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Mobbing come riconoscerlo

7 Giugno 2019
Mobbing come riconoscerlo

Ci sono tanti modi per indurre un dipendente a dimettersi ed andarsene dall’azienda. Il metodo più odioso ed offensivo della dignità del dipendente è il mobbing.

Il datore di lavoro deve tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti e, a tal fine, deve adottare tutte le misure necessarie a evitare che il dipendente possa infortunarsi o ammalarsi a causa del lavoro. In alcuni casi, però, accade proprio il contrario ed è lo stesso datore di lavoro che pone in essere dei comportamenti che offendono la dignità del lavoratore e finisco per farlo ammalare.

Ciò avviene, ad esempio, quando il lavoratore è vittima di mobbing. Una parola molto usata ma pochi sanno realmente come riconoscerlo.

Il mobbing è molto diffuso, purtroppo, nelle aziende italiane come dimostrano diversi studi che sono stati fatti in merito. Nonostante questo la conoscenza reale del fenomeno è limitata.

È importante saper riconoscere il mobbing perché il lavoratore vittima di questa pratica può attivarsi per ottenere tutta una serie di diritti, tra i quali, il risarcimento del danno subito a causa delle condotte vessatorie.

Mobbing: cos’è?

La parola mobbing è molto usata anche a livello mediatico e spesso viene utilizzata in maniera impropria. Infatti, non qualsiasi torto subito in ambito lavorativo può essere considerato mobbing.

Con il termine mobbing, in realtà, si fa riferimento alla condotta del datore di lavoro, o di altri colleghi in ambito aziendale, che pone in essere tutta una serie di azioni le quali perseguono lo scopo finale di umiliare e perseguitare un lavoratore, inducendolo all’emarginazione.

L’obiettivo finale della condotta mobbizzante è indurre il dipendente a rassegnare le dimissioni ed andarsene, non potendo più tollerare la continua lesione della propria professionalità e della propria dignità umana.

Si parla di bossing quando è il capo, sia esso il datore di lavoro o il superiore gerarchico, a mobbizzare il dipendente.

Mobbing: caratteristiche

Innanzitutto, è bene chiarire che i singoli comportamenti che, complessivamente considerati, costituiscono mobbing possono anche essere, presi da soli, leciti. Il mobbing, dunque, non può mai consistere in uno o più fatti isolati ma è costituito da un insieme di condotte che devono essere valutate complessivamente.

Il mobbing, quindi, è un processo, un piano, perseguito da chi lo attua in modo costante e sistematico, e mosso da un fine preciso: l’eliminazione della figura del lavoratore intorno al quale viene fatta “terra bruciata”.

Gli vengono sottratti gli strumenti di lavoro, viene annullato il suo ruolo in azienda e sminuito il suo valore, viene isolato dal punto di vista dei rapporti interpersonali.

Le principali caratteristiche del mobbing, che consentono di riconoscerlo, sono:

  • la natura sistematica delle condotte mobbizzanti;
  • il protrarsi nel tempo, per almeno sei mesi, delle condotte mobbizzanti;
  • il contenuto delle condotte mobbizzanti deve essere tale da ledere la figura professionale del dipendente e la sua dignità di persona umana;
  • il fine evidente di questi comportamenti deve essere isolare il dipendente fino ad indurlo alle dimissioni.

Ci sono varie tipologie di mobbing, in particolare si parla di:

  • mobbing verticale (detto anche bossing): quando le condotte mobbizzanti sono messe in campo dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico del dipendente mobbizzato;
  • mobbing orizzontale: quando le condotte mobbizzanti sono messe in campo dai colleghi del lavoratore mobizzato;
  • mobbing ascendente: quando è il capo ad essere mobbizzato dai suoi sottoposti ad esempio tramite azioni costanti di insubordinazione che sviliscono il ruolo del capo e lo umiliano sia come persona che come capo.

Mobbing e demansionamento

Molto spesso il mobbing viene confuso con il semplice demansionamento.

Il demansionamento si ha quando un dipendente, assunto per svolgere delle mansioni di un certo livello, viene invece adibito a mansioni appartenenti a livelli inferiori. Il demansionamento è illegittimo [1] poichè danneggia la professionalità del dipendente.

Il demansionamento non va confuso con il mobbing. O meglio, il primo può essere una delle condotte che, complessivamente considerate, fanno parte del mobbing.

Il demansionamento infatti è spesso uno dei tanti modi in cui si esprime il mobbing poiché, per umiliare il dipendente e svilirlo sul piano professionale, vengono attaccate le sue mansioni e gli viene chiesto di fare qualcosa di professionalmente meno qualificato.

Inoltre un singolo demansionamento, di per sé, non ha il fine di isolare il dipendente e costringerlo ad andarsene, manca dunque uno dei tratti salienti del mobbing.
La semplice assegnazione a mansioni inferiori dunque non basta per poter dire che siamo di fronte al mobbing ma può essere una delle condotte attraverso cui il lavoratore viene mobbizzato.

