempimento è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l’ordinaria diligenza.

Tribunale Roma sez. XIII, 08/02/2019, n.2934

Inesatto adempimento delle prestazioni

A prescindere dall’esistenza di un contratto, tanto il medico operante (per contatto sociale ed ai sensi dell’art. 1218 c.c.) quanto l’ente presso il quale il paziente è ricoverato e ove il primo opera (ex art. 1228 c.c.) rispondono in solido della prestazione resa dal primo secondo le regole della responsabilità contrattuale e, dunque, secondo le regole di distribuzione dell’onere della prova dell’inadempimento contrattuale.

Ne deriva che la responsabilità risarcitoria della struttura sanitaria e del medico, per l’inadempimento e/o per l’inesatto adempimento delle prestazioni dovute in base al contratto di spedalità, va inquadrata nella responsabilità da inadempimento ex art. 1218 c.c., e nessun rilievo a tal fine assume il fatto che la struttura (sia essa un ente pubblico o un soggetto di diritto privato) per adempiere le sue prestazioni si avvalga dell’opera di suoi dipendenti o di suoi collaboratori esterni – esercenti professioni sanitarie e personale ausiliario – e che la condotta dannosa sia materialmente tenuta da uno di questi soggetti. Infatti, a norma dell’art. 1228 c.c., il debitore che per adempiere si avvale dell’opera di terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.

Da tale inquadramento, ne consegue in punto di riparto dell’onere probatorio che grava sul debitore convenuto provare di aver esattamente adempiuto alle sue prestazioni e che il danno lamentato da controparte non gli è imputabile.

Tribunale Bari sez. II, 04/02/2019, n.448

Illecito omissivo: criteri di accertamento del nesso causale

In tema di responsabilità medica, essendo il medico tenuto a espletare l’attività professionale secondo canoni di diligenza e di perizia scientifica, il giudice, accertata l’omissione di tale attività, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell’evento lesivo, secondo la regola di accertamento del “più probabile che non”, che impone di considerare sussistente il nesso causale quando, attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si possa ritenere che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto fondate possibilità di evitare il danno.

Corte appello Reggio Calabria, 21/01/2019, n.48

Certezza dell’esito salvifico delle condotte omesse

Nel caso di accoglimento del ricorso per Cassazione della parte civile avverso una sentenza di assoluzione in tema di responsabilità medica per reato omissivo improprio, nel conseguente giudizio civile l’accertamento del nesso causale tra la condotta omessa e l’evento verificatosi va svolto facendo applicazione della regola di giudizio propria del giudizio penale, vale a dire quella della ragionevole, umana certezza dell’esito salvifico delle condotte omesse, alla stregua delle informazioni in ordine all’ordinario andamento della patologia riscontrata e delle peculiarità del caso concreto, non mutando la natura risarcitoria della domanda proposta, ai sensi dell’art. 74 c.p.p., innanzi al giudice penale.

Cassazione penale sez. IV, 18/01/2019, n.5901

Stato morboso, condotta colposa del sanitario e determinazione del danno

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, ove si individui in un pregresso stato morboso del paziente un antecedente privo di interdipendenza funzionale con l’accertata condotta colposa del sanitario, ma dotato di efficacia concausale nella determinazione dell’unica e complessiva situazione patologica riscontrata, allo stesso non può attribuirsi rilievo sul piano della ricostruzione del nesso di causalità tra detta condotta e l’evento dannoso, appartenendo ad una serie causale del tutto autonoma rispetto a quella in cui si inserisce il contegno del sanitario, bensì unicamente sul piano della determinazione equitativa del danno, potendosi così pervenire – sulla base di una valutazione da effettuarsi, in difetto di qualsiasi automatismo riduttivo, con ragionevole e prudente apprezzamento di tutte le circostanze del caso concreto – solamente ad una delimitazione del “quantum” del risarcimento.

Tribunale Savona, 17/01/2019

Negligenza e imperizia

In tema di danni da responsabilità professionale medica, incombe in ossequio al principio di vicinanza della prova sul danneggiato l’onere di allegazione dell’inadempimento del medico, ovvero dell’inesattezza dell’adempimento dovuta a negligenza o imperizia, mentre grava sul sanitario provare il proprio esatto adempimento e dunque la mancanza di colpa nell’esercizio della prestazione.

