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Comunione legale e usucapione

4 Giugno 2019 | Autore:
Comunione legale e usucapione

La comunione come regime patrimoniale legale e gli acquisti dei beni avvenuti per usucapione, durante il matrimonio.  

Possiedi un terreno da più di 20 anni e vuoi diventarne proprietario per usucapione. Se ti sposi, anche tua moglie ne acquista la proprietà? Qual è il periodo di tempo da considerare per stabilire se anch’essa può divenirne comproprietaria? Esiste un rapporto tra il regime della comunione legale e l’usucapione?

La legge offre la possibilità alle coppie che si sposano, di stabilire il regime da applicare ai rapporti patrimoniali derivanti dal matrimonio, potendo scegliere tra comunione legale, separazione, comunione convenzionale, impresa familiare e fondo patrimoniale. Gli sposi cioè possono decidere come dovranno essere disciplinati i diritti e doveri relativi alle questioni patrimoniali, che nasceranno con le nozze. Il nostro legislatore ha previsto come regime patrimoniale legale la comunione dei beni, la quale si applica automaticamente al momento del matrimonio, qualora gli sposi non si accordino per un regime diverso. Per effetto di tale regime i coniugi diventano titolari dei beni acquistati, da entrambi o anche da uno solo di essi, durante il matrimonio, rimanendo esclusi dalla comunione solo i beni ricevuti in donazione o in eredità e quelli personali.

Fatta questa premessa si pone ora il problema di stabilire il rapporto esistente tra comunione legale e usucapione. Infatti, può sorgere spontaneo domandarsi: “Se i coniugi hanno scelto il regime della comunione legale e uno dei due diventa titolare di un bene per usucapione durante il matrimonio, detto bene rientra o meno nella comunione?”. Vediamo quindi, di rispondere alla domanda entrando più nel dettaglio dell’argomento.

Posizioni della dottrina e della giurisprudenza

La questione oggetto dell’articolo è stata a lungo dibattuta da dottrina e giurisprudenza. In particolare quest’ultima ha mantenuto nel tempo un atteggiamento oscillante determinato dal fatto che la norma che disciplina la comunione legale [1] non specifica quali acquisti di beni compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, vi possono rientrare.

Tuttavia, l’indirizzo ormai pacificamente accolto sia dalla dottrina sia dalla giurisprudenza è quello di consentire al coniuge in regime di comunione legale di godere di qualsiasi tipo di acquisto effettuato dall’altro coniuge e, quindi, anche di quelli avvenuti per usucapione, al fine di tutelare gli interessi economici della famiglia. Ma in cosa consiste l’usucapione e quando si realizza? Continua a leggere questo articolo.

Cos’è l’usucapione

L’usucapione è un modo di acquisto della proprietà grazie al quale il soggetto che utilizza per almeno 20 anni un bene altrui, in maniera pacifica ed indisturbata, ne diventa proprietario. Non c’è bisogno né di un testamento né di un contratto e neanche dell’accordo del proprietario del bene, perché si possa realizzare l’acquisto della proprietà per usucapione. Infatti, si parla di acquisto a “titolo originario”, che si concretizza senza che il bene venga trasferito da un soggetto ad un altro (cosa che avviene ad esempio nella compravendita quando il bene passa dal venditore all’acquirente).

Perché si possa realizzare tale tipo di acquisto però, sono necessari specifici requisiti oltre alla pronuncia di una sentenza che riconosca il nuovo proprietario.

Le condizioni dell’usucapione

Tra le condizioni indispensabili a fare scattare l’usucapione rientrano:

  • il possesso del bene, che deve essere avvenuto in modo pacifico, senza violenze o in maniera occulta. Questo vuol dire che il soggetto deve avere iniziato ad utilizzare il bene senza essersene impossessato contro la volontà del proprietario, ricorrendo all’uso della forza o clandestinamente. Rientrano in questi casi ad esempio quello di colui che recinta arbitrariamente un terreno altrui, impedendo così al padrone di potervi entrare o quello del soggetto che occupa di nascosto un appartamento senza che il proprietario ne sappia niente;
  • l’aver compiuto degli atti, alla luce del giorno, che manifestano la volontà di disporre del bene come se si fosse il proprietario esclusivo. Vedi l’ipotesi del soggetto che dispone di un appartamento di proprietà del padre, dandolo in locazione e riscuotendone il relativo canone;
  • la mancanza di qualsiasi tipo di ostacolo da parte del legittimo proprietario del bene, a tale situazione. Si pensi a colui che abitando all’estero, lascia che un terreno di sua proprietà venga utilizzato per oltre 20 anni da un soggetto senza rivendicarne mai la proprietà anzi disinteressandosene del tutto;
  • il trascorrere del tempo, nel senso che il possesso del bene deve essere stato continuativo per un determinato periodo. In merito va detto che i termini per l’usucapione dipendono dal tipo di bene al quale si riferisce ed in generale perché si compia l’acquisto sono richiesti:
    • 20 anni per i beni immobili;
    • 10 anni per i beni mobili.