Mobbing: il risarcimento dei danni

Come abbiamo detto in premessa, il mobbing è innanzitutto un inadempimento del contratto di lavoro. Uno dei principali obblighi che si assume il datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti, infatti, è la tutela della salute e della sicurezza [2]. Ciò significa che:

  • il datore di lavoro deve porre in essere tutte le misure di sicurezza volte a limitare e prevenire i rischi per la salute e la sicurezza cui il dipendente può essere esposto;
  • il datore di lavoro deve omettere di realizzare comportamenti che possono ledere la salute del dipendente.

Il mobbing genera invece, nella stragrande maggioranza dei casi, un danno alla salute del dipendente. In particolare, sono molteplici le patologie psichice e fisiche cui conduce il mobbing tra cui si possono evidenziare le seguenti:

  • depressione, ansia, attacchi di panico;
  • perdita di autostima e tendenza all’isolamento;
  • ipertensione arteriosa e problematiche dell’apparato cardio-vascolare;
  • disturbi intestinali e allo stomaco;
  • problemi alla pelle;
  • malattie autoimmuni.

Il danno alla salute del dipendente, se è direttamente causato dall’ambiente di lavoro, può portare al diritto del lavoratore al risarcimento del danno  da mobbing da parte del datore di lavoro il quale può essere ritenuto responsabile sia in caso di mobbing verticale, in quanto è stato lui stesso a porre in essere le condotte mobizzanti che hanno danneggiato il lavoratore, sia in caso di mobbing orizzontale, in quanto non ha controllato che l’ambiente di lavoro fosse sano e privo di rischi per la salute del dipendente.

In particolare, in questi casi, le voci di danno che possono essere risarcite al dipendente sono:

  • danno patrimoniale: è rappresentato da tutti i costi diretti sostenuti dal dipendente a causa delle conseguenze negative del mobbing. Vi rientrano, dunque, i costi delle visite mediche e specialistiche, degli esami medici, dei medicinali acquistati, etc.;
  • danno non patrimoniale: è rappresentato, in particolare, dal danno biologico, ossia dalla lesione dell’integrità psico-fisica del dipendente. Le conseguenze permanenti della condotta subita sulla propria salute possono essere accertate solo all’esito di una perizia medico-legale che indichi il danno biologico subito.

La monetizzazione del danno patrimoniale è abbastanza automatica, in quanto si ottiene sommando tutte le spese sostenute dal dipendente e che possono essere dimostrate tramite fatture, scontrini, bonifici, etc.

Per quanto concerne il danno non patrimoniale, la sua quantificazione avviene attraverso l’uso di apposite tabelle, redatte dal tribunale di Milano, che vengono utilizzate tendenzialmente su tutto il territorio nazionale.

In queste tabelle si arriva ad un valore economico del danno biologico partendo da:

  • età anagrafica del lavoratore;
  • percentuale di danno biologico accertata nella perizia del medico legale.

Mobbing: come provarlo

Il dipendente che ritenga di essere vittima di mobbing può, quindi, agire per il risarcimento del danno da mobbing.

Di solito, in prima battuta, si cerca di ottenere il risarcimento senza fare subito causa. In questo caso viene redatta, o dal dipendente o dal suo legale, una lettera per il risarcimento del danno da mobbing con cui viene illustrata la situazione e viene mossa una richiesta di risarcimento del danno. A volte alla lettera viene già allegata la documentazione medico-legale che accerta il danno subito, per dare maggiore forza alla comunicazione.

Se la via stragiudiziale non produce effetti, il dipendente deve fare causa, depositando un ricorso presso il giudice del lavoro. In questo caso, si pone il tema, fondamentale, della prova. È, infatti, il dipendente a dovere fornire la prova del diritto al risarcimento del danno e, per farlo, deve dimostrare tramite documenti o testimonianze:

  • i fatti storici, ossia, i comportamenti prolungati e sistematici del datore di lavoro o dei colleghi che costituiscono evidenti condotte mobbizzanti;
  • la finalità degli atti vessatori, ossia, le dimissioni del lavoratore. Questa prova, vertendo su un aspetto psicologico del datore di lavoro, è molto ardua da fornire e si può dunque dare anche con semplici presunzioni;
  • i danni subiti. Come abbiamo detto, i danni patrimoniali possono essere provati depositando in giudizio le ricevute di pagamento delle varie prestazioni mediche sostenute dal dipendente per fronteggiare le conseguenze del mobbing. Il danno non patrimoniale, invece, può essere dimostrato allegando la perizia medico-legale e le tabelle del tribunale di Milano;
  • il nesso causale tra i danni subiti e le condotte vessatorie poste in essere dal datore di lavoro.

A questo punto, il giudice del lavoro cercherà di conciliare la controversia e, se il datore di lavoro formula una congrua offerta, la causa può essere chiusa prima del tempo con la firma di una transazione.