Tribunale Roma sez. XIII, 16/01/2019, n.1132

Interessi civili

In caso di sentenza di primo grado di condanna relativa a un reato già abrogato, il giudice dell’impugnazione, nell’assolvere l’imputato, deve revocare anche i capi della sentenza che concernono gli interessi civili, perché di regola il giudice penale può pronunciarsi sull’azione civile solo nell’ipotesi di sentenza di condanna e l’impugnazione dell’imputato estende i suoi effetti alle statuizioni civili.

(Fattispecie in tema di responsabilità medica relativa a un fatto commesso prima dell’entrata in vigore dell’art. 3, comma 1, d.l. 13 settembre 2012, n. 158, in cui la Corte ha annullato senza rinvio, limitatamente alla conferma delle statuizioni civili, la sentenza d’appello che, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, riconoscendo una colpa di grado lieve, aveva assolto l’imputato con la formula perché il fatto non costituisce reato, confermando le statuizioni civili contenute nella sentenza di primo grado).

Cassazione penale sez. IV, 08/01/2019, n.5892

Uso di una valvola cardiaca difettosa

In tema di responsabilità medica, rispondono dei danni derivanti dall’utilizzo di una valvola cardiaca difettosa, oltre al primario che ha deciso l’impianto e scelto il dispositivo, anche tutti i membri dell’equipe medica che abbiano partecipato attivamente all’operazione. La Cassazione allarga così il perimetro delle responsabilità dei componenti il team sanitario alle fasi antecedenti l’esecuzione dell’intervento, facendovi rientrare anche le scelte relative ai prodotti da utilizzare.

Per la Corte, che rinvio la decisione alla corte territoriale, il medico, in qualità di componente dell’equipe è tenuto a un obbligo di diligenza concernente non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio.

Cassazione civile sez. III, 11/12/2018, n.31966

Quando non sussiste la responsabilità del medico?

L’art. 2236 c.c., seppur soggetta negli anni a differenti interpretazioni ratione temporis, non è stata mai abrogata e va interpretata alla luce degli artt. 5-7 della Legge n. 24/2017 (c.d. legge Gelli) per cui non sussiste la responsabilità del medico, in assenza di condotte improntate a colpa grave ed in presenza di problemi tecnici di particolare difficoltà. In particolare, la Legge n. 24/2017 prevede la configurazione dell’intensità della colpa in relazione al rispetto o meno delle linee guida dell’arte o, in loro assenza, delle buone pratiche cliniche, per cui non può ritenersi in colpa grave il medico che, in presenza di problemi tecnici di speciale difficoltà, si sia attenuto alle linee guida o esse mancando, alle buone pratiche cliniche-assistenziali, quali che siano stati i risultati dell’intervento chirurgico eseguito dallo stesso.

Tribunale Napoli sez. VIII, 26/11/2018

Esattezza della prestazione medica e assenza di incidenza causale dell’inadempimento

Non comporta automaticamente il riconoscimento della responsabilità del medico agente il mancato assolvimento dell’onere di dimostrare l’esattezza della prestazione medica e l’assenza di incidenza causale dell’inadempimento della prestazione sanitaria sulla produzione dei danni subìti da un paziente, poiché è necessario accertare previamente l’ottemperamento dell’onere probatorio attoreo che consiste nel dimostrare la condotta colposa del responsabile, il nesso di causa tra quest’ultima ed il danno sofferto, elementi che pertanto costituiscono accertamenti distinti.

Cassazione civile sez. III, 20/11/2018, n.29853

La limitazione della responsabilità del medico

La limitazione della responsabilità del medico in caso di colpa lieve, prevista dall’art. 3, comma 1, legge 8 novembre 2012, n.189, opera, in caso di condotta professionale conforme alle linee guida ed alle buone pratiche, anche nella ipotesi di errori connotati da profili di colpa generica diversi dall’imperizia. (Fattispecie in cui la colpa lieve è stata esclusa per l’avere l’imputato trascurato di estrarre dal corpo della paziente operata corpi estranei utilizzati nel corso dell’intervento chirurgico).

Cassazione penale sez. IV, 15/11/2018, n.53453


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