Beni usucapibili e non usucapibili

Possono formare oggetto di usucapione i beni immobili (un terreno, un appartamento, una villa al mare, ecc.), i beni mobili registrati e non (come ad esempio nel primo caso le autovetture, i motocicli e in genere tutti i veicoli che vanno iscritti presso il Pubblico registro automobilistico e nel secondo un gioiello, un quadro, un pezzo di antiquariato, ecc.) e le universalità di mobili, cioè le pluralità di cose che appartengono a una stessa persona e che hanno una destinazione unitaria (un gregge, una pinacoteca, una biblioteca, ecc.).

Viceversa, non possono formare oggetto di usucapione i beni demaniali dello Stato, i beni dei Comuni (si pensi a una posto dove si suole parcheggiare nella piazza sotto casa) e delle ex Province, soggetti al regime dei beni demaniali, i beni indisponibili, gli edifici pubblici di culto.

Accertamento dell’usucapione

Il possesso del bene attuato con le modalità e nei tempi prescritti dalla legge non si trasforma in proprietà in maniera automatica. E’ necessario che vi sia una sentenza che dichiari l’usucapione. Bisogna quindi, iniziare una causa civile durante la quale si dovrà provare l’esistenza del possesso pacifico e indisturbato nel tempo. A tal fine, occorre procurarsi le prove necessarie mediante le quali dimostrare l’avvenuta usucapione (ad esempio si può ricorrere a dei testimoni). Una volta che il giudice pronuncerà la sentenza, quest’ultima andrà trascritta nei registri pubblici e il nuovo proprietario del bene sarà riconosciuto come tale dall’ordinamento.

Cosa succede se il bene si acquista per usucapione durante il matrimonio

Vediamo ora cosa succede se colui che possiede il bene nel corso dei 20 anni necessari perché si possa realizzare l’acquisto per usucapione, si sposa.

Bisogna distinguere due ipotesi.

Se il possessore si sposa prima del decorso del termine ventennale, il bene entra a far parte della comunione legale. Infatti, se tale bene viene usucapito durante il matrimonio, nel senso che i 20 anni maturano dopo che i coniugi si sono sposati, è fuori di dubbio che vada incluso nella comunione. Questo succede a prescindere dal momento in cui è iniziato il possesso e da quello in cui è cominciata la causa civile per la dichiarazione dell’usucapione. Pertanto, anche se il possesso è iniziato prima del matrimonio ma il termine dei 20 anni scade quando il matrimonio è già stato celebrato, i coniugi diventeranno entrambi titolari del bene per usucapione.

Esempio: Mario possiede un terreno confinante con il suo, di cui ne dispone come se ne fosse il proprietario: provvede alla potatura degli alberi, lo coltiva, raccoglie i frutti, lo pulisce dalle erbacce, ecc. Il proprietario consapevole della cosa, lo ha sempre lasciato agire indisturbato né gli ha mai richiesto di pagare un canone di locazione. Tale situazione va avanti da circa 20 anni. Ad un certo punto, Mario sposa Claudia e scelgono come regime quello della comunione legale.

Dopo la celebrazione delle nozze, scade il termine ventennale richiesto per poter usucapire il terreno e Mario inizia la relativa causa civile. Al termine della causa che dichiara l’avvenuto acquisto per usucapione, Claudia diventa proprietaria del terreno al pari di Mario. Infatti, il terreno entra automaticamente nella comunione non contando che il possesso è iniziato prima del matrimonio e che solo Mario è stato il possessore e non anche Claudia. La sentenza del giudice che accerta l’usucapione avrà effetti diretti sia sul marito sia sulla moglie.

Un’altra situazione si verifica se il possessore del bene si sposa dopo che è decorso il termine dei 20 anni richiesti per l’usucapione. In questo caso i beni acquistati per usucapione non entrano a far parte della comunione legale e ciò anche se la sentenza che dichiara l’acquisto è pronunciata dopo la celebrazione del matrimonio.

Esempio: Flavio possiede un appartamento del nonno che ha adibito a studio medico, di cui ha sempre disposto come se ne fosse lui il proprietario. Il termine dei 20 anni per poterlo usucapire decorrono il giorno prima della celebrazione del suo matrimonio con Angela.

Dopo le nozze, Flavio decide di iniziare la causa per l’accertamento dell’usucapione dell’appartamento. Anche se il regime patrimoniale scelto dai coniugi è quello della comunione legale, Angela non diventerà comproprietaria dell’appartamento una volta pronunciata la relativa sentenza. Non importa infatti, che tale causa sia stata iniziata dopo le nozze: quello che va considerato è il periodo al quale fa riferimento il possesso, il quale è maturato prima delle nozze.

Considerazioni finali

Sulla base di quanto si è venuto dicendo finora deve ritenersi che il momento che assume rilievo perché possa verificarsi l’acquisto di un bene per usucapione anche da parte del coniuge che non lo ha mai posseduto, è quello del compimento del tempo previsto dalla legge per l’usucapione.

Quindi, non importa né quando è iniziato il possesso, cioè se prima o dopo il matrimonio, né quando è iniziata la causa civile per l’accertamento dell’usucapione e si è avuta la relativa sentenza. Quello che conta infatti, è il periodo prescritto per l’usucapione. Pertanto, se quest’ultimo si compie durante il matrimonio ed il regime patrimoniale scelto dai coniugi è la comunione legale, allora il bene ricadrà in comunione, viceversa ne rimarrà escluso.


note

[1] Art. 177 co. 1 lett. a) cod. civ.


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