Se, al contrario, non vi sono margini di conciliazione, il giudice deciderà quali prove ammettere e quali prove non ammettere e, una volta sentiti i testimoni, si pronuncerà. In caso di positivo accoglimento del ricorso del dipendente, l’azienda verrà condannata al risarcimento del danno da mobbing a favore del lavoratore mobbizzato.


note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[2] Art. 2087 cod. civ.


2 Commenti

  1. Sono distrutta dal Mobbing . Conosco il mio Datore di Lavoro da molti anni . Vedo la differenza tra me e altre persone come siamo trattate …per quelle come me , che non può vedere …ogni pretesto è buono per accusare , litigare , umiliare , usarmi , gelosa delle persone , vuole l esclusiva , non posso salutare nessuno di quelli che conosce lei , per nascondermi imbrogli , fattacci sporchi , parlarmi male dietro con molte persone e tutto mi viene riportato e lei mi vorrebbe isolare da tutte queste , anche chiudendoci avrò molti danni col prossimo datore di lavoro e se potrò averlo , è una donna legata alle massonerie , calabrese , maniaca di voler tutto e tutti come dice lei , non ama nessuno se non si uniscono ad solo difetti , non vuole vedere le persone perfette , intelligenti , con dei valori morali , sinceri , cattolica , precisa , onesta , ama tanto i disonesti , commette molte ingiustizie , deride gli altri , e si è sporcata cojn la giustizia e vuole dirigere tutto al contrario . Io ora mi devo licenziare , anche perchè sono una testimone di quello che ho capito e rischio grosso , se sapesse che so è una donna manesca . Lei ancora prima di conoscermi mi odiava , per aver sentito dire piccole cose , invidie che avevo l amore + bello di tutti , più stimata e considerata dalle mie simpatie e avere fortuna da parte di qualcuno …le persone invidiose e competitive ci vengono pazzi , solo che ci vedono come muoverci , con aria sicura e disinvolta ! Cosa possimo fare se in questo mondo non possiamo essere noi stessi ? Liberi di espressione ? Liberi di vivere ? Liberi di lavorare tranquilli ? Io sono disperata ! Il mio cont ; cell ; 347 9005557 Buongiorno !

  2. Faccio il portiere in un super condominio di 8 palazzine di 6 piani senza ascensore,ho iniziato 16 anni fa’ con un ente,proprietaria delle palazzine,fino li’ tutto a meraviglia,poi vendettero agli inquilini e incomincio il dramma,metterono un amministratore,per 6 mesi lavorai senza stipendio,dissero che non mi volevano,ma’ avevo le carte in regola e dovettero assumermi per forza.Alcuni si misero addirittura a chiedere le firme per mandarmi via davanti la mia guardiola,ogni assemblea come punto c’era sempre licenziamento portiere per ditta di pulizie.
    da’ due anni,hanno per forz voluto farmi fare le visite del medico.del lavoro che per un anno feci.in una struttura privata,e sempre esito.positivo,poi tfovarono un’altro sistema,presero una dottoressa privata,per ben 2 volte mi fece la visita nella guardiola,misurazione pressione e ascolto torace,diede un esito negativo e dall’esito,non potevo lavorare piu di 3 ore consecutive,non potevo salire sulle scale,e cosi’ dalle mie 8 ore mi misero a 6 ore 3 la mattina e 3 il pommerigio.
    stavo cosi.msle per loro che pero’ mi tolsero,si tolsero fisicamente la guardiola,cosi d’inverno quando piove e tira vento sono costretto a starmene dentro un portone.
    immaginate voi dalle 1300€circa a trovarsi all’improvviso a circa 950€
    a volte se manco dei giorni arrivo a prendere 800€.
    devo fare salti mortali per cercare di tamponare i pagamenti che prima non mi accorgevo ora e’ dura.ogni volta se dico qualcosa,la risposta e’ sempre,vuoi che votiamo portiere si o portiere no?
    a 57 anni cosa faccio se perdo il lavoro? mi tocca sempre abbozzare,spesso dei condomini mi alzavano la voce dicendomi ti pago io.
    da quando sono li sono diventato nevronico,sempre nervoso,e faccio presente che in quel condominio ci abita ed e proprietaria,mia madre che ha anche piu’ millesimi di tutti.
    l’amministratrice che c’e’ ora,dadosi che insieme a altri hanno fatto fuori l’amministratore precedente,un anno il precedente amministratore sotto le feste di natale non mi volle pagare ne stipendio ne 13° io chiamai l’attuale amministratrice che lei si ploclamo’,e le dissi.della situazione,lei disse non posso fare nulla ancora non sono in carica,io avro’ anche sbagliato,alzando.la voce,ma sentire non posso fare nulla a natale era troppo.
    pero’ non essendo ancora in carica perche alzai la voce mi fece la lettera di richiamo per aver leso l’immagine del condominio.
    se non era in carica come puo.farmi il richiamo?

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