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Miscellanea Il nuovo ministro dell’Istruzione Carrozza e i problemi della scuola che l’attendono

Miscellanea Pubblicato il 30 aprile 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 30 aprile 2013

Non si è nemmeno insediata che già il neo ministro dell’Istruzione e dell’Università ha manifestato il proprio programma.

Il neo ministro della Pubblica Istruzione, dell’Università  e della Ricerca ha un nuovo ministro:  Maria Chiara Carrozza. Parlamentare Pd, ex rettrice della Scuola Sant’Anna di Pisa, è stata scelta da Enrico Letta tra la rosa di nomi per la formazione del Governo.

L’incarico a lei demandato non sarà facile, almeno per l’eredità ricevuta dai suoi predecessori, Gelmini e Profumo, la prima nota per la riforma scolastica (dei tagli), il secondo per aver indetto il “concorsone” a reclutamento di nuovi insegnanti e aver siglato l’avvio del TFA (tirocinio formativo attivo).

Il curriculum del neo ministro è di tutto rispetto. Laurea in Fisica, dottorato di Ricerca in Ingegneria presso la Scuola Superiore Sant’Anna, Professore ordinario di Bioingegneria e Robotica e Rettore dello stesso ateneo per due mandati. Ha diretto la Divisione Ricerche della Scuola Superiore Sant’Anna ed è entrata a far parte della giunta nazionale del Gruppo Nazionale di Bioingegneria vantando, inoltre, numerose collaborazioni all’estero nel settore della ricerca.

Investimenti nella scuola

Il ministro Carrozza intende investire nella scuola i fondi provenienti dalla lotta all’evasione fiscale utilizzando almeno il 6% del PIL per portare l’Italia in linea con il livello medio dei Paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).  I punti sui quali intende lavorare, si concentreranno sull’edilizia scolastica, sul reclutamento dei docenti, sul potenziamento della ricerca e dei rapporti con le aziende.

“Bisognerà investire nelle infrastrutture e nel potenziamento del personale docente – afferma la Carrozza – ampliando il monte orario scolastico con attività extra curriculari e reclutando, nelle scuole medie inferiori, docenti specializzati sulle problematiche relative all’adolescenza. Contemporaneamente sarà opportuno programmare un biennio unitario per le scuole medie superiori, consentendo agli studenti di poter scegliere l’indirizzo di studi da seguire nel triennio successivo senza dover fare una scelta al termine delle scuole medie. Inoltre, la creazione di poli per l’Istruzione Tecnica Superiore dovranno favorire un sistema integrato tra l’istruzione tecnica/professionale e la formazione professionale (sistema integrato), le imprese, l’università e il mondo della ricerca”.

Politiche contro la dispersione scolastica

Il fenomeno della dispersione scolastica interessa gli studenti italiani e stranieri sia del Nord che del Sud, in contesti di marginalità o di benessere. Per fronteggiare questa problematica il neo ministro suggerisce l’apertura delle scuole anche il pomeriggio: attività extra curriculari favorirebbero l’integrazione e l’eliminazione di disparità sociali ed il recupero didattico, attraverso forme di cooperative learning, degli obiettivi minimi prefissati.

Precariato e reclutamento

Al fine di arginare l’annoso problema relativo al reclutamento del corpo docente, fomentando le fila del precariato e di false speranze, il neo ministro propone una riforma sulle modalità di formazione iniziale e reclutamento, con “un piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per eliminare la precarietà dalla scuola (non costa un euro in più stabilizzare chi lavora su posti vacanti) e offrire la necessaria continuità didattica agli studenti”. Contemporaneamente al processo di stabilizzazione dei precari, bisognerebbe programmare, secondo il reale fabbisogno, concorsi che selezionino i migliori laureati per l’accesso alla formazione iniziale per ottenere l’abilitazione, un anno di prova attraverso tirocinio e supplenze brevi e firma del contratto a tempo indeterminato.

Uscire dall’impasse creato dai precedenti governi non sarà impresa facile ma auspichiamo che la ripresa dell’Italia possa presto partire “dai banchi di scuola”. L’istruzione e la ricerca sono il miglior punto di partenza!

Di MANUELA MAGNELLI


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