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Auto in leasing: chi paga assicurazione?

28 Giugno 2019 | Autore:
Auto in leasing: chi paga assicurazione?

Questo articolo spiega a carico di chi sono le spese assicurative in caso di locazione finanziaria di un veicolo.

Avresti bisogno di un’auto nuova e il tuo commercialista ti ha consigliato di prenderne una in leasing, perché ciò comporterebbe per te, che sei un libero professionista, dei vantaggi fiscali. Ti fidi di lui e quindi seguirai il suo suggerimento, però sai ben poco di questo contratto. Sei a conoscenza del fatto che esso comporta il pagamento di un canone mensile, ma non sai se quest’ultimo si riferisce solo al costo dell’auto oppure comprende anche alcune spese accessorie. In particolare, in caso di auto in leasing, chi paga l’assicurazione? In questo articolo, troverai le risposte.

Il leasing avente ad oggetto autoveicoli è oggi un contratto molto utilizzato, non solo per le aziende e i professionisti (per i quali esso produce vantaggi fiscali), ma anche per i privati. Vediamo dunque in cosa esso consiste e a carico di chi sono le varie spese relative all’utilizzo e alla gestione del veicolo, con particolare attenzione all’assicurazione.

Cosa è il leasing auto?

Il leasing auto è un contratto [1] che viene stipulato tra due parti, il concedente e l’utilizzatore.

Ecco come funziona:

  • il concedente, che di norma è una società che si occupa di questo tipo di contratti, acquista un veicolo, secondo le indicazioni dell’utilizzatore, e lo mette a disposizione di quest’ultimo;
  • l’utilizzatore si serve della vettura come se ne fosse proprietario, pagando al concedente un canone mensile (per questo il leasing è detto anche locazione finanziaria) per un certo numero di anni;
  • alla scadenza l’utilizzatore decide se diventare proprietario dell’auto, pagando la differenza di prezzo (riscatto), oppure se stipulare un nuovo contratto di leasing e ricominciare con un’auto nuova.

Facciamo un esempio per comprendere meglio questo meccanismo. Luigi vorrebbe acquistare una nuova auto, ma, consigliato dal suo commercialista, decide di prenderla in leasing. In modo particolare, gli piace una macchina che chiameremo X. Si reca quindi da un concessionario e gli spiega che non vuole acquistare l’auto, ma prenderla in locazione finanziaria.

Il concessionario, per far fronte a queste esigenze, è convenzionato con una società di leasing. Luigi, tramite il venditore, stipula quindi un contratto di leasing con quest’ultima. La società acquista l’auto X, esattamente come quella richiesta da Luigi, e gliene concede la disponibilità.

Luigi paga alla società di leasing delle rate mensili per tre anni. Esse coprono una parte del prezzo del veicolo, aumentato degli interessi e delle spese. Scaduto tale periodo, se egli vorrà diventare proprietario del veicolo pagherà la differenza di prezzo rimasta e lo riscatterà. Frattanto, però, è uscita sul mercato l’auto Y, che gli piace molto: Luigi preferisce quindi lasciar perdere il veicolo precedente e stipulare un nuovo contratto di leasing, ricominciando da capo.

Perché conviene il leasing auto?

Il leasing auto è molto conveniente per le aziende e in genere per chi possiede una partita Iva. Il vantaggio è soprattutto fiscale: infatti le rate sono deducibili per il 20%. Ciò significa che questa percentuale delle rate viene sottratta dal reddito prima di calcolare le imposte.

Ti spiego con un esempio quanto sopra detto. Immaginiamo che Luigi abbia un reddito di 20.000 euro l’anno. Egli paga, per l’auto presa a leasing, una rata mensile di 300 euro. In un anno, l’ammontare delle rate è quindi di 3.600 euro (300 x 12 = 3.600). Il 20% di questo importo è parti a 720 euro. Prima di calcolare le imposte che Luigi dovrà pagare, il suo commercialista sottrarrà dal suo reddito questa cifra. Il reddito da prendere in considerazione sarà quindi pari a 19.280 euro (20.000 – 720).

Sono deducibili per il 20% anche le spese che si sostengono per la gestione dell’auto, come ad esempio per il carburante o per il pagamento dei caselli autostradali.

E’ poi prevista la detraibilità dell’Iva nella misura del 40%. Ciò significa che il 40% dell’Iva che viene pagata per il leasing viene sottratto dall’importo che l’utilizzatore deve pagare per questa imposta. Poniamo che Luigi, che è un imprenditore, debba versare 1.000 euro di Iva allo Stato. Nel contempo, però, le rate di leasing che egli paga comprendono anche una quota di questa imposta. Ipotizziamo che egli abbia corrisposto, pagando le rate, 300 euro di Iva. Il 40% di questo importo (pari a 120 euro) verrà sottratto dall’Iva che egli deve versare, che così ammonterà a 880 euro (1.000 – 1200 = 880). La percentuale può aumentare, per arrivare anche al 90% (se il veicolo viene utilizzato sia dal titolare dell’impresa che dai dipendenti). In definitiva, il leasing consente a chi ha un’impresa oppure è un libero professionista un buon risparmio sulle tasse.

Anche per chi non gode dei suddetti vantaggi fiscali (perché, ad esempio, impiegato o pensionato) può essere conveniente prendere un’auto a leasing, per avere la possibilità di pagare a rate e, trascorso il numero di anni previsto dal contratto, optare per un altro veicolo, avendo così la possibilità di avere un’auto sempre nuova.

Cosa comprende la rata nel leasing auto?

La rata che deve essere pagata dall’utilizzatore nel leasing auto è composta da diversi elementi; ecco quali sono:

  • il prezzo del veicolo. Da tale importo bisogna sottrarre l’acconto versato dall’utilizzatore all’inizio del contratto, e lo sconto eventualmente praticato dal concessionario per il ritiro dell’usato;
  • l’Iva, che è un’imposta quasi sempre dovuta quando si acquistano beni;
  • gli interessi, che per la società di leasing sono il corrispettivo per il servizio reso;
  • altre spese accessorie: ad esempio quelle di istruzione della pratica. Come vedremo più avanti, nella rata possono essere compresi anche la manutenzione ordinaria del veicolo e l’assicurazione.

Chi paga l’assicurazione dell’auto in leasing?

Possedere un veicolo comporta una serie di spese accessorie: il bollo, la manutenzione, l’assicurazione. In caso di leasing auto a carico di chi sono questi esborsi, in particolar modo quello relativo all’assicurazione?

Per quanto riguarda il bollo, come è stato di recente confermato anche dalla Cassazione [2], esso è a carico dell’utilizzatore, anche se egli non è il proprietario del mezzo.

Anche la manutenzione, in linea di principio, è a carico di chi utilizza il veicolo; tuttavia il contratto di leasing può prevedere che essa sia compresa nel canone mensile pagato dall’utilizzatore. Ciò, a ben guardare, non vuol dire che la spesa venga sostenuta dalla società: semplicemente il canone sarà lievemente aumentato per comprendere anche la somma necessaria per la manutenzione ordinaria del veicolo (i cosiddetti “tagliandi”). Quindi, in definitiva, è sempre l’utilizzatore a sostenere la spesa.

Per quanto riguarda l’assicurazione occorre distinguere tra quella per il furto e l’incendio del mezzo e quella per la responsabilità civile (o Rc auto). La prima è, spesso, stipulata direttamente dalla società di leasing e compresa nel canone pagato dall’utilizzatore.

L’assicurazione per la responsabilità civile, invece, può essere o meno compresa nel canone secondo le condizioni praticate dalle varie società di leasing. Quindi:

  • se l’assicurazione non è compresa nel canone, l’utilizzatore dovrà provvedere a stipularla, scegliendo la compagnia assicurativa che riterrà più conveniente ed affidabile, e contrattando personalmente l’importo del premio. In tal caso, egli pagherà direttamente all’assicuratore quanto dovuto;
  • se, viceversa, l’assicurazione è compresa nel canone, sarà la società di leasing a stipularla con una compagnia convenzionata ed a versare il premio alle scadenze previste. Ciò potrebbe essere, oltre che comodo, conveniente per l’utilizzatore: infatti la società, stipulando centinaia di contratti di assicurazione, ha certamente una notevole forza contrattuale e la possibilità di ottenere forti sconti sul premio.

Ma come viene calcolato quest’ultimo? Di norma il costo dell’assicurazione tiene conto del meccanismo del bonus – malus: il premio sale se l’automobilista incorre in sinistri di cui risulta responsabile, mentre scende se invece dimostra un comportamento virtuoso alla guida. In base a questo criterio, al proprietario viene attribuita una “classe di merito”. Si tratta di una sorta di graduatoria: più bassa è la classe più economica è la polizza.

L’assicurato non perde la classe di merito nemmeno se cambia compagnia di assicurazione. In tal caso, infatti, il precedente assicuratore gli consegna un documento, detto attestato di rischio, dal quale risulta la sua posizione. Il nuovo assicuratore, naturalmente, ne terrà conto per stabilire il premio che egli dovrà pagare.

Come funziona il meccanismo della classe di merito in caso di leasing? Occorre, infatti tener conto che proprietaria del mezzo è la società, ma la persona che lo guiderà è l’utilizzatore, che può essere un guidatore prudente o, al contrario, un pirata della strada. A chi farà riferimento quindi l’assicuratore per individuare la classe di merito?

La legge al riguardo non stabilisce nulla. Il contratto di assicurazione contiene sia i dati dell’utilizzatore che quelli della società di leasing; quanto alla classe di merito, possono presentarsi le seguenti situazioni:

  • se la polizza viene stipulata e pagata direttamente dall’utilizzatore, si terrà conto della classe di merito di quest’ultimo. Ciò gli converrà se è un automobilista prudente, con una classe bassa che comporta il pagamento di un premio di assicurazione più conveniente;
  • se, invece, la polizza viene stipulata dalla società di leasing con una compagnia convenzionata, la società avrà una classe di merito “standard”. Ciò converrà all’utilizzatore se la sua classe è superiore a causa di sinistri provocati in precedenza.

A questo punto ti sarà chiaro, in caso di auto in leasing, chi paga l’assicurazione: si tratta sempre dell’utilizzatore. Infatti, anche se il contratto viene stipulato dalla società di leasing, essa verserà il premio che poi l’utilizzatore le rimborserà con il pagamento dei canoni.

note

[1] L. n. 124/2017.

[2] Cass. sent. n. 13131/2019.